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Il leggendario lago Gerundo

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Secondo alcune memorie storiche pare esistesse un lago chiamato Gerundo situato nell’attuale zona di Lodi, nell’area compresa tra Brembate e fin quasi Cremona. Secondo i racconti l'estensione era tale che tra il IV e il VI secolo d.C. sull’isola detta della Mosa o Fulcheria (da Fulcherio, il duca longobardo che l’aveva avuta in feudo) fu edificata la città di Crema. A conferma della sua esistenza ci sono numerose piroghe rinvenute nei fiumi, si tratta di imbarcazioni ricavate da tronchi costruite nell’Alto Medioevo con tecniche che risalgono al neolitico. Secondo le cronache le flotte fluviali di Venezia e di Ferrara si scontrarono spesso nelle acque del Gerundo. Un'altra vicenda ne testimonia l'esistenza: pare che l’imperatore Barbarossa fosse riuscito a espugnare Crema dopo un acerrima battaglia combattuta con imbarcazioni dai cremonesi.

lagogerundo.gif?w=1462

Come in ogni racconto medievale che si rispetti c'è la presenza di un mostro leggendario, ed anche il lago Gerundo ne ebbe uno. Ezzelino da Romano, vicario imperiale e genero di Federico II di Svevia, era un uomo molto temuto in quell'epoca e dalla sua tomba nacque la leggenda che un drago chiamato Tarantasio fosse nato dalle spoglie mortali di Ezzelino.

La leggenda del mostro si rintraccia in diverse storie dell'epoca. Secondo alcuni, il primo gennaio del 1300  il drago morì in seguito all’intervento di San Cristoforo dopo tre giorni di preghiere le acque malsane del Gerundo si ritirarono lasciando solo lo scheletro del mostro. Un osso gigantesco, e precisamente una costola di drago del Gerundo, è ancora oggi visibile appesa al soffitto della sacrestia della chiesa di San Bassiano, a Pizzighettone. La costola, probabilmente, appartiene a una balena fossile o a un elefante. Scheletri di balene sono stati spesso rinvenuti sulle Prealpi e, soprattutto, sull’Appennino che si affaccia sulla Pianura Padana. Un'altra leggenda ancora parla di uno scontro tra San Colombano e il Tarantasio. Un ben più famoso racconto vede come protagonista il condottiero Umberto Visconti, capostipite della casata, porre fine all’esistenza del Tarantasio. L’uomo entrò nella caverna del drago, proprio mentre il mostro stava per divorare un bambino, ma l’eroe ebbe la meglio dopo ben due giorni di lotta. Infatti lo stemma visconteo, simbolo di Milano, riporta questo episodio leggendario.

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Secondo la geologia la Pianura Padana non avrebbe dovuto presentare un così grande lago, probabilmente si trattava di una grande rete di paludi bonificate ad opera dei monaci dal IX secolo. Un'ipotesi più azzardata vede effettivamente l'esistenza di un esteso lago e che a contribuire alla sparizione dello specchio d'acqua siano stati i fattori climatici del periodo caldo dell’Alto Medioevo.

 

 

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VALTERI

Interessante esposizione di un tema che non conoscevo : grazie

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Scudo1901
1 ora fa, Archivio dice:

Secondo alcune memorie storiche pare esistesse un lago chiamato Gerundo situato nell’attuale zona di Lodi, nell’area compresa tra Brembate e fin quasi Cremona. Secondo i racconti l'estensione era tale che tra il IV e il VI secolo d.C. sull’isola detta della Mosa o Fulcheria (da Fulcherio, il duca longobardo che l’aveva avuta in feudo) fu edificata la città di Crema. A conferma della sua esistenza ci sono numerose piroghe rinvenute nei fiumi, si tratta di imbarcazioni ricavate da tronchi costruite nell’Alto Medioevo con tecniche che risalgono al neolitico. Secondo le cronache le flotte fluviali di Venezia e di Ferrara si scontrarono spesso nelle acque del Gerundo. Un'altra vicenda ne testimonia l'esistenza: pare che l’imperatore Barbarossa fosse riuscito a espugnare Crema dopo un acerrima battaglia combattuta con imbarcazioni dai cremonesi.

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Come in ogni racconto medievale che si rispetti c'è la presenza di un mostro leggendario, ed anche il lago Gerundo ne ebbe uno. Ezzelino da Romano, vicario imperiale e genero di Federico II di Svevia, era un uomo molto temuto in quell'epoca e dalla sua tomba nacque la leggenda che un drago chiamato Tarantasio fosse nato dalle spoglie mortali di Ezzelino.

