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TARAS

Medaglieri di Taranto e Parma consultabili online

Risposte migliori

TARAS

Probabilmente per molti di voi non è una novità, ma io non lo sapevo, e scoprirlo è stata una piacevole sorpresa.

Il Portale Numismatico dello stato ha pubblicato le foto di tre tesoretti conservati al MARTA, e della collezione Strozzi del Museo di Parma.

Posto qui i link per chi come me non fosse ancora a conoscenza della bella novità:

http://www.numismaticadellostato.it/visitaVirtuale.do?codMuseo=2

http://www.numismaticadellostato.it/visualizzaVetrina.do?codOp=Search&codMuseo=4&codiceSala=6&codiceVetrina=15

Ciao a tutti :)

Nico

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altegiovanni

Grazie nico

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acraf

Si tratta di una iniziativa molto lodevole e la nostra vera speranza è che non si limitino a semplici "vetrine" con pochi esemplari, a parte alcuni tesoretti.

Ad esempio il medagliere di Parma contiene un ragguardevole numero di esemplari della Magna Grecia e della Sicilia e va merito al giovane curatore dott. Podini, ma sarebbe opportuno che gradualmente si riesca a inserire altri esemplari. Per sempio per Naxos c'è solo una dracma arcaica, che mostra chiaramente anche tutta la sua autenticità e quindi utile anche per le comparazioni.

A mio modesto giudizio una politica molto intelligente la sta facendo il medagliere del museo statale di Berlino.

Spesso arriva un ricercatore che è interessato a una determinata zecca. Quando mancano le foto (e bisogna dire che fino alla caduta del muro di Berlino il medagliere era situato nella zona orientale della città e con mezzi limitatissimi e quindi è relativamente da poco che stanno fotografando le proprie monete), bisogna richiederle a pagamento. Si appoggiano a uno studio fotografico esterno molto efficiente e con foto di buona qualità.

Loro chiedono 20 euro per moneta (quindi 10 euro per lato) e chi ha pagato ha anche gratuitamente tutti i diritti di riproduzione e, se acconsente, anche un titolo di "padrino" della moneta, che viene ricordato nella scheda allegata alla moneta. Al pagatore mandano la foto con buona definizione e poco dopo inseriscono l'immagine (con una definizione di poco inferiore) anche sul loro sito, per renderla fruibile anche al popolo web e agli studiosi che così possono visionare.

Con Aulisio sto portando avanti una ricerca su Ariminum. Mancavano le foto e molti esemplari fusi appartenevano alla famosa collezione Haeberlin, che fu acquistata dallo stato tedesco e confluita nel medagliere nel 1940. Non erano poche le monete e quindi abbiamo pagato una sommetta non proprio trascurabile.

Ho acconsentito che mettessero il mio nome e che venissero immesse le foto nel sito (al momento solo i pezzi coniati). Non ci sono problemi a riportare on line le relative immagini.

Desidero riportare le parole che mi ha mandato il loro curatore, prof. Weisser:

"Thank you very much for this friendly answer. It seems to be a win situation not only for we and you but also at least for the web community and the next generation of scholars!

Best
Bernhard Weisser"
Mi pare un buon progresso.
Invece il Italia come al solito la questione è piuttosto ingarbugliata e legata molto alla discrezione del responsabile (in primo luogo il Soprintentende di competeza). Purtroppo la legge sui Beni Culturali obbliga a una grande riservatezza sull'impiego delle immagini, anche se l'originaria famigerata legge Ronchey sui diritti di riproduzione risulta essere stata abrogata nel 2004:
Anche all'estero la situazione è talvolta pesante. frai più cari ci sono il medagliere del Vaticano e quello di Vienna, che chiedono qualcosa come circa 100 euro solo per i diritti di riproduzione per una moneta. Paghi di meno, sui 30-40 euro, se vuoi la foto solo per uso personale a scopo di ricerca.
E' un grosso problema.
Se uno vuole compilare un serio Corpus, con foto di tutti gli esemplari noti, rischia di dover spendere alcune migliaia di euro, ovviamente a seconda del numero dei pezzi (pochi per una rara zecca, ma numerosi per una zecca più importante).
Dall'altra parte è anche giusto che il museo abbia un minimo di tornaconto per rendere disponibile una buona immagine di una sua moneta. Il problema è che io magari riesco ad avere le foto (e ne ho) dei pezzi di Ariminum che stanno nel medagliere di Napoli, ma queste restano solo mie e non le posso riprodurre online. Se un altro vuole averle, magari paga a sua volta, e così via, almeno fino alla loro pubblicazione.
In altri casi, con altri musei, invece ho avuto gratuitamente le foto, col solo obbligo di pubblicarle su studio scientifico e non commerciale e quindi ricadono sulla mia responsabilità e non le posso postare liberamente per renderle disponibili a tutti.
Sarebbe molto intelligente invece "adottare", col modello tedesco, una o più monete, pagando solo una piccola cifra comprendente anche i diritti di riproduzione, e renderle per sempre fruibili in apposito sito on line.
Anche questo può agevolare la famosa emersione del materiale, che magari è stato fotografato completamente (come a Parma), ma resta confinato nel database del museo stesso.....
Qualche idea in proposito?....
Modificato da acraf
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numa numa

caro Alberto

questo è uno dei problemi di maggiore rilevanza, pratica, che uno studioso si trova ad affrontare volendo pubblicare la sua ricerca o addirittura compilare un Corpus.

