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Cesare Augusto

Vintage

Buona serata al Forum ed a voi tutti, spero fare cosa gradita trsmettervi la minuta presentata in una piacevole riunione tenutasi di recente in Toscana nella "Villa Borbone" di Viareggio; ultima proprietà sino al 1900 degli Asburgo Lorena.

Con un caro saluto da parte di nonno Cesare.

“VINTAGE”

 

La recente mostra sull’opera di Viani e del  suo tempo, che si è tenuta da poco a Villa Argentina in Viareggio è stata l’atto scatenante per una riflessione sulla monetazione, non proprio antica; ma neppure troppo recente: “Vintage” appunto.

La prima guerra mondiale ha rappresentato  una bandierina nello slalom speciale della Storia ed ha portato un cambiamento epocale tra i popoli dell’Orbe Terraqueo.

Per la prima volta dal cielo sono piovute micidiali granate; per la prima volta una nave usciva dalla fantasia di “ GiulioVerne” per navigare insidiosamente sotto le onde; per la prima volta i fucili a ripetizione: le mitragliatrici, dai “Nidi di vespe” falcidiavano l’assalto dei fanti; per la prima volta la chimica dava di sé l’immagine peggiore.

Comparve il “Carro armato” non era proprio quello dell’immaginario collettivo attuale; ma un trattore dove il conducente era protetto da una lamiera di ferro e su cui era stato montato un cannone; l’idea venne  a W. Churchill che sequestrati i veicoli agrari, oramai inservibili in territorio di Francia, li trasformò in soggetti d’offesa semoventi e fu un successo.

La cavalleria; la nobile cavalleria pesante, da secoli risolutiva arma vincente nelle battaglie, per la prima volta fallì il suo compito; la guerra di trincea la rese inutile.

Tre Imperi, i tre più importanti imperi che il secolo decimo ottavo aveva forgiato, sparirono dal palcoscenico della storia: Il grande Impero dei Romanov  si sciolse come la neve al sole in una triste giornata di ottobre.

Alla fine del primo conflitto mondiale un altro Impero chiuse la “Sublime Porta”  per forse mai più riaprirla.

L’11 Novembre del 1918  l’Imperatore Carlo firmava il messaggio ai suoi popoli, rinunziando a qualsiasi partecipazione agli affari di Stato e dalle ceneri dell’Impero Austro-Ungarico nacquero: Un Regno nella penisola  mediterranea ( era in realtà già nato prima ad opera di un Re massone e di un avventuriero, con la complicità del Re di Francia. Napoleone III ); la nuova Repubblica della Cecoslovacchia; la Polonia, risorta; Il Regno di Romania e quello dei: Serbi, Croati e Sloveni ( Chiamato ufficialmente Jugoslavia solo nel 1929); il Regno di Ungheria, ridotto ad un terzo della sua estensione ed una repubblica d’Austria ormai quasi completamente “Tedescalizzata”

Dunque l’Europa c’era già, anteriore al primo conflitto mondiale, il “sogno pindarico” del nazionalismo l’aveva frantumata per poi ricomporla un’ottantina d’anni dopo in chiave “Tedesca”

 

Il “sogno pindarico” era sorto in Francia alla fine del 18° secolo ed aveva ben presto  indossato il cappello frigio della “Rivoluzione” culturale prima, violenta ed irrefrenabile poi.

Nello spazio temporale tra questi due eventi di portata mondiale  il mondo della numismatica ha subito un profondo, radicale, cambiamento   e se la moneta aveva ritrovato, alla fine del 1700  il suo valore unitario di ricchezza tangibile, poco dopo la fine della  prima guerra mondiale, con il divenire fiduciaria, aveva perduto la peculiarità con la quale era sorta nel lontano 7° secolo A.Ch. o forse prima, con il comparire delle prime pseudo monete.

Non v’è dubbio alcuno che per molti secoli, prima dell’invenzione della moneta, gli scambi di merce avvenissero attraverso il baratto: puro e semplice .

Nei primi contatti sociali tra gli uomini infatti l’acquisizione o la cessione dei beni, quando non forzata, era regolata dallo scambio:

“Ho due polli, tu hai due otri di vino, dammi un otre, ti do un pollo e siamo più contenti tutti e due.”

Detto così è troppo bello, di una semplicità che rasenta il semplicismo e le cose non dovevano andare proprio così; occorreva valutare l’entità del bene ceduto nei confronti di quello acquisito sì che i valori fossero il più possibile equivalenti.

Vero è che poter ricorrere, per lo scambio di merci, ad un bene comune che rappresentasse:

  • Certo valore intrinseco
  • Elevato, rispetto al/ai beni oggetto dello scambio
  • Divisibile in modo da potersi avvicinare il più possibile all’equità

facilitava il problema; se non la moneta era nato il concetto in fieri, della moneta stessa.

Il collegamento della moneta con la tradizione agricolo pastorale lo ritroviamo nel nome che vari popoli hanno successivamente  dato a questo oggetto primario di scambio: “Pecunia” da Pecus ovvero pecora, per i latini; “Fee” da Foraggio per gli inglesi e dalla stessa radice: “Vieh”  per i tedeschi.

Per gli indiani “Ripia” deriva dal Sanscritto ed il significato è: “Bestiame”

Il passo successivo di questo primordiale metodo di scambio fu il tentativo di semplificare le transazioni commerciali sostituendo il possesso del bue o delle pecore con elementi più maneggevoli cui veniva arbitrariamente attribuito un valore equivalente.

 

 

 

 

Il raggiungimento di questo stato transizionale, nello sviluppo del commercio è stato mirabilmente descritto da Aristotele: “ Il commercio ricavò beneficio dalla acquisizione di merci che scarseggiavano nello stato  e dall’esportazione di quelle risorse che erano in eccesso, per questi scambi si rese necessario ricorrere ad una valuta. Dato che il baratto in natura non era facile si scelse, di comune accordo, di dare ed accettare di ricevere oggetti più facilmente maneggiabili. Questi oggetti erano inizialmente costituiti da pezzi di Ferro od Argento, valutabili a peso e successivamente su di essi vennero riportati dei segni che ne indicavano e garantivano il valore”

Nella  Roma antica, al bue si era sostituita la verga di Rame e/o Bronzo  (legge delle dodici tavole) mentre nel Peloponneso gli Spartani si dice abbiano utilizzato il Ferro, successivamente altre città greche adottarono questo sistema per gli scambi commerciali.

Si osservi come la moneta sia comparsa inizialmente sulle coste bagnate dall’Egeo, mare ricco di  isole che  raccordano le coste greche con le asiatiche .

 Le caratteristiche geografiche che contraddistinguono la penisola Ellenica sono: la presenza di numerose montagne e l’esteso sviluppo delle sue coste.

Numerose baie incidono profondamente la costa mentre lunghi e stretti promontori si proiettano ovunque nel mare dando origine ad una quantità di costa tale che non ha riscontro in nessun altro paese del Sud Europa.

Molti sono i porti eccellenti ed il mare non presenta soverchi pericoli, oltretutto appena oltre la costa, come già detto, si trovano numerose isole fertili e di inaudita bellezza; la natura ha fatto di tutto perché la gente di qui scegliesse la via del mare e coltivasse le arti proprie della navigazione e del commercio.

La comunicazione tra le varie parti del paese è più breve e più facile per via mare che non attraverso la terra emersa che è ricca di catene montane intersecantesi tra loro in tutte le direzioni e che sono per lo più elevate e scoscese, superabili solo attraverso rari passi spesso in inverno bloccati per la neve.

Poche, scarsamente estese, le zone pianeggianti e sostanzialmente povero e sassoso il terreno che permette lo sviluppo di: Fichi, olivo e vite tutte coltivazioni che solo acconsentono terreni di scarsa fertilità; i cereali si dovevano importare mentre le esportazioni erano costituite dai raffinati prodotti dell’industria greca.

 

 

 

 

 

Va da sé che i contatti commerciali privilegiarono l’ opposta sponda asiatica dell’Egeo ed i territori che su quel mare si affacciano.

 

 

 

Il valore intrinseco certo e più elevato, rispetto alle altre merci,  era ed ancor oggi in altra misura, è rappresentato dal biondo metallo, oggetto del desiderio di gran parte dell’umanità… con il quale è possibile acquistare ogni altro bene terreno: vegetale, animale o cosa inanimata che sia.

Operarne la divisibilità non era un problema, almeno sin dal tempo degli Egizi i quali già 2.000 anni prima della nascita di Nostro Signore, utilizzavano uno strumento, a noi noto come: Bilancia  sul cui piatto  si poneva il biondo metallo e se ne ricavava un peso.

Solo Oro od anche Argento ? Certo anche l’Argento fu standard per gli scambi commerciali e per passare dall’Oro all’Argento non era poi così complicato:

 Oro = Sole; Argento = Luna e visto che ad un ciclo solare corrispondono 13,3 cicli lunari perché la stessa cosa non poteva valere per i metalli?  Per controbilanciare il valore di 1 Kg d’Oro erano pertanto necessari 13,3 Kg di Argento.

