Questo è un post popolare Stilicho Inviato 14 Febbraio, 2021 Questo è un post popolare #1 Inviato 14 Febbraio, 2021 (modificato) Come accennato nella mia precedente discussione ([una moneta e una storia] Maxentivs pro Vrbe Sva - Monete Romane Imperiali - Lamoneta.it - Numismatica, monete, collezionismo), lo scontro tra Massenzio e Costantino fu presto inevitabile ed avvenne al Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312. La vittoria, come sappiamo, arrise a Costantino. Massenzio, sconfitto, vi perse la vita. Il crollo finale del regime di Massenzio possiede una eccezionale testimonianza archeologica: la scoperta nel 2005 delle sue insegne imperiali sul colle Palatino, dove furono sepolte dagli sconfitti per impedire che finissero nelle mani dell’odiato nemico. Sono conservate presso il Museo Nazionale di Palazzo Massimo, a Roma. Io ho avuto la possibilità di vederle dal vicino in occasione della mostra “Costantino 313” tenutasi al Palazzo Reale di Milano nel 2013 per commemorare il cosiddetto “Editto di Milano”. Sono splendide, in particolare lo scettro con il suo bel globo verde. Dopo Ponte Milvio, Costantino (in parallelo con le azioni volte consolidare il suo dominio) si applicò coscientemente per soppiantare Massenzio nel cuore dei Romani con una oculata campagna propagandistica. Non deve quindi stupire che Costantino sia ricorso al più potente strumento allora disponibile: le monete. Il RIC VI riconosce tre monete, tutte coniate a Roma nel 313: la 303, la 304 e la 312. Vediamole nel dettaglio. Cominciamo dalla 303 e 304: Si tratta di due monete aventi al rovescio la legenda LIBERATORI VRBIS SVAE: Ecco la 303: Della 304 non ho trovato una immagine (magari qualcuno di voi mi può aiutare). Essa si distingue dalla 303 in quanto il busto di Costantino e’ laureato, drappeggiato e corazzato (E) anziché solo laureato e corazzato (D); inoltre la 304 e’ stata coniata dalla 3^ officina (T), mentre la 303 dalla seconda (S). Tuttavia, sono noti esemplari “non in RIC”: Questa e’ la RIC VI 303 ma della terza officina (T): Ed ecco la RIC VI 304, ma seconda officina (S): Ed ora passiamo alla RIC VI Roma 312: Qui il rovescio e’ dunque RESTITVTOR VRBIS SVAE Queste monete LIBERATORI VRBIS SVAE e RESTITVTOR VRBIS SVAE sono strettamente collegate alla serie CONSERV URB SVAE di Massenzio. Tuttavia, mentre il dritto e’ logicamente cambiato (ora vi ci appare l’effigie di Costantino), il rovescio e’ lo stesso (sempre la dea Roma seduta dentro un tempio), ma con una legenda del tutto diversa: LIBERATORI VRBIS SVAE alternato a RESTITVTOR VRBIS SVAE, che identificano senza ombra di dubbio Costantino come vincitore del tiranno (“liberator”) e come restauratore (“restitutor”) della pace e della giustizia nella città di Roma, ora identificata come “sua”, nello stesso modo che aveva usato Massenzio nella sua serie (in cui si era identificato come “conservatore”, “protettore”). Particolare il fatto che entrambi i tipi siano stati coniati a Roma nel 313; probabilmente furono emessi per il consumo immediato del popolo di Roma: il messaggio doveva essere forte e chiaro. Con Costantino le parole non sono mai banali. Le parole “liberatori” (addirittura al dativo, una vera e propria dedica) e “restitutor” rappresentano appieno lo sforzo del vincitore di rappresentare il suo rivale Massenzio non come un mero usurpatore, ma come un tiranno dal quale il Senato ed il popolo romano erano stati liberati. E’ una differenza sottile, ma non da poco. Allarghiamo ora per un attimo un po’ il discorso. E’ da notare come, di pari passo alla produzione delle serie succitate da parte della zecca di Roma, anche altre zecche abbiano prodotto monete volte ad enfatizzare lo stesso tema. Ecco allora i tipi : ROMAE AETER AVGG di Londinium (es. RIC VI 269): ROMAE RESTITVTAE: sempre Londinium (es. RIC VI 272): RECVPERATORI VRB SVAE di Arelate (es. RIC VII Arelate 33): Anche queste produzioni terminano presto. Si chiude, infatti, nel 315 con il tipo RESTITVTORI LIBERTATIS da dalle zecche di Ticinum e Treviri: RIC VII Treveri 23: e’ in bianco e nero, ma e’ un solido RIC VII Ticinum 31: solido anche qui Come detto sopra, in Costantino nulla e’ casuale, anche la scelta di queste ultime zecche. La scelta di Londinium potrebbe essere legata (questo e’ un mio pensiero) al forte legame con la Britannia. Basti pensare che, alla morte del padre Costanzo Cloro, furono proprio le truppe di stanza ad Eburacum a nominarlo addirittura augusto nel 306. Quanto a Ticinum , in realtà significa Mediolanum dove Costantino si recò dopo aver lasciato Roma. Proprio a Mediolanum, nel febbraio del 313, si celebrò il matrimonio tra la sorellastra Costanza e Licinio, che sancì l’alleanza tra i due augusti. Fu poi in quella sede ed in quella occasione che fu promulgato il cosiddetto Editto di Milano, che fu stabilito il nuovo assetto dell’impero e che fu programmata la guerra contro Massimino Daia. Non dimentichiamo poi il ruolo che la città aveva avuto come capitale occidentale durante la prima Tetrarchia ed anche la sua posizione strategica. Quanto a Treviri, sappiamo che fu a lungo capitale imperiale dove Costantino risiedette come Cesare e dove svolse una intensa attività edilizia, a dimostrazione del forte legame con questa città. Ricordiamo, a titolo di esempio, la Basilica Palatina: Ma a Treviri tornò anche dopo aver lasciato Milano per affrontare una campagna contro Franchi e Germani e vi celebrò anche i decennalia del regno, proprio nel luglio del 315. Quanto ad Arelate, ricordiamo che proprio Costantino vi aveva trasferito la zecca di Ostia (se ne e’ già parlato). Come detto, Costantino lasciò Roma nel gennaio del 313. Il brevissimo lasso di tempo trascorso in città fa emergere tutta la sua capacità di statista in grado di riconquistare la fiducia e il rispetto del Senato e del popolo romano con una vera transizione ideologico-religiosa (se così si può dire) , anche se certo la forza degli eserciti ebbe il suo peso (oltre che grande uomo di stato era anche un grande uomo di armi). Non dimentichiamo come Costantino fosse arrivato a Ponte Milvio, ovvero sotto l’egida dell’ ”In hoc signo vinces”, paladino di Cristo contro il pagano Massenzio. Se guardiamo alle monete su postate, però, non vi sono ancora simboli cristiani, ma addirittura c’e’ ancora un tempio pagano e una dea (anche se questa dea e’ Roma). Inutile dire quindi che, al momento della sua partenza, una tale radicale trasformazione non era stata ancora completata, anche se certamente era avviata nella giusta direzione. Ne e’ una ulteriore prova la costruzione dell’Arco ordinata dal Senato poco tempo dopo, nel 315: La cosa per noi interessante e’ nella iscrizione: Al centro dell'attico è presente la seguente iscrizione: «IMP(eratori) · CAES(ari) · FL(avio) · CONSTANTINO · MAXIMO · P(io) · F(elici) · AVGUSTO · S(enatus) · P(opulus) · Q(ue) · R(omanus) · QVOD · INSTINCTV · DIVINITATIS · MENTIS · MAGNITVDINE · CVM · EXERCITV · SVO · TAM · DE · TYRANNO · QVAM · DE · OMNI · EIVS · FACTIONE · VNO · TEMPORE · IVSTIS · REM-PUBLICAM · VLTVS · EST · ARMIS · ARCVM · TRIVMPHIS · INSIGNEM · DICAVIT ·» «All'imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo Pio Felice Augusto, il Senato e il popolo romano, poiché per ispirazione divina e per la grandezza del suo spirito in una sola volta con il suo esercito ha vendicato lo Stato, per mezzo di una giusta guerra, sia dal tiranno che da ogni sua fazione, dedicarono questo arco insigne per trionfi.» Le parole chiave sono sicuramente INSTINCTV DIVINITATIS: Costantino ha vinto per “ispirazione divina”. Ma