In Italia mi pare vi sia una totale indipendenza (per non dire anarchia) da parte delle varie istituzioni, che sia o statali, comunali o private.

Due studiosi che stanno comletando un lavoro importante e avevano acquisito, anni fa , delle foto di esemplari di un primario museo statale pagandole regolrmente si sono sentitit dire, a distanza di anni che se volevano pubblicarle avrebbero dovuto pagarci dei diritti supplementari. Essendo il numero di foto rilevante si sono trovati, a malincuore, a prendere la scelta di ridurre le foto che verranno pubblicate ! Per la stessa opera altri musei, comunali e provinciali hanno invece consentito la pubblicazione amtitolo gratuito essendo l'opera a carattere scientifico.

Questa dovrebbe essere la discriminante da richiedere, ammesso che si possa presentare una tale istanza al MIBAC o al legislatore. Quando si ha una pubblicazione a carattere scientifico e non commerciale le foto dovrebbero essere cedute con i diritti di riproduzione ad un prezzo contenuto. Idem per quelle ad usum studii personale.

Interessante l'iniziativa del museo di Berlino che permette una bella condivisione di tutto il materiale che, progressivamente , viene richiesto. Vista la situazione , come sempre altamente frammentaria vigente in Italia, credo sia un'impresa assai difficile proporre l'unificazione di certe procedure e l'adozione di regole piu' favorevoli alla pubblicistica scientifica. Ci si potrebbe comunque provare ma occorrerebbe dapprima identificare gli interlocutori che muovono le leve di queste regolamentazioni. Qualcuno conosce meglio questa parte della macchina pubblica ?

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Vincenzo

Concordo, in gran parte, con quello scritto da chi mi ha preceduto.

Mi pare, ovvio, che i Repertori Generali, corredati da tutte le foto di tutti gli esemplari, devono essere limitati a piccole zecche.

Quando si ha a che fare con migliaia e migliaia di esemplari, un Corpus, modello Haeberlin, appare la soluzione più opportuna.

Ho una domanda.

Far risparmiare a chi produce opere di carattere scientifico. Benissimo!

Ma come e chi stabilisce se un'opera ha carattere scientifico?

1)Il curriculum formativo dell'autore?

2)Il favore della piazza e/o della comunità scientifica?

3)Il fatto che il volume venga regalato e non si hanno guadagni?

E il problema non è solo "a riva"(giudizio posteriore all'edizione), ma anche "a monte"(stabilire a chi concedere o meno le immagini con sconto pro scientificità).

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numa numa

mi sono posto anch'io il problema. Non facile ma potrebbero essere considerati dei criteri oggettivi :

1) innanzitutto se le foto confluiscono in un'opera che abbia finalità di "corpus" di una data monetazione oppure uno "studio monografico" dedicato ad una singola zecca. Tali opere , by default, sono da considerarsi "benemerite" per il grosso contributo che forniscono alla scienza numismatica. Naturalmente va da sé che chi si accinga alla realizzazioni di lavori di tale respiro abbia un minimo di curriculum scientifico che possa essere facilmente esaminato e valutato come tale

La realizzazione di lavori cosi comprensivi, se eseguiti da professionistio e con criteri di scientificità, dovrebbe godere di un "premio" , da un punto di vista di agevolazioni culturali, e giustificare da sola l'utilizzo gratuito di immagini di monete conservato presso pubblici musei, soprintendenze e quant'altro-

2) possono esserci degli studi piu' specializzati ove, senza avere l'ampiezza di quelli di cui sopra egualmente potrebbero rivestire carattere di rilevante contributo culturale e come tale benefaciarie delle medesime (o simili) agevolazioni. Occorrerebbe esaminare caso per caso e naturalmente per questa casistica si dovrebbe stare ad un gidizio discrezionale da parte dell'istituzione (museo che detiene il materiale di cui si vuole pubblicare le foto) oppure ricevere un apposito nulla-osta da parte delle Soprintendenze/MIBAC, ma vista l'abbondanza degli esperti numismatici presso il MIBAC (ridottissima ahimé almeno al momento attuale) credo che in questa casistica andiamo piu' sul difficile..

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acraf

Le osservazioni di Vincenzo sono molto pertinenti e sollevano una ulteriore questione: come attribuire un carattere di scientificità a uno studio pubblicato su argomento numismatico?

Bisogna subito sgombrare da un equivoco che potrebbe falsare la giusta prospettiva.

Chi scrive un lavoro che abbia pretese di "studio scientifico" può anche non avere un curriculum di tipo accademico, ossia chi scrive un lavoro numismatico non deve necessariamente avere una laurea in archeologia con specializzazione in numismatica (dopo lo specifico dottorato). Quello che conta è che abbia una adeguata preparazione, magari frutto di lunghi anni di appassionato studio personale, con svariate pubblicazioni, eventualmente all'inizio con modesto "spessore" scientifico, che viene acquisito solo nel tempo e con la maggiore esperienza.

In questo caso la "patente" di serio studioso viene ottenuta sul campo e guadagnando, se merita, la stima e l'attenzione del mondo scientifico, possibilmente anche a livello internazionale.

Normalmente il principale metro con il quale si misura il carattere scientifico è il favore che la stessa comunità scientifica accorda allo studio pubblicato. Se poi uno riesce a presentare lo studio che sia reso comprensibile e apprezzato anche dalla piazza (ossia dal variegato mondo che comprende anche i collezionisti e simili), questo è un dato a parte.