 

Per transazioni di modesta entità non si faceva ricorso alla bilancia; ma  si utilizzavano piccoli pezzi di metallo, con peso predeterminato garantito dai mercanti stessi, com’è il caso delle “Punk marched” dell’India  ovvero dagli Dei protettori delle città emittenti ed è questo il caso delle città greche dove Giove; Apollo; Venere ed un po’ tutti i personaggi dell’Olimpo  la fanno da padroni.

Per gli Asiatici è lo stesso “Re dei Re” che compare con lancia od arco e frecce sul “Darico” d’Oro; sullo “Statere” d’Argento e sulla “Dracma”

Quest’ultima moneta durerà a lungo affiancata dalla “Dracma Partica” in Oriente e dal “Denaro” nell’Occidente romano.

Tutto questo per ricordarci che ai primordi la moneta aveva un suo valore intrinseco costituito dal peso del metallo nobile che conteneva e continuò ad averlo sin quando ne furono garanti i “Grandi Imperi”

Nel terzo secolo della nostra era le città della Grecia erano oramai confluite nell’egida di Roma che a sua volta, dopo il periodo della ”Anarchia militare” anni di storia travagliati in cui gli imperatori si susseguirono un dopo l’altro al ritmo di quasi uno all’anno, non presentava più la stessa stabilità dell’Impero dei “Cesari”

 Dal 235D.Ch. al 284 A.D. anno che segnò l’ascesa al potere di Diocleziano: si contano 47 imperatori…in 49 anni…ci si avvicinava al declino.

In Asia l’Impero Persiano  era stato conquistato nel 3° secolo A.Ch. da Alessandro Magno e dopo la sua scomparsa, i Parti erano assurti a potenza dominatrice; ma nel terzo secolo dell’Era Cristiana anche la loro parabola storica si concluse .

La moneta visse il triste periodo dell’età di mezzo; l’Oro e l’Argento, quasi spariti avevano lasciato il campo al più vile Rame o Bronzo…quando c’era ed aveva perduto la sua peculiarità di valore intrinseco per gli scambi commerciali che in molti casi erano tornati a servirsi del  “Baratto”

Il fiorire, nell’Occidente europeo, di tante forme di scambio fece sorgere, nell’anno 800 del Signore, la necessità di unificare pesi e misure e l’allora imperatore dei Franchi: Carlo Magno mise mano al progetto del riordino…”Ut  misurae et pondera equalia sint et Justa”

Nacque  la “Lira”; moneta di conto costituita  da 20 Soldi d’Argento ognuno dei quali  era composto da dodici “Denari” pur’essi d’Argento.

Sembrava così che ordine fosse stato messo; ma non si tenne conto del fatto che le “Zecche” erano autorizzate dall’Imperatore e con il decadere dell’autorità del potere centrale ogni città, ogni principe, imponeva sulla moneta il proprio stemma, il proprio sigillo e fors’anche un proprio valore.

Si dovette attendere la ripresa economica dovuta agli scambi commerciali delle “Repubbliche marinare” per tornare a veder circolare grosse monete d’Argento e d’Oro: Il “Fiorino” ; il “Genovino”; lo “Zecchino”

Con la scoperta delle miniere d’Argento in Austria fu la volta del “Tallero”  da cui il non meno famoso “Dollaro Statunitense” e così via per tutto il cinquecento; il seicento ed il settecento… a base di “Testoni”; “Ducatoni”  e “Scudi”

Alla fine del 18° secolo non si poteva parlare di un vero sistema monetario; ogni Stato emetteva un numero indefinito di monete cui attribuiva valore rispetto ad una o più unità teoriche, variabili nel tempo e nello spazio geografico

Retaggio  di un batter moneta considerato “Diritto Regale” attribuito dalla sovranità e mercè di Principi, Governanti e Stati Sovrani che emettevano moneta a proprio uso e capriccio tanto  da produrre una infinità  di divise diverse.

 In un siffatto stato di divisione tra i popoli e diversità tra le monete il commercio ne risentì al punto tale che…

Il giorno otto del mese di Maggio del 1790, in piena rivoluzione francese, l’Assemblea Nazionale deliberò che il Re di Francia, su proposta di Talleyrand, dovesse scrivere a S. Maestà Britannica e pregarla d’impegnare il Parlamento d’Inghilterra a concorrere con l’Assemblea Nazionale Francese per stabilire l’unità naturale delle misure e dei pesi.

Il silenzio del Regno Unito, ancora memore dell’intervento francese in America costrinse Luigi XVI ad accollarsi interamente l’onere del progetto che vide all’opera: il torinese Lagrance, Di Borda, Mongè e Condorcét.

La quaranta milionesima   parte del meridiano terrestre fu presa, con il nome di “Metro” quale unità di misura lineare, con le conseguenti misure planari: “metro quadrato” e volumetriche: “metro cubo”.

Multipli e sottomultipli dell’unità venne stabilito che valessero dieci volte la misura direttamente superiore od inferiore.

Era nato il “Sistema Metrico Decimale” che venne adottato in Francia e nelle colonie il giorno sette del mese di Aprile dell’anno 1795; poco dopo fu adottato anche dai paesi della nostra penisola , come vedremo poi più nel dettaglio e nell’area europea da: Spagna, Portogallo, Svezia, Norvegia, Paesi Bassi e relative colonie, Belgio, Svizzera, Germania, Austria, Ungheria, Rumenia, Grecia, Turchia.

 Nel “Nuovo Mondo” da: Messico, Guatemala,Costarica, Columbia, Venezuela, Equatore, Perù, Chili, Repubblica Argentina, Uruguai e Brasile…un bel po’ d’ordine era stato fatto.

Ovviamente il sistema non si fermava alle misure lineari, planari e volumetriche; tempi ed angoli ebbero la loro unità di misura ed anche  il peso trovò nel “Grammo” la sua unità.

Era, il grammo, il peso di una massa d’acqua distillata con volume di un centimetro cubo, alla temperatura di 4° Centigradi in cui l’acqua presenta  massimo il rapporto: Peso/Volume.

Non ci si fermò qui e si prese in considerazione anche la moneta, oggetto della nostra  riflessione, il “Franco” o “Lira Italiana” fu l’unità di misura ed era rappresentato da un dischetto rotondo del peso di cinque grammi di cui: 4,5 grammi era di Argento fino e 0,5 grammi di Rame; indicato come Ag 900/1000

I sottomultipli erano costituiti da 10 decimi e 100 centesimi; per i multipli non si ritenne opportuna alcuna denominazione particolare.

Non desidero al momento entrare nella questione economica del rapporto tra: Valore intrinseco e Valore nominale della moneta, quello cioè indicato dalla Pubblica Amministrazione né su ciò che veniva indicato come “Biglione” ovvero a basso titolo di Argento prima, di Rame poi,  né tantomeno sul rapporto legale tra Oro ed Argento che abbiamo visto essere stato nell’antichità 1: 13,3 e che adesso veniva proposto ad 1: 15,5 mi pare invece doveroso riportare il panorama monetario degli Stati che occupavano l’area della nostra penisola :

  1. Prima dell’introduzione del sistema metrico decimale
  2. Prima dello scoppio del conflitto mondiale.
  3. Successivamente all’evento bellico de qua.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Situazione monetaria  prima dell’introduzione del sistema metrico decimale era dovuta a ben undici  Stati che rappresentavano il panorama politico del territorio geografico che caratterizzava la penisola   prima del 1795.

  1. Regno di Sardegna: comprendente oltre l’isola di Sardegna, il Piemonte con le contee di Savoia, Oneglia e Nizza; sotto il Re Vittorio Amedeo 3° di Savoia, con 2.800.000abitanti censiti sulla terraferma e 450.000 in Sardegna.
  2. Repubblica di Genova: con una popolazione di 600.000 abitanti.
  3. Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla: con i principati di Sabbioneta e Bozzolo per una popolazione valutata in 335.000 abitanti; sotto il ramo cadetto dei Borbone di Spagna con Ferdinando 1° che aveva sposato Maria Amalia di Asburgo.
  4. Ducato di Milano: Sotto l’Austria assieme al Ducato di Mantova ed i Principati di Castigliane e Solferino; esclusa la Valtellina e Chiavenna dove esercitavano ancora la signoria i Grigioni; popolazione  stimata in 1.130.000 abitanti.
  5. Ducato di Modena e Reggio, compreso il Principato di Massa e Carrara pervenuto agli Este con le nozze di Maria Cybo Malaspina ed Ercole 3° all’epoca reggente della Casa d’Este: Popolazione 330.000 abitanti.
  6. Repubblica di Venezia, compreso il territorio di Bergamo e Crema oltre all’Istria ed alla Dalmazia: abitanti 5.000.000.
  7. Repubblica di Lucca: 120.000 abitanti.
  8. Principato di Piombino:  sotto la famiglia Boncompagni con 5.000 abitanti.
  9. Granducato di Toscana: sotto Ferdinando 3° di Lorena con 1.000.000 di abitanti.
  10. Stato Pontificio: Dal Po al Tronto ed al Garigliano con Benevento e Pontecorvo, sotto Papa Pio 6°; abitanti valutati in 2.500.000.
  11. Regno delle due Sicilie: comprensivo oltre all’isola di Sicilia, dello Stato dei Presidi in Toscana e della parte meridionale della penisola a Sud dello Stato Pontificio, sotto Ferdinando 4° di Borbone; popolazione valutata in 5.000.000 di abitanti sul continente ed 1.000.000 sull’isola.

