Ulpianensis Inviato 18 Febbraio #1 Inviato 18 Febbraio Buongiorno a tutti! Rimuginando sulle variazