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petronius arbiter

Risposte migliori

Avevamo seguito Paolo Rumiz l'estate scorsa nel suo lungo viaggio Alla ricerca dell'Appia perduta, mi piace, e spero sia così anche per voi, seguirlo di nuovo oggi, in un suo, molto più breve, reportage, in cui ripercorre la storia del Ghetto di Venezia, il più antico del mondo, di cui a fine marzo ricorrono i 500 anni dall'apertura. C'è anche un video, breve (3 min.) ma interessante.

"Il 27 marzo 1516 il nobile Zaccaria Dolfin propose di mandare "tutti" gli ebrei di diverse contrade cittadine ad abitare "uniti" in Ghetto Nuovo, "che è come un castello". Il luogo avrebbe dovuto essere delimitato da due porte da aprire la mattina al suono della "Marangona", la campana di San Marco che scandiva i ritmi della città, e richiuse a mezzanotte da quattro custodi cristiani, pagati dai giudei e tenuti a risiedere nel sito stesso. E non basta. Due barche del Consiglio dei Dieci, con guardiani insonni, avrebbero circumnavigato ininterrottamente l'isolotto "per garantirne la sicurezza".

Detto e fatto. Le case dell'isola furono svuotate alla svelta degli abitanti e date in affitto ai giudei a un prezzo maggiorato. I nuovi inquilini avevano pochi diritti. Non potevano avere proprietà, far politica, accedere alle professioni, alla scuola e all'università, ma nello stesso tempo - stante le relazioni commerciali degli ebrei con mezzo mondo - avevano dalla magistratura la garanzia di poter lavorare nel "riserbo" necessario ad "animare li mercanti di esse Nazioni a continuar quietamente il loro negozio conoscendo l'utile ben rilevante che ne ridonda a nostri dazi".

Mi sembra giusto, come sottolinea anche Rumiz nel video, raccontare e ricordare questa storia in questi giorni, in cui si celebra la Giornata della Memoria, in ricordo dell'Olocausto di 6 milioni di ebrei a opera del nazifascismo.

Buona lettura e buona visione

http://www.repubblica.it/cronaca/2016/01/24/news/io_sono_il_ghetto_a_venezia_la_citta_degli_ebrei-131932233/?ref=HREC1-9

petronius :closedeyes:

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Buona Domenica

 

Benfatto @@petronius arbiter

 

Tema importantissimo per Venezia (e non solo); gli Ebrei del Ghetto e quelli fuori dal Ghetto. Termine esportato in tutto il mondo per indicare la reclusione forzata di individui che poco o niente si volevano "amalgamati" ad altri individui (ma con tante eccezioni).

 

Ebrei che, comunque, facevano parte di Venezia e la Serenissima traeva da questi, ingenti fortune. Fino a quando fu deciso il loro allontanamento e le conseguenze economiche si fecero sentire ... eccome se si fecero sentire.

 

C'erano Ebrei ed Ebrei, alcuni vivevano al limite della sopravvivenza, altri erano ricchissimi in maniera smodata; soprattutto beneficiavano di colleganze internazionali di tipo finanziario e che, all'occorrenza, poterono sfruttare; non a caso, quando Napoleone rese gli Ebrei uguali a tutti i cittadini (giustamente), questi assursero in pochissimo tempo ad imprenditori economici di primo livello.

 

Sono "fuori casa" oggi e più di tanto non posso scrivere ma, giusto per dare un esempio della capacità finanziaria di alcuni Ebrei, leggetevi solo come sono nate le "Assicurazioni Generali", compagnia di assicurazioni fondata a Trieste, ma con sede a Venezia, vedrete che i soci fondatori (quelli che hanno messo i soldi, tanto per intenderci) erano in gran parte Ebrei, certamente non erano "poveri in canna", oppure chi fondò le maggiori imprese di navigazione.

 

Tema importante e sul quale desidero tornare  :blum:

 

saluti

luciano

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leggetevi solo come sono nate le "Assicurazioni Generali"...vedrete che i soci fondatori (quelli che hanno messo i soldi, tanto per intenderci) erano in gran parte Ebrei, certamente non erano "poveri in canna", oppure chi fondò le maggiori imprese di navigazione.

 

Tema importante e sul quale desidero tornare  :blum:

 

Sarà un piacere leggerti :D

 

petronius :)

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Buona serata

 

La raison du plus fort est toujours la meilleur.

 

Tutti o quasi conoscono questo aforisma di Jean de La Fontain (1621-1696), che fa da prologo alla celebre fiaba “Il lupo e l'agnello”; eppure non fu il primo a condensare in poche parole un concetto valido da sempre.