 

 

 

 

 

         Fedele a quanto a suo tempo stabilito da Carlo Magno la monetazione si basava sulla suddivisione della Lira in 20 Soldi e 240 Denari.

         Ad esempio, per quanto riguarda il Regno di Sardegna, che andrà poi a conquistare la maggior parte degli altri Stati della penisola, eccetto il Granducato di Toscana che si offrirà graziosamente ai Savoia attraverso un discutibile primo “Plebiscito” che vide alle urne il 4% circa della popolazione ed un secondo, svoltosi il 12Marzo del 1860, per aventi diritto a suffragio universale.

I risultati furono favorevoli all’annessione del Granducato di Toscana al Regno di Sardegna con 366.571 voti su 386.445 votanti; 14.925 espressero fedeltà al Granduca; 4.949 i voti nulli.

Il 22 Marzo Vittorio Emanuele 2° Re di Sardegna accettava l’annessione del Granducato al Regno Sabaudo.

Sulla validità del Referendum lasciamo a chi lo desidera lo studio delle carte dell’epoca  sottolineo solamente il fatto che prima della partenza da Firenze del Granduca Leopoldo 2° di Toscana, avvenuta il  27 Aprile dell’anno 1859, il Barone Bettino Ricasoli, promotore del processo rivoluzionario di annessione, non si sa bene da chi autorizzato, visto che ancora non esisteva un governo provvisorio, si era recato a Torino ad incontrare il Conte di Cavour per concedergli un accordo militare oltre che un governatore: era l’atto di consegna del Paese ad un altro Stato.

Dopo la partenza del Granduca si arrivò ad offrire la dittatura a Re del Piemonte: Vittorio Emanuele 2° ; bontà sua, il giorno 30 di Aprile  di quello stesso anno rifiutò.

Anche questo è da considerare  come un atto individuale e rivoluzionario dal momento che il governo provvisorio non era in possesso di un mandato.

Per tornare all’oggetto della ns. riflessione dopo questa breve, amara parentesi storica, vediamo quale caotico quadro presentava la monetazione negli Stati della penisola a cominciare appunto dal Regno di Sardegna.

Il giorno 12 del mese di Febbraio del 1755 Carlo Emanuele 3° riordinava la monetazione sulla base del “Marco” di 245,926 grammi, calcolato in 8 Once ciascuna del peso di 30,742 Denari.

Ad ogni Oncia corrispondevano 24 Denari del peso di 1,281 grammi ciascuno.

Ogni Denaro era costituito da 24 Grani del peso di 0,053 grammi ciascuno.

Il Grano era a sua volta costituito da 24 granotti di 0,002208 grammi.

 

 

 

 

         Diversa la base monetaria per Genova che si imperniava sulla Libbra di 317,09526 grammi divisa in 12 Once ciascuna del peso di 26,425 grammi.

L’Oncia era a sua volta costituita da 24 Denari del peso di 1,101 grammi ciascuno.

Il Denaro si ripartiva in 12 Grani del peso di 0,046 grammi ciascuno.

Nel Ducato di: Parma, Piacenza e Guastalla. Si faceva riferimento, nel 1789, sotto Ferdinando 1° di Borbone, sposo di Maria Antonia d’Asburgo, al “Marco di Milano” di 235,033 grammi costituto da 8 Once ciascuna del peso di 20,370 grammi.

L’Oncia era a sua volta costituita da 24 Denari del peso di 1,224 grammi ciascuno.

Il Denaro si ripartiva in 12 Grani del peso di 0,051 grammi ciascuno.

 

Nel Ducato di Milano e Mantova Giuseppe 2° con editto del 25 Gennaio 1786 riformava la monetazione sulla base del “Marco di Zecca” di 235,033 grammi, diviso in 8 once da 29,379 grammi cadauna.

L’Oncia era a sua volta costituita da 24 Denari del peso di 1,224 grammi ciascuno.

Il Denaro si ripartiva in 12 Grani del peso di 0,051 grammi ciascuno.

 

Il Ducato di Modena e Reggio era all’epoca governato da Ercole Rinaldo 3° della casa  d’Este che aveva sposato Maria Beatrice Cybo Malaspina  di Lunigiana aggiungendo così ai suoi domini la città di Massa.

La base monetale è quella  del “Marco di Zecca” di 235,033 grammi, diviso in 8 once da 29,379 grammi cadauna.

L’Oncia era a sua volta costituita da 24 Denari del peso di 1,224 grammi ciascuno.

Il Denaro si ripartiva in 12 Grani del peso di 0,051 grammi ciascuno.

 

L’Ordinamento monetario del 12 marzo 1772  prevedeva, nella Serenissima Repubblica di Venezia, che la monetazione fosse fatta sulla base del “Marco” da 238,544 grammi, formato da 8 Once ciascuna delle quali del peso di 29,818 grammi.

Ciascun Oncia era divisa in 144 Carati da 0,207 grammi ciascuno ed il Carato era a sua volta diviso in 4 Grani da 0,052 grammi.

Per quanto attiene al titolo, il massimo era costituito da 1.154 Carati, ciascuno d’essi del valore di 4 Grani.

 

 

 

 

 

Nel 1789  il Granducato di Toscana  basava il corso legale delle  sue monete sul valore della Libbra al peso di 339,510 grammi, suddivisa in 12 Once da 28,292 grammi cadauna ed ogni Oncia era a sua volta costituita da 24 Denari del peso di 1,179 grammi.

Ciascun denaro era costituito da 24 Grani di 0,049 grammi.

Il titolo delle monete si valutava, per l’Oro, in 24 Carati divisi in 8 Parti (Ottavi) mentre per l’Argento la base era di 12 Once divise in 24 Denari.

Il Principato di Piombino non aveva all’epoca una sua particolare moneta si avvaleva pertanto della monetazione  circolante nel Granducato di Toscana.

 

 

Repubblica di Lucca, ultimo aristocratico residuo di organismo politico del periodo comunale.

Zecca molto antica che nel periodo coniava sul piede della Libbra Fiorentina di 337,720  grammi, divisa in 12 Once da 28,148 grammi ciascuna.

L’Oncia si divideva in 24 Denari del peso di 1,173 grammi; il Denaro a sua volta era costituito da 24 Grani da 0,049 grammi cadauno.

Il titolo per l’oro era di 24 Carati, ciascuno dei quali era diviso in 24 Grani a loro volta ripartiti in 24 Parti.

Per l’Argento il titolo si calcolava a 12 Once, divise in 24 Denari, a loro volta divisi in 24 Grani.

 

Per quanto riguarda lo Stato Pontificio si deve osservare come la particolare cura  posta nella realizzazione delle moneta ponesse quest’ultima nella condizione di rappresentare, in tutta la sua magneficenza, l’opera dei Pontefici, esaltandone i contenuti ed è per questo che veniva tolta spesso dalla circolazione,  e tesaurizzata quale ”Medaglia” contravvenendo così all’uso primigenio di mezzo di scambio.

Quattro erano i centri principali in cui la monetazione pontificia trovava la sua origine: Ancona; Bologna; Ferrara e naturalmente Roma.

Ad Ancona la base era sullo Scudo da 20 Soldi di 240 Denari; lo Scudo era costituito da 10 Paoli; ogni Paolo da 10 Baiocchi od 8 Bolognini.

A Bologna  era invece la Lira di 20 Soldi da 240 Denari che era alla base del sistema monetario e 5 Lire costituivano lo Scudo; ogni Scudo valeva 10 Paoli o 100 Soldi ( Baiocchi o Bolognini); ma anche 500 Quattrini ovvero 1.200 Denari.

 

Nel Regno delle Due Sicilie esistevano due sistemi monetari separati, a Napoli ci si basava sulla libbra di 320,759 grammi, divisa in 12 Once da 26,730 grammi cadauna; l’Oncia era costituita da 30 Trappesi del peso di 0,891 grammi ed il Trappese era diviso in 20 acini ciascuno dei quali pesava 0,0445 grammi.

In Sicilia, a Palermo, la Libbra era del peso di 317,368 grammi divisa in 12 Once, ciascuna formata da 30 Trappesi ed il Trappese era qui costituito da 20 Cocci o Denari.