La leggenda del mostro si rintraccia in diverse storie dell'epoca. Secondo alcuni, il primo gennaio del 1300  il drago morì in seguito all’intervento di San Cristoforo dopo tre giorni di preghiere le acque malsane del Gerundo si ritirarono lasciando solo lo scheletro del mostro. Un osso gigantesco, e precisamente una costola di drago del Gerundo, è ancora oggi visibile appesa al soffitto della sacrestia della chiesa di San Bassiano, a Pizzighettone. La costola, probabilmente, appartiene a una balena fossile o a un elefante. Scheletri di balene sono stati spesso rinvenuti sulle Prealpi e, soprattutto, sull’Appennino che si affaccia sulla Pianura Padana. Un'altra leggenda ancora parla di uno scontro tra San Colombano e il Tarantasio. Un ben più famoso racconto vede come protagonista il condottiero Umberto Visconti, capostipite della casata, porre fine all’esistenza del Tarantasio. L’uomo entrò nella caverna del drago, proprio mentre il mostro stava per divorare un bambino, ma l’eroe ebbe la meglio dopo ben due giorni di lotta. Infatti lo stemma visconteo, simbolo di Milano, riporta questo episodio leggendario.

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Secondo la geologia la Pianura Padana non avrebbe dovuto presentare un così grande lago, probabilmente si trattava di una grande rete di paludi bonificate ad opera dei monaci dal IX secolo. Un'ipotesi più azzardata vede effettivamente l'esistenza di un esteso lago e che a contribuire alla sparizione dello specchio d'acqua siano stati i fattori climatici del periodo caldo dell’Alto Medioevo.

 

 

Davvero interessante, tema anche a me del tutto ignoto. Bravo, ben esposto, con la proprietà di linguaggio che ti appartiene di cui abbiamo avuto ormai numerose dimostrazioni. 👍🏾

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Sirlad

Mi associo anch’io, molto bravo, un racconto davvero interessante @Archivio.

Edited by Sirlad

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chievolan

Mah ... Nei miei studi di geologia mi ero occupato di questo "lago". Son passati troppi anni e la mia memoria non mi permette di essere preciso. Ma una cosa la ricordo sicuramente, che li non poteva esistere un lago, ma eventualmente e probabilmente solo una palude data da periodiche esondazioni.

Se, come sembra, era presente in tempi preistorici, sicuramente è stata regimentata in tempi storici. Poi, con la caduta dell'impero romano, forse la palude si è riformata.

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Archivio

Grazie a tutti dei complimenti, gentilissimi. Siccome siamo in un forum di numismatica mi pare giusto dire che oltre al biscione della casata viscontea, in una moneta, un grosso coniato sotto Luchino e Giovanni, ritroviamo un'iconografia particolare del Tarantasio:

 

171D.jpg.3685870334375ba3b125517c3ff46ef1.jpg

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417sonia
Supporter
Il 3/9/2019 alle 01:38, chievolan dice:

Mah ... Nei miei studi di geologia mi ero occupato di questo "lago". Son passati troppi anni e la mia memoria non mi permette di essere preciso. Ma una cosa la ricordo sicuramente, che li non poteva esistere un lago, ma eventualmente e probabilmente solo una palude data da periodiche esondazioni.

Se, come sembra, era presente in tempi preistorici, sicuramente è stata regimentata in tempi storici. Poi, con la caduta dell'impero romano, forse la palude si è riformata.

Ciao!

Prima di tutto rinnovo i complimenti ad @Archivio.

Anch'io sono della tua opinione; abito nei pressi di Gorgonzola, vicino al torrente Molgora e quindi prossimo a questo sedicente lago ed ogni tanto, tra una chiacchiera e l'altra, riaffiora questa leggenda.

E' un'area, quella nella quale abito, molto "bagnata"; fiumi, torrenti, risorgive e marcite abbondano e non è inusuale che, dopo forti piogge, le golene a ridosso dell'Adda vengano occupate dall'acqua, facendo sembrare che le strade rialzate attraversino una laguna.

Ed è forse questa morfologia che suggerisce l'esistenza, nell'antichità, di vaste paludi; sinceramente non ho mai letto di flotte veneziane che solcassero il lago Gerundo, ma non si può escludere che imbarcazioni veneziane, al tempo del dominio della Serenissima su Cremona e Crema, navigassero nella rete di canali tra i canneti che, ancora oggi, esistono e servono per irrigare la pianura.

saluti

luciano

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