melchiorre Inviato 29 Settembre, 2017 #1 Inviato 29 Settembre, 2017 (modificato) Salve a tutti, spero di non fare una figuraccia a porre questa domanda. Volevo chiedervi -se noto- quale fosse il valore delle monete al tempo dell'impero romano, o meglio, per cosa esse venivano scambiate. Per esempio, la popolazione comune per comprare un pezzo di pane pagava un'asse? Grazie mille! Modificato 29 Settembre, 2017 da melchiorre Cita
petronius arbiter Inviato 29 Settembre, 2017 #2 Inviato 29 Settembre, 2017 Argomento già trattato più volte, ad esempio qui Sposto la discussione in Monete Romane Imperiali, dove sapranno senz'altro darti altre informazioni e suggerirti specifici link. petronius Cita
Quintus Inviato 29 Settembre, 2017 #3 Inviato 29 Settembre, 2017 Tratto da "Il Faro, quotidiano telematico del mediterraneo" Quanto valeva una moneta romana, e cosa era possibile acquistare E’ pensabile, oggi, fissare il potere d’acquisto di una moneta romana e compararla al nostro euro? Verificando le fonti storiche e archeologiche, più o meno attendibili, e considerando anche che la moneta romana subì, nel corso di mille anni, molti cambiamenti, nel peso e nel metallo, è possibile, con le dovute cautele, immaginare uno scenario quasi attendibile. Cominciamo col dire che le monete Romane si disgiungono in monete d’oro, d’argento e di bronzo; e hanno una unità di misura chiamata asse (in latino peso – era infatti un grosso pezzo di bronzo -); le monete di bronzo erano, poi, suddivise in multipli dell’asse, come il dupondio e il sesterzio, e sottomultipli, il quadrante. All’epoca di Augusto un aureo corrispondeva a 25 denari o a 100 sesterzi, o a 400 assi. Quindi un denario corrispondeva a 4 sesterzi e un sesterzio a 4 assi. Ora, per capire cosa un cittadino romano poteva comprare con il proprio denaro basta leggere uno dei listini di una delle Taberne pompeiane, fissati sul muro dal calore dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.; da queste apprendiamo che un chilo di pane costava 2 assi, come un litro di vino; un piatto di legumi o verdure costava 1 asse; una prostituta nel “lupanare” costava 1 sesterzio, una tunica 12 sesterzi; uno schiavo generico, costava 625 denari, 2500 sesterzi. Adesso, se facessimo un parallelo tra asse e euro, sulla base del prezzo corrente del pane, che si aggira, in media, intorno a 3 euro al chilo (ndTWF, si, nei film di fantascienza... almeno a Parma! :-D), potremmo affermare che un asse sarebbe equivalso a 1,5 euro; un sesterzio a 6 euro. E Su questa base continuare e dire che, per esempio, un vestito sarebbe costato circa 70 euro, una prestazione sessuale appena 6 euro, uno schiavo 15 mila euro, mentre per un mulo sarebbe costato, a un bracciante pompeiano, appena 3000 euro. Proseguendo poi su questo parallelo, e sulla base delle fonti antiche, sarebbe possibile immaginare il potere di acquisto di un salario medio; dalle fonti apprendiamo infatti che, in epoca augustea, un centurione veterano percepiva circa un denario al giorno; circa 700 euro al mese, ma erano previste elargizioni in natura e una buona pensione, con lascito e spartizione di terre per chi finiva vivo i 25 ani di militare; un insegnante guadagnava poco più della metà di un soldato, ma spesso anche lui riceveva pagamenti in natura. E i ricchi? Roma era piena di ricchi patrizi, come Crasso, per esempio, che aveva un patrimonio