A Napoli si contava in Ducati di 10 Carlini ciascuno ed un carlino era formato da 100 Grani ed un Grano da 12 Cavalli.

In Sicilia  20 Grani corrispondevano  a 5 Tarì.

Il Tarì di Napoli equivaleva a 2 Carlini di Napoli  o 2 Tarì di Sicilia.

Era necessaria tutta la pantomina appena fatta sulla monetazione precedente l’introduzione del sistema metrico decimale? Forse se ne poteva fare a meno visto che già avevamo accennato alla grande quantità di tipologie circolanti ed alla diversità del loro valore da paese a paese; ma anche da base monetaria  a base monetaria, tuttavia ho ritenuto necessario inserirla e successivamente ampliarla nell’appendice n° 1 principalmente per due motivi.

 Il primo,  per rendere tangibile l’idea di quale confusione regnasse nella monetazione; trovarsi di fronte alla lista sopra riportata dà in modo chiaro il senso delle diversità monetarie presenti sul mercato e si badi bene ho qui considerato solo i paesi presenti nell’area geografica della penisola in cui viviamo tralasciando completamente il resto d’Europa, le colonie ed il “Nuovo Mondo”  non solo, mi sono limitato alla moneta, del resto oggetto di questo intervento; ma anche nel settore delle misure e dei pesi il marasma era notevole…la conoscenza della “Metrologia” era all’epoca ancor più fondamentale di quanto non lo sia oggi.

Il secondo motivo è legato alla speranza che alcuno trovi interesse a questa branca della scienza che abbiamo visto coinvolge pesantemente la storia; ma anche:  tecnologia, usi, costumi, religiosità dei popoli e tante altre espressioni del vivere umano.

L’aver riportato, almeno a grandi linee la lista delle emissioni monetarie  del periodo intercorso tra la Rivoluzione Francese ed il primo conflitto mondiale  spero possa diventare, per alcuno, una base su cui iniziare una collezione di monete od uno studio più approfondito ed il Circolo Filatelico Numismatico intitolato a Giacomo Puccini si propone come  luogo di incontro per scambiarci idee, opinioni e conoscenze sul tema appunto della numismatica e non solo.

         Tornando al percorso storico intrapreso, gli Stati della penisola diverranno nove con la restaurazione del 1815, successiva alla parentesi napoleonica, per effetto dell’acquisizione della Repubblica di Genova da parte del Regno di Sardegna e l’inserimento della Repubblica di Lucca nel Granducato di Toscana che dal Regno delle Due Sicilie acquisì anche lo Stato dei Presidi, vera e propria enclave nella zona dell’attuale città di Follonica e Scarlino.

         La base monetaria decimale, inserita con la Rivoluzione Francese,  ovviamente ebbe un ritorno ai vecchi sistemi dopo la Restaurazione; ma ben presto dopo i moti degli anni 20 e 30 il Sistema metrico Decimale tornò in auge e divenne comune in quasi tutti gli Stati della penisola.

          Il 19° secolo è improntato, almeno a partire dagli anni venti, dalla massiva attività  di casa Savoia  che si concluderà  negli anni sessanta con l’acquisizione di tutto o quasi il territorio della penisola.

         Alla fine del “700” era Re del Piemonte: Vittorio Amedeo 3° cui successe il primogenito: Carlo Emanuele  4° che salì al trono nell’ottobre del 1796; aveva sposato Maria Clotilde di Valois, sorella del Re di Francia Luigi 16° ma non aveva vocazione alcuna per il ruolo toccatogli in sorte, era tuttavia rassegnato a sacrificarsi ai doveri dinastici e passerà la vita  tra infermità di vario genere: era uomo di salute cagionevole, gracile e pessimista.

Sognava una vita semplice e serena e si ritrovò nella bufera della Rivoluzione Francese  ad affrontare guerre e sconfitte ed alla fine la prepotenza dei francesi che occuparono il Piemonte, lo costringerà a ritirarsi  in Sardegna; in ultimo l’abdicazione scelta come una liberazione e la morte, nel 1796,  lontano dalla patria, in preda a crisi mistiche, nel convento dei gesuiti di S. Andrea al Quirinale.

Con una discendenza di dodici figli ( si veda l’allegato N° 4) sembrava lecito pensare che la dinastia non avrebbe  dovuto subire imprevedibili sussulti nella successione di Casa Savoia , al contrario proprio a conclusione dell’iter dinastico di questi dodici figli, il ramo diretto dei Savoia si estinse e passò ai collaterali: Ai Carignano con Carlo Alberto.

Prima di parlare di questo principe si deve tuttavia ricordare il successore e fratello di Carlo Emanuele 4°: Vittorio Emanuele 1°

Con lui i quindici  anni dell’epopea napoleonica sembrano scomparire nel nulla; pretendeva che a corte si portasse ancora il cappello a tricorno, la parrucca incipriata e lo spadino e che le dame si vestissero con la crinolina.

 

 

 

Ristabilito il regime, cancellata ogni forma di progresso che il periodo napoleonico aveva  portato con sé non restava che un paese al collasso che pagava i lunghi anni di guerra con una  grave crisi economica, le campagne devastate, la carestia incombente ed il bestiame necessario all’agricoltura ridotto a poca cosa dopo le requisizioni per le necessità dell’esercito.

Cominciarono gli studenti che la sera dell’11 Gennaio 1821e con  una chiassata a teatro costituirono il “Casus belli” della rivolta.

Il principe Carlo Alberto si dice fosse amico dei progressisti; ma quando giunse il momento in cui si doveva prendere una decisione e schierarsi da una parte o dall’altra, diviso da sentimenti opposti, non seppe prendere una decisione; “Re tentenna” lo chiamò Giusti ed “Italo Amleto” lo bollò il Carducci.

Vittorio Emanuele 1° risvegliato bruscamente dal suo sogno settecentesco abdicò  e nominò reggente il Carignano.

Carlo Alberto concesse alla piazza l’agognata Costituzione Spagnola che  “massoni” e “carbonari” richiedevano a gran voce dopo che già era stata strappata al Re di Napoli.

Questo principe era figlio di Carlo Emanuele di Carignano, ufficiale dell’esercito francese, già in sospetto tra i Savoia d’esser “Giacobino” ed aveva sposato Albertina di Sassonia.

Carlo Emanuele morì giovane: A trent’anni e la povera Albertina ebbe il suo daffare per sopravvivere dignitosamente  cercando di recuperare le sostanze che le erano state requisite in Piemonte dai francesi.

Carlo Albero crebbe affidato alle cure di un vecchio cameriere ed ebbe come compagni i “ragazzi di strada” i piccoli amici di caseggiato, figli di borghesi e bottegai, di militari e funzionari napoleonici; si spiega così l’amicizia verso i progressisti come il Santarosa .

Fu recuperato alla dinastia, dopo la scomparsa prematura degli altri figli di Vittorio Amedeo 3°: Amedeo Alessandro Maria morì il 29 Aprile del 1755; Maurizio Giuseppe Maria, Duca del Monferrato, il giorno due del mese di Settembre del 1799 anche Giuseppe Placido Benedetto, Conte di Moriana, era prematuramente scomparso.

Per sopperire al carattere decisamente insofferente  del giovane verso l’ancien regime lo si accasa sperando che con il matrimonio giunga una più rassegnata maturità.

 La prescelta sarà Maria Teresa d’Asburgo Lorena, figlia del Granduca Ferdinando 3° di Toscana ed è proprio in Toscana che lo esilierà Carlo Felice subentrato a Vittorio Emanuele 1° dopo la sua abdicazione.

 

Si narra di questo periodo una strana storia; nella villa di Poggio Imperiale dove viveva la famiglia di Carlo Alberto accadde che in una calda estate la balia, per allontanare le zanzare che infastidivano il piccolo principe, figlio di Carlo Alberto, non trovò di meglio che bruciar loro le ali con una candela.

Destino volle che la zanzariera di tulle prese fuoco; la povera donna fu avvolta dalle fiamme e dopo una settimana di dolorosa agonia morì; anche la culla bruciò quasi completamente; ma stranamente il bimbo non ebbe a risentire di danno alcuno tuttavia voci di corridoio insinuarono che anche la creatura avesse fatto una brutta fine ed in quel frangente, pensando alla successione, si cercò di sostituire il piccolo principe con un altro bambino della stessa età.

Dopo qualche affannosa ricerca fu trovato; il macellaio di Poggio Imperiale, certo Tanaca, aveva da poco avuto un figlio che aveva la stessa età del principe ed  accettò , dietro ricompensa di una lauta pensione decennale, poi tramutata a vita, di concedere il proprio figlio al Carignano…Chiacchere? Forse si; ma nientemeno che Massimo d’Azelio, futuro primo ministro, garantì che si trattava della verità cosicchè colui che entrò nella storia come: Vittorio Emanuele 2°, primo sovrano Sabaudo di una Patria unificata, sarebbe stato il figlio di un beccaio fiorentino cui un destino rocambolesco aveva regalato la corona di Re; ma si sa, il d’Azelio è stato anche un romanziere.

