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Polemarco

Quaranta anni fa

Risposte migliori

Utente.Anonimo3245

Al giorno d'oggi li avrebbero arrestati per ricettazione... :D . Persone ammirevoli. Grazie per averci raccontato la loro storia. Ciao

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417sonia
Supporter

Buona serata

 

Bella storia, tempi che furono ... quando le indagini si facevano con sistemi non computerizzati...

 

Grazie per averla ricordata, io non la conoscevo!

 

saluti

luciano

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bizerba62

Bella storia....anche se mi pare alquanto romanzata.

 

Non è che 40 anni fa certe iniziative giudiziarie, sopratutto se da effettuarsi all'estero, si potessero condurre con più libertà di quella che oggi consentono le leggi. 

 

Fra l'altro ci sono alcuni passaggi della vicenda che hanno profili più propri di un romanzo "alla James Bond" che non di un'operazione di polizia giudiziaria:

 

"Convince, non si sa come, gli svizzeri a dargli i quadri."

 

Beh, e quel "non si sa come" che mi lascia molte perplessità.

 

Qualcosa avranno pur dovuto fare o dire per riprendersi i dipinti.

 

Gli "svizzeri" poi sono le autorità svizzere o i ladri?

 

"Carica il tutto nel portabagagli della propria auto e via come il vento verso Urbino.
I due temono di essere intercettati da malviventi e, quindi, viaggiano alla massima velocità possibile.
L'ufficiale fonde il motore, ma Savoldelli Pedrocchi continua da solo e raggiunge Urbino
."

 

A parte il fatto che se si può capire che servisse raggiungere la frontiera al più presto e quindi a tutta velocità, non ha alcun senso che una volta in Italia i nostri personaggi continuassero a correre come matti....bastava richiedere l'intervento dei Carabinieri ed un'adeguata scorta, per raggiungere Urbino in tutta tranquillità.

Quanto allla chicca del "motore fuso" della macchina dell'ufficiale, mi auguro solo che ciò non sia accaduto nel tratto Lugano-Chiasso.....altrimenti più che a James Bond dovremmo evocare James Tont..
 

Insomma, la storia ha avuto un lieto fine e quindi tutti ad applaudire, ma lascio alla Vostra immaginazione pensare che cosa sarebbe potuto succedere se fosse andato storto qualcosa e le autorità svizzere avessero intercettato sul loro territorio un magistrato italiano ed un ufficiale dei CC., privi di autorizzazioni ufficiali e con tre dipinti rubati nel cofano della macchina.

 

Capisco che da un punto di vista "mediatico" la storiella così riportata è di grande impatto, ma ho la netta sensazione che se approfondissimo la vicenda scopriremmo risvolti molto più "strutturati". 

 

Nell'articolo qui sotto, la storia appare già più articolata:

 

http://ifg.uniurb.it/2015/02/11/ducato-online/a-40-anni-dal-furto-del-secolo-un-libro-ne-ricostruisce-la-storia/65281/

 

Saluti.

 

M.

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Polemarco

Savoldelli non perdeva occasione per raccontarla.

L'unico mio dubbio è che l'ufficiale dei carabinieri abbia fuso a distanza o in prossimità di Urbino.

Quanto alla connotazione romanzesca, guardate su google "Savoldelli Pedrocchi Uno Bianca".

C'entra poco con il forum ma inquadra il personaggio.

Per tornare alle nostre occupazioni: dette il là al recupero dell'atleta di Lisippo del quale era convinto della provenienza dalle acque territoriali di Fano. Era convinto della circostanza perché nelle acque territoriali si trovarono incrostazioni che combaciavano perfettamente con il reperto.

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bizerba62

Che fosse un PM determinato non c'è dubbio; già il fatto di partecipare in prima persona all'operazione "svizzera" la dice lunga sull'ostinazione del personaggio.

 

Mi permettevo però di mettere in discussione alcune parti del racconto perchè denotavano una realtà eccessivamente romanzata e poco credibile.

 

E' difficile pensare che per l'operazione di cui parliamo non vi fosse almeno un minimo di coordinamento tra le Autorità italiane e quelle elvetiche, almeno sul piano informativo se non anche su quello operativo, così come suona strano che si parli della presenza di un unico ufficiale dei Carabinieri anzichè di una "squadra" di almeno qualche elemento.

 

L'idea di queste due auto che viaggiavano con un unico occupante a bordo è infatti piuttosto incomprensibile...(a quel punto, se fossero stati effettivamente solo in due, avrebbero potuto utilizzare anche solo una macchina...o forse andavano in Svizzera a fare il pieno con due macchine, perchè laggiù la benzina costava molto meno che in Italia?....).

 

Non parliamo poi della corsa "sfrenata" da Lugano fino ad Urbino, con una delle due macchine che fonde il motore e l'altra, con qualche miliardo di vecchie lire di valore in opere d'arte stivate nel cofano, che corre (senza scorta) per sfuggire a malviventi così temibili che poco prima avevano consegnato i dipinti ai due inquirenti senza opporre resistenza e senza alcuna apparente motivazione.

 

Con il rischio che la corsa sfrenata, oltre a far fondere il motore della macchina dell'ufficiale, avrebbe potuto mettere a repentaglio l'incolumità dei due (che adesso viaggiavano insieme nell'unica macchina funzionante..?) e persino quella del prezioso carico?

 

Per tacere del fatto che se vi fosse stato un effettivo timore di essere inseguiti dai malviventi, come narrato nel racconto, i due, senza scorta, avrebbero potuto anche essere realmente intercettati durante il lungo viaggio, con il rischio di farsi sottrarre i dipinti?

 

Mi sembra tutto questo un comportamento da irresponsabili, che avrebbe potuto vanificare, anche solo per un banale incidente stradale, una brillante operazione di recupero dei dipinti rubati.

 

Tutto questo però, anche per dire che non è che 40 anni fa i Carabinieri potessero andare in Svizzera alla "chetichella", arrestare qualcuno, fare il pieno e comprarsi il Toblerone a Chiasso e poi rientare con l'arrestato in Italia, mentre adesso, purtroppo, non lo si può più fare. 

 

Qui i computers non c'entrano e almeno per queste operazioni di recupero e/o di cattura all'estero, non fanno (e, penso, non faranno mai) la differenza, se non, forse, per una più celere trasmissione tra uffici di documenti e autorizzazioni.

 

Fra l'altro, per quello che so, le Autorità elevetiche sono molto gelose della loro giurisdizione, così come peraltro lo sono anche le nostre....quindi fatte salve operazioni sotto copertura dei servizi (e non è questo il caso), non è molto credibile che un P.M. ed un Ufficiale dei CC. valichino la frontiera all'insaputa di tutti e quasi a titolo personale e tornino poi a casa con i dipinti rubati.

 

Va bene se questa storia ce la propongono al cinema....ma nella realtà, abbiate pazienza, in questi termini non è credibile... :pleasantry:

 

Comunque lo spunto di Polemarco mi ha indotto ad acquistare il libro che racconta la vicenda e che si intitola: "Albergo Muralto, camera 116" (euro 11,90 su ibs).

 

Spero che l'opera non sia troppo romanzata....... :clapping:

 

M.

Modificato da bizerba62

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Polemarco

Ovviamente ho fatto qualche telefonata. Proprio adesso.

Ho premesso che nessuno muore sul serio finché qualcun altro lo ricorda.

E cosi ho sciolto le lingue, usando la mozione degli affetti.

È la storia sembra essere ancora più romanzata: mi dicono che l'ufficiale si era fatto prestare i soldi per il viaggio da una banca, il giorno prima. A titolo personale.

Da un'altra telefonata apprendo che ci dovrebbe essere qualcosa di scritto negli atti della Accademia Raffaello. Ho pregato la mia interlocutrice di controllare, mi farà sapere. Per adesso mi ha detto che tutto sarebbe avvenuto con "piccolo bluff" (ovviamente pronunciato alla francese).

Il buon Bizerba ha messo in moto il tutto con le sue comprensibili perplessità e devo, quindi, ringraziarlo.

Sto lavorando in tempo reale ed ho trovato le dichiarazioni di un ufficiale della p.g. Che ha partecipato alla operazione.

I quadri sono in Svizzera ma gli autori nel Pesarese. I carabinieri li identificano e gli mandano un soggetto che si dice interessato all'acquisto. I ladri si insospettiscono ed i carabinieri rilanciano. Dicono loro che sono sí carabinieri ma che vogliono comprare i quadri a 150 milioni e poi fingere di averli ritrovati per fare bella figura.

Il prezzo è basso ma i quadri sono invendibili e gli autori del furto sono delinquenti di piccola statura. I ladri abboccano e comunicano ai loro complici svizzeri che possono dare i quadri. In Svizzera carabinieri e poliziotti svizzeri riottengono i quadri e arrestano i complici. I ladri sono arrestati contemporaneamente in Italia. Breve esposizione a Locarco per ringraziare le autoritá ed i quadri ritornano a Urbino.

Devo solo controllare che i quadri sia rientrati con la macchina del nostro.

Le dichiarazioni dell'allora brigadiere si trovano su Misteri, crimini e storie insolite ( non scrivo tutto il titolo per evitare pubblicità)

Polemarco

Modificato da Polemarco

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bizerba62

"È la storia sembra essere ancora più romanzata: mi dicono che l'ufficiale si era fatto prestare i soldi per il viaggio da una banca, il giorno prima. A titolo personale."

 

Addirittura....si è pagato anche la benzina......nonchè, a quanto pare, pure il rifacimento del motore della macchina... :crazy:

 

Già che ci sei, puoi chiedere alla Tua gentile interlocutrice, se lo sa, perchè una volta in Italia, anzichè presentarsi alla prima caserma utile dei Carabinieri e chiedere di mettere in sicurezza i dipinti, per i quali, al momento della loro sottrazione, venne diramato il seguente avviso:

 

"Scongiuriamo i ladri di fare attenzione – scriveva il Resto del Carlino del 7 febbraio 1975 – evitando, per quanto possibile, di toccare la preziosa tavola della Flagellazione. Bisogna tenere i dipinti lontani da fonti di calore e stare attenti perché trasportare un quadro in quelle condizioni sarebbe come sottoporre a uno sforzo fisico un uomo senza un rene."

 

i nostri personaggi, si sono messi a correre la "mille miglia" da Lugano ad Urbino (che per la cronaca sono 465 Km....) con le tre opere d'arte nel cofano, in una giornata di fine marzo del 1976?

 

Io non avrei lasciato neppure i mio yogourt nel bagagliaio per un viaggio del genere...però loro trasportano i dipinti come fossero valige o zaini?

 

Va bene essere ostinati, ma qui si rischiava di rovinare tutto.....che poi...sai con quale macchiana alla fine hanno viaggiato i dipinti?.....non è che salta anche fuori che i due avevano una '500?.... :rofl:

 

Beh, con una '500 la storia sarebbe veramente completa. 

 

Sentiamo che ne pensa il Colonnello di questa "gloriosa" operazione internazionale che mi pare un misto di "intelligence", spaghetti all'amatriciana e cioccolato al latte.....  :clapping:

 

@@elledi Tu che ne hai viste tante, di cotte e di crude, in Italia e all'estero. che ne dici di questa "operazione" condotta in perfetta solitudine dai nostri due personaggi?

 

Ma sopratutto Tu...Te la saresTi pagata la benzina per andare in Svissera...?

 

:yahoo:

M.

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Polemarco

doppio post, scusate

Modificato da Polemarco

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bizerba62

"mi dicono che l'ufficiale si era fatto prestare i soldi per il viaggio da una banca, il giorno prima. A titolo personale"

 

Caspita, abbiate pazienza però.....viaggio in Svizzera di due giorni....e l'Ufficiale è costretto a ricorrere persino ad un "prestito" in banca per poter affrontare la trasferta di Lugano?

 

A quel punto non è che si sia portato la macchina (quella che poi fonderà il motore...)  per risparmiare e utilizzarla come pied-a-terre...anche per non dare troppo nell'occhio?... :rofl:

 

E vero che la Svizzera è cara....ma una notte in una camera di un Ostello, avrebbe potuto anche permettersela. :yahoo: ) .

 

Ragazzi....però questa del prestito in banca per la trasferta svizzera è troppo per me...

 

All'inizio pensavo che si trattasse della trama di un film di spionaggio...ma in realtà si tratta di della trama di un film comico.... :yahoo:

 

Quindi, se tanto mi da tanto....il motore fuso non sarà stato sotituito...(quella si che sarebbe stata una spesa...) ed il povero Ufficiale avrà dovuto viaggiare in seguito facendo l'Autostop (peraltro molto in voga negli anni '70) o scroccando passaggi ai colleghi più abbienti e fortunati.... 

 

Capisco che ciò che sto per chiedere è secondario rispetto alla discussione, ma una domanda, a questo punto, mi pressa:.......si ha notizia se l'ufficiale abbia rimborsato il prestito?..... :yahoo:  :yahoo:

 

M.

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Polemarco

Ho corretto il precedente post prima di leggere quello di Bizerba.

Se quello che dice l'allora brigadiere ė vero, è molto più probabile che i soldi presi in prestito servissero ad ostentarne la disponibilità coni ladri (i 150 milioni di cui sopra).

@@bizerba62

@@elledi

P.S. Sarebbe sufficiente chiedere dell'operazione

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bizerba62

"Se quello che dice l'ufficiale di P.G. è vero è molto più probabile che i soldi in prestito servissero per ostentarne la disponibilità con i ladri."

 

Scusa Polemarco, ma secondo te l'Ufficiale va in banca a chiedere personalente un prestito per ostentare la disponibiltà di denaro con i ladri?

 

Posso darTi la mia valutazione sulla vicenda?

 

1. I CC., sotto la direzione del P.M. e grazie ad un intermediario, contattano i ladri e concordano il prezzo (riscatto) per la riconsegna dei dipinti;

 

2. lo Stato ci mette la grana e paga;

 

3. la consegna del riscatto contro i dipinti avviene in Svizzera, alla presenza dei P.M. e di alcuni Carabinieri;

 

4. le opere vengono assicurate con ogni cura e trasferite ad Urbino da personale specializzato.

 

Ovviamente lo Stato nega di aver pagato alcunchè (come sempre, del resto) e ci si inventa la spettacolare operazione per tentare di dare un senso alla vicenda.

 

Talvolta però, quando si devono inventare palle, ci si sbaglia e si rischia involontariamente di suggerire la trama di un film comico.

 

Come in questo caso.

 

Comunque grazie....mi sono divertito da morire.... :yahoo:

Saluti.

Michele

 

 

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Polemarco

Prima pagano e poi li arrestano tutti e li condannano pure?

Bah !

P.S. Certo che ho un aplomb insuperabile ...

Modificato da Polemarco

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elledi

Per esperienza posso dire che su certe operazioni, spesso condotte sul filo filino della legalità occorre invocare il massimo riserbo, anche se sono passati tanti anni. Certamente il fine avrà giustificato i mezzi ma all'epoca gli attori dalla parte dei "buoni" hanno rischiato certamente qualcosina.