di 192 milioni di sesterzi, oltre il miliardo di euro, mentre Giulio Cesare in Gallia, fece oltre 1 milione di prigionieri che vennero venduti come schiavi; se ognuno di essi valeva 2500 sesterzi, 15 mila euro, Cesare guadagnò 15 miliardi di euro, che lasciò in eredità al popolo di Roma. Per un pranzo Lucullo, una sorta di Briatore dell’epoca, poteva spendere fino a 1 milione di sesterzi, 6 milioni di euro; stessa cifra che un senatore doveva possedere per avere accesso alle cariche politiche, il doppio invece di quanto doveva possedere un membro dell’ordine equestre. Infine Plinio il Giovane, poeta e scrittore di best seller, e come lui anche Cicerone, entrambi nobili patrizi, possedeva un capitale di 20 milioni di sesterzi, tra terre e schiavi; solo che Plinio si lamentava di dover vivere… da povero. Da questo gioco di confronti verosimili emerge quanto le realtà sociali, e il costo della vita, malgrado il corso degli anni, non siano cambiate poi tanto. Soprattutto in tempo di crisi economica mondiale come quella attuale. Ciao! TWF 1 Cita
azaad Inviato 30 Settembre, 2017 #4 Inviato 30 Settembre, 2017 Io proporrei di utilizzare come raffronto i prodotti biologici. Il pane al giorno d'oggi si fa molto più facilmente di quando si faceva 2000 anni fa, grazie a grano selezionato e a prodotti chimici. Il costo delle materie prime è oggi estremamente più basso. Che ne pensate? Dato che il pane biologico qui in sicilia é sui 5 euro al kg, se ne desume che un asse è 2.5 euro e un sesterzio 10. Un quadrante, la moneta più piccola, starebbe suo 60 centesimi. (Questo mi convince meno, il centesimo dell'epoca con qiesto conto ha un potere d'acquisto apparentemente troppo alto) che ne pensate? Cita
Ospite Inviato 30 Settembre, 2017 #5 Inviato 30 Settembre, 2017 PAGHE E PREZZI NEL MONDO ROMANO (circa 50 a.C. – 235 d.C.) Un legionario riceveva tra il 46 a.C. e 84 d.C. dieci assi al giorno ( 225 denari all’anno). Un pretoriano 2 denari al giorno (720 denari all’anno). Domiziano aumentò la paga del legionario a 300 denari l’anno. Settimio Severo(195) a 400, Caracalla (215) a 600. I braccianti Pompeiani (50 a.C.- 79 d.C.) ricevevano da 5 a 16 assi al giorno per il lavoro stagionale. Nel 2° secolo d.C. i minatori in Dacia da 6 a 10 assi più vitto e alloggio con contratti di 6 o 8 mesi. PREZZI Le granaglie erano alla base dell’alimentazione. Misurate in Modius ( 8,75 litri pari a 6,66 Kg.o 14,3 libbre) il cui prezzo era : Roma 1 modius da 1 a 1.5 denari Italia 1 modius 1 denario Asia Minore 1 modius da ½ a 1 denario Africa 1 modius da 6 assi a 1 denario Egitto 1 modius ½ denario Un adulto necessitava di 60 modii di grano all’anno. Una famiglia di contadini di 4 persone 150 modii. Durante le feste popolari gli aristocratici donavano ai poveri ½ o 1 denaro ciascuno. In Italia 2 assi al giorno e 45/50 denari all’anno erano necessari per la sopravvivenza. Ad Efeso nel 150/200 fu imposto il prezzo della farina di grano a ¼ o ½ denaro ( da 2 a 4 oboli) per libbra. I liquidi ( olio e vino) si misuravano in Anfore ( 26 litri). Il tenore di vita di un cittadino romano nel II secolo a. C. Nel periodo preso in considerazione do qualche "prezzo medio", se pure approssimativo, di alcuni generi di prima necessità: Vino comune: 1 anfora (litri 26,20) 5 denari Olio:1 anfora " 10 denari Grano: 1 anfora " 2 e 1/2 denari Carne bovina: 3 libbre romane (982 g) 1 e 1/2 denari Carne suina: 3 libbre romane " 2 denari Un abito comune completo per uomo 100 denari Uno schiavo comune: 500 denari Una bella casa: 4-5000 denari Rapportati a questi prezzi, i salari si dimostrano straordinariamente bassi, essendo per uno schiavo di 1/2 denario al giorno (180 circa all'anno), per un uomo libero di poco meno di 1 denario al giorno (300 circa all'anno). Eppure L. Emilio Paolo, vincitore di Pidna, lasciò alla sua morte una proprietà di 370 mila denari, mentre, con un calcolo approssimativo il patrimonio di P. Cornelio Scipione l'Africano, il vincitore di Zama, può essere valutato 1 milione di denari circa. Essi erano certamente fra i più ricchi uomini del loro tempo. Cita
Quintus Inviato 31 Dicembre, 2017 #6 Inviato 31 Dicembre, 2017 Visto che mi è capitato di leggere un articolo interessante aggiorno l'argomento... Dall'editto dei prezzi di Diocleziano Alla relativa stabilità dei prezzi nel corso dei primi due secoli dell'impero, si contrappose il III secolo caratterizzato da una grave crisi economica con un'inflazione drammatica dovuta alla svalutazione della moneta. Per stabilizzare l'economia l'imperatore Diocleziano emanò nel 301 d.C. un editto sui prezzi applicabili, valido su tutto l'impero al fine di porre un freno all'avidità e alle speculazioni di chi determinava i prezzi. Esso stabiliva i limiti massimi per circa 1000 posizioni che comprendevano prezzi di merci, salari e prestazioni di servizio che non potevano essere superati per nessun motivo per i trasgressori le pene erano durissime. Le unità di misura sono: il moggio militare equivalente a litri 17,5; il sextarius corrispondente a ca. 0,55 litri e la libbra corrispondente a g. 327. Si riportano di seguito alcune tariffe massime: Edictum de Pretiis Rerum Venalium Posizione Unità di misura DenariCereali Frumento 1 moggio militare 100 Orzo 1 moggio militare 60 Segala 1 moggio militare 60Vini Piceno 1 sestario italico 30 Tiburtino 1 sestario italico 30 Falerno 1 sestario italico 30Olio Olio di prima torchiatura 1 sestario italico 40 Olio di seconda qualità 1 sestrario italico 24 Olio di rafano 1 sestario italico 8Carni Carne di maiale 1 libbra italica 12 Carne di bue 1 libbra italica 8 Prosciutto ottimo 1 libbra italica 20 Oca ingrassata 200 Polli 1 paio 60 Coniglio 40 Quaglie 10 di numero 20Pesci Pesci di mare 1 libbra 24 Pesci di fiume, prima qualità 1 libbra italica 12 Ricci di mare 100 di mumero 50 Mitili di mare 100 di numero 50 Lumache 20 di numero 4 Ostriche 100 di numero 100Uova e Latticini Uova 4 di numero 4 Latte di pecora 1 sestario italico 8 Formaggio fresco 1 libbra italica 8 Formaggio stagionato 1 libbra italica 12Frutta fresca e secca Mele 10 di numero 4 Mele cotogne 10 di numero 4 Pesche 10 di numero 4 Ciliege 4 libbre 4 Cocomeri 4 di numero 4 Meloni 2 di numero 4 Castagne 100 di numero 4 Datteri 25 di numero 4 Olive in salamoia 40 di numero 4 Fichi secchi 8 di numero 4Salari degli insegnanti Maestro di ginnastica per allievo, al mese 50 Pedagogo per ragazzo, al mese 50 Maestro elementare per ragazzo, al mese 50 Maestro di aritmetica per ragazzo, al mese 75 Maestro di stenografia per ragazzo, al mese 75 Maestro di lingua greca e latina per allievo, al mese 200 Maestro di oratoria per allievo, al mese 250 Avvocato per istanza giudiziaria 250 Ciao! TWF 1 Cita
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