Avvalora tuttavia  il sospetto la totale mancanza di somiglianza dal genitore; alto e slanciato quest’ultimo, svettante oltre i due metri, più tarchiato il figlio e la differenza netta: Nel carattere, nei gusti, nelle abitudini, nel temperamento.

Carlo Felice avrebbe voluto escludere il Carignano dalla successione; ma su consiglio del Metternich fu costretto a rivedere la sua posizione  “ob torto collo ” ed accettare che il giovane si redimesse andando a combattere in Spagna contri i liberali ed i costituzionalisti e qui il principe si ricoprì di gloria al Trocadero, ultima fortezza di Cadice rimasta in mano ai ribelli.

Si giunse così agli anni trenta e con la morte di Carlo Felice il giovane Carlo Alberto salì finalmente al trono; “ Signori in questo momento noi seppelliamo la monarchia” disse al funerale del Re…Chissà cosa voleva dire?... Profetico?

Il mutevole Carignano, oramai Re, mostrò in quegli anni particolare zelo reazionario nel reprimere le aspirazioni liberali tanto che dalla stessa Austria arrivò l’invito alla moderazione.

 

 

 

 

 

Negli anni quaranta i rapporti con l’Impero Austro Ungarico si fecero tesi per motivi economici  ed ancora una volta  Carlo Alberto passò all’altra sponda e si fece paladino delle idee liberali: Ritorno ai vecchi amori e piuttosto il desiderio di ingrandire il regno con la conquista della Lombardia e chissà forse di altre regioni?

Il panorama politico nella penisola era mutato e nel 1848 il  Regno delle due Sicilie; Toscana; Stato Pontificio erano in fermento, Carlo Alberto pervaso del nuovo sentimento di libertà, concesse lo “Statuto” e marciò contro l’Austria.

Sul campo fu l’esercito guidato da Radetzki ad avere la meglio e nel 49’ si ebbero le dimissioni del Re e l’ascesa al potere di Vittorio Emanuele  2°

Radetzki fu generoso con il nuovo sovrano che aveva del resto tenuto a battesimo ed al cui matrimonio  con la figlia del Vicerè del Lombardo Veneto: Arciduca Ranieri e la sorella di Carlo Alberto: Elisabetta di Carignano,  era stato “Invitato d’onore”

Sopraggiunsero poi gli anni sessanta e con l’aiuto della Francia Vittorio Emanuele 2° riuscì ad ampliare il regno, Radetzki era già morto, e successivamente con i referendum di Emilia Romagna, Toscana e l’avventura dei “Mille” dopo l’incontro di Teano, il nuovo sovrano si trovò Re di una Patria che comprendeva quasi per intero la Penisola mediterranea; nella nuova situazione unificò la moneta, si veda quanto riportato  nell’appendice n° 2

Sino a qui, a parte l’accorpamento in un “unicum “ delle varie tipologie, il sistema era ancora basato sul valore reale della moneta, garantito dalle riserve auree dello Stato, bisognerà attendere, come già accennato alla prima guerra mondiale perché subentri il concetto di  Valore nominale o Legale della moneta.

Non è più il valore intrinseco del metallo prezioso contenuto nel dischetto metallico che dà valore alla moneta; ma il nominale che su di essa è inciso, legalmente attribuitogli dallo Stato emittente e per avere una idea precisa di ciò che comportò abbiamo riportato nell’allegato n° 3 le caratteristiche della Lira a partire da quel mitico 1862 sino al 1962.

In poco più di 100 anni si è passati da un dischetto di Argento con titolo 900 millesimi ad uno di 0,625 gr. in Alluminio che contenente il 3,5%  di Magnesio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per concludere questa breve rassega alcune osservazioni:

  1. Sin dalla sua nascita la moneta ha rappresentato un bene con valore intrinseco  elevato (Oro ed Argento), proponendosi come oggetto di interposizione tra i beni scambiati in precedenza attraverso il baratto.
  2. Per questa sua caratteristica di elevato valore intrinseco ha rappresentato un bene significativo della ricchezza: individuale e dello Stato; ma quando le condizioni di vita, in una civiltà, sono regresse anche la moneta ha presentato una veste dimessa, tanto dimessa da far tornare in uso il “Baratto” come nel travagliato periodo terminale dell’Impero Romano d’Occidente ed il successivo Medioevo.
  3. Dalla fine del 1700 agli inizi del 1900 abbiamo assistito alla trasformazione sostanziale della moneta; si è passati da una prima razionalizzazione delle varie forme monetali europee e mondiali,  all’istituzione del valore intrinseco certo: Sistema metrico Decimale; di poi si è assistito ad una ulteriore unificazione, nella seconda metà del 1800, sino a giungere al declassamento sostanziale del bene moneta quale dischetto di metallo vile con impresso un valore, non più sostenuto dal “Tesoro di Stato” ma legalmente imposto dai governi al potere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendice N° 1 Monetazione degli Stati della Penisola prima dell’introduzione del “Sistema Metrico Decimale”

Regno di Sardegna

Le monete  confezionate in: Oro al titolo di 21Carati e 18 Grani erano:

  • Doppia o Pistola da 24 lire al peso di 7 Denati, 12 Grani e 6 Granotti.
  • ½ Doppia da 12 Lire.
  • ¼ di Doppia da 6 Lire.

Le monete confezionate in Argento avevano titolo di 10 Denari e 21 Grani

  • Scudo da 6 Lire al peso di 7 Denari, 10 Grani e 28 Granotti
  • ½ Scudo da 3 Lire
  • ¼ di Scudo da 3 Lire
  • 1/8 di scudo da 0,75 Lire.

L’eroso era costituito da:

  • 7,6 Soldi
  • 2,6 Soldi
  • Soldo

Con il Rame era confezionata la moneta da 2 Denari.

Repubblica di Genova

Le monete  confezionate in Oro erano:

  • Doppia o Pistola da 24 Lire al peso di 6 Denari e 2. 2/3 Grani. Titolo 906/1000
  • ½ Doppia.
  • ¼ di Doppia
  • 2 Doppie
  • 4 Doppie
  • 5 Doppie
  • Genovino d’Oro da 100 Lire.
  • ½ Genovino
  • ¼ Genovino
  • 1/8 Genovino
  • Zecchino da 13 Lire e 10 Soldi al peso di 3 Denari e 4 Grani; Titolo 995/1000
  • ½ Zecchino

Le monete confezionate in Argento erano:

  • Scudo da 9 Lire e 10 Soldi al peso di 34 Denari.  Titolo 951/1000
  • Scudo leggero da 9 Lire al peso do 32 Denari e 3 Grani; Titolo 890/1000
  • Scudo di Banca da 5 Lire al peso di 18 Denari e 14 Gran; Titolo 916/1000
  • ½ Scudo; per ciascuno dei tre precedentemente enunciati
  • ¼  di Scudo; per ciascuno dei tre precedentemente enunciati
  • 1/8 di Scudo; per ciascuno dei tre precedentemente enunciati.
  • Madonnina  o Lira da 20 Soldi al peso di 8 Denari e 6 Grani; Titolo 833/1000
  • Doppia Madonnina da 40 Soldi
  • Giorgino da 25 Soldi al peso di 5 Denari e 5 Grani.
  • ½ Giorgino da 13 Soldi
  • Pezzo da 10 Soldi o mezza Madonnina.
  • 1/3 di Lira da 6 Soldi ed 8 Denari.

L’eroso prevedeva:

  •  Pezzo da 6 Soldi ed 8 Denari.
  • Pezzo da 4 Soldi o cavallotto ovvero. Doppia Parpagliola
  • Pezzo da 2 Soldi o Parpagliola
  • Pezza da 8 Denari.

In  Rame erano confezionate le monete da: 1; 2 e 4 Denari.

Ducato di Parma Piacenza e Guastalla

Le monete  confezionate in Oro erano:

  • Doppia o Pistola  al peso di 6 Denari e 3 Grani. Titolo 21 Carati e 18 Grani; per parma il valore era di 90 Lire; 75 Lire per Piacenza e 93 lire e Soldi 2 per Guastalla.
  • Zecchino al peso di 2 Denari e 20 Grani al titolo di 24 Carati e con valore dl Lire 45 per Parma; 37 Lire e 10 Soldi per Piacenza ed infine 46 Lire ed 11 Soldi per Guastalla.

Le monete confezionate in Argento erano:

  • Ducato al peso di 21 Denari, con valore di 21 Lire per Parma; 17 Lire e 10 Soldi per Piacenza; 21 Lire, 14 soldi e 6 Denari per Guastalla
  • ½ Ducato al peso di 10 Denari e 12 Grani per un valore di 10 Lire e 10 Soldi per Parma; 8 Lire e 15 Soldi per Piacenza; 10 Lire, 17 Soldi e 3 Denari per Guastalla.
  • 1/7 di Ducato o pezzo da 3 Lire, al peso di 3 Denari; valore di 3 Lire per Parma; 2 Lire e 10 Soldi per Piacenza; 3 Lire, 2 Soldi ed 1 Denaro per Guastalla.
  • 1/14 di Ducato o pezzo da 30 Soldi al peso di 1Denaro e 12 Grani; Valore per Parma di 1 Lira e 10 soldi; per Piacenza 1 Lira e 5 soldi; per Guastalla 1 Lira ed 11 Soldi.

