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IGNORED

Bellissime, ma forse si esagera un tantino....o no ?


fagiolino
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Genevensis  14, 123 - Tetra di Rodi 

Iles de Carie, Rhodes. Tétradrachme vers 404-385. Tête d'Hélios de face, lègèrem...  180.000 CHF con le comm. 217.800 CHF (206.150 €)

La chiacchierata annessa dice della difficoltà di coniare ritratti di fronte, ecc.ecc.

Oggi :  NAC  126, 242

Rhodes  Tetradrachm circa 380, AR 15.23 g. Head of Helios facing three-quarters...  parte solo da 48.000

il r/. è di conservazione migliore, non così il d/.  (Comm 23% + 1 per il live)

Fra un'ora (h 15) scopriremo a quanto andrà questa.  

e chi s'è comprato questa per 3200 CHF (Leu 8,89) si vergogni , pezzente che non è altro

8666645.m.jpg  (non sono io....)

 

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Pur non amando i ritratti frontali (tranne l'Arethusa di Cimone) devo dire che il tetra di Geneviensis è spettacolare. Quello della NAC di stile più semplice, ma sempre affascinante.

Le dracme le trovo, invece, sempre piuttosto sgaziate.

Quindi non mi stupisce la differenza di prezzo. oo)

Arka

Diligite iustitiam

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proviamo a togliere due zeri alle prime due, 1800 contro 480, direi che il rapporto 3 a 1 ci può stare, vista la differenza di stile del ritratto. 

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Per fare un raffronto con la vendita di Jacob Hirsch XXX di 110 anni fa, il barone di Floristella Salvatore Pennisi Alessi offriva per tre lotti 11284,37 lire (65 milioni di lire di una novantina di anni dopo) ma si aggiudicava un solo lotto per circa 180 lire (più diritti).

Monete di pregio artistico, di elevata conservazione o presunte rare hanno sempre portato a realizzi elevati, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Ovviamente per noi comuni mortali certe cifre sembrano astronomiche, ma dobbiamo pur sempre ricordare che ci sono i non-comuni mortali coi loro non-comuni portafogli. E aggiungerei grazie al cielo, se no non potremmo nemmeno apprezzarle in foto certe monete. 
Concluderei evidenziando che il barone Pennisi era un vero Numismatico e non un semplice collezionista/investitore/speculatore, ma questa ultima categoria esisteva già allora, seppure in maniera meno scellerata di oggi..

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Se gli estensori del catalogo sono bravi, e quelli NAC lo sono, aiutano non poco a far salire le offerte.

qualche riga di notizie, la citazione di opere in cui si scrive della moneta, anche le opere semisconosciute (tutto fa brodo) la menzione dello "stesso conio del D/. o R/." la provenienza ecc.attirano sopratutto i non coll.

Se poi in un'asta di rarità si infila una manciatina di monete di cat.2  queste vanno vendute al triplo che se comparissero in una asta "normale".

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Ai tempi del barone Pennisi le descrizioni erano assai più stringate ed i prezzi salivano ungualmente, c’entrano poco e nulla quindi i contenuti aggiunti dagli estensori dei cataloghi. Anzi questi aggiungono informazioni e nozioni creando un catalogo che può assumere anche un valore culturale.

Cosa vedi esattamente di sbagliato nel voler fare bene il proprio lavoro, quando questo implica la vendita di oggetti dal profondo significato e valore culturale?

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19 minuti fa, Archestrato dice:

Ai tempi del barone Pennisi le descrizioni erano assai più stringate ed i prezzi salivano ungualmente, c’entrano poco e nulla quindi i contenuti aggiunti dagli estensori dei cataloghi. Anzi questi aggiungono informazioni e nozioni creando un catalogo che può assumere anche un valore culturale.

Cosa vedi esattamente di sbagliato nel voler fare bene il proprio lavoro, quando questo implica la vendita di oggetti dal profondo significato e valore culturale?

Dai tempi del barone Pennisi è passato più di un secolo. Ho visto anch'io i cataloghi d'asta dell'epoca. Una riga e una illustrazione bastavano, anche perchè all'asta penso che il Barone ci andasse di persona o offriva per corrispondenza fidandosi della scarsa descrizione.

I contenuti della descrizione non c'entrano per far salire il prezzo ? Possono non interessare al Numismatico con la maiuscola ma chi ti dice che l'investitore non li consideri ?

Cosa vedi tu, piuttosto, di sbagliato in quello che ho scritto sugli estensori dei cataloghi ?

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Non si risponde ad una domanda con un’altra domanda, hai aperto la discussione, ho scritto la mia, hai spostato il tema dai realizzi eccessivi agli estensori dei cataloghi, cosa ti turba così intimamente? 
Il problema sono i realizzi, quindi gli acquirenti, o i cataloghi, quindi i venditori?

E ricordiamoci innanzitutto che le monete non sono beni di prima necessità e che nessuno generalmente vende o compra sotto una spada di Damocle.

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57 minuti fa, Archestrato dice:

Non si risponde ad una domanda con un’altra domanda, hai aperto la discussione, ho scritto la mia, hai spostato il tema dai realizzi eccessivi agli estensori dei cataloghi, cosa ti turba così intimamente? 

Ma checcavolo dice. Non mi turba un bel niente. Mi turbano quelli come lei che polemizzano andando a cercare lo spostamento del tema dai realizzi ai cataloghi e facendomene una colpa.

57 minuti fa, Archestrato dice:

Il problema sono i realizzi, quindi gli acquirenti, o i cataloghi, quindi i venditori?

A questo punto i realizzi per me non sono più un problema.( Devo cancellare la discussione per farle piacere ?) Prezzi al di fuori della mia portata mi portano a osservare, non a partecipare. Se ritengo che la cura nelle descrizioni aiuti a far salire i prezzi posso scriverlo ? Non è d'accordo ? Me ne farò una ragione. Delle sue opinioni a questo punto me ne faccio un baffo.

 

 

Edited by fagiolino
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Vorrei ricordare i realizzi milionari delle monete di Siracusa, Agrigento, e altre, o del famoso Adriano, o delle  Eid Mar auree.. o i 475.000.000 del Savator Mundi…. e puntualizzare che ognuno con i propri soldi ci fa quello che vuole, e che 1.000.000 di euro, per qualcuno, sono il guadagno di qualche ora di lavoro( vedi Bezos e compagnia bella) quindi è come se noi spendessimo un paio di cento euro. 
Questa è la reale misura dei vari poteri di acquisto…

la formica tira il calcio che può…

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Fagiolino caro, vedo che un’opinione diversa dalla sua e che chiede un confronto critico, con la sua, non è ben accetta.

Se non cerca il dialogo, rifiutando lo scambio di battute, c’è qualcosa che non va nello spirito con cui è stata aperta la discussione.

Non ho criminalizzato la sua opinione, le domande che le ho posto erano finalizzate a comprendere il senso della discussione e le sue posizioni nonché intenzioni, per meglio argomentare le mie risposte.

Ma vedo che perde la calma, cosa di cui non credo ci sarebbe stato bisogno. Io cercavo il confronto, ancorché da posizioni diametralmente opposte. Un attacco ad una categoria professionale come sembra essere diventato il suo invece è “polemica”, la mia solo necessità di comprenderne le ragioni onde intavolare una discussione, accesa magari, ma polemica no.

Se l’ho urtata me ne dispiaccio, ma eviti i capestri.

 

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