 

Posso dirvi che la Tv ci racconta purtroppo molte realtà completamente fuori..dalla realtà...si vede spesso che dopo una sparatoria si riparte per una nuova avventura...magari...solo per scrivere rapporti e verbali, effettuare rilieivi tecnici, non bastano giorni e giorni di lavoro...

 

Le opere sono tornate a casa...a caval donato non si guarda in bocca....Buona serata.

 

P.S. Posso garantirvi che a fronte di qualche ladrone presente anche tra le nostre file, la pressoche totalità del personale che indossa una divisa spesso e volentieri si mette la mano in tasca, sia pure per comprare una semplice risma di carta o per offrire una colazione ad un pensionato sorpreso a rubare una pagnotta in un supermarket. Queste non sono leggende ma UMANITA'. Qualcuno di quei signori che intasca anche 30.000 euro di pensione e/o indennità varie ci rifletta su.

Modificato da elledi
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bizerba62

"la pressoche totalità del personale che indossa una divisa spesso e volentieri si mette la mano in tasca, sia pure per comprare una semplice risma di carta o per offrire una colazione ad un pensionato sorpreso a rubare una pagnotta in un supermarket."

 

E questo ci sta.

 

Ma dire che l'Ufficiale, prima di partire per la Svizzera, chiese un prestito in banca per il viaggio o che chiese un prestito personale per ostentare la disponibilità di danaro agli occhi dei malviventi, non si può sentire.

 

Stranamente poi, questa storia più se ne parla e più la versione si corregge e si arricchisce di nuovi particolari.

 

Prima si parlava di solo due protagonisti, il P.M. e l'Ufficiale dei CC., che a titolo personale (prendono addirittura le ferie) e con le proprie macchine arrivano in Svizzera, convincono gli "svizzeri" a farsi consegnare i dipinti e "fuggono" a tutta velocità alla volta di Urbino con le opere, delicatissime, nel baule dell'auto:

 

Poi invece salta fuori che in realtà l'operazione è perfettamente organizzata con gli elvetici, tanto che prima di consegnare i dipinti ai nostri, gli svizzerotti organizzano persino una conferenza stampa a Locarno.

 

Se l'operazione è organizzata, non si capisce perchè il P.M. e l'Ufficiale dovrebbero aver preso ferie e viaggiare da privati, quando poi sono coloro che prendono formalmente in consegna i dipinti.

 

Non si capisce poi perchè dovrebbero correre come matti per timore di essere intercettati dai malviventi, quando la Polizia elvetiva, dopo l'expo di Locarno, avrebbe potuto scortarli fino al confine italiano da dove i dipinti, con idonei automezzi a contenitori (e non "infilati" in un baule d'auto) avrebbero potuto fare ritorno ad Urbino. 

 

Un'operazione del genere non è credibile che sia condotta dal solo P.M. e da un Ufficiale, tanto che infatti salta fuori un verbale firmato da un Sottufficiale (un Brigadiere) che è presente all'operazione. 

 

Quindi siamo già a tre. Resterebbe da capire con chi ha viaggiato il Brigadiere..gli auguro di non essersi trovato a bordo dell'auto dell'Ufficiale, perchè in tal caso, dopo la "fusione calda" del motore, avrebbe dovuto proseguito il viaggio in autostop...

 

"I ladri si insospettiscono ed i carabinieri rilanciano. Dicono loro che sono sí carabinieri ma che vogliono comprare i quadri a 150 milioni e poi fingere di averli ritrovati per fare bella figura."

 

Quindi i ladri "pesaresi" hanno persino contezza di trattare con i Carabinieri.

 

Questa circostanza, che salta fuori in corso d'opera, direi che vada tenuta nella debita considerazione, al fine di meglio inquadrare la vicenda.

 

"Prima pagano e poi li arrestano tutti e li condannano pure?
Bah
!"

 

Beh, scusa....ma mi pare che è ciò che poi sembra essere successo.

 

Bisognerebbe sapere se si è fatto con loro qualche...."gentlemen agreement".

 

Ma che sia una storia che, come la si vuole proporre, fa acqua da tutte le parti....mi sembra che se accorga anche un bambino.

 

M.

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bizerba62

Altra notizia:

 

qui si dice che:

 

 "il 29 marzo del '76 i dipinti fecero ritorno a Urbino: alle 17:40, a bordo di un furgone blindato messo a disposizione dalla Banca nazionale del lavoro..."

 

http://www.ansa.it/marche/notizie/2015/02/05/capolavori-urbino-40-anni-fa-il-furto_78de4e73-4861-41c9-9ed1-c27e6f57df86.html

 

Quindi, secondo questa fonte, il rientro ad Urbino dei dipinti:

 

1. non avvenne nell'immediatezza del recupero (che risale al 22 marzo 1976) bensì addirittura una settimana dopo;

 

2. non fu portato a termine con l'auto del P.M. (ma ciò mi sembrava scontato fin dal primo momento) bensì con un mezzo ben più adeguato al trasporto delle opere d'arte.