Per quanto riguarda l’eroso i valori erano identici in tutte e tre le città e si contavano:

  • La Lira di Parma del valore appunto di 1 Lira.
  • Mezza Lira o pezzo da 10 Soldi.
  • Quarto di Lira o Cinquina o Parpagliola da 5 Soldi.
  • Buttalà o 10 Soldi o Cavallotto che a Piacenza aveva valore di 10 Soldi ed a Parma di 12 Soldi.
  • ½ Buttalà o mezzo cavallotto da 6 Soldi per Parma e 5 Soldi per Piacenza.

Con il Rame era confezionato il Sesino il cui valore era di 6 Denari.

Ducato di Milano e Mantova

Le monete  confezionate in Oro erano:

  • Sovrana da 13 Fiorini o 20 Kreutzer, al peso di 9 Denari ed 1 5/6  Grani con titolo di 21 ¾ Carati  per un valore di 45 Lire.
  • ½ Sovrana
  • Pistola o Doppia nuova di Milano al peso di 5 Denari e 3 11/24 Grani per un valore di 25 Lire e 3 Soldi.
  • Doppia pistola.
  • Pistola da quattro o Quadrupla.
  • Zecchino di Milano al peso di 2 Denari e 20 11/24 Grani con titolo di 24 Carati e valore di 15 Lire e 4 Soldi.
  • Doppio Zecchino
  • Ongaro o Kremnitz al peso di 2 Denari e 20 11/24 Grani; valore 15 Lire e 4 Soldi.

Le monete confezionate in Argento erano:

  • Ducatone del peso di 26 Denari, titolo 21 1/2 Carati con valore di 8  Lire e 20 Soldi.
  • ½ Ducatone.
  • Doppio Ducatone
  • Filippo al peso di 22 Denari e 18 11/24 Grani; Valore 7 Lire e 10 Soldi.
  • ½ Filippo.
  • ¼ Filippo.
  • 1/8 Filippo.
  • 2 Filippi o Piéfort.
  • Scudo o pezzo da 60 Soldi al peso di 18 Denari e 21 14/24 Grani per un  valore di Lire 6.
  • 1/2 Scudo.
  • Lira vecchia la peso di 3 Denari
  • Lira nuova al peso di 5 Denari e 2 16/24 Grani, Titolo 13 ½ Carati, valore 1 Lira
  • ½ Lira.
  • ¼ Lira.
  • Scudo di Fiandra o Crocione e Delle tre Corone al peso di 24 Denari e 3 9/24 Grani; titolo 21 ½ Carati; valore 7 Lire e 10 soldi.
  • ½ Scudo di Fiandra.
  • Tallero di S.M. al peso di 22 Denari e 22 2/12 Grani, titolo 21 ½ carati; valore 6 Lire e 15 Soldi.
  • Fiorino di S.M. al peso di 11 Denari ed 11 5/24 Grani; titolo 21 ½ Carati; valore di 3 Lire, 7 Soldi e 6 Denari.

In Eroso era coniano coniate.

  • Moneta da 5 Soldi o Parpagliola del valore di 5 Soldi.
  • ½ parpagliola del valore di 2 Soldi e 6 Denari.

Le monete coniate nel Rame erano:

  • Soldo.
  • ½ Soldo del valore di 6 Denari
  • Quattrino del valore di 3 Denari
  • Sesino o Sestino del valore di 2 Denari

 

Ducato di Modena e Reggio

Le monete  confezionate in Oro erano:

  • Pistola da 5 Lire di Modena del peso di 35 carati.
  • Scudino da 9 Lire.

Le monete confezionate in Argento erano:

  • Ducatone da 17 2/8 Lire del peso di 168 Carati
  • Scudo di Francesco 3° del peso di 153 Carati e 3 1/3 Grani; valore 15 lire modenesi.
  • Scudo di Ercole 3° da 5 Lire modenesi.
  • Doppio Scudo da 10 Lire modenesi.
  • Triplo Scudo da 15 Lire modenesi.

Le monete in eroso erano:

  • Ducato da 8 Lire modenesi del peso di 120 Carati.
  • ½ Ducato
  • Doppia Lira o Quarantana
  • Lira di Modena
  • ½ Lira di Modena
  • Lira di Reggio
  • ½ Lira di Reggio o Grosso o cappellone di 6 soldi ed 8 Denari.
  • Cinque Soldi o Lupette o Giorgini
  • Due Soldi o Parpaiole o Muraiole

Nel rame veniva coniato il:

  • Bolognino o Soldo di Modena
  • Il Soldo e mezzo di Reggio
  • ½ Soldo di Reggio o Sesino di Modena

Repubblica di Venezia

Le monete  confezionate in Oro erano:

  • Zecchino del peso di 16 80/90 Carati con valore di 22 Lire
  • ½ Zecchino
  • ¼ di Zecchino.
  • Ducato d’Oro da 14 Lire al peso di 10 ½ Carati.
  • Doppia o Pistola da 38 Lire al peso di 32 2/3 Carati.

Le monete confezionate in Argento erano:

  • Scudo Veneto o Scudo della Croce da 12 Lire ed 8 Soldi al peso di 153 ½ Carati; titolo 1.092 Carati.
  • ½ Scudo.
  • ¼ di Scudo
  • 1/8 di Scudo.
  • Giustina o Ducatone da 11 Lire, al peso di 135 Carati, titolo 1.092 Carati.
  • ½ Giustina.
  • Ducato da 8 Lire al peso di 110 Carati.
  • Pistola al peso di 952 Carati
  • ½ Pistola.
  • ¼ di Pistola.
  • Tallero da 10 Lire
  • ½ Tallero da 5 Lire
  • ¼ di Tallero da 2,5 Lire
  • 1/8 di Tallero
  • Osella  da 17 ½  Carati al titolo di 1.092 Carati; questo pezzo era in realtà una medaglia tuttavia passata per moneta al valore di Lire 3 e Soldi 18.

In “Eroso Misto” erano confezionate:

  • Lirazza o Petizza o Pezzo da 30 Soldi.
  • Pezzo da 20 Soldi.
  • Pezzo da 10 Soldi.
  • Pezzo da 5 Soldi

La monetazione in Rame era costituita da:

  • Soldo
  • ½ Soldo o Bagattino o Beza

Granducato di Toscana

Le monete  confezionate in Oro erano:

  • Ruspone o pezzo da 3 Zecchini gigliati al peso di 8 Denari e 21 Grani ed al titolo di 24 Carati; valore 40 Lire Fiorentine.
  • Zecchino o Gigliato al peso di 2 Denari e 23 Grani; titolo 24 Carati; valore 13 Lire, 6 Soldi ed 8 Denari

Le monete confezionate in Argento erano:

  • Francescone o Pezzo da 10 Paoli al peso di 23 Denari e 10 Grani; titolo 11 Once per il  valore di 6 Lire, 13 soldi e 4 Denari.
  • Leopoldone: come per il Francescone.
  • ½ Francescone da 5 paoli al peso di 11 Denari e 17 Grani; titolo di 11 Once al valore di Lire 3, Soldi 6 ed 8 Denari.
  • ½ Leopoldone: come per il ½ Francescone.
  • Tallero fiorentino al peso di 23 Denari ed al titolo di 11 Once per un valore dei 6 Lire.
  • ½ Tallero
  • Testone al peso di 7 Denari e 13 ½ Grani, sempre al titolo di once 11 per il valore di Lire 2
  • Pezzo da 2 Paoli al peso di 4 Denari 16 ½  Grani, solito titolo per un valore di 16 Soldi ed 8 Denari.
  • Lira o 12 Crazie o 1 ½ Paolo del peso di Denari 3 e 19 Grani; valore 1 Lira
  • ½ Lira o 6 Crazie al peso di 1 Denaro e 21 ½ Grani; valore 10 Soldi
  • ¼ di Lira o 3 Crazie al peso di 22 ¾ Grani; valore 5 Soldi.
  • Paolo o Giulio o 2/3 di Lira od 8 Crazie al peso di Denari 2 ed 8 1/5 Grani, valore 13 Soldi e 4 Denari.
  • ½ Paolo o 4 Crazie al peso di 1 Denaro e 4/10 Grani; valore 6 Soldi ed 8 Denari.
  • ¼ di paolo al peso di 14 1/20 Grani ed al valore di 3 Soldi e 4 Denari

L’eroso era costituito da:

  • Doppia Crazia o 10 Quattrini del valore di 3 Soldi e 4 Denari.
  • Crazia o 5 Quattrini al valore di 1 soldo ed 8 Denari.
  • Mezza Crazia o 2 ½ Quattrini per 10 Denari di valore.

