Ser. Broccolo Inviato 28 Febbraio, 2019 #1 Inviato 28 Febbraio, 2019 Salve a tutti, stavo cercando di fare un quadro generale sui segni che sono riportati nelle monetazioni romane repubblicane per indicare il valore della moneta. Io inserisco quelli che penso siano giusti, mi date una mano? ONCIA (monetazione tipica con la Testa di Roma) simbolo del valore un globo (•) SESTANTE (monetazione tipica con la Testa di Mercurio) simbolo del valore due globi (••) e valeva due oncie QUADRANTE (monetazione tipica con la Testa di Ercole) simbolo del valore tre globi (•••) e valeva 3 oncie TRIENS o TRIENTE (monetazione tipica con la Testa di Minerva) simbolo del valore quattro globi (••••) e valeva 4 oncie QUINCUNCIA simbolo del valore cinque globi (•••••) e valeva 5 oncie SEMISSE (monetazione tipica con la Testa di Saturno) simbolo del valore (S) e valeva 6 oncie BES simbolo del valore S con 2 globi (S••) e valeva 8 oncie DODRANS simbolo del valore S con 3 globi (S•••) e valeva 9 oncie DEXTANS simbolo del valore S con 4 globi (S••••) e valeva 10 oncie ASSE (monetazione tipica con la Testa di Giano Bifronte) simbolo del valore (I) e valeva 12 oncie 2 Cita
Ser. Broccolo Inviato 28 Febbraio, 2019 Autore #2 Inviato 28 Febbraio, 2019 (modificato) DUPONDIO (monetazione tipica con la Testa di Minerva) simbolo del valore (II) e valeva 2 assi TRIPONDIUS simbolo del valore (III) e valeva 3 assi SESTERZIO simbolo del valore (IIII) o (IIS) o (HS) e valeva 4 assi. Moneta prodotta sia in argento che in bronzo/ottone QUINARIO d'argento simbolo del valore (V) e valeva la metà di un denario DENARIO simbolo del valore (X) e valeva 10 assi (almeno all'inizio) successivamente "X barrata" (X) o (XVI) per indicare il valore di 16 assi AUREO da 20 assi simbolo del valore (XX) AUREO da 40 assi simbolo del valore (XXXX) AUREO da 60 assi simbolo del valore (LX) Modificato 28 Febbraio, 2019 da Ser. Broccolo 4 Cita
L. Licinio Lucullo Inviato 28 Febbraio, 2019 #3 Inviato 28 Febbraio, 2019 (modificato) Esistono anche nominali di valore inferiore all'oncia: quartoncia (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB11/8) e semioncia (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB11/7), ma non avevano notazione di valore. Il termine "triens" non è una dizione diversa da "triente": uno è latino (per l'esattezza, nominativo), l'altro italiano (e comunque corrisponde all'ablativo latino). L'asse fu prodotto, per brevissimo tempo, anche in argento (la cosiddetta "libella", ovvero "libra leggera", nome derivante dal fatto che in origine l'asse valeva una libra di bronzo). Non aveva, però, notazione di valore (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RC/26). La moneta da tre assi non si chiamava a tripondio, ma tressis, ed effettivamente aveva una notazione "III" (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB5/1) Il sesterzio in origine valeva non 4 assi, ma 2,5; l'etimologia deriva infatti da semi-terzio, "[due più] metà del terzo". Proprio per il valore di 2,5 la sua notazione era "IIS", ovvero "asse-asse-semisse". La notazione "HS" secondo me non esiste: compare nella scrittura corrente (ad esempio, sui muri di Pompei) ma credo che sia solamente un "IIS" barrato in centro, esattamente come "£" per la "L" di lira. Il valore fu portato a 4 quando quello del denario fu portato a 16 (perché il sesterzio era un quarto del denario), ma non ricordo di aver mai visto la notazione "IIII". I sesterzi non furono mai emessi in bronzo, in epoca repubblicana, a meno che siano sesterzi alcune emissioni di Cesare (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I2/46) e Ottaviano (http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-I17/38). Sono in effetti sesterzi in bronzo alcune rare monete della serie navale di Antonio, che però alcuni studiosi riconoscono come emissioni greche e non romane (vedi sotto). Inoltre non è corretto parlare di "ottone": l'altra lega usata per queste monete, oltre al bronzo, è l'oricalco. La notazione "X", prima che sul denario, compare sul decussis, di pari valore ( http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB13/1) La notazione "XVI" compare su poche emissioni. Poi per ragioni tradizionali si torna a "X" benché il valore sia rimasto di 16 assi. La notazione a forma di asterisco non è, probabilmente, una "X" barrata, ma un monogramma della notazione "XVI" Le notazioni superiori a X, che compaiono sugli aurei, sono di dubbia interpretazione: non è detto che esprimano il valore in assi (dovrei cercare la bibliografia su questo; molti studiosi concordano in effetti sul fatto che esprimano il valore in assi, ma ricordo che ci sono delle difficoltà in relazione al valore reciproco oro/bronzo che si ritiene sussistesse all'epoca). Una curiosità: potrebbe essere non un caso, ma una specie di gioco di parole, che la notazione "I" corrisponda all'iniziale di Ianus (dio, come noto, raffigurato sull'asse) e la notazione "S" a quella di Saturnus (presente invece sul semisse) Sulla serie navale di Antonio: Modificato 1 Marzo, 2019 da L. Licinio Lucullo 7 Cita