 

Più di un secolo prima, nella Venezia del 1520, Anselmo Ascer Meshullam, figlio di Salomone, uno tra gli esponenti più illustri degli ebrei veneziani, ebbe a dire: “Quando il voler col poter combate, il poder sta de sora” (quando il volere con il potere combatte, il potere sta sopra e vince).

 

Parole differenti, ma concetto uguale; ma a che titolo, il nostro Anselmo proferì queste parole, riportate anche dal Sanudo nei suoi “Diarii”?

 

La vicenda nasce il 10 novembre del 1519, quando si trattò di confermare o rinnovare i “Capitoli degli Ebrei”, cioè quella scrittura che conteneva quali diritti e quali obbligazioni riguardavano gli ebrei.

 

Non ho trovato quali erano prima di questa data, quelli sottoscritti nel 1508, ma per il rinnovo i Savii dil Consejo e Terra ferma, proposero alcune riforme:

  • che prestino ducati intiegri e non mezi (che prestino solo ducati interi e non mezzi);

  • che li mexi siano a zorni 30 l'uno (che i mesi siano computati a 30 giorni l'uno);

  • che i boletini siano scriti in latin, il zorno, il pegno e li denari imprestino (che le ricevute del prestito siano scritti in latino, che contengano il giorno di effetto, l'ammontare dell'interesse e l'ammontare del prestito);

  • che possino star in Geto (che possano stare solo nel Ghetto);

  • che possino prestar a tutti a raxon di 15 per 100 e non più sotto gran pene (che possano prestare a tutti con un interesse del 15% e non oltre, altrimenti scatterebbero grandi pene);

  • che possino far botege di straziaria, ma non far sinagoga (che possano commerciare in stracci, ma non possano edificare sinagoghe).

 

Tutto ciò, oltre ad altre cose  di minor importanza … contro versamento alla Signoria di ducati 6.000.

 

Declinata la proposta, ecco che si da inizio alla tipica procedura veneziana, dove qualunque senatore poteva andare in renga (in tribuna) e proporre mozioni migliorative o peggiorative o, addirittura, la cassazione della proposta; ciascuno poteva dire la sua, senza remore, lasciando che fossero le balote (palle inserite in appositi canestri, una a disposizione per ciascun senatore votante e serventi al "ballottaggio") a decidere quale proposta sarebbe diventata parte (legge).

 

E qui ne leggiamo delle belle, perché scopriamo, cosa pensano taluni senatori e cosa taluni altri .... uno "spaccato" del comune sentire veneziano nei confronti degli ebrei.

 

Non questa sera, però ........ (continua) :pardon:

 

saluti

luciano

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Buona serata

 

6.000 ducati sono una enormità. In questi tempi era doge Leonardo Loredan (1501-1521) e gli unici ducati in circolazione erano quelli d'oro; se pensiamo che ciascuno pesa ca. gr. 3,50, significa un ammontare di oro puro di Kg. 21.

 

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Al valore odierno dell'oro, abbiamo ca. €. 693.000,00, ma sappiamo che all'epoca l'oro valeva molto di più.

 

Purtroppo il Sanudo, nei suoi "Diarii", dai quali sto attingendo, non specifica quale tipo di ducati dovevano essere versati; potevano essere ducati correnti, ma anche ducati da banco; in ogni caso stiamo parlando di importi veramente cospicui.

 

Torniamo al nostro Consiglio; la proposta formulata dai Savii dil Consejio e Terra ferma è chiara, non resta che ascoltare le eventuali mozioni che propongono i consiglieri.

 

Il primo a salire in renga è sier Antonio Condulmer, savio di Terra ferma, ma il Consiglio rumoreggia in maniera più che vivace e non vuole ascoltare nessuna mozione; non si devono fare accordi con gli ebrei, né consentirgli di fare prestito ad usura nel Dogato. Punto.

 

Calmata a fatica l'assemblea, il Condulmer può finalmente parlare per ribadire che gli ebrei non si possono tenere in alcun modo nel Dominio che è "Christianissimo", e rammenta i sacri testi, gli scritti dei santi e dei dottori della fede che condannano gli ebrei.

 

Desidera che vengano lette vecchie parti prese, dove viene ribadito che i giudei non possono prestare soldi ad usura .... da qualche parte devono pur esserci .... e rammenta che nella passata guerra (guerra di Cambrai) gli ebrei che stavano a Venezia, ne hanno fatte di tutti i colori….

 

Si avvicenda in renga Zacaria Dolfin, savio di Consiglio, il quale conviene che gli ebrei possano stare nel Ghetto (acciò non stesseno con nui, et hanno auto un castello e stanno per excellentia) … non gli vanno bene, però, i capitoli espressi nella proposta, soprattutto non possano aprire botteghe di "straziarie", perché così toglierebbero il pane dalle mani degli "straziaruoli" cristiani …. (scusa sempre verde). Poi rilancia, dicendo che se si vuole, si possono ben mandare anche a Mestre, dove stavano prima della guerra e fargli pagare ducati 10.000 e non 6.000 e comunque, si faccia attenzione all'ira di Dio, perché in Francia e in Spagna, dove non ci sono ebrei, Dio è benevolo e fa prosperare quei regni. (Sic!)

 

Segue Francesco Bragadin, savio di Consiglio, che parla molto a lungo, anche in maniera sconclusionata, senza dire nulla che riguardi la proposta avanzata; parla contro gli ebrei, non dice però che sono anche necessari perché prestano soldi alla povera gente, giacché in Venezia non c'è un Monte di Pietà, come hanno in altri stati; non dice se tenerli in Ghetto o spedirli a Mestre, non dice se i capitoli della proposta sono buoni o non; insomma …. è un intervento inutile alla discussione; però soggiunge che anche il Papa li tiene a Roma, pur non dandogli il permesso di prestare soldi.

 

Sceso il Bragadin dalla renga, sale Antonio Grimani, procuratore e savio del Consiglio, in carica di settimana.

 

Un vecchio di 86 anni che è però lucido di mente, pragmatico quando necessario e, soprattutto, ricco di esperienza e conoscenza, tant'è che può citare documenti effettivamente presenti in archivio, che possano suffragare quanto dice. Per lui gli ebrei sono necessari per sostenere i bisogni della povera gente e poco importa che stiano in Ghetto o a Mestre; però bisogna confermare i capitoli in corso, magari aggiornandoli alla bisogna.

 

D'altra parte il denaro che la Serenissima riscuote dagli ebrei è vitale, si faccia a meno di fare tante "pizocharie" (ragionamenti bigotti) e si lasci che i giudei prestino soldi ad usura, perché non vivono d'altro.

 

Si scrivano al meglio i capitoli della proposta e si tenga conto che se i giudei sono venuti da Mestre a Venezia, è perché scapparono da li quando, al tempo della guerra, Mestre fu distrutta dai nemici e non va dimenticato che, proprio in tempo di guerra, hanno aiutato lo Stato con molto denaro.

 

In ultimo il Grimani esorta il Consiglio ad accettare la proposta di confermare i capitoli e di guardare al passato, quando la Serenissima, tanti anni prima, aveva voluto gli ebrei e gli aveva concesso di prestare denaro dal 10% al 12% di interesse e a questo proposito richiese che venissero rilette le parti a suo tempo emanate, così come anche il "breve" sottoscritto dal cardinale Niceno (card. Bessarione), legato del Papa a Venezia negli anni 1462 – 1464, con il quale consentiva ai veneziani di tenere i giudei e di fargli fare prestiti ad usura.

 

(continua)

 

saluti

luciano

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Non posso far altro che leggere e imparare, e darti i "mi piace" :D

 

petronius :)

Ciao!

 

Grazie, troppo buono :pardon:

 

Per me è sufficiente sapere che ci siano degli interessati ... d'altra parte era tempo che cercavo il pretesto per spiegare, con un caso reale, come funzionava il potere politico di Venezia, che non fosse la solita elezione del Doge; sono io quindi che ti ringrazio per avermene data l'opportunità.

 

saluti

luciano

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Buona serata

 

E' la volta di Gabriele Moro, cavaliere e provveditore al Sale; anche lui parla contro gli ebrei, dice che non si devono tenere nella Terra (inteso come Stato), bisogna fare come la Spagna che li ha cacciati; questi si sono rifugiati a Napoli ed il re Alfonso ha perso il suo Stato.

 

Lo stesso è accaduto a Milano, dove il duca (Ludovico il Moro), per averli favoriti, è stato cacciato; vogliamo che ciò accada anche a noi? Vogliamo che Dio ci castighi nello stesso modo?

 

L'assemblea comincia nuovamente a rumoreggiare, soprattutto i consiglieri che avevano a cuore il benessere della povera gente; lanciano invettive nei confronti di coloro che non vogliono gli ebrei nello Stato, taluni gridano che gli ebrei cacciati dalla Spagna si sono portati via i loro averi, soprattutto tantissimo oro e sono stati accolti a braccia aperte a Costantinopoli da Selim I (Sultano dell'impero ottomano) e con quell'oro ha acquistato la Soria e l'Egitto.