Con il Rame si coniavano:

  • Soldo o 3 Quattrini del valore di 1 Soldo e 12 Denari
  • Duetto o 2 Quattrini del valore di 8 Denari
  • Quattrino del valore di 4 Denari.
  • Picciolo del valore di 1 Denaro.

Repubblica di Lucca

Le monete  confezionate in Oro erano:

  • Doppia o Pistola  al peso di di Denari 4 e 18 Grani ed al titolo di 22 Carati per un valore di 22 Lire e mezzo o 3 Scudi.
  • Doppia da 6 Scudi.

Le monete confezionate in Argento erano:

  • Scudo da 7 Lire e mezzo, del peso di 22 ½ Denari al titolo di 11 Once.
  • ½ di Scudo.
  • 1/3 di Scudo.
  • 1/5 di Scudo.
  • Lira di Lucca.
  • Barbone di 12 Soldi e del peso di 5 Denari e 15 Grani.
  • ½ Barbone o Grosso

In  eroso si coniava il:

  • ½ Barbone o ½ di Grosso

In Rame erano:

  • Bolognino o pezzo da 2 Soldi di 6 Quattrini.
  • Soldo o 6 Quattrini.
  • Duetto da 4 Quattrini
  • ½ Soldo da 3 Quattrini.
  • Quattrino o Denaro ovvero 1/3 di Soldo.

 

Stato Pontificio

In Oro si coniavano:

  • Zecchino da 18 Carati di peso al titolo di 24 Carati per un valore di 10Lire e 5 Soldi.
  • ½ Zecchino-
  • 2 Zecchini.
  • 5 Zecchini.
  • 10 Zecchini.
  • Doppia o Pistola al peso di 29 Carati ed al titolo di 22 Carati per un valore di 15 Lire e 15 Soldi.
  • 2 Doppie.
  • 4 Doppie.
  • ½ Doppia.
  • Scudo.

In Argento erano confezionate:

  • Scudo Bolognese o Madonna da 5 Lire al peso di 140 Carati ed al titolo di 11 Once.
  • ½ Scudo Bolognese.
  • Scudo da 10 Paoli.
  • ½ Scudi.
  • Testone da 30 Soldi al peso di 51 Carati.
  • Piastra o Lira o Papetto da 20 Soldi detta anche Doppio Paolo al peso di 34 Carati.
  • ½ di Piastra.
  • ¼ di Piastra.

L’eroso vedeva il conio di:

  • Muraiola Semplice equivalente al Baiocco.
  • Muraiola da 2 Baiocchi.
  • Muraiola da 4 Baiocchi.
  • Bolognino o Soldo.

La monetazione in Rame era composta da:

  • Baiocco.
  • 2 Baiocchi.
  • Quattrino o 1/5 di Baiocco.

 

Regno delle due Sicilie.

Con le Pragmatiche del 27/11/1749 e 21/05/1784 la monetazione aurea era costituita da:

  • Pezzo da 6 Ducati o Doppia da 60 Carlini al peso di 9 Trappesi e 17 ¼ Acini al titolo di 21 ¾ carati; valore 6 Ducati.
  • Pezzo da 4 Ducati o Doppia da 40 Carlini al peso di 6 Trappesi e 11 ¾ Acini al titolo di 21 ¾ carati; valore 4 Ducati.
  • Pezzo da 2 Ducati o Zecchino da 20 Carlini al peso di 3 Trappesi e 5 ¾  Acini al titolo di 21 ¾ carati; valore 3 Ducati.

In Argento erano coniati:

  • Pezza o vecchia Piastra di 130 Grana al peso di 31 Trappesi e 15 Acini ed al titolo di 10 Once; valore: 1 Ducato, 3 carlini, 2 Grana.
  • Pezza o vecchia Piastra di 120 Grana al peso di 28 Trappesi e 15 Acini ed al titolo di 10 Once; valore: 1 Ducato, 2 Carlini.
  • Pezza o Piastra Nuova  al peso di 28 Trappesi e 10 Acini ed al titolo di 10 Once; valore: 1 Ducato, 2 Carlini.
  • Pezza o Piastra Nuova  al peso di 30 Trappesi e 12 1/4 Acini ed al titolo di 10 Once; valore: 1 Ducato.
  • Mezza  vecchia Piastra al peso di 15 Trappesi e 17 1/2 Acini ed al titolo di 10 Once; valore:   6 Carlini e 16 Grana.
  • Mezza Piastra Nuova  al peso di 15 Trappesi e 17 1/2 Acini ed al titolo di 10 Once; valore: 6 Carlini.
  • Mezzo Ducato o Patacca del peso di 12 Trappesi e 6 ¼ Acini; titolo 10 Once; valore 5 Carlini.
  • Quarto di Ducato o Due Carlini e mezzo al peso di 6 Trappesi e 7 Acini; titolo 10 Once, valore 2 Carlini e 6 Grana.
  • Pezzo da 24 Grana, valore 2 Carlini e 4 Grana.
  • Pezzo da 13 Grana, valore 1 Carlino e 3 Grana.
  • Pezzo da 12 Grana, valore 1 Carlini e 2 Grana.
  • Tarì del peso di 4 Trappesi e 18 ½ Acini; titolo 10 Once; valore 2 Carlini.
  • Carlino del peso di 2 Trappesi e 6 Acini; titolo 10 Once; valore 1 Carlino.
  • Mezzo Carlino per un valore di 5 Grana.

La monetazione in Rame si componeva di:

  • Pubblica il cui valore era di 1 Grana e 6 Cavalli.
  • Mezza Pubblica al valore di 1 Grano.
  • Tornese al valore di 6 Cavalli.
  • Pezzo da 9 Cavalli; 4 Cavalli e 3 Cavalli.

 

 

Appendice N° 2 – Monetazione nella Penisola unificata dopo il 1862

Coniazioni in Oro:

  • 100 Lire; peso gr. 32,328; Titolo 900/1000; Diametro 35 mm.
  • 80 Lire; peso gr. 25,806; Titolo 900/1000; Diametro 33 mm.
  • 50 Lire; peso gr. 16,129; Titolo 900/1000; Diametro 28 mm.
  • 40 Lire; peso gr. 12,903; Titolo 900/1000; Diametro 26 mm.
  • 20 Lire; peso gr.  6,452; Titolo 900/1000; Diametro 21 mm. (Marengo)
  • 10 Lire; peso gr.  3,226; Titolo 900/1000; Diametro 19 mm.
  •  5 Lire; peso gr.  1,112; Titolo 900/1000; Diametro 17 mm. (Scudo d’oro)

Coniazioni in Argento:

  • 5 Lire; peso gr. 25,00; Titolo 900/1000; Diametro 37 mm. (Scudo Argento)
  • 2 Lire; peso gr.  10,00; Titolo 835/1000; Diametro 27 mm.
  • 1 Lire; peso gr.  5,00; Titolo 835/1000; Diametro 23 mm.
  • 50 Cent.; peso gr. 2,50; Titolo 835/1000; Diametro 18 mm.

Coniazioni in Nickel:

  • 20 Cent.; peso gr. 4,00; Titolo 1000/1000; Diametro 21,5 mm.
  • 10 Cent.; peso gr. 4,00; Titolo 1000/1000; Diametro 19 mm.
  • 5 Cent.; peso gr. 4,00; Titolo 1000/1000; Diametro 17 mm.

Coniazione in lega di Rame.

  • 10 Cent.; peso gr. 10,00; Titolo 1000/1000; Diametro 30 mm.
  • 5 Cent.; peso gr. 5,00; Titolo 1000/1000; Diametro 25 mm.
  • 2 Cent.; peso gr. 2,00; Titolo 1000/1000; Diametro 20 mm.
  • 1 Cent.; peso gr. 1,00; Titolo 1000/1000; Diametro 15 mm.

 

 

 

 

 

 

 

Appendice N° 3 – Storia di una lira dal 1862 al 1962

Autorità Emittente

Periodo

Metallo

Peso gr.

Diametro mm.

