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tygellius

sigillo cardinalizio da identificare

Salve a tutti.

Sono entrato a far parte della vostra bella comunità soltanto da pochi giorni e vi ringrazio per avermi accolto con tanta ospitalità e cortesia.

Ho già cominciato a rendermi utile pur nei limiti ristrettissimi del mio specifico campo d’interesse, che è quello della medaglistica devozionale, e spero di poter continuare anche in futuro.

Approfitto di questa interessantissima sezione araldica per coinvolgervi in una ricerca che mi tiene infruttuosamente impegnato ormai da un paio di settimane.

Sto cercando di identificare il titolare di un antico sigillo cardinalizio, ora purtroppo caduto in mano a una banda di falsari senza scrupoli che lo sta utilizzando per “autenticare” moltissime reliquie di santi clamorosamente fasulle.

Queste ultime vengono messe in vendita sul noto sito d’aste elettroniche, di solito sempre dallo stesso commerciante, spillando ai devoti cattolici più ingenui migliaia e migliaia di dollari.

Io vorrei far finire questo schifoso commercio, ma per poterlo fare ho bisogno di conoscere con esattezza la datazione del sigillo, elemento che mi consentirebbe di dimostrarne l’incongruenza cronologica rispetto alle teche.

Il tipario, tipologicamente, è databile al 1850-1830 circa, ma in questo caso l’approssimazione non basta.

L’insegna araldica raffigura un monte di tre cime all’italiana, movente dalla punta, sormontato da un sole raggiante. Ovviamente me ne sono ignoti gli smalti.

Lo scudo accartocciato e bombato, del tipo in uso nell’araldica ecclesiastica nei decenni a cavallo tra XIX e XX secolo, è accollato a una croce astile patriarcale trifogliata, posta in palo, e timbrato da un cappello con cordoni e nappe in numero di trenta, disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5. Sotto la punta dello scudo è collocato il pallio, allo stesso modo dell’insegna di un ordine cavalleresco. Si trattava quindi di un cardinale arcivescovo metropolita.

I cordoni del galero cardinalizio evitano la solita piegatura a nodo d’amore, tipica negli stemmi dei vescovi italiani ottocenteschi devoti alla dinastia di Savoia, che ne deteneva il diritto di nomina: siamo, evidentemente, negli anni del “non expedit”, successivi la presa di Porta Pia e ancora precedenti il Concordato Lateranense del 1929.

Per quanto riguarda l’identificazione dello stemma, appare straordinaria la sua rassomiglianza con l’arma civica di Castel San Niccolò, piccolo borgo montano della provincia di Arezzo, in diocesi di Fiesole. Quest’ultimo, infatti, è d’azzurro al monte all’italiana di tre cime di verde (2,1), movente dalla punta e sormontato da un sole d’oro. L’immagine del monte suddiviso in tre colli, posto alla base dello stemma, denota in questo caso l’aggregazione in una sola entità comunale di più centri abitati, mentre il sole allude al torrente Solano che ne attraversa il territorio.

Il fatto che nel sigillo in esame il monte sia rappresentato “all’italiana”, cioè in forme geometricamente stilizzate, dovrebbe verosimilmente escluderne qualsiasi possibile collegamento con un altro stemma del tutto identico, quello cioè della Contea di Sonnenberg, in Austria. Si tratta in questo caso di uno “stemma parlante” che allude direttamente al toponimo, formato dalle parole tedesche “sonne” (sole) e “berg” (montagna). Il titolo, a seguito dell’estinzione della famiglia originariamente titolare del feudo, fu assunto dalla famiglia imperiale asburgica che tuttora formalmente lo detiene. Lo stemma in questo caso è d’azzurro al monte di tre cime alla tedesca sormontato da un sole raggiante, il tutto d’oro. Il monte “alla tedesca” ha l’aspetto del petalo di un fiore, e quello a tre cime sembra quindi un trifoglio.

Io sono riuscito ad arrivare soltanto fino a qui. Spero proprio, di conseguenza, che qualcuno di voi sia in grado di fornirmi in merito altre indicazioni, perché io mi ci sto letteralmente scervellando quasi senza costrutto da ormai troppo tempo.