Un libro di storia può anche diventare un best-seller a livello del pubblico, ma essere una autentica cazzata dal punto di vista scientifico (un esempio è uno dei romanzi di Dan Brown). Ma ci sono anche libri che hanno potuto raccogliere ampio plauso sia sulla piazza sia dalla comunità scientifica (come ad esempio il famoso "Ramo d'oro" di Frazer). Quindi sono due aspetti che vanno distinti. Uno può fare un volume molto bene rilegato e con sontuose pagine e con bellissime fotografie a colori, ma con modesto contenuto scientifico (e ci sono accademici che l'hanno fatto).

Più complesso è il discorso del prezzo del volume in termini di scientificità. Sono due parametri distinti e indipendenti.

Nel mio campo (farmacologia) ci sono riviste di alta rinomanza che chiedono un abbonamento di importo modesto o addirittura gratuito (online) e altre invece con un importo molto caro (anche parecchie centinaia di euro all'anno), fino ad essere reperibili e consultabili solo in poche biblioteche scientifiche, come all'Istituto Superiore di Sanità.

Non basta distribuire gratuitamente un volume per avere la "patente" di lavoro scientifico.

Poi conta la presenza o meno di sponsorizzazioni di istituzioni accademiche o private riconosciute. Ad esempio un lavoro accettato e pubblicato sulla "Rivista Italiana di Numismatica" è considerato valido per i punteggi nei concorsi di giovani accademici.

Nel mio caso credo di avere tutti i requisiti per poter richiedere immagini di monete a "scopo scientifico". E infatti alcuni mi conoscevano e non hanno avuto problemi ad accordarmele a titolo gratuito.

Il problema può sorgere invece per chi ancora si muove all'inizio della carriera e non è ancora conosciuto. Sicuramente da questo punto di vista sono agevolati quelli che hanno avuto un "cursus honorum" di tipo accademico (e anche giusto che sia così).

In ogni caso la fama di serio studioso (accademico o no) se lo deve guadagnare sul campo.....

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acraf

Aggiungo che solo ora ho letto l'ultimo post di Numa Numa, che quoto pienamente.

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Vincenzo

Concordo in pieno con numa numa, in parte con acraf.

A cui, quindi, devo rivolgere un'altra domanda.

Alberto scrive che i "titoli" si conquistano sul campo con anni di esperienza. E con il favore del mondo scientifico.

E chi dovrebbe far parte di quest'ultima comunità giudicante? Io, acraf, numa numa? Tutti e tre? Nessuno dei tre?

Per citare 3 esempi con un pregresso numismatico differente.

Ci sono volumi, usciti ultimamente, che hanno avuto il totale accoglimento da parte di un certo pubblico, per la regola "fortuna monoculi in terra caecorum" e condanna da un altro.

Ci sono persone che sono conosciute e apprezzate in certi ambienti e misconosciute in altre. E i loro scritti reputati scientifici da una certa parte della critica e totalmente ascientifici da un'altra. Ed è sufficiente leggere alcune recensioni per accorgersene.

E questo avviene perchè esse sono giudicate con occhio diverso. Vi sono volumi che sono apprezzabili per la sola parte numismatica, frutto di un'appassionata e annale esperienza, ma che sono carenti nelle discipline che obbligatoriamente accompagnano la numismatica stessa, a causa della mancanza di un percorso formativo specifico del settore.

E vi sono tanti esempi lampanti.

Io credo che occorrano dei parametri oggettivi(tipo quelli proposti da numa numa), apprezzati e riconosciuti unanimemente. E sempre.

Altrimenti prevarrà sempre la regola dell'"amico dell'amico". "Conosco il direttore di...che è amico di...che conosce...".

Semplicemente inaccettabile.

Modificato da Vincenzo

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expo77

Concordo con quanto esposto precedentemente,

anche io mi sono e mi sto scontrando con problematiche simili.

Da tempo sto progettando una monografia sulla zecca di Tresana.

Non ho alcun titolo accademico e non ho certo fama di studioso

ma il volume sarebbe pubblicato certamente senza fini di lucro (anzi

sicuramente in rimessa) anche se come si diceva cio' non basta per conferirgli

carattere di scientificità.

Certamente il volume sarebbe figlio di tanta passione e ricerca,

se potesse anche pregiarsi di immagini di rare e belle monete

appartenenti alle collezioni dei più importanti musei ne uscirebbe anche più

ricco e interessante.

Mi preme sottolineare che in questa mia esperienza personale,

in questo campo dove effettivamente regna la più totale e completa anarchia

ho avuto la fortuna di trovare persone e istituzioni molto disponibili

(Vedi Parma o Milano) ed altre invece di una cecità pressoché totale (Vedi Roma).

Se son rose fioriranno, io, per ora, non mi arrendo!

Modificato da expo77
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numa numa

Concordo con quanto esposto precedentemente,

anche io mi sono e mi sto scontrando con problematiche simili.

Da tempo sto progettando una monografia sulla zecca di Tresana.

Non ho alcun titolo accademico e non ho certo fama di studioso

ma il volume sarebbe pubblicato certamente senza fini di lucro (anzi

sicuramente in rimessa) anche se come si diceva cio' non basta per conferirgli

carattere di scientificità.

Certamente il volume sarebbe figlio di tanta passione e ricerca,

se potesse anche pregiarsi di immagini di rare e belle monete

appartenenti alle collezioni dei più importanti musei ne uscirebbe anche più

ricco e interessante.