di quale dio? Non vi e’ ancora un accenno diretto al Dio dei Cristiani, anche se dietro lo si intuisce chiaramante. E’ ancora un po’ presto per una affermazione esplicita, ma e’ questione di poco. E poi colpisce anche la parola “DE TYRANNO”: come detto su, nella sua politica propagandistica, Costantino ha liberato Roma non da un semplice usurpatore, ma da un vero e proprio tiranno. Insomma, le parole sono pietre, nel vero senso della parola. Quanto alla attività edilizia iniziale, in riferimento all’area del foro, a Costantino (che trovò molti monumenti – o almeno i due principali, ovvero il tempio di Venere e Roma e la cosiddetta Basilica) non solo già progettati e strutturati, ma anche quasi del tutto conclusi o prossimi alla conclusione, non restò che eseguire sia l’eventuale e non precisabile completamento strutturale e decorativo sia, più probabilmente, la dedicazione o ridedicazione con il suo nome. Proprio nel periodo che seguì la vittoria su Massenzio, iniziò inoltre la costruzione della sua prima basilica, quella del Laterano. Si è molto discusso su questa collocazione ‘periferica’ della cattedrale. L’interpretazione più in voga è quella che mostra un Costantino assai prudente che non vuole urtare l’aristocrazia e la popolazione stessa, ancora in forte maggioranza pagana, e preferisce quindi inserire la cattedrale il più lontano possibile dal centro della vita pubblica, ove si trovavano anche molti luoghi sacri della religione pagana. O forse, più prosaicamente, la basilica era così grande che difficilmente poteva essere collocata nell’affollato centro cittadino? Della vecchia basilica, oggi resta il nucleo principale del cosiddetto Battistero Lateranense: In vicinanza, Costantino iniziò anche la costruzione del nuovo palazzo imperiale, chiamato Sessorium (sui resti del vecchio palazzo di Elagabalo agli Horti Spei Veteris) dove risiedette la madre Elena. Di esso rimangono i resti delle Teme Eleniane e il cosiddetto tempio di Minerva Medica, in realtà una splendida aula decagona con cupola. Vi era anche una chiesa (oggi chiesa di Santa Croce in Gerusalemme) che doveva contenere le reliquie di Cristo trovate dalla madre Elena in Terrasanta. Successivamente al periodo che ci interessa, Costantino effettuerà poi una intensa attività edilizia in senso “cristiano” che esula dalla attuale discussione. Per chi vuole approfondire alleghero’ una lettura. Fonti: - RIC volume VI - Constantine the Great-- History and Coins (constantinethegreatcoins.com) - Iconografia_di_Costantino.pdf - Roma_costantiniana.pdf Le_iconografie_monetali (1).pdf Ciao da Stilicho Modificato 14 Febbraio, 2021 da Stilicho Aggiunto "Iconografie monetali" 7 4 Cita
Conservator Inviato 14 Febbraio, 2021 #2 Inviato 14 Febbraio, 2021 (modificato) Ciao Stilicho, sono sempre da elogiare queste tue digressioni sul periodo costantiniano, complimenti. L'unico contributo che posso dare alla discussione è questo: nel merito dell'instinctu divinitatis citato nell'arco, che come tu hai giustamente scritto aveva da sempre posto problemi interpretativi, facendo propendere per un'allusione in senso cristiano (uno studioso scrisse "l'iscrizione è pagana per quello dice e cristiana per quello che tace"), è stato pochi anni fa dimostrato che con il termine instinctus (ovvero quasi "impossessato" più che solamente "ispirato" dal volere divino) ci si riferiva soltanto alle divinità pagane. I cristiani utilizzavano invece il termine inspiratio. Quindi nell'arco si evoca, con un buon grado di certezza, una divinità del pantheon pagano, chi fosse poi nello specifico è invece ancora oggetto di discussione. Ciao Modificato 14 Febbraio, 2021 da Conservator 1 Cita