L. Licinio Lucullo Inviato 28 Febbraio, 2019 #4 Inviato 28 Febbraio, 2019 Per il quinario, forse, esistevano notazioni alternative: Q - http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G197/1 , http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G50/1 , http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G60/2 , http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-G143/1 VN o VNI, che significherebbe "quinarius nummus" - http://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-A2/22 (nella variante RRC 373/1b) Sul raro quinario con legenda VNI, vedasi: Cita
Ser. Broccolo Inviato 28 Febbraio, 2019 Autore #5 Inviato 28 Febbraio, 2019 Perfetto e sempre preciso @L. Licinio Lucullo!!! Io all'inizio ho elencato tutto quello che ho trovato sui miei libri perchè questa cosa dei segni mi ha sempre incuriosito e non trovando una specie di elenco, volevo farlo per chi come me voleva saperne di più in futuro. Rispondo perchè ritengo sia colpa della mia scarsa conoscenza della materia, sulle cose da te puntualizzate in maniera molto chiara. Mi sono sbagliato nel titolo mettendo valore intrinseco perchè pensandoci bene è nominale, quindi correggo per correttezza. Non ho volutamente inserito emissioni o nominali che non hanno notazione di valore perchè non li ritenevo necessari per questo elenco, e ho messo la versione Latino-Italiano solo per quei nominali che non avevo mai sentito. <<La moneta da tre assi non si chiamava a tripondio, ma tressis, ed effettivamente aveva una notazione "III" (https://numismatica-classica.lamoneta.it/moneta/R-RRB5/1)>> il mio libro la chiama tripondio pensavo fosse corretta ? 1 ora fa, L. Licinio Lucullo dice: Il valore fu portato a 4 quando quello del denario fu portato a 16 (perché il sesterzio era un quarto del denario), ma non ricordo di aver mai visto la notazione "IIII". Per questa cosa, leggendo meglio, viene indicata la notazione (IIII) per il QUADRUSSIS, l'hai mai sentito? Io cercando in rete non ho trovato niente di valido. Per il resto grazie mille per aver risposto, per aver corretto le mie mancanze e per fornito altre preziose informazioni 1 Cita
L. Licinio Lucullo Inviato 1 Marzo, 2019 #6 Inviato 1 Marzo, 2019 Scusami, non volevo essere pignolo, volevo solo entrare un po' più nel dettaglio 1 Cita
L. Licinio Lucullo Inviato 1 Marzo, 2019 #7 Inviato 1 Marzo, 2019 Il sistema si può riassumere così: - le monete di metrologia greca (dracme e cosiddette "litre", compresi vittoriato e quadrigato) non avevano notazione di valore - sulle monete propriamente romane compare un globo per l'oncia, una S per il semisse e il numero degli assi per valori dell'asse in su; - il sistema si complica con la ritariffazione del denario e la comparsa di Q sul quinario; - infine le notazione di valore spariscono del tutto (tant'è vero che di alcuni bronzi tardo repubblicani ignoriamo il valore nominale) Cita
L. Licinio Lucullo Inviato 1 Marzo, 2019 #8 Inviato 1 Marzo, 2019 (modificato) Mi piacerebbe conoscere il parere di altri utenti (compreso quello di @acraf, che ha studiato l'emissione) sull'effettivo valore, in assi, degli aurei con XX, XXXX e LX Modificato 1 Marzo, 2019 da L. Licinio Lucullo Cita
L. Licinio Lucullo Inviato 1 Marzo, 2019 #9 Inviato 1 Marzo, 2019 Il quadrusse in effetti non l'ho mai visto neanche io. Esiste, in compenso, un rarissimo quincusse, con notazione V. È conservato al Museo Nazionale Romano, lo trovi in foto nel nostro catalogo on line Cita
Ser. Broccolo Inviato 1 Marzo, 2019 Autore #10 Inviato 1 Marzo, 2019 5 ore fa, L. Licinio Lucullo dice: Scusami, non volevo essere pignolo, volevo solo entrare un po' più nel dettaglio Ma ci mancherebbe!!! Non era una affatto un'accusa, ogni intervento è sempre gradito, soprattutto se migliora la qualità della discussione 1 Cita
Legio II Italica Inviato 1 Marzo, 2019 #11 Inviato 1 Marzo, 2019 Salve , consiglio di leggere il primo volume : La moneta a Roma e in Italia , Roma e la moneta , di Silvana Balbi de Caro , Banca d' Italia . Primo di tre volumi della storia delle monete italiane dalle origini all' Italia moderna . 1 Cita
sdy82 Inviato 20 Ottobre, 2023 #12 Inviato 20 Ottobre, 2023 Il 28/2/2019 alle 18:58, L. Licinio Lucullo dice: Il termine "triens" non è una dizione diversa da "triente": uno è latino (per l'esattezza, nominativo), l'altro italiano (e comunque corrisponde all'ablativo latino). Per dovere d'informazione faccio notare che la linguistica storica fa derivare i sostantivi italiani dal caso accusativo latino con perdita della "m" finale: triente(m). Buona mattina (per me piovosa)! 👋 1 Cita
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