 

Ci sono anche quelli che gridano contro; che non vogliono in nessun modo gli ebrei, né legittimare la falsa bontà di coloro che li vogliono, perché fa loro comodo, hanno dato agli ebrei denaro, ricavandoci non il 20%, ma anche il 40% o 50% come si usa fare a Rialto.

 

Insomma, l'assemblea si è trasformata in un mercato, dove chiunque dice la sua, senza più curarsi dei Capitoli della proposta.

 

Sceso dalla renga Gabriele Moro, i Savi leggono il "breve" di cui aveva parlato Antonio Grimani, dove è effettivamente riportata la concessione fatta a suo tempo dal Cardinale Legato Niceno, a favore degli ebrei.

 

Sale poi in renga Sebastiano Foscarini, dottore in filosofia e rettore della Scuola di Rialto che, attualmente riveste la carica di Consigliere in Pregàdi; anche lui ribadisce che il Papa non può concedere che gli ebrei diano denaro ad usura, poiché ciò è contro i comandamenti di Dio e sottolinea: "non fenerabis fratri tuo ad usuram pecuniam" (non presterai denaro ad usura al tuo fratello – Deuteronomio, 23,19); quindi se si vogliono tenere, lo si faccia, ma non gli si conceda di prestare denaro.

 

Aggiunge anche che se è vero che il Cardinale Niceno ha autorizzato lo Stato a tenere gli ebrei non lo poteva fare, perché è peccato e solo il Papa può assolvere un peccato. Concludendo poi: "non è bon tenir zudei in questa cristiana cità, ma mandarli via in soa malora".

 

Finalmente si va al ballottaggio per decidere se i Capitoli per gli ebrei, come proposti, possono essere confermati.

 

A questo punto devo fare una premessa.

 

Questa proposta di rinnovo dei Capitoli che riguardano gli ebrei, è fatta dal Consiglio dei Pregàdi (Pregati, perché all'origine era formata da persone competenti che venivano pregate di assistere il Doge nelle sue funzioni).

 

Questo Consiglio (noto anche come "Senato") era composto da circa 200 persone ed era l'organismo costituzionale più snello, rispetto al Maggior Consiglio, che fungeva da assemblea deliberativa superiore del governo della Repubblica; era composto da:

  • La Serenissima Signoria (Il Doge, i 6 Consiglieri Ducali e i 3 Capi della Quarantia)

  • I Consiglieri dei Pregàdi

  • La Quarantia

  • Il Consiglio dei X

  • Gli Avogadori de Comun

  • I Procuratori di San Marco

  • I Savi del Collegio

 

Il risultato del ballottaggio è il seguente:

 

64 de si (approvano)

66 de no (rifiutano)

10 non sinceri (si astengono)

 

Il no è preso e quindi i Capitoli che riguardano gli ebrei, proposti dai savii, non vengono approvati.

 

I savii hanno perso una battaglia, ma non la guerra; c'è sempre la possibilità di reiterare la proposta in altra sessione, modificandone i termini.

 

Infatti, non finisce qui

 

saluti

luciano

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Luciano pendo sempre dalle tue labbra quando racconti le storie... non ho più mi piace, per oggi, purtroppo. ma ti leggo sempre con estremo interesse

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Luciano pendo sempre dalle tue labbra quando racconti le storie... non ho più mi piace, per oggi, purtroppo. ma ti leggo sempre con estremo interesse

Ciao!

 

benvenuto ... a questa partita a 3 ..... col morto! Vediamo se si riesce a resuscitarlo ed arrivare a 4. :rofl:

 

luciano

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Buona giornata

 

Infatti, alla data del 10 febbraio 1520, la proposta viene ripresa dai seguenti savii: Antonio Grimani, procuratore; Piero Capello; Andrea Trevisan, cavaliere. Vengono ribadite le modifiche dei Capitoli già discusse in precedenza, ma l'importo che gli ebrei devono versare viene elevato da ducati 6.000 a 8.000.

 

Antonio Tron, procuratore e savio del Consiglio, propone che i Capitoli vengano rinnovati per un anno, così come sono in essere ed allo scadere di detto periodo gli ebrei debbano andare fuori dal Dominio; nel frattempo si deve costituire un Monte di Pietà.

 

Daniele Barbaro, capo dei X; e il suddetto Tron, si associano dichiarando che nell'attesa di fare il Monte di Pietà, gli ebrei potrebbero andare a Mestre e solo là esercitare le loro professioni.