Mi preme sottolineare che in questa mia esperienza personale,

in questo campo dove effettivamente regna la più totale e completa anarchia

ho avuto la fortuna di trovare persone e istituzioni molto disponibili

(Vedi Parma o Milano) ed altre invece di una cecità pressoché totale (Vedi Roma).

Se son rose fioriranno, io, per ora, non mi arrendo!

Si Expo la situazione dei vari musei è purtroppo la piu' disparata.

Accanto a funzionari illuminati e istituzioni generose, altre lo sono molto meno e alcune (tempo fa - spero ora le cose siano migliorata) addirittura non permettevano nessuna visione del materiale a addirittura niente foto ). La cosa che colpisce è la mancanza di una linea comune, di disposizioni generali, permissive o restrittive ,a comuni cui attenersi. Ogni istituzione pare funzionare come un mondo a sé anche se poi molto dipende dal grado di apertura culturale e dalla visione del capo struttura.

Cosa fare ?

sinceramente non lo so, dubito, conoscendo la sempre cara olitica dei campanili che provare a suggerire al MIBAC delle regole di condotta o delle politiche eguali per tutti permetterebbe di arrivare a qualche risultato, sarebbe probabilmente una battaglia persa in partenza vista la frammentarietà estrema delle istituzioni rilevanti.

A mio avviso si puo' probabilmente, per pra, solo cercare di far leva sulla sensibilità delle persone responsabili per la gestione del medagliere, facendo intendere il contributo fondamentale che puo' portare l'elaborazione di un corpus o di una monografia per una data monetazione e l'importanza nel citare/illustrare correttamente e compiutamente gli esemplari conservati nei nostri musei di quella monetazione. Infine far leva anche sul grado di pubblicità che ne deriverebbe all'istituzione, tramite le menzioni e i ringraziamenti (in nota, a margine o nella premessa/introduzione).

O al contrario far intendere che in mancanza di quelle foto, una menzione negativa ("purtroppo non è stato possibile riportare le foto degli esemplari conservati presso ...") la pubblicità "negativa" che ne deriverebbe a quelle istituzioni meno disponibili ad aiutare gli studiosi...

D piu' nin so'...

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g.aulisio

Vorrei tornare a cio' che, dopo l'mportante informazione di TARAS, ha dato luogo al dibattito in questa discussione. Ossia al post di Acraf circa la politica adottata dal museo di Berlino circa l'ottenimento di foto e di immagini a scopo di pubblicazione.

Tutto il resto, su chi abbia o non abbia diritto di "pubblicare", come discussione mi sembra francamente un po' speciosa. Come se il "pubblicare" in sé fosse quasi un privilegio, a cui bisogna essere ammessi, dopo aver soggiaciuto a chissà quale valutazione da parte di un'autorità che, per altro, non si riesce a definire.

E come se la pubblicazione, in sé, avesse un qualche valore.

Cerco di spiegarmi meglio. Ritengo che chiunque abbia il diritto, se lo desidera, di pubblicare cio' che crede, assumendosene la responsabilità, fossero anche le stupidaggini piu' evidenti. In seguito alla pubblicazione sarà la comunità scientifica a stabilire se cio' che é stato pubblicato é un delirio, di cui non tener alcun conto, oppure un lavoro che aggiunge qualcosa alla conoscenza. Potrebbe anche darsi, come già avvenuto nel passato, che nell'immediato il lavoro sia "cassato" dalla comunità, salvo essere recuperato molto tempo dopo (é vero anche il contrario).

Che ciascuno che se la sente pubblichi, dunque, nella più totale libertà. Sarà la critica a fare giustizia e a separare il grano dalla crusca.

Le altre ipotesi, in cui una qualche istanza (sulla base di un "diritto" non ben definito) debba decidere chi puo' pubblicare e chi no, chi abbia diritto alle immagini e chi no, sulla base di criteri necessariamente soggettivi, mi appaiono, scusate il termine, un po' "feudalI".

E veniamo a Berlino, l'esempio che Acraf ha portato. Personalmente ritengo che sia un esempio rispetto al quale bisogna riflettere, e che ritengo veramente illuminato (in generale) e con ricadute estremamente positive per lo Stato cho lo mette in atto: finanzi l'emersione di un dato, hai diritto di pubblicarlo, e nello stesso tempo lo offri alla comunità, che avrà cosi' modo di confutare il tuo studio...

Meglio di cosi'...

Perché ne abbiamo paura? Non sarebbe bello anche da noi?

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acraf

Concordo con l'esistenza di una grande disparità di comportamenti dei responsabili preposti alla visione e diffusione del materiale.

Non so se il MiBAC abbia diffuso agli addetti ai lavori delle direttive interne sui comportamenti da assumere ossia dei protocolli da seguire.

Non credo in quanto ho notato appunto una grande varietà sulla disponibilità dei vari curatori, che a sua volta può dipendere anche da vari ulteriori fattori, come il tempo e i mezzi a disposizione.

Ad esempio ci sono medaglieri che non hanno nemmeno ancora provveduto a dotarsi di una esaustiva banca dati del pproprio materiale,

La situazione quindi non è oggettivamente simile in tutti i musei italiani, che stanno in genere un pò meglio al nord rispetto al sud del nostro paese.