 

Scusa Polemarco. ma se queste due notizie fossero vere, la metà della storia inizialmente narrata sarebbe già sballata.

 

M.

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Polemarco

Che la questione si arricchisca di nuovi particolari e che io stia cercando di ricostruirla in tempo reale era pacifico.

Avevo ringraziato Bizerba proprio per le sue perplessità e dell'implicito invito a verificare quello che mi aveva raccontato (in verità più volte) un mio vecchio amico morto da una decina anni e che avevo pensato di ricordare dopo quaranta anni dal ritorno dei quadri ad Urbino. Così come era stata raccontata.

La singolarità che sottolineavo è che il procuratore non era passato attraverso le vie istituzionali ed era riuscito a riportare i quadri in Italia pressoché immediatamente e personalmente.

Al tempo sarebbe stato necessario fare tutta la trafila perché i quadri erano stati sequestrati dalle autorità svizzere. I rapporti sarebbero stati intrattenuti dai rispettivi ministeri su istanza dell'autorità giudiziaria italiana.

Faccio presente che l'atleta di Lisippo è ancora in America, nonostante sia stata ordinata da tempo la restituzione dalla autoritá giudiziaria italiana (la questione è ora davanti alla consulta) ed il Lisippo è stato ritrovato negli anni sessanta.

Che poi vi sia stata la "solita" congiura, alla quale dovrebbero aver partecipato sia le autorità svizzere (che si ripete avevano sequestrato i quadri) che quelle italiane e, non per ultimo, gli stessi ladri, è soltanto una congettura altamente improbabile.

Ripeto tutti gli artefici sono stati arrestati e condannati.

Normalmente, qualora avvengano davvero, queste soluzioni dovrebbero essere avvolte dal mistero e con "tana liberi tutti" e non finire con una delle parti in galera. Gli avvocati degli autori del fatto ci "sarebbero andati a nozze".

L'operazione era stata chiaramente finalizzata a riottenere i quadri ed a assicurare i colpevoli alla giustizia.

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bizerba62

Ecco come andarono realmente le cose:

 

una "neutrale" rete televisiva elvetica ricostuisce in un servizio filmato del 2014, grazie anche alla viva voce di alcuni dei veri protagonisti (e non presunti), come si svolse davvero la vicenda.

 

Per inciso, salta anche fuori che il Procuratore Pedrocchi neanche ci andò in Svizzera.

 

Buona visione.

 

http://www.tvsvizzera.it/qui-svizzera/svizzera-e-dintorni/Piero-e-Raffaello-il-furto-del-secolo-2807116.html

 

M.

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bizerba62

"La singolarità che sottolineavo è che il procuratore non era passato attraverso le vie istituzionali ed era riuscito a riportare i quadri in Italia pressoché immediatamente e personalmente."

 

Scusa ma direi che questa affermazione, alla luce delle testimonianze riportate nel filmato, è del tutto errata e fantasiosa.

 

"Ripeto tutti gli artefici sono stati arrestati e condannati."

 

Non certamente, a quanto sembra, colui (o coloro) che consegnarono i dipinti in Svizzera (che strano!) ma solo il Balena e i due Carabinieri (un Ufficiale superiore e un Sottufficiale) che subito dopo, ovviamente, furono rilasciati.

 

Quanto ai ladri "pesaresi", sarei proprio curioso di sapere quale condanna sia stata loro inflitta:

 

in un articolo sul web, che adesso però non trovo più, avevo letto che il Capo della banda, un certo Elio Pazzaglia all'epoca del furto 33enne, reo confesso, fu condannato ad una modesta pena e ancor più mite fu la pena comminata ai suoi complici.

 

Neppure il filmato, purtroppo, ci dice nulla in ordine alle condanne. 

 

"L'operazione era stata chiaramente finalizzata a riottenere i quadri ed a assicurare i colpevoli alla giustizia."

 

Diciamo che, apparentemente, è ciò che è accaduto.

 

Vi invito però a porVi una domanda, alla luce di quanto riportato dal Balena nel filmato, in merito al suo ruolo di "garante" della trattativa:
 

ma Vi sembra plausibile che il detentore "svizzero" dei dipinti li avrebbe consegnati all'intermediario Balena se dai complici italiani non fosse arrivata la conferma che era stato loro versato il "riscatto"?

 

Perchè consegnare i dipinti prima di avere i soldi in tasca?

 

Per la "bella faccia" del povero garante Balena? e sapendo perfettamente che chi gli stava dietro non era un facoltoso cliente ma i Carabinieri? (visto che, da quanto Tu stesso hai scritto, la banda sapeva perfettamente che stava trattando con lo Stato italiano)?

 

In altre parole: perchè consegnare i dipinti al Balena senza avere già in mano la contropartita in denaro?

 

E' vero che lo stesso Balena dichiara nell'intervista che nessun riscatto fu versato e che quindi i "patti" dello Stato con i malviventi non furono rispettati, ma ciò è probabilmente quello che gli fanno credere o, meglio, ciò che gli hanno detto di dichiarare pubblicamente e che è la solita tiritera che viene sempre ripetuta in occasione della liberazione di ostaggi, della "costituzione volontaria" (ma anche "dell'arresto") di pericolosi latitanti e di altri casi di "brillanti" operazioni, in cui lo Stato ha sempre pagato fior di soldi (negando però di averlo fatto). 

