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Mr. Coin

50 lire Littore e 100 lire Italia su prora: coniate per circolare?

Risposte migliori

azaad
Supporter

Quel che ti posso dire è che i collezionisti dell'epoca riuscirono a reperirla senza alcun surplus sul valore nominale, il che implica che la coniazione non era esplicitamente dedicata ai collezionisti ed era ceduta dall'autorità emittente al valore nominale. 

Ho sempre pensato che l'obiettivo principale di questa coniazione fosse contrubuire, almeno parzialmente (forse anche troppo parzialmente), alla convertibilitá in oro delle banconote, generalmente garantita da monete in oro di altre nazioni. É un mio pensiero che non sono in grado di supportare con alcun documento.

Se così fosse le monete furono chiuse in qualche caveau, e rimasero li fin quando qualcuno non le richiese per convertire qualche banconota. 

É importante sottolineare che la serie del 36 non fu reperibile dai collezionisti al valore nominale, ma era necessario un surplus (mi sembra del 20%). la serie del 30-33 risulta quindi l'ultma in oro reperibile al facciale. 

 

Modificato da azaad

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bizerba62
20 ore fa, Mr. Coin dice:

Grazie mille. Attendo anche un chiarimento dal buon bizerba :)

Ciao Mr. Coin e grazie per il "buon".....aggettivo che potrebbe non essere condiviso da tutti. 8)

Per tentare di rispondere alla Tua domanda, partirei - come sempre - dai dati documentali.

Qui sotto, posto la pagina 44 delle Relazione della Regia Zecca 1914-1939, che riporta alcune notizie interessanti e, soprattutto, ufficiali, sull'emissione di queste monete auree:

 1zch6yd.jpg

 

Dunque, a partire dal secondo semestre dell'esercizio (di Zecca) 1930/'31 e per finire con l'esercizio 1933/'34, migliaia di coppiole auree "Italia su prora" (100 Lire) e "Littore in marcia" (50 Lire) vennero prodotte per alcuni Istituti bancari, che preventivamente avevano fornito l'oro necessario e corrisposto alla Zecca il diritto di coniazione, pari a L. 22 per ogni Kg. di oro monetato.

Le monete così ottenute, precisa la Relazione, "furono tutte spedite a Rio de Janeiro, Montevideo, Santiago, Buenos Aires, Barranquilla (ridente Città sita nel nord della Colombia, n.d.r.) ed in varie città del Mediterraneo Orientale.

La Relazione non spiega il motivo per il quale queste Banche procedettero all'operazione "oro in lingotti contro oro monetato italiano" ma, con un po' di fantasia potremmo anche ipotizzarlo.

Contestualizzando l'operazione nel periodo storico immediatamente successivo alla "Grande Depressione" economica del 1929 e alla fase di crescente egemonia del Regine Fascista, si può ragionevolmente ipotizzare da un lato un intento propagandistico mirato a diffondere in quei Paesi dell'America Latina, nei quali la presenza di connazionali emigrati era molto significativa, il "messaggio dell'Italia Fascista" e, dall'altro, garantire una "riserva" aurea fuori dall'Italia ed in Paesi che in quel momento potevano considerarsi politicamente "stabili" , in oro monetato piuttosto che in oro in lingotti (forse per una migliore "liquidabilità", in caso di emergenza, dell'oro monetato piuttosto che di quello in lingotti)???  

21 ore fa, azaad dice:

Quel che ti posso dire è che i collezionisti dell'epoca riuscirono a reperirla senza alcun surplus sul valore nominale, il che implica che la coniazione non era esplicitamente dedicata ai collezionisti ed era ceduta dall'autorità emittente al valore nominale. 

Caro azaad, non so sia corretto affermare che i collezionisti dell'epoca poterono reperire quelle monete senza alcun surplus sul valore nominale.

Innanzitutto perché, come già sappiamo, le monete in oro non si "compravano" dalla zecca pagandole, ma si ottenevano versando alla Zecca l'equivalente dell'oro fino necessario alla loro coniazione oltre alle spese (quelle, si, si pagavano) di coniazione.