Per tornare all'argomento della qualità scientifica di un lavoro, esso resta molto spinoso. Perfino a livello delle massime autorità accademiche, di docenti universitari con anni di lavoro alle spalle, ci sono correnti che si scannano tra loro. Basta vedere come il buon Vincenzo si pone nei confronti della cosiddetta scuola "inglese", che comunque raccoglie il fiore della scienza numismatica d'oltralpe (ma anche italiana). Allora i professoroni di Oxford e di Cambridge sono tout court "ascientifici".....?

Il vero problema è semplicemente quello di poter agevolare al massimo la diffusione di studi che abbiano qualche pretesa di mostrare informazioni possibilmente confortate da un adeguato corredo illustrativo (oltre che bibliografico). Se poi queste informazioni avranno la giusta rilevanza e diffusione e apprezzamento della maggior parte degli studiosi vari, è possibile che avessero qualche pretesa scientifica.....

Nella numismatica sono particolarmente importanti le immagini di monete, che spesso parlano da sole, e qui torniamo alla questione iniziale di questo scambio di opinioni: la possibilità di accedere e ottenere immagini da parte di musei con un modesto esborso di denaro (magari gratuitamente).

Personalmente non trovo molto scientifico scrivere articoli basati su monete apparse solo su aste o al più da alcune collezioni private. ma spesso è l'unica possibilità in mano a chi desidera esporre un argomento numismatico.

Se voglio mostrare con qualche dettaglio la monetazione di Ariminum, potrei al più mostrare solo qualche immagine, magari limitarmi al vecchio Haeberlin per le monete fuse, ma direi ben poco di nuovo, anche se integro con informazioni relative alla storia e all'archeologia di quella zecca, che però si risolverebbero al più in un semplice riassunto e sistemazione di dati già noti e reperibili in varie precedenti pubblicazioni.

L'ideale sarebbe mostrare qualcosa di più esaustivo e organico, ma a questo punto serve avere a disposizione il maggior numero di dati a disposizione (in questo caso monete). E torniamo al discorso di partenza.

E' per questi motivi che rispetto molto gli sforzi di uno come Andrew McCabe (Ahala) che si sforza di raccogliere un buon numero di dati. Quando li avrà pubblicati avremo modo di giudicare il suo risultato.

Quello che non condivido molto è un atteggiamento aprioristicamente critico, senza nemmeno avere ancora visto i risultati della ricerca.

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acraf

Caro Aulisio, grazie per il tuo recentissimo post, che condivido e trovo molto equilibrato.

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numa numa

Non capisco cosa c'entri il "diritto" di pubblicare cio^' che si voglia.

Ognuno è libero di pubblicare cio' che meglio crede e per questo comunque sottostare al giudizio della critica.

Non è questo il punto.

Il punto ricordato sopra è l'accessibilità a dati, foto ed economica di monete, conservate in pubblici medaglieri, che riguardano studi rilevanti portati avanti da persone, professionisti o cultori avanzati della materia, che necessitano di questi dati ad un costo ragionevole per poter pubblicare il proprio lavoro.

Credo che un "corpus" o una "monografia" dedicata ad una determinata non venga iniziata da chiunque. Entrambi sono lavori che necessitano di un certo impianto, di un progetto articolato e definito , di uno sviluppo per stadi, di innumerevoli fonti per il reperimento di materiali.

Molto facile quindi per un responsabile di medagliere valutare se ci si trova davanti ad un pisquano improvvisato che magari vuole scrivere il coprus delle monete di "Otricoli" raffazzonando dati a casaccio senza un vero progetto dietro oppure ad uno studioso serio che ha fatto per bene il suo compito a casa e che probabilmente cerca di dare un contributo rilevante per lo studio di una monetazione.

Normalmente i "corpora" non sono progetti da improvvisazione e non dovrebbe essere difficile stabilire se dietro chi me lo presenta (studioso professionista o meno) ci sia un progetto credibile o no.

Che questo studioso sia un numismatico professionista, un professore ordinario, o un cultore avanzato della materia (che magari nella vita faccia tutt'altro) dovrebbe essere irrilevante ai fini del progetto, mentre molto piu' rilevante è invece come (con che criteri di serietà) il progetto sia stato impostato.

Ovvio che alla fine sarà comunque la critica ad esprimere un giudizio di valore sull'opera.

Ecco quindi che se due studiosi si accingono a preparare un "corpus" della monetazione di Ariminum e per questo abbiano bisogno di dati, materiale, foto e soprattutto di vedere quante (tutte possibilmente) le monete di questa zecca conservate presso musei statali, provinciali, comunali e magari raccolte private, quanto piu' saranno facilitati nell'accesso a tale materiale e anche nei costi sostenuti per la loro riproduzione, tanto maggiore sarà probabilmente la qualità del loro lavoro.

Che poi i due studiosi siano membri del CIN o due sconosciuti (ma bravissimi) cultori della materia poco importa, l'unica cosa importante devono essere la qualità e i criteri di scientificità del loro lavoro sulla base del quale verranno giudicati.

Il diritto di pubblicare non c'entra assolutamente nulla con questa discussione, c'entra invece il saper farsi riconoscere un progetto valido scientificamente, da parte dei responsabili dei medaglieri, ai fini di ottenere non solo tutti i dati delle monete ivi conservate, che servono ai fini della redazione del lavoro ma anche costi di riproduzione sostenibili per evitare che una pubblicazione venga ad avere un costo eccessivo, o, peggio, che si debbano escludere foto per contenere i costi della pubblicazione.