Stilicho Inviato 14 Febbraio, 2021 Autore #3 Inviato 14 Febbraio, 2021 12 minuti fa, Conservator dice: Ciao Stilicho, sono sempre da elogiare queste tue digressioni sul periodo costantiniano, complimenti. Unico contributo che posso dare alla discussione è questo: nel merito dell'instinctu divinitatis citato nell'arco, che come tu hai giustamente scritto aveva da sempre posto problemi interpretativi, facendo propendere per un'allusione in senso cristiano (uno studioso scrisse "l'iscrizione è pagana per quello dice e cristiana per quello che tace"), è stato pochi anni fa dimostrato che con il termine instinctus (ovvero quasi "impossessato" più che solamente "ispirato" dal volere divino) ci si riferiva soltanto alle divinità pagane. I cristiani utilizzavano invece il termine inspiratio. Quindi nell'arco si evoca, con un certo grado di certezza, una divinità del pantheon pagano, chi fosse poi nello specifico è invece ancora oggetto di discussione. Ciao Ciao, grazie per il tuo contributo e per l'apprezzamento. Non conoscevo questa differenza tra instinctus ed inspiratio. Probabilmente, come dici, questa differenza era, invece, ben nota ai contemporanei. Questa interpretazione (rispetto a quella su esposta), forse, sottolinea maggiormente la fase di transizione che stava attraversando Roma e fa giusto il paio con la monetazione dove in effetti ancora con compaiono espliciti simboli cristiani o riferimenti ad assi. Buona serata. Stilicho Cita
DiviAugusti Inviato 14 Febbraio, 2021 #4 Inviato 14 Febbraio, 2021 10 ore fa, Stilicho dice: anche io ho avuto la fortuna di ammirare questi scettri sono bellissimi ogni volta che li vedo mi ricordano un pò il bastone di saruman del signore degli anelli , comunque bella discussione ci sarebbe da approfondire sulla battaglia di ponte milvio ma andremmo fuori tema... 1 Cita
Arka Inviato 14 Febbraio, 2021 #5 Inviato 14 Febbraio, 2021 (modificato) Bello il tema e, soprattutto, bellissime le monete. Vorrei portare l'attenzione su un fatto che mi ha sempre stupito. Nel post di @Stilicho viene citato il famoso motto ''in hoc signo vinces'' che tutti conosciamo dai tempi della scuola. Ma, perché c'è un ma, dopo un po' che mi interessavo di numismatica ho conosciuto un'emissione dei figli di Costantino. La legenda di questa emissione è ''HOC SIGNO VICTOR ERIS''. Considerato che i figli di Costantino erano più vicini ai fatti non è che questo fosse il vero motto? La traduzione pure mi porterebbe a pensare così: con questo segno sarai vincitore... Arka Diligite iustitiam Modificato 14 Febbraio, 2021 da Arka 1 Cita
Stilicho Inviato 14 Febbraio, 2021 Autore #6 Inviato 14 Febbraio, 2021 (modificato) Ciao @Arka, grazie per l'apprezzamento. La famosa frase e' riportata per la prima volta da Eusebio da Cesarea nelle sua "Storia Ecclesiastica" , scritta in greco: ‘Εν τούτω νίκα (più o meno scritto così). Mi sembra che νίκα sia l'imperativo presente. Quindi la frase potrebbe tradursi letteralmente così "Vinci in questo!" oppure "In questo vinci!" .τούτω potrebbe essere un aggettivo (e sottintendere quindi un nome, tipo "segno") o un pronome neutro. La stessa frase e' anche riportata, più tardi, dallo storico cristiano Gelasio di Cesarea che scrisse una continuazione dell'opera di Eusebio. Fu Rufino di Aquileia che, nella sua traduzione in latino della Storia Ecclesiastica di Eusebio da Cesarea verso la fine del IV secolo, usò la fortunata formula latina "in hoc signo vinces", "con questo segno vincerai". Al futuro semplice. In effetti, sulle monete di Costanzo II, di Costanzo Gallo (per le zecche di Siscia e Sirmio) e di Vetranio (per la sola zecca di Siscia) compare la legenda "HOC SIGNO VICTOR ERIS" : "Con questo segno sarai vittorioso" . Ritorna, quindi, il futuro semplice. Questa una scheda riassuntiva su questa tipologia di monete: Type 50 (tesorillo.com) La tua ipotesi e' interessante, ma non e' escluso che si tratti semplicemente di una altra libera traduzione del testo greco. Buona notte da Stilicho Modificato 14 Febbraio, 2021 da Stilicho monete Cita