D'altro canto, la determinazione operata dal R.D. 18.7.1930, n. 1.148, secondo cui gr. 7,919 di oro fino corrispondevano esattamente a L. 100, fu una valutazione di tipo esclusivamente politico, che lasciava il tempo che trovava, dal momento che l'Italia non era produttrice d'oro e quindi, se doveva approvvigionarsi di questo metallo, doveva acquistarlo sul mercato internazionale al prezzo, appunto, di mercato e non a quello imposto da una sua legge.

In secondo luogo, l'impossibilità di acquistare, pagandola, una moneta aurea nazionale, che veniva ceduta dalla Zecca solo previa consegna dell'oro fino corrispondente, rendeva abbastanza pleonastico il rapporto fissato "politicamente" tra Lira italiana e oro.

Un interessante documento che posto di seguito, scoperto in archivio dalla ricercatrice Nunziatina Panetta e pubblicato a pag. 150 sul Suo libro "Gli indigeni preferivano i Talleri", 2015, ci fa chiaramente capire quanto fosse inutile (salvo che per motivi "propagandistici") aver fissato per legge il rapporto Lira/oro prescindendo dal reale prezzo di mercato del biondo metallo:

2eeyhpg.jpg

 

Come potete rilevare, anche se il documento si riferisce alle monete auree "imperiali" del '36, che peraltro venivano coniate ancora sulla base del rapporto Lira/oro fissato dal R.D. n. 1.148/1930, la moneta da 100 Lire di gr. 7,919 di oro fino, conteneva in realtà un controvalore pari a Lire 169,32 mentre la moneta da 50 Lire di gr. 3,959 di oro fino, avrebbe contenuto in realtà un controvalore pari a Lire 84,66.

Per scrupolo dovremo controllare il prezzo dell'oro al grammo sul libero mercato nel periodo 1931, 1932, 1933 ecc, sapendo però che dal documento postato nel 1936 l'oro sarebbe costato al grammo Lire 21,38.

Da questa rilevazione, dunque, apprendiamo che (almeno nel 1936) nessuno avrebbe potuto pagare 100 Lire (poniamo, in banconote) per acquistare la moneta d'oro da 100 Lire, in quanto tale moneta avrebbe avuto un "valore", al netto dei diritti di coniazione, di quasi 170 Lire.

Parliamo di un valore del metallo prezioso contenuto dalla moneta, superiore di circa il 70% rispetto al valore facciale della stessa (con buona pace del R.D. n. 1.148/'30, che stabiliva, ancora nel 1936, un rapporto fisso Lira/oro)!

Saluti.

M.

  

  

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Mr. Coin

Grazie mille! Resta un solo interrogativo a questo punto, e cioè come mai queste monete oggi sono così comuni e dal valore di mercato fra i più bassi fra le varie monete in oro rispetto all'oro contenuto. Era possibile ai collezionisti italiani richiederle qui in Italia fornendo oro alla zecca, oppure finirono effettivamente tutte in sudamerica, da dove poi in qualche modo tornarono? 

 

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bizerba62
5 ore fa, Mr. Coin dice:

Grazie mille! Resta un solo interrogativo a questo punto, e cioè come mai queste monete oggi sono così comuni e dal valore di mercato fra i più bassi fra le varie monete in oro rispetto all'oro contenuto. Era possibile ai collezionisti italiani richiederle qui in Italia fornendo oro alla zecca, oppure finirono effettivamente tutte in sudamerica, da dove poi in qualche modo tornarono? 

Ciao.

Queste monete sono comuni perchè ne vennero complessivamente coniate (negli esercizi dal 1930 al 1934) n. 50.008 esemplari per il tipo da 100 Lire e n. 50.694 per il tipo da 50 Lire.

Che all'epoca potesse ottenerle anche un privato disposto a fornire l'oro necessario, non ci troverei nulla di strano (fra l'altro, se le Banche si fecero coniare alla zecca 49.378 esemplari da Lire 100 e la tiratura complessiva di questa moneta fu di 50.008 pezzi, ci sono 630 monete che non vennero coniate per le banche ma....per altri..).

Le Relazione dice che le monete coniate per le banche finirono tutte all'estero e pertanto è verosimile ritenere che, in un certo momento, buona parte di queste monete fece ritorno in Patria.

Quando rimpatriarono e in che numero , rimane, al momento, ignoto.

M.

 

Modificato da bizerba62

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