Ogni studio è tautologicamente soggetto a critica ( e ci mancherebbe :unknw: ) , ma occorrerebbe permettere agli autori, seri e professionali, di realizzarlo nelle condizioni migliori possibili.

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Vincenzo

Che la situazione nei musei italiani sia alle volte drammatica, non posso che concordare. E' un dato di fatto.

Ma quello che stupisce, spesso, che ad una positiva risposta nei confronti di qualche richiedente, segue risposta negativa ad altro.

Per tal ragione sono necessari criteri oggettivi ed evitare il solito discorso di cui facevo menzione prima. "Amico dell'amico...mi conosceva per sentito dire, grazie a quell'altro amico in comune".

Dato che si è insistito sul tema, ma la mia domanda non ha avuto risposta, richiedo:

Si vuole che si pubblichi liberamente! D'accordissimo!

Poi sarà la comunità scientifica a stabilire...e chi ne dovrebbe far parte?

Il buon Acraf mi ha preso a campione per i miei rapporti idiosincratici con la fazione middleniana.

Sebbene mi ha posto in una posizione più radicale di quanto in realtà sia e basta leggere i miei scritti o sentire le mie opinioni espresse in alcuni convegni, in questa sede, accetto il ruolo.

Proprio l'avversità della scuola Italiana verso quella inglese denota, come ho scritto in altri posts, che quello che vale a Roma, a Berlino, a Parigi ed è ivi è Scienza, non è detto che lo sia a Londra o a New York.

Ed allora che si fa? Domando.

Provo simpatie per Catalli-Belloni allora concedo foto ai tradizionalisti? Le provo per il Profeta Crawford e allora le concedo ai middleniani?

Perchè questo accade...

Quanto alla questione della "più possibile" raccolta dati, pur se essa fondamentale, ne costituisce solo il presupposto per un'opera scientifica.

Posso possedere 500.000 immagini, più di qualunque altro individuo sulla terra, aver visto 10.000.000 di monete(o magari averle a casa), letto archivi e manoscritti di diari archeologici, ma se non ho metodo scientifico, una base sulla quale mi sono formato, la mia opera sarà scadente perchè frutto di cattiva interpretazione dei dati ed errata metodologia.

E dato che stiamo discutendo sulla concessione o meno gratuita delle immagini, fattore che viene a priori, ci esprimiamo sul metodo con la quale si sta conducendo una ricerca, prima di vedere i risultati pubblicati.

Dopo giudicheremo(chi poi?) il risultato finale. E non necessariamente, anzi quasi sicuramente non saremo d'accordo.

Io rimango con un'idea ben precisa.

Differenza fra Repertori Generali, Corpora e Syllogi dei Musei.

Il Repertorio Generale, comprendente tutte le foto di tutti gli esemplari, può/deve essere limitato solo a piccole zecche, con una produzione monetale necessariamente minimale.

I Corpora sono un'alternativa fondamentale per le grandi zecche, in cui alle immagine di tutti i tipi, si raccolgono i dati, possibilmente tutti(altro che solo aste online!), degli esemplari collegati ai tipi.

Le Sylloge Museali concernenti la pubblicazione, con foto, del materiale posseduto da una determinata istituzione, è a sua volta di notevole importanza.

Per i primi due punti, qualcosa si sta facendo, anche con dispersione di proprie risorse. Sul terzo poco o nulla. Ed è questo il dramma.

"Istituzione, sei in difetto perchè non pubblichi, almeno concedi foto ad altri, che hanno questa intenzione. O almeno facilita la raccolta dei soli dati(tornando al discorso di Numa Numa)".

E qui si torna al punto di partenza. A chi?

Modificato da Vincenzo

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TARAS

"Istituzione, sei in difetto perchè non pubblichi, almeno concedi foto ad altri, che hanno questa intenzione. O almeno facilita la raccolta dei soli dati(tornando al discorso di Numa Numa)".

E qui si torna al punto di partenza. A chi?

La Costituzione Italiana prevede che il Diritto allo studio e l'accesso alla cultura ed alle informazioni siano garantiti a tutti i cittadini.

La risposta alla domanda di Vincenzo, dal mio modesto punto di vista, è dunque molto semplice: a chiunque lo desideri.

Il principio elitario per cui l'accesso alle informazioni debba essere prerogativa di pochi privilegiati, più o meno "titolati", fa parte della visione di un mondo vecchio e triste che per fortuna, anche grazie alla rete, ha i giorni contati. Con buona pace dei fior di professori che nelle Università Italiane riscaldano la sedia da decenni.

Democraticamente vostro,

Taras

:)

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Vincenzo

Bene! Così sia! Gratuitamente a tutti! E senza ipocrisie! E questo principio deve valere sempre! Non solo quando ci torna in favorevole tornaconto!

Quanto alla seconda affermazione di Taras, mi limito a definirla faziosa e fuorviante.

Giudicare, in maniera generalista, tutti i professori italiani come scaldatori di sedia, è falso come attestato dalle varie eccellenze italiche presenti nel mondo. E non rende merito a chi si smazzia ogni giorno, cercando di fare del meglio con risorse irrisorie.

Quindi, è preferibile, "mirare, puntare e sparare" con nomi e cognomi, se si hanno prove certe di inefficienza.(tipo raccomandate di richiesta studio a cui non si è avuto risposta o parere negativo senza una motivazione valida!)