Arka Inviato 15 Febbraio, 2021 #7 Inviato 15 Febbraio, 2021 (modificato) Eusebio scriveva in greco ed è stato il primo a riportare per iscritto il motto. Ma questo non significa che il motto non fosse in origine latino. E se fosse la frase in greco ad essere stata tradotta non in modo corretto? Arka Diligite iustitiam Modificato 15 Febbraio, 2021 da Arka Cita
Stilicho Inviato 15 Febbraio, 2021 Autore #8 Inviato 15 Febbraio, 2021 (modificato) 9 ore fa, Arka dice: Eusebio scriveva in greco ed è stato il primo a riportare per iscritto il motto. Ma questo non significa che il motto non fosse in origine latino. E se fosse la frase in greco ad essere stata tradotta non in modo corretto? Arka Diligite iustitiam Bella domanda... In effetti potrebbe anche essere Modificato 15 Febbraio, 2021 da Stilicho Cita
Arka Inviato 15 Febbraio, 2021 #9 Inviato 15 Febbraio, 2021 Se la storia del motto è vera ritengo possibile che fosse in latino. Infatti, mentre sicuramente Costantino conosceva la lingua greca, il motto era destinato alle sue truppe che dovevano combattere quelle di Massenzio. Le truppe erano quelle della parte nord occidentale dell'Impero e probabilmente pochi di quei legionari parlavano il greco. In secondo luogo mi è difficile credere che il motto sulle monete di Costanzo II e soci fosse stato cambiato rispetto all'originale. Anche se ovviamente tutto è possibile... Arka Diligite iustitiam Cita
Conservator Inviato 15 Febbraio, 2021 #10 Inviato 15 Febbraio, 2021 Il motto è un'invenzione letteraria di Eusebio, quindi il copyright è suo. Cita
Arka Inviato 15 Febbraio, 2021 #11 Inviato 15 Febbraio, 2021 (modificato) Io non ho certezze assolute. Soprattutto con gli storici contemporanei del tardo impero. Comunque resta il fatto, questo sì certo, della legenda delle monete. Perché avrebbero dovuto cambiare il motto? Arka Diligite iustitiam Modificato 15 Febbraio, 2021 da Arka Cita
Conservator Inviato 15 Febbraio, 2021 #12 Inviato 15 Febbraio, 2021 (modificato) La legenda monetale si ispira al motto di Eusebio, che appunto lo inventò. Infatti il motto, che è contenuto per la prima volta nella Vita di Costantino (edita dopo la morte dell'imperatore) e non nella Storia Ecclesiastica (scritta prima), non compare in nessuna opere in lingua latina per il IV secolo (Rufino appunto tradurrà la Storia Ecclesiastica e non la Vita di Costantino). E il fatto che sia assente dalla monetazione dello stesso Costantino, fa supporre che sia diventata un'espressione "alla moda" dopo la scomparsa dell'imperatore, quando grazie alla biografia di Eusebio, che aggiunse dettagli quasi agiografici alla vita del sovrano defunto (infatti nella Storia Ecclesiastica, dove la battaglia di Ponte Milvio era già stata raccontata, Eusebio non allude ad alcuna visione "divina"), si diffuse con successo. Il motto verrà quindi ripreso da Costanzo e dai suoi alleati nelle monete del 350-351, ma con una traduzione latina "augurante" ("vincerai" e non "vinci"), proprio in vista dell'incerto scontro con Magnenzio, la cui onomastica e il ruolo di usurpatore ricordavano strettamente la figura di Massenzio. Questa mi sembra la chiave di lettura più logica, benché anche io non abbia certezze. Modificato 15 Febbraio, 2021 da Conservator Cita
Arka Inviato 16 Febbraio, 2021 #13 Inviato 16 Febbraio, 2021 Sicuramente il contesto storico delle monete HOC SIGNO VICTOR ERIS è quello della lotta con Magnenzio. Non per niente anche quest'ultimo mette simbiìoli religiosi, come il cristogramma, sulle proprie monete. Il mio discorso si riferiva solo al motto dove, da allievo del liceo classico, mi sembra più corretto HOC SIGNO VICTOR ERIS, mentre IN HOC SIGNO VINCES mi sembra più latino ecclesiastico, quindi successivo temporalmente. Arka Diligite iustitiam Cita