 

Sta di fatto che 150 milioni di lire nel 1976 erano una somma non insignificante, che considerata l'invendibilità della refurtiva per "eccesso di notorietà", ben poteva valere una condanna a qualche mese di galera (magari pure con la condizionale o con pene alternative alla detenzione carceraria).

 

Comunque, al di là del pagamento o meno del riscatto, circostanza che evidentemente non si appurerà mai, la vicenda è completamente diversa da come è stata proposta all'inizio di questa discussione.

 

Su questo, almeno, direi che non c'è il minimo dubbio, alla luce delle testimonianze dei diretti interessati e della documentazione riportati nel filmato della TV svizzera.

 

M.

Modificato da bizerba62

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Polemarco

Vi faccio sapere, appena mi danno le informazioni che ho richiesto

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elledi

Vi faccio sapere, appena mi danno le informazioni che ho richiesto

Si grazie....così almeno chiudiamo il cerchio 

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bizerba62

Ciao.

Ho letto quanto riporta la Tua fonte, la cui attendibilità non metto in discussione ma che, per inciso, ci dice di "aver preso appunti sull'avventura del recupero (....) in uno degli ultimi anni di frequentazione (2001-2004) proprio in previsione di domande come la Tua".

 

Quindi, e lo dico giusto per chiarire l'approccio "metodologico" della fonte, parliamo comunque di appunti annotati a distanza di quasi trent'anni dallo svolgimento dei fatti di cui trattiamo.

 

Nel servizio diffuso dalla TV svizzera invece, si sentono le testimonianze dirette di alcuni di coloro che parteciparono all'operazione e si vedono (o meglio, si intravedono..) alcuni documenti ufficiali del tempo, fra i quali vorrei segnalare:

 

1. verbale di sequestro dei tre dipinti della polizia cantonale datato 23.3.1976, nel quale si da atto della presenza del Ten. Col. CC. Carlo Focacci e del M.llo CC. Libero La Torre e si riporta che i dipinti erano nel possesso dell'antiquario Maurizio Balena;

 

2. richiesta ufficiale di riconsegna dei dipinti in favore della Soprintendenza, datata 24.3.1976, che la Procura di Urbino invia a quella cantonale e, ma questo lo si intuisce dal contesto del documento, autorizzazione di quest'ultima alla restituzione dei dipinti.

 

Richiamati questi passaggi documentali, che considererei inconfutabili, rilevo come sia la Tua stessa fonte a confermare come i fatti non andarono nel modo rocambolesco (e, lasciamelo dire, palesemente incongruo e romanzato) descritto nel post di apertura di questa discussione.

 

Mi permetto, tuttavia, di avanzare qualche perplessità su alcune affermazioni della Tua fonte e segnatamente sui seguenti passaggi:

"Poi l'accordo non facile per la restituzione ed il recupero fisico.."

 

A giudicare dal provvedimento del Procuratore Dick P. Marty, che autorizzò immediatamente la riconsegna dei dipinti alla Soprintendenza e basandoci sul dato di fatto che le opere rientrarono effettivamente ad Urbino il 29.3.1976, tutta questa difficoltà a cui fa riferimento la Tua fonte francamente non si coglie minimamente.

 

Dalle testimonianze del filmato (in particolare quella del M.llo La Torre) emerge con evidenza come tutta l'operazione fosse stata perfettamente concertata da fra le Autorità italiane e quelle elvetiche.

 

Quindi nessuna "gita" in Svizzera, a titolo personale, di Carabinieri e tanto meno, del magistrato.

 

E' chiaro che il trasferimento in Italia dei dipinti avvenne poi senza clamori (per ovvii motivi di sicurezza) ma è altrettanto evidente che il ritrovamento delle opere venne ampiamente pubblicizzato, tanto che apprendiamo dal filmato che ci fu persino una mostra estemporanea organizzata a Locarno, che ebbe fra l'altro un gran successo di pubblico.

 

Che poi alla presa in consegna delle opere ed al viaggio di ritorno ad Urbino (che anche la Tua fonte conferma essere avvenuto con un mezzo blindato e non nel baule di un'auto, come era ovvio che fosse) abbia preso parte anche il Procuratore ed il Soprintendente....la cosa è perfettamente comprensibile, data l'importanza dei dipinti, ma è anche situazione ben diversa da quella che si era descritta inizialmente.

 

Non vi è invece traccia di alcun "pasticcio politico" (che invece a me parrebbe inesistente, proprio alla luce della velocità con cui gli italiani ripresero i dipinti) nè tanto meno emergono elementi per sostenere che vi fosse rischio fondato di "conflitto a fuoco" con i malviventi.

 

Anzi, andando a cercare su internet qualche notizia sulla "banda", si scopre che il capo era un certo Elio Pazzaglia, personaggio dallo spessore criminale molto modesto.