Inoltre, invito ad usare moderazione nell'esprimere certi giudizi.

Anche perchè vorrei ricordare che è il mondo non professionistico che ha cercato e cerca dialogo con quello professionistico. E non viceversa. In quanto il secondo è chiuso nella sua torre dorata. Se poi si vuole che il dialogo si interrompa ed ognuno prosegua per la propria strada...è sufficiente dirlo, ma non qui, nei propri volumi, con proprio nome e cognome esplicitato...democraticamente. Peccato che finora ciò non l'ho mai letto.

P.S. Aspetto il parere anche di altri sulla questione comunità scientifica, perchè non è affatto secondario.

Modificato da Vincenzo

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luigi78

Tornaconto economico per i libri di numismatica ?

Per libri stampati in 500-1000 copie ?

Mi chiedo quanti degli ultimi autori di libri di nusmatica italiana abbiano superlauree o ipermaster.

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expo77

In effetti concordo con chi ne faceva più una questione di accessibilità

che di scientificità.

Il problema nei confronti delle realta' museali e' appunto l'accesso alle informazioni, in questo caso le immagini delle monete,

e non l'uso che se ne fa.

Le informazioni e gli strumenti devono essere accessibili a tutti, questo e' il punto, e con oneri definiti, precisi,

uguali per tutti e possibilmente ragionevoli, poi l'uso che se ne fa, che di certo deve essere consono ed appropriato, direi che non compete al direttore o soprintendente di turno.

Il merito della scientificità sarà principalmente una questione risolta

dai fruitori finali dell'opera.

Sapreste indicarmi il link al museo di Berlino?

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skubydu

Personalmente ritengo che l'informazione debba essere accessibile a chiunque, e che chiuque che mastica di numismatica debba avere la possibilità di poter scrivere. Sarà poi la comunità a giudicare l'interesse o meno dell'opera o dell'articolo.

skuby

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TARAS

Bene! Così sia! Gratuitamente a tutti! E senza ipocrisie! E questo principio deve valere sempre! Non solo quando ci torna in favorevole tornaconto!

Quanto alla seconda affermazione di Taras, mi limito a definirla faziosa e fuorviante.

Giudicare, in maniera generalista, tutti i professori italiani come scaldatori di sedia, è falso come attestato dalle varie eccellenze italiche presenti nel mondo. E non rende merito a chi si smazzia ogni giorno, cercando di fare del meglio con risorse irrisorie.

Quindi, è preferibile, "mirare, puntare e sparare" con nomi e cognomi, se si hanno prove certe di inefficienza.(tipo raccomandate di richiesta studio a cui non si è avuto risposta o parere negativo senza una motivazione valida!)

Inoltre, invito ad usare moderazione nell'esprimere certi giudizi.

Anche perchè vorrei ricordare che è il mondo non professionistico che ha cercato e cerca dialogo con quello professionistico. E non viceversa. In quanto il secondo è chiuso nella sua torre dorata. Se poi si vuole che il dialogo si interrompa ed ognuno prosegua per la propria strada...è sufficiente dirlo, ma non qui, nei propri volumi, con proprio nome e cognome esplicitato...democraticamente. Peccato che finora ciò non l'ho mai letto.

P.S. Aspetto il parere anche di altri sulla questione comunità scientifica, perchè non è affatto secondario.

Hai ragione Vincenzo, naturalmente non mi riferivo indistintamente a tutti, anzi, è stato proprio un docente napoletano ad insegnarmi quanto sia fondamentale, quando si fa conoscenza, avere un atteggiamento inclusivo e non esclusivo, un docente per cui conserverò stima e gratitudine per tutta la vita.

Ma ciò non toglie che nella grande maggioranza dei casi l'Università Italiana sia un contenitore di mediocrità e conservatorismo, dove chi si livella al ribasso e impara a farsi sfruttare senza dignità è perfettamente integrato.

Scusate se esco ot, ma voglio chiarire a Vincenzo a cosa mi riferivo.

La mia esperienza è limitata al mondo accademico della Medicina, di cui ho frequentato, tra corso di laurea, specializzazione e poi ricerca, gli atenei di Roma, Napoli e Firenze.

Purtroppo, a parte il docente illuminato di cui parlavo sopra, ho anche avuto molte altre esperienza di docenti per nulla inclusivi, attaccati a punti di vista e teorie ormai sorpassate, per nulla aperti al nuovo. Non dimenticherò mai la faccia di una brillante collega che, dopo aver chiesto quali fossero le sue possibilità di specializzarsi in otorinolaringoiatria ad un famoso professorone, si sentì rispondere che le donne dovrebbero stare in casa ad accudire i figli e mettere da parte velleità professionali. Tutti gli allievi specializzandi di quel docente erano maschi. Altra esperienza sconcertante: vedere luminari della chirurgia nascondere il campo operatorio nel passaggio cruciale di un intervento durante tirocini di gruppo, in modo da restare i soli a detenere la conoscenza da poter spendere poi privatamente. Non mi va di fare nomi in questa sede, ma ciò non toglie che si tratti di esperienze reali, non affermazioni generaliste.

Per ciò che riguarda i Beni Culturali invece, ho l'esperienza indiretta della mia compagna che è Storica dell'Arte, così come alcuni dei miei più cari amici, ricercatori o assistenti universitari. Qui le cose diventano ancora più drammatiche. Per avere accesso ad alcuni archivi bisogna avere i santi in paradiso, o uno zio cardinale.

