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Il dio MITRA al Museo Nazionale delle Terme di Diocleziano


Cato_maior
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Carissimi,

volevo condividere con voi la mia recente visita la museo Nazionale delle Terme di Diocleziano, dove sono stato particolarmente attratto da diversi pezzi raffiguranti il dio Mitra che voglio qui presentarvi.

Il culto mitraico

Mitra è una divinità iranica: il suo nome significa “contratto, amicizia” e, nel contesto di origine, il dio era venerato come garante solare della stabilità sociale e del potere regale. Nel mondo romano il mitraismo compare nella seconda metà del I secolo d.C. Il culto assume caratteristiche differenti, divenendo riservato a iniziati di sesso maschile, prevalentemente militari. Secondo la mitologia mitraica, il dio nasce da una pietra, armato di un coltello e di una torcia, con il tipico berretto frigio. Dopo uno scontro vittorioso con il Sole, Mitra ottiene la corona radiata. L’episodio centra del mito è la tauroctonia, l’uccisione del toro, raffigurata in tutti i suoi luoghi di culto. Mitra afferra l’animale dalle narici e affonda il coltello nel suo fianco alla presenza di un corvo e di un cane che ne lambisce le ferite, accanto a un serpente; uno scorpione attanaglia i genitali del toro dalla cui coda spuntano spighe di grano. Secondo alcuni storici, il culto di Mitra potrebbe simboleggiare la forza del Sole all'uscita dell'equinozio di primavera dalla costellazione del Toro verso la costellazione dell'Ariete, avvenuta nel XIX secolo a.C. La morte del toro genera la vita e la fecondità dell'universo, il quale essendo pure il segno di Venere, mostra come l'astro con la sua energia, rigenera la natura.

In effetti, in molte rappresentazioni della tauroctonia, la scena comprende anche i simboli del Sole, della Luna, dei sette pianeti, delle costellazioni zodiacali, dei venti e delle stagioni.

 Il culto si svolgeva nei mitrei, ambienti solitamente sotterranei a pianta rettangolare absidata, con lunghe panche ai lati dove gli iniziati sedevano durante il banchetto rituale a base di pane e vino. Nell’abside era l’altare del dio, con la scena della tauroctonia. Il culto misterico prevedeva sette gradi di iniziazione: Corax, il Corvo, Cryphius o Nymphius, l’Occulto o lo Sposo, Miles, il Soldato, Leo, il Leone, Perses, il Persiano, Heliodromus, il Messaggero solare, e il più alto, Pater, il Padre.

Santo Stefano Rotondo.

Il mitreo si trova sotto il pavimento della chiesa di S. Stefano Rotondo, ed è stato rinvenuto durante recenti scavi e l’’edificio era probabilmente collegato con la vicina caserma degli eserciti provinciali (Castra Peregrina). Il mitreo, databile al II secolo d.C., è costituito da un ambiente rettangolare con due banconi ai lati e un’edicola sul fondo. Probabilmente all’inizio del III secolo d.C. l’edificio fu ingrandito e fu realizzata un’edicola più ampia. Le pareti sono decorate da affreschi; tra questi spicca quello con la personificazione della Luna, appartenente alla prima fase dell’edificio. 

Rinvenuto nella chiesa è il grande rilievo marmoreo databile intorno alla fine del III secolo d.C. rappresenta una scena di tauroctonia sotto la volta celeste ed era originariamente nel Castra Peregrina. Il rilievo che presenta ancora tracce di colore originale e di doratura, doveva sostituire un rilievo precedente in stucco.

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Sempre proveniente da Santo Stefano Rotondo è una offerta votiva che consiste nella petra genetrix, la pietra da cui nacque Mitra. Il dedicante è Aurelius Bassinus, responsabile della gestione della parte principale del Mitreo, dedituus principiorum Castrorum Peregrinorum. La dedica fu posta quando il cavaliere A. Caedecius Priscianus ricopriva la carica di sommo sacerdote con il grado iniziatico di Pater. È databile alla fine del II secolo d.C.

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Risalenti alla fine del II secolo e inizio del III d.C. sono questi tre pezzi provenienti sempre dal mitreo di Santo Stefano Rotondo. La statua dorata centrale proveniva da un grande rilievo marmoreo, come la testa a sinistra raffigurante la dea Iside, altro culto praticato nei pressi del mitreo. Il rilievo a destra che presenta ancora tracce di colore rappresenta la classica scena della tauroctonia,sorprendente è l’ottimo stato conservativo.

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Proveniente dalla provincia di Rieti è un rilievo votivo della fine del II secolo d.C. donato a proprie spese da un cassiere, Apronianus della città di Aequiculum. Il suo compito era la custodia e l’amministrazione del denaro incassato, di quello versato sotto il controllo del magistrato principale della città. Come risulta da altre iscrizioni Apronianus si occupò anche della gestione finanziaria delle cerimonie in onore di Mitra, Iside e Serapide.

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Il grande rilievo mitraico risalente al II-III secolo d.C. fu scoperto nel 1964 nella zona di Tor  Cervara, durante un’operazione di bonifica da residuati bellici ed è probabilmente l’esplosione di uno degli ordigni ad averne determinato la frantumazione in oltre cinquanta pezzi. Il rilievo rappresenta l’uccisione del toro ed era in parte stato trasportato ed esposto nel museo di Karlsruhe e solo recentemente grazie ad una collaborazione con i musei archeologici italiani è stato possibile dopo un complesso restauro a causa delle dimensioni e del peso dell’opera, è stato possibile riportare alla bellezza originaria l’imponente rilievo.

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La statua risalente al IV secolo d.C. raffigura il dio mitra che afferra il toro per le narici e affonda il pugnale nel suo collo. Il cane, ostacolato dal serpente, lecca il sangue che sgorga dalla ferita, mentre lo scorpione attanaglia i testicoli del toro.

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