gpittini Inviato 14 Ottobre, 2014 #1 Inviato 14 Ottobre, 2014 (modificato) DE GREGE EPICURI Moneta da ciotola, g. 3,3 e 20 mm., apparentemente di rame; inizialmente non ho capito di che cosa si trattasse. Al D però, guardando bene, si legge tutto: M IUL PHILIPPUS CAES. Il ritratto è radiato, ma presenta qualche anomalia rispetto ai soliti di Filippo Figlio: le guance sono più paffute mentre lo sguardo è spento, diciamo che assomiglia a Gordiano 3°. Al R., che è abbastanza liso, si vede comunque Filippo in piedi a destra, con globo nella sinistra e lancia nella dx (non è chiaro se la punta volga in alto). La scritta non è del tutto leggibile, direi PM TRP...-COSII PP, non si legge il numero dopo TRP. Le anomalie sono numerose; anzitutto il metallo: è vero che esistono antoniniani di Ag basso, ma questo sembra proprio di rame. Inoltre, le scritte non sono congrue. Esiste, mi pare, un antoniniano con questa legenda al D ed è il RIC 255, ma al Rov. porta un PRINCIPI IUVENT. Invece il RIC 232 porta al D: IMP M IUL PHILIPPUS AUG, ed al R. PM TRP IIII- COS PP. Quindi, indubbiamente una moneta anomala. Un ibridoi mi sembra improbabile, perchè non esiste, se ho visto bene, un rovescio ufficiale identico a questo; e non mi pare che Filippo Figlio esista con un secondo consolato! Inoltre, la moneta è di rame. Personalmente, concluderei per un falso d'epoca,o forse per un "antoniniano del Limes" usato come gettone provvisorio, analogamente ai denari del Limes. Infatti, come poteva un antoniniano di rame ingannare qualcuno? Che cosa ne pensate? Modificato 14 Ottobre, 2014 da gpittini Cita
Illyricum65 Inviato 14 Ottobre, 2014 #3 Inviato 14 Ottobre, 2014 (modificato) Ciao, Personalmente, concluderei per un vero falso d'epoca,o forse per un "antoniniano del Limes" usato come gettone provvisorio, analogamente ai denari del Limes. Infatti, come poteva un antoniniano di rame ingannare qualcuno? anch'io lo darei come "denario del Limes"... e per la seconda considerazione aggiungerei che non doveva ingannare nessuno. IMHO si trattava di monete emesse in aree di confine soggette a scarsità di flusso monetale e non avevano un valore reale ma fiduciario, ad uso locale. Più o meno come i denari fusi del II secolo d.C. in voga in Pannonia, Britannia o i bronzi fusi del I secolo dell'area gallica. Quello che non mi torna è: come le cambiavano? Ovvero, se avevano un valore in loco (quasi a "chilometro 0" usando un termine in voga) quando ci si allontanava dal sito di emissione venivano accettate? Discorso estremamente difficile nell'insieme... Ciao Illyricum ;) Modificato 14 Ottobre, 2014 da Illyricum65 Cita
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