Grazie a tutti. CIAO!

Tygellius

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Aggiungo una foto del sigillo in questione...

post-6537-1188214437_thumb.jpg

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Grazie Mirko, ma il sito che mi hai segnalato già lo conoscevo. L'ho spulciato per 2 giorni interi, sistematicamente, senza risultato, essendo esso ancora molto lacunoso. La parte araldica, poi, è carente al massimo, dato che al presente ancora non esistono repertori generali di stemmi prelatizi. L'unica speranza è quindi il colpo di fortuna, per questo mi sono rivolto anche a voi... Grazie ancora, CIAO!

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avendone la possibilità, credo che un giro in Vaticano dovrebbe risolverti il problema... un ufficio araldico c'è, e dovrebbe raccogliere anche i vari stemmi usati nel tempo. Questo, però, se sei di Roma e hai un bel po' di tempo libero ;)

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Caro Mirko, grazie anche della seconda dritta. Mi sono informato. L'ufficio che mi hai indicato archivia ordinatamente solo gli stemmi dei vescovi che sono stati eletti dal pontificato di Pio XI in poi. Svolge mansioni di consulenza ma, data la bruttezza di certi moderni stemmi vescovili, non saprei dire con quale effettivo costrutto o competenza... In ogni caso, il sigillo che mi interessa è troppo antico (anche se di poco) perchè una visita in questo ufficio possa essermi utile. Grazie lo stesso, purtroppo posso soltanto continuare ad affidarmi alla speranza nel colpo di fortuna. CIAO!

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Conosci già il forum IAGI? hai provato a chiedere anche lì?

http://www.iagiforum.info/

ciao.

petronius :)

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salve

premetto che di araldica sono totalmente ignorante , ho letto il post quasi per caso , ma vedendo la foto del sigillo apposto mi sono subito saltati all'okkio un paio di particolari , il primo e' la ceralaca usata , praticamente e' nuova e ancora lucida e la classica rossa usata da incisori e orafi , la seconda e' che anche l'oggetto e' nuovo , non so le tecniche orafe del tempo ma mi pare propio una cosa recente fatta con macchinari , inoltre ha quella piccola targhettina a ore 4 dove sopra vi devono essere i timbri di chi ha fatto l'oggettotimbra dell'oro e timbro del fabbricante , che e' di uso recente , dicevo che non sono un esperto in questo campo , ma se mi mostrano la reliquia della foto non ci casco propio , per me al massimo ha un 10 anni volendo essere buoni .

ciao

Domenico

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Bravissimo sadomenico, hai colto perfettamente il problema. Teca e ceralacca sono contemporanee, il sigillo è antico, l'anacronismo e quindi la falsificazione della reliquia sono palesi! Per "tagliare la testa al toro" (e metaforicamente le mani ai falsari), però, come ripeto ho bisogno di poter sapere chiaramente chi sia stato il proprietario di questo sigillo. Ora proverò anche sul forum IAGI, come mi ha consigliato Petronius. Spero proprio di poter far andare l'orgia di traverso a questo nuovo Trimalcione olandese (lo spacciatore di questi falsi) che da troppo tempo approfitta con abominevole vigliaccheria dell'ingenuità e dei sentimenti (la devozione religiosa) altrui! Grazie a tutti. CIAO!

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mi viene un dubbio pero' .... e se ilsigilo e anchesso nuovo ? e magari anche di fantasia ... forse e' propio questo il motivo per cui nn se ne trova traccia ...

a volte succede anche per le monete vi sono monete creati a somiglianza di antiche ma indubbiamente di fantasia , questo per non incorrere nel reato di falsificazione o in questo caso uso impropio e dedito alla falsificazione ...

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Infatti anche questo è possibile e ci ho pure pensato. Hai visto sul mio primo post che ho già individuato due stemmi assolutamente identici, uno civico (Castel San Nicolò) e uno gentilizio (Sonnenberg)? Il ductus dell'incisione, però, mi sembra d'epoca, per questo continuo ad avere dubbi in proposito che mi vorrei poter togliere definitivamente. CIAO!

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