 

Se poi fosse anche vero che i ladri, fidandosi dell'intermediario Balena, furono pure "fregati" dai CC, che non versarono loro il riscatto pattuito, (io non ci credo....ma non si sa mai), saremmo al cospetto di un'organizzazione criminale veramente improbabile.

 

Che una tale organizzazione potesse far pensare al rischio di possibili "conflitti a fuoco", mi lascia molto perplesso...anzi, scusa...mi fa sorridere.

 

E' poi la Tua stessa fonte a fare riferimento alle dichiarazioni rese sulla vicenda dal M.llo La Torre (almeno...la Tua fonte parla del "M.llo Y", dove Y dovrebbe essere uguale a La Torre...ma perchè poi non farne il nome, visto che ha persino rilasciato dichiarazioni pubbliche), la cui descrizione dei fatti è fornita nell'intervista resa alla TV svizzera.

 

Mi rimane, a questo punto un unico dubbio e cioè:

 

perchè nessuno valorizza il ruolo, che a me pare fondamentale, dell'antiquario Maurizio Balena?

 

Che Balena (purtroppo deceduto per un infarto lo scorso 16 novembre) sia stato uno dei veri protagonisti della vicenda del recupero dei dipinti, non penso lo si possa mettere in dubbio e ciò non solo perchè ce lo dice lui stesso nell'intervista, ma perchè il suo nome compare nel verbale della Polizia cantonale e viene associato al soggetto che venne trovato in possesso dei dipinti all'interno della camera 116 dell'albergo Muralto.

 

Inoltre, nel filmato TV, colpisce il contenuto di una telefonata intercorsa fra il Procuratore Marty e il Dott. Savoldelli, nella quale il primo chiede al secondo se Balena fosse un "suo uomo" e ottenuta risposta affermativa il Dott. Marty dispone il rilascio dell'antiquario riminese.

 

Questa testimonianza ci conferma, da un lato, la presenza certa di Balena nell'hotel di Locarno e dall'altra, che Savoldelli fosse in quel momento ad Urbino nel suo ufficio e non in Svizzera.

 

Che poi sia andato in Svizzera in un secondo momento a riprendersi i dipinti sarà anche vero, ma ciò cambia, e di molto, la realtà delle cose inizialmente rappresentate e che, alla resa dei conti, si sono svolte in maniera assolutamente differente rispetto a quella che era stata descritta come una sorta di "iniziativa guascone", d'altri tempi.

 

Alla fine, mi pare che non sia emerso nulla di tutto questo, o meglio, probabilmente l'unico "guascone" della storia era l'antiquario Balena....che però nessuno, stranamente, sembra voler ricordare.

 

Se poi invece se ne vuole fare un romanzo...allora il discorso è diverso. Però va detto.

 

Saluti.

Michele

Modificato da bizerba62
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Polemarco

Per chiarire.

Il pericolo del conflitto a fuoco di cui si parla non era certo riferibile agli autori del furto. Erano state lanciate troppe esche e c'era il pericolo che qualcun altro volesse intercettare il convoglio. È questo il senso "dell'assoluta segretezza" del viaggio: si trattava di tre opere importantissime.

Con il riferimento al "pasticcio politico" penso che l'autrice si volesse riferire ai conflitti tra le varie forze dell'ordine circa le modalità del recupero, se poi - come stai ipotizzando - c'era da pagare un riscatto, il pasticcio politico c'era eccome. Immagina tutti i coinvolgimenti, anche se ritengo davvero singolare che ad un tale accordo abbiano fatto partecipare un p.m..

Chi faceva parte della p.g. di Urbino non era il M.llo La Torre ma il brigadiere di cui ho parlato all'inizio, adesso è un avvocato (non so se eserciti ancora)

La prima persona che ho sentito mi ha detto che l'autore materiale del furto (per intenderci, il pesarese che hai citato) era stato oggetto di intercettazioni e che tramite queste si era appurato che i quadri erano in Svizzera.

È stata sempre questa persona a dirmi del mutuo in banca. Ho dapprima pensato al necessario per il viaggio ed il soggiorno, poi ho letto le dichiarazioni rilasciate dal brigadiere dove si parla del "finto"riscatto di Lit. 150 mil.

Tutto questo sembra escludere un riscatto reale e lascia intendere una iniziativa personale che doveva contare sulla mancata utilizzazione dei soldi. Insomma o lo stato aveva deciso di pagare e allora i soldi c'erano o lo stato aveva negato il pagamento o non aveva ancora deciso e, allora, nessuno si sarebbe azzardato ad anticipare la somma.

Di Balena non so nulla tranne la sua funzione di intermediario.

Non ho però compreso le ragioni dell'arresto da te citato e soprattutto dell'assenza in quei luoghi degli altri soggetti che avevano la disponibilità dei quadri.

Certo si potrebbe pensare che "Dare moneta, vedere quadri". Ma allora perché quell'intervento (polizia Svizzera, carabinieri etc.): sarebbe stato sufficiente una telefonata. E se la telefonata c'è stata, perché l'arresto e la richiesta di garanzie alla autoritá italiana.