Druido Inviato 16 Febbraio, 2021 #14 Inviato 16 Febbraio, 2021 Contribuisco anche io. Fu Rufino a tradurre nella sua Historia ecclesiatica l'espressione greca in “Hoc signo victor eris”. Quindi prendendo come vera la testimonianza più tarda, e cioè dal greco, "in hoc signo vinces" dovrebbe essere quella più vicina alla realtà. Anche realtà è una parola grossa, e si potrebbero aprire capitoli che porterebbero però fuori dall'argomento della discussione Cita
Conservator Inviato 16 Febbraio, 2021 #15 Inviato 16 Febbraio, 2021 (modificato) 15 ore fa, Druido dice: Contribuisco anche io.Fu Rufino a tradurre nella sua Historia ecclesiatica l'espressione greca in “Hoc signo victor eris”. Nella Historia Ecclesiastica, il motto e l'episodio della visione non è riportato e quindi non esiste alcuna traduzione di Rufino in latino di quella espressione (sarei curioso di sapere come si sia diffusa questa versione dei fatti). Si trova solo nella Vita di Costantino, di cui però non sono pervenute traduzioni in latino note di IV e V secolo, ma solo più tarde di età umanistica (e lì probabilmente lo troviamo tradotto in "in hoc signo vinces"). Modificato 16 Febbraio, 2021 da Conservator 1 Cita
Arka Inviato 16 Febbraio, 2021 #16 Inviato 16 Febbraio, 2021 La verità è che io cerco sempre il modo per far prevalere la fonte numismatica su altre fonti... Arka Diligite iustitiam 1 Cita
Conservator Inviato 16 Febbraio, 2021 #17 Inviato 16 Febbraio, 2021 (modificato) Mai come in questo caso hai fatto benissimo a chiamare in causa la numismatica come fonte storica preminente: quella della legenda è la più antica para-traduzione latina nota del motto di Eusebio, non c'è dubbio. Modificato 16 Febbraio, 2021 da Conservator 1 Cita
Stilicho Inviato 16 Febbraio, 2021 Autore #18 Inviato 16 Febbraio, 2021 (modificato) Senza entrare nel merito della questione non avendone le necessarie conoscenze e competenze e per pura informazione indico la fonte di quanto ho scritto al post #6. Massimiliano Nuti: Costantino il Grande: un falso mito? Archivi Storici Mattioli 1885 Devo dire che, rileggendo il passo, mi sembra che effettivamente si parli della Vita di Costantino e non della Storia Ecclesiastica di Eusebio come detto in un post precedente. Probabilmente ho interpretato male il testo e me ne scuso. Tuttavia, nel libro di Elena Percivaldi "Fu vero editto?", ho trovato scritto che la frase comparve per la prima volta nella Storia Ecclesiastica. Argomento comunque assai interessante, anche se un po' "off topic". Magari se ne potrebbe parlare (se non e' stato già fatto) in una apposita discussione. Ciao da Stilicho Modificato 16 Febbraio, 2021 da Stilicho integrazione 1 Cita
Conservator Inviato 16 Febbraio, 2021 #19 Inviato 16 Febbraio, 2021 Ma Stilicho non ti devi scusare di nulla, ci mancherebbe altro. Ho dato un'occhiata anche io in rete ed effettivamente ho trovato scritto su diversi siti che il motto fosse riportato anche nella Historia Ecclesiastica, perfino sulla breve voce della Treccani dedicata all'argomento (https://www.treccani.it/vocabolario/in-hoc-signo-vinces/), quindi credo che tutti sarebbero stati indotti in errore (della Treccani mi sarei fidato ad occhi chiusi anche io). Per questo ero curioso di capire come si fosse innescato questo generale cortocircuito. Devo dire invece che la tanto bistrattata wikipedia, nel merito della questione riporta le informazioni corrette (https://it.wikipedia.org/wiki/In_hoc_signo_vinces). Ciao 1 Cita
Arka Inviato 17 Febbraio, 2021 #20 Inviato 17 Febbraio, 2021 Nessuno comunque cita la fonte numismatica... Arka Diligite iustitiam Cita
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