Vittorio Emanuele 2 °(Re eletto)

1862

Ag/900

5,00

23,0

Vittorio Emanuele 2°

1863

Ag/835

5,00

23,0

Umberto 1°

1883 - 1900

Ag/835

5,00

23,0

Vittorio Emanuele 3°

1901 – 1907

Ag/835

5,00

23,0

Vittorio Emanuele 3°

1908 – 1913

Ag/835

5,00

23,0

Vittorio Emanuele 3°

1915 – 1917

Ag/835

5,00

23,0

Vittorio Emanuele 3°

1921- 1935

Nickel

8,00

27,0

Vittorio Emanuele 3°

1937 - 1943

Acciaio

8,00

27,0

Repubblica

1946 - 1950

Alluminio

1,00

22,0

Repubblica

1951 - 1962

Alluminio

0,625

17,2

 

 

 

 

 

 

 

 

Allegato n° 4 – Discendenza di Vittorio Amedeo 3° ( Ω 16/11/1796)

 

  • Carlo Emanuele 4° - Sposa Maria Adelaide di Valois, sorella di Luigi 16°
  • Maria Giuseppa Benedetta.
  • Giuseppina – Andata sposa a Luigi 18° (poi Re di Francia)
  • Amedeo Alessandro Maria (Ω 29/04/1755)
  • Maria Teresa – Andata sposa a Carlo 10° - fratello di Luigi 16° e Conte d’Artois. (poi Re di Francia)
  • Maria Anna.
  • Vittorio Emanuele 1° -  Duca d’Aosta – Sposa Maria Teresa d’Austria Este
  • Maria Cristina Ferdinanda.
  • Maurizio Giuseppe Maria  - Duca del Monferrato - (Ω 02/09/1798)
  • Maria Carola Antonia
  • Carlo Felice – Duca del Genevese
  • Giuseppe Placido Benedetto – Conte di Moriana

 

 

 

 

 

 

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Inviato (modificato)

@@Cesare Augusto

 

Questa tabella a quale Re di Sardegna si riferisce ?
Se si tratta di Vittorio Amedeo III (1773-1796) e' incompleta

 

Appendice N° 1 Monetazione degli Stati della Penisola prima dell’introduzione del “Sistema Metrico Decimale”

Regno di Sardegna

Le monete confezionate in: Oro al titolo di 21Carati e 18 Grani erano:

Doppia o Pistola da 24 lire al peso di 7 Denati, 12 Grani e 6 Granotti.
½ Doppia da 12 Lire.
¼ di Doppia da 6 Lire.

Le monete confezionate in Argento avevano titolo di 10 Denari e 21 Grani

Scudo da 6 Lire al peso di 7 Denari, 10 Grani e 28 Granotti
½ Scudo da 3 Lire
¼ di Scudo da 3 Lire
1/8 di scudo da 0,75 Lire.

L’eroso era costituito da:

7,6 Soldi
2,6 Soldi
Soldo

Con il Rame era confezionata la moneta da 2 Denari.

Modificato da piergi00

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Per quanto riguarda la monetazione in oro

 

Il Carlino e il mezzo Carlino

 

 

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Piergi00 buona sera e grazie per la precisazione, leggendo troverai  o troverà,  se vuoi o se vuole, altre... come dire, particolarità imperfette, d'altro canto era una presentazione "Generale" nata più  per interessare, piuttosto che per disquisire su verità assolute, il cui obbiettivo era quello di porre l'accento sul fatto che la forma monetaria rappresenta, sotto certi aspetti, il termometro...la misura della febbre: temperature elevate...moneta scadente = povertà; temperatura "normale" moneta pregiata = progresso e benessere, almeno da quello che si può capire coniugando numismatica e storia. Nel periodo cosiddetto "del Risorgimento" Casa Savoia, nel bene o nel male, ha avuto un ruolo...rindondante, si è imposta cioè agli altri Stati della penisola e le sue monete ho ritenuto opportuno presentare all'uditorio, almeno nella generalità ed anche per il fatto che ha traghettato la moneta da "valore intrinseco" a "valore fiduciario" ne era mia intenzione farne un trattato del Rinascimento...lo faccia chi dal generale vuole scendere nel particolare, com'è giusto che sia.

Per parte mia, spero di aver interessato l'uditorio allo studio ed alla raccolta di monete; mi spiace non aver potuto accondiscendere alla realtà storica quale ci è stata inculcata dai tempi della frequentazione scolastica; secondo le notizie che  autori di conprovata "fede" ci hanno tramandato Casa Savoia è terminata con Carlo Felice e la discendenza "Cadetta" con Carlo Alberto.

Per quanto riguarda poi il resto: Francia e Regno Unito sono fattori da valutare ancora sotto una, più che luce storica, " Aurora Boreale" politica; del resto dall'allegato n° 4 appare chiaramente come ben tre Re di Francia  siano legati a Casa Savoia ( Luigi XVI, Luigi XVI e Luigi XVIII) che avrebbe potuto fare di diverso Napoleone 3°?

Pirgi00, viste le limitate conoscenze che ho in materia, mi farebbe piacere e come me al Forum, che il sasso lanciato nello stagno fosse raccolto e ripreso con una più fedele illustrazione della monetazione di Casa Savoia, prima della Rivoluzione Francese e successivamente quando estese i suoi domini all'intera Penisola e poi quando i suoi presunti successori la persero per farla diventare Repubblica.

Un caro saluto ed una augurio per una felice serata da nonno Cesare cives del Granducato di Toscana.

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Piergi00 buona sera e grazie per la precisazione, leggendo troverai  o troverà,  se vuoi o se vuole, altre... come dire, particolarità imperfette, d'altro canto era una presentazione "Generale" nata più  per interessare, piuttosto che per disquisire su verità assolute, il cui obbiettivo era quello di porre l'accento sul fatto che la forma monetaria rappresenta, sotto certi aspetti, il termometro...la misura della febbre: temperature elevate...moneta scadente = povertà; temperatura "normale" moneta pregiata = progresso e benessere, almeno da quello che si può capire coniugando numismatica e storia. Nel periodo cosiddetto "del Risorgimento" Casa Savoia, nel bene o nel male, ha avuto un ruolo...rindondante, si è imposta cioè agli altri Stati della penisola e le sue monete ho ritenuto opportuno presentare all'uditorio, almeno nella generalità ed anche per il fatto che ha traghettato la moneta da "valore intrinseco" a "valore fiduciario" ne era mia intenzione farne un trattato del Rinascimento...lo faccia chi dal generale vuole scendere nel particolare, com'è giusto che sia.

Per parte mia, spero di aver interessato l'uditorio allo studio ed alla raccolta di monete; mi spiace non aver potuto accondiscendere alla realtà storica quale ci è stata inculcata dai tempi della frequentazione scolastica; secondo le notizie che  autori di conprovata "fede" ci hanno tramandato Casa Savoia è terminata con Carlo Felice e la discendenza "Cadetta" con Carlo Alberto.

Per quanto riguarda poi il resto: Francia e Regno Unito sono fattori da valutare ancora sotto una, più che luce storica, " Aurora Boreale" politica; del resto dall'allegato n° 4 appare chiaramente come ben tre Re di Francia  siano legati a Casa Savoia ( Luigi XVI, Luigi XVI e Luigi XVIII) che avrebbe potuto fare di diverso Napoleone 3°?

Pirgi00, viste le limitate conoscenze che ho in materia, mi farebbe piacere e come me al Forum, che il sasso lanciato nello stagno fosse raccolto e ripreso con una più fedele illustrazione della monetazione di Casa Savoia, prima della Rivoluzione Francese e successivamente quando estese i suoi domini all'intera Penisola e poi quando i suoi presunti successori la persero per farla diventare Repubblica.

Un caro saluto ed una augurio per una felice serata da nonno Cesare cives del Granducato di Toscana.

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Inviato (modificato)

 Caro Cesare Augusto mi permetto un consiglio forse e' meglio mettere meno carne al fuoco ma essere piu' precisi anche perche' sono numerorose e facilmente accessibili  le fonti dalle quali trarre informazioni sulla monetazione sabauda comunque grazie per avermi ricordato la storia di Casa Savoia  .

Qui oltre ad un mero elenco sono visibili tutte le monete citate

http://numismatica-italiana.lamoneta.it/cat/W-VA3

Facendola breve ecco alcune sintetiche integrazioni , per onore di completezza  alla sua appendice sulla monetazione  sabauda relativa solo al periodo di Vittorio Amedeo III.

 

Per la monetazione in oro aggiungerei :

Il Carlino da 5 doppie  96 Lire

Il Mezzo Carlino da 2,5 doppie 48 Lire

inoltre le Doppie , Mezze Doppie e i Quarti possono essere del tipo Vecchio o Nuovo

 

Per la monetazione in argento bisogna eliminare dal suo elenco 1/8 di scudo da 0,75 Lire mai battuto da questo regnante

 

Per la monetazione in mistura aggiungerei :

20 Soldi

15 Soldi

10 Soldi

5 Soldi

1/2 Soldo

 

Infine esiste tutta la monetazione battuta solo per la Sardegna

 

In oro :

Carlino Sardo da 5 doppiette

Mezzo Carlino Sardo da 2,5 doppiette

Doppietta Sarda

 

In argento :

Scudo Sardo

Mezzo Scudo Sardo

Quarto di Scudo Sardo

 

In mistura:

Reale

Reale Sardo

Mezzo Reale

Soldo Sardo

Cagliarese

Modificato da piergi00

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Buona sera al forum ed a Pirgi00 cui va un grazie di cuore; farò tesoro delle informazioni ricevute ed intanto auguro una buona serata a tutti.

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