 

Pandolfo Morosini, savio di Terra ferma, è d'accordo con la proposta fatta dai 3 Savii, ma la tassa che devono pagare gli ebrei, deve essere elevata a ducati 10.000. A questa mozione si aggiungono i 3 savi che avevano fatto la proposta originaria.

 

Così facendo si sono costituite due ipotesi, e su queste si va a discutere eventuali emendamenti.

 

Sale in renga per primo Antonio Tron, lui propugna il rinnovo temporaneo dei Capitoli e nel frattempo costituire il Monte di Pietà; allo scadere del termine di un anno gli ebrei devono andarsene, perché tenerli non fa mai bene; per costituire il Monte di Pietà suggerisce di dirottare il denaro proveniente dalle tasse sul macinato e sul vino.

 

E' la volta di Andrea Trevisan, cavaliere; che risponde al Tron in maniera molto accalorata. Per lui la creazione di un Monte di Pietà serve solo ai mariuoli per imbrogliare e non alla povera gente; poi non si possono distrarre le tasse per costituirlo. Si sottoscrivano i Capitoli per gli ebrei e che paghino la tassa.

 

Segue in renga Lorenzo Venier, dottore; anche lui non vuole gli ebrei e si rifà alle Leggi Divine; tenerli è contro l'onore della Repubblica e si è nemici della Fede.

 

Dopo di lui sale Giovanni Basadonna, dottore; si spertica in una vera e propria predica, peraltro tediosa, e ribadisce i soliti preconcetti sugli ebrei; parla delle Sacre Scritture, dei Santi, ecc. ecc.

 

Lo sostituisce poi Sebastiano Foscarini, dottore in filosofia; ribadisce i medesimi concetti dei 2 precedenti dottori.

 

Giacché i dottori Venier, Basadonna e Foscarini si sono limitati a rispondere e lanciare invettive senza fare proposte che modifichino gli assunti dei Capitoli, si delineano due schieramenti e la scelta deve avvenire tra questi, è necessaria quindi una prima votazione per vedere quale, delle due, deve essere cassata.

 

E' quella presentata congiuntamente dal Tron e dal Barbaro ad essere eliminata, perché ha ricevuto solo 36 ballotte; resta quindi in lizza la sola proposta originaria dei 3 savii, più il Morosini, per la quale viene deciso di fare la voltazione a "due mani" (due votazioni distinte).

 

Il risultato della prima è il seguente

 

83 de si (approvano)

84 de no (rifiutano)

21 non sinceri (si astengono)

 

Ripetuta la votazione, si ha questo risultato:

 

88 de si (approvano)

91 de no (rifiutano)

19 non sinceri (si astengono)

 

Singolare che nella seconda votazioni ci fossero 10 consiglieri in più ….. quelli presenti nella prima, di entrambi gli schieramenti, probabilmente, si sono dati da fare per richiamare qualche assente e tentare di far pesare sul proprio piatto della bilancia qualche nuovo voto.

 

E' andata meglio a coloro che non erano d'accordo con la proposta; "Nihil captum" è il verdetto e conseguentemente la discussione viene rimessa ad altro Consiglio.

 

Il Sanudo non riporta la cronistoria della ulteriore proposta fatta il mese successivo, ma si intuisce che sia finalmente "passata" la proposta di rinnovare i Capitoli, però la tassa che gli ebrei devono versare è di ducati 10.000

 

35 chili d'oro puro al valore attuale di ca. €. 1.155.000,00.

 

Viene quindi richiesta la presenza, in Collegio, dei rappresentanti degli ebrei, con a capo Anselmo l'ebreo "dal Bancho" (evidentemente gli veniva riconosciuta l'attività di prestatore di denaro) e questi si presentano il 20 marzo 1520; viene loro richiesto se vogliono accettare la rinnovazione dei Capitoli, contro versamento della tassa di ducati 10.000.

 

Il "povero" Anselmo tergiversa, chiede un po' di tempo per consultarsi anche con coloro che non sono presenti; un importo così grande non sa nemmeno se riesce a colettarlo e deve sentire anche coloro che stanno fuori dalla città, come Portogruaro, Portobuffolè, Montagnana, Cittadella …. Richiesta che viene accettata.

 

A distanza di qualche giorno, Francesco Foscari vice doge, .... li disse rispondesse si voleano acetar over non, perché questa era la deliberation dil Senato. El qual Anselmo rispose cussì: "Quando il voler col poder combate, il poder sta de sora".

 

saluti

luciano

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