Non nego che in Italia vi siano eccellenze accademiche, ma poi non possiamo nemmeno far finta di nulla davanti a quei tanti docenti che si scopiazzano i lavori l'un l'altro da anni, nella migliore delle ipotesi, oppure firmano lavori senza aver scritto un solo rigo, scritti dai vari studenti, ricercatori, tirocinanti, assistenti, schiavetti ecc. di cui si circondano.

Non era mia intenzione generalizzare, ma solo esprimere il mio disgusto per quella che è la condotta dei molti che vivono di Università senza dare un reale contributo alla conoscenza. Nutro invece il massimo rispetto per coloro i quali si dedicano con passione allo studio, alla ricerca, o all'insegnamento, magari precari e sottopagati... "chi si smazzia ogni giorno, cercando di fare del meglio con risorse irrisorie.", come scrive Vincenzo. Ma non è giusto che le cose vadano così, anche perché a lungo andare, lavorare per quattro soldi, accanto al volontarismo esasperato, incideranno sicuramente sulla qualità del prodotto culturale nazionale.

Mi fa rabbia pensare ai tanti, amici e conoscenti, che hanno dovuto lasciare l'Italia di fronte a questa realtà. "...come attestato dalle varie eccellenze italiche presenti nel mondo". Appunto, nel mondo, e nel nostro Paese cosa rimane?

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numa numa

Tornaconto economico per i libri di numismatica ?

Per libri stampati in 500-1000 copie ?

Mi chiedo quanti degli ultimi autori di libri di nusmatica italiana abbiano superlauree o ipermaster.

mi domando invece chi, autore di pubblicazioni di numismatica sia riuscito a trarne un tornaconto monetario al di là dell'ovvia soddisfazione morale :)

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Vincenzo

Hai ragione Vincenzo, naturalmente non mi riferivo indistintamente a tutti, anzi, è stato proprio un docente napoletano ad insegnarmi quanto sia fondamentale, quando si fa conoscenza, avere un atteggiamento inclusivo e non esclusivo, un docente per cui conserverò stima e gratitudine per tutta la vita.

Ma ciò non toglie che nella grande maggioranza dei casi l'Università Italiana sia un contenitore di mediocrità e conservatorismo, dove chi si livella al ribasso e impara a farsi sfruttare senza dignità è perfettamente integrato.

Scusate se esco ot, ma voglio chiarire a Vincenzo a cosa mi riferivo.

La mia esperienza è limitata al mondo accademico della Medicina, di cui ho frequentato, tra corso di laurea, specializzazione e poi ricerca, gli atenei di Roma, Napoli e Firenze.

Purtroppo, a parte il docente illuminato di cui parlavo sopra, ho anche avuto molte altre esperienza di docenti per nulla inclusivi, attaccati a punti di vista e teorie ormai sorpassate, per nulla aperti al nuovo. Non dimenticherò mai la faccia di una brillante collega che, dopo aver chiesto quali fossero le sue possibilità di specializzarsi in otorinolaringoiatria ad un famoso professorone, si sentì rispondere che le donne dovrebbero stare in casa ad accudire i figli e mettere da parte velleità professionali. Tutti gli allievi specializzandi di quel docente erano maschi. Altra esperienza sconcertante: vedere luminari della chirurgia nascondere il campo operatorio nel passaggio cruciale di un intervento durante tirocini di gruppo, in modo da restare i soli a detenere la conoscenza da poter spendere poi privatamente. Non mi va di fare nomi in questa sede, ma ciò non toglie che si tratti di esperienze reali, non affermazioni generaliste.

Per ciò che riguarda i Beni Culturali invece, ho l'esperienza indiretta della mia compagna che è Storica dell'Arte, così come alcuni dei miei più cari amici, ricercatori o assistenti universitari. Qui le cose diventano ancora più drammatiche. Per avere accesso ad alcuni archivi bisogna avere i santi in paradiso, o uno zio cardinale.

Non nego che in Italia vi siano eccellenze accademiche, ma poi non possiamo nemmeno far finta di nulla davanti a quei tanti docenti che si scopiazzano i lavori l'un l'altro da anni, nella migliore delle ipotesi, oppure firmano lavori senza aver scritto un solo rigo, scritti dai vari studenti, ricercatori, tirocinanti, assistenti, schiavetti ecc. di cui si circondano.

Non era mia intenzione generalizzare, ma solo esprimere il mio disgusto per quella che è la condotta dei molti che vivono di Università senza dare un reale contributo alla conoscenza. Nutro invece il massimo rispetto per coloro i quali si dedicano con passione allo studio, alla ricerca, o all'insegnamento, magari precari e sottopagati... "chi si smazzia ogni giorno, cercando di fare del meglio con risorse irrisorie.", come scrive Vincenzo. Ma non è giusto che le cose vadano così, anche perché a lungo andare, lavorare per quattro soldi, accanto al volontarismo esasperato, incideranno sicuramente sulla qualità del prodotto culturale nazionale.

Mi fa rabbia pensare ai tanti, amici e conoscenti, che hanno dovuto lasciare l'Italia di fronte a questa realtà. "...come attestato dalle varie eccellenze italiche presenti nel mondo". Appunto, nel mondo, e nel nostro Paese cosa rimane?

E dato che il "mi piace", lo reputo insufficiente, rafforzo la mia idea quotando quanto scritto al 100%, virgole incluse!!

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