Non è chiarita la sua effettiva funzione: è un intermediario che interviene dopo e su richiesta degli inquirenti o li aiuta anche a rintracciare i detentori svizzeri.

Il brigadiere che ho detto esclude che il pesarese sia stato individuato tramite il Balena: si sarebbe scoperto acquistando metri di velluto dopo l, invito a trattare i quadri con il garbo che hai ricordato.

Polemarco

Modificato da Polemarco

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bizerba62

"Il pericolo del conflitto a fuoco di cui si parla non era certo riferibile agli autori del furto. Erano state lanciate troppe esche e c'era il pericolo che qualcun altro volesse intercettare il convoglio. È questo il senso "dell'assoluta segretezza" del viaggio: si trattava di tre opere importantissime."

Si, però è troppo generica questa riflessione per confermare timori che militassero in favore di "conflitti a fuoco".

Per quanto, in un'ipotesi del genere, avremmo trovato coinvolti nell'operazione non due Carabinieri dell'allora "giovane" Nucleo T.P.C., ma personale ben più numeroso ed "agguerrito".

Vabbè che nel 1976 eravamo nel pieno degli "anni di piombo" e del terrorismo ma non mi pare che l'operazione presentasse particolari profili di pericolosità.

"Con il riferimento al "pasticcio politico", penso che l'autrice si volesse riferire ai conflitti tra le varie forze dell'ordine circa le modalità del recupero, se poi - come stai ipotizzando - c'era da pagare un riscatto, il pasticcio politico c'era eccome. Immagina tutti i coinvolgimenti, anche se ritengo davvero singolare che ad un tale accordo abbiano fatto partecipare un p.m.."

Anche su questo aspetto nulla emerge, se non che l'operazione di recupero venne affidata ai CC.

Per quanto riguarda il riscatto, non sono io che lo ipotizzo, ma ne parla chiaramente sia Balena che il sottufficiale dei CC. intervistato.

Non vedo poi il motivo per il quale il p.m. non dovesse essere a conoscenza di un tale "accordo"....capisco che a "sporcarsi le mani" debbano essere sempre "gli altri" e mai le Procure (così se l'operazione dovesse andare a pallino...le colpe sono "degli altri"), ma è normale che il p.m. venga informato (anche solo verbalmente) di eventuali "accordi" non documentabili con i malviventi.

"Chi faceva parte della p.g. di Urbino non era il M.llo La Torre ma il brigadiere di cui ho parlato all'inizio, adesso è un avvocato (non so se eserciti ancora)."

Si, però chi è andato a Locarno il giorno della consegna dei dipinti erano il M.llo La Torre ed il Ten. Col. Focacci, oltre a Balena, ovviamente.

"Tutto questo sembra escludere un riscatto reale e lascia intendere una iniziativa personale che doveva contare sulla mancata utilizzazione dei soldi."

Questa, francamente, non la capisco.

Cioè, scusa, a titolo personale un Carabiniere sarebbe andato a chiedere un prestito in banca di 150 milioni di lire in contanti (forse pari oggi a più di 500 mila euro?) per poi far solo "annusare" alla banda i soldi e indurla a consegnare "sulla parola" (che poi non sarebbe stata mantenuta)...i dipinti a Balena?

Bah. Scusa ma mi sembra fantascienza.

"Di Balena non so nulla tranne la sua funzione di intermediario."

Beh, ma Balena è risultato essere un attore fondamentale della vicenda.... così si può omettere di parlarne?

"Non ho però compreso le ragioni dell'arresto da te citato e soprattutto dell'assenza in quei luoghi degli altri soggetti che avevano la disponibilità dei quadri."

Beh. stando a quanto riporta Balena nell'intervista, l'antiquario sarebbe stato in un primo momento "mollato" dalle autorità italiane. Mai poi, a quanto pare, Savoldellii disse a Marty che era un "suo uomo", facendolo scarcerare.

Su questo specifico punto, @@elledi potrebbe forse spiegarci cosa può essere successo.

"Certo si potrebbe pensare che "Dare moneta, vedere quadri". Ma allora perché quell'intervento (polizia Svizzera, carabinieri etc.): sarebbe stato sufficiente una telefonata. E se la telefonata c'è stata, perché l'arresto e la richiesta di garanzie alla autoritá italiana."

Anche su questo @@elledi potrà darci un Suo parere. Io un'idea su cosa può essere successo ce l'ho, ma aspettiamo di sentire che ne pensa Lui....

"Non è chiarita la sua effettiva funzione: è un intermediario che interviene dopo e su richiesta degli inquirenti o li aiuta anche a rintracciare i detentori svizzeri."

Stando all'intervista resa alla TV, Balena fu colui che mise dapprima sulla giusta pista gli inquirenti, che tenne poi i contatti con almeno un emissario della banda e che prese infine in carico i dipinti a Locarno, consegnandoli subito dopo ai CC.

Forse viene obliterato volutamente perchè....sapeva troppe cose "scomode" sulla brillante operazione?

Peccato che non possiamo più sentire la sua versione completa.

http://www.romagnanoi.it/news/rimini/1211162/E--Morto-Maurizio-Balena-.html

Saluti.
M.

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