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Eros e il delfino


roman de la rose
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Un motivo per la quale mi piace la monetazione greca, magno greca e romana provinciale è data dai rovesci delle loro monete dove svariate divinità assumono sembianze pisciformi. 

Quella che mi piace di più è quella in cui Eros (o cupido che dir si voglia) cavalca un delfino.

Mi sono imbattuto in questa rappresentazione ai tempi che furono mentre ripulivo un coloniale dell'Asia minore di Caracalla.

 

  trasferimento.jpg.b6fbe9b3630b99d5f067a55c5ccdfdef.jpg                     5a9fcbed9eec7_Trajanopolissingle.jpg.7dd16943a49b579e32dcf1a347d0934f.jpg                    5a9fcc367d1ea_trasferimento(1).jpg.d017786878f98e212acabab25894873f.jpg          

  http://eroscoin.blogspot.it/2011/03/type-21-eros-riding-on-dolphin.html        

 http://www.ire-land.it/mitologia/divinita/eros.html 

Presso i Greci numerose divinità assumono sembianze pisciformi oppure sono raffigurate nell’atto di cavalcare delfini e ippocampi; il pesce è sacro, inoltre, ad Afrodite quale simbolo di fecondità e nel mito di Poseidone rappresenta la forza delle acque (il medesimo significato assume presso i romani rispetto a Venere e a Nettuno).

Per via dell’assonanza tra “delphi” (delfino) e “delphy” (grembo), esso era simbolo del principio femminile e del grembo da cui si genera la vita.
Inoltre, esso era sacro ad Apollo. Nell’inno omerico dedicato a tale dio, si narra che Apollo un giorno si incarnò in un delfino e balzò su una nave di mercanti cretesi diretti a Pilo, dirottandola verso Crisa, il porto ove poi sarebbe sorto il santuario di Delfi e dove egli aveva già ucciso il mostro Pitone. Delfòi stessa (Delfi) si chiamò così appunto da delfìs, delfino. La narrazione prosegue affermando che quei marinai cretesi furono preposti dal dio quali primi custodi e sacerdoti del santuario.
Un altro racconto riporta che Dioniso ebbe occasione di chiedere ad alcuni pirati di trasportarlo da Argo a Nasso, ma scoprì un complotto ordito da costoro per venderlo come schiavo. Dopo essere stato legato all’albero maestro della nave, il dio scatenò la sua ira, trasformando i remi in serpenti, aggrovigliando il vascello nell’edera e paralizzandola con tralci di vite, finché i pirati non si gettarono in mare impauriti, trasformati in delfini. Da allora essi sono amici degli uomini e si adoperano per salvarli dai flutti, come espiazione e pentimento dell’antico misfatto.
Ai delfini è legato anche il noto mito di Arione, la cui versione più antica è narrata da Erodoto. Arione era un musico di Lesbo al quale era stato concesso dal suo padrone – il tiranno di Corinto – il permesso di viaggiare per la Magna Grecia e la Sicilia, per arricchirsi grazie al suo canto. Allorché volle tornare in patria, i marinai della nave su cui era imbarcato congiurarono per ucciderlo e derubarlo; tuttavia gli apparve in sogno Apollo che lo avvertì del pericolo e gli promise il suo aiuto. Quando i marinai lo aggredirono, Arione ottenne di poter cantare un’ultima volta: al suono della sua voce, un branco di delfini accorse verso la nave e Arione, fidando nell’aiuto promesso, si tuffò in acqua ove venne raccolto da un delfino, che lo condusse illeso a riva. Una volta salvo e al sicuro, Arione dedicò un ex-voto ad Apollo e tornò alla nativa Corinto.
In ricordo di quell’evento, Apollo trasformò la lira di Arione e il delfino che lo aveva soccorso nella costellazione della Lira.

Gli antichi greci consideravano un crimine contro le leggi dell’amicizia trattenere nelle reti i delfini che vi capitavano, ancor peggio era ucciderli. Questo rispetto e affetto dell’uomo verso il delfino spiega le molteplici rappresentazioni riportate su monumenti ed oggetti d’arte; numerose furono le città sulle cui monete era incisa la figura del delfino: Argo, Sagunto, Messina, Catania, Taranto.

In area romana, a parte i parallelismi già ricordati con i culti greci, troviamo ampia dissertazione sui delfini in Plinio il Vecchio, il quale, in particolare, pone il problema della loro natura di mammiferi e del loro modo di respirare, nonché rileva la loro caratteristica di emettere suoni simili alla voce umana e il fatto che essi amano essere chiamati simon(nome con il quale greci e latini li appellavano per il loro profilo camuso; simòs in greco e simus in latino significa difatti “camuso”). Egli scrisse: «Il delfino è il più veloce di tutti gli animali, non solo di quelli marini; egli supera in velocità l’uccello e la saetta. I delfini, contro la natura degli altri animali d’acqua, hanno lingua mobile, corta e larga, poco differente da quella del maiale. Invece della voce producono un gemito simile a quello dell’uomo, hanno la schiena arcuata, il muso schiacciato, che in latino si dice simo e perciò tutti meravigliosamente li conoscono questo nome, Simone, ed hanno caro d’essere così chiamati. Sono i delfini non solo amici dell’uomo, ma anche della musica e soprattutto si dilettano del suono degli organi».
Plinio narra di un delfino che, ai tempi di Augusto, visse nel lago Lucrino e divenne amico di un fanciullo, che andava a scuola da Baia a Pozzuoli: ogni giorno il ragazzino montava sul delfino che lo portava a scuola e poi a casa. Poco dopo la morte precoce del bambino, anche il delfino morì di dolore per l’amico perduto.
Plinio prosegue con altri fatti, come quello, ad esempio, di delfini che, nel territorio di Nimes in Provenza, accorrono alla voce di pescatori di muggini perché li aiutino nella pesca.

 

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@roman de la rose, leggere le tue discussioni è come viaggiare nel tempo.

Ho la fortuna di vivere nelle vicinanze del golfo di Squillace in cui sorgeva l'antica Skilletion.

L'estate non è raro vedere i meravigliosi delfini nuotare vicino a riva.

Magna Grecia, mare e delfini.

Grazie amico.

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53 minuti fa, Rocco68 dice:

@roman de la rose, leggere le tue discussioni è come viaggiare nel tempo.

Ho la fortuna di vivere nelle vicinanze del golfo di Squillace in cui sorgeva l'antica Skilletion.

L'estate non è raro vedere i meravigliosi delfini nuotare vicino a riva.

Magna Grecia, mare e delfini.

Grazie amico.

Grazie a te Rocco. ^___^

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LA VOGLIOOOOOOOOO!!!!!!!!!!  :crazy:

Eros                                                                                       

 

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11 ore fa, eracle62 dice:

LA VOGLIOOOOOOOOO!!!!!!!!!!  :crazy:

Eros                                                                                       

 

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Svelato l'arcano :D ti potrei chiedere cosa ci facevi li sopra ma prima o poi lo scoprirò

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13 ore fa, roman de la rose dice:

Svelato l'arcano :D ti potrei chiedere cosa ci facevi li sopra ma prima o poi lo scoprirò

Appena ci vediamo te lo dico... :D però promettimi che non lo dirai a nessuno...:nono:

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13 ore fa, eracle62 dice:

Appena ci vediamo te lo dico... :D però promettimi che non lo dirai a nessuno...:nono:

Lo giuro io e le mie schiere facciamo anche sacrificio...... abbiamo battuto anche moneta :D

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3 ore fa, roman de la rose dice:

Lo giuro io e le mie schiere facciamo anche sacrificio...... abbiamo battuto anche moneta :D

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E ma così non vale...:huh:

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Il 7/3/2018 alle 12:35, roman de la rose dice:

                                                   

Per via dell’assonanza tra “delphi” (delfino) e “delphy” (grembo), esso era simbolo del principio femminile e del grembo da cui si genera la vita.
 

Delfòi stessa (Delfi) si chiamò così appunto da delfìs, delfino.

 

L'etimologia del nome Delphòi (Delfi) non è del tutto chiara, anche se con ogni probabilità deriva da delphys (utero, vulva), significando viscere della terra.

Il nome delphìs (delfino) deriva con buona probabilità da delphax (porcello, porcellino), in pratica definendolo porcello di mare.

L'origine di tutto è comunque il verbo phio (genero, procheo).

La radice è sanscrita, dove abbiamo garbha (grembo,utero, feto).

Anche se chiaramente l'origine dei termini delphìs (delfino), delphys (utero, vulva), delphax (porcellino), Delphoi (Delfi), è comune, la derivazione semantica è diversa.

Il dio Apollo arrivò a Delfi sotto forma di delfino, e ciò è interpretabile come spiegazione paraetimologica per il nuovo nome dell'oracolo dopo la morte di Pitone.

 

La Notte dei Tempi .... un antico santuario nelle cui viscere viveva un oracolo, e quelle viscere erano il grembo della terra generatrice. Maiali, feti nudi alla nascita, ricchezza per popoli pastorali. Delfini, maiali marini diversi da ogni altro animale acquatico per aspetto e comportamento. 

Ragionamenti dell'Uomo, interpretazioni, interrogazioni, spiegazioni, ...... cerchi che sembrano chiudersi ma sono spirali.

 

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Il 11/3/2018 alle 02:26, chievolan dice:

L'etimologia del nome Delphòi (Delfi) non è del tutto chiara, anche se con ogni probabilità deriva da delphys (utero, vulva), significando viscere della terra.

Il nome delphìs (delfino) deriva con buona probabilità da delphax (porcello, porcellino), in pratica definendolo porcello di mare.

L'origine di tutto è comunque il verbo phio (genero, procheo).

La radice è sanscrita, dove abbiamo garbha (grembo,utero, feto).

Anche se chiaramente l'origine dei termini delphìs (delfino), delphys (utero, vulva), delphax (porcellino), Delphoi (Delfi), è comune, la derivazione semantica è diversa.

Il dio Apollo arrivò a Delfi sotto forma di delfino, e ciò è interpretabile come spiegazione paraetimologica per il nuovo nome dell'oracolo dopo la morte di Pitone.

 

La Notte dei Tempi .... un antico santuario nelle cui viscere viveva un oracolo, e quelle viscere erano il grembo della terra generatrice. Maiali, feti nudi alla nascita, ricchezza per popoli pastorali. Delfini, maiali marini diversi da ogni altro animale acquatico per aspetto e comportamento. 

Ragionamenti dell'Uomo, interpretazioni, interrogazioni, spiegazioni, ...... cerchi che sembrano chiudersi ma sono spirali.

 

Bellissima la conclusione "cerchi che sembrano chiudersi ma sono spirali" .

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  • 4 weeks later...

Nella sezione " Sicilia e Magna Grecia " a volte si è discusso della simbologia del ragazzo sul delfino, relativamente alla monetazione di Taranto greca che ha come emblema della polis, appunto, la raffigurazione di Taras ( o Phalantos ) che cavalca il delfino, figura legata al mito della fondazione della città .

In un post ho ricordato un oggetto rarissimo e molto importante dell'arte probabilmente traco-celtica, noto come " Calderone di Gundestrup " : su uno dei pannelli che lo compongono, tutti ricchi di molte figure sbalzate, è rappresentato anche un ragazzo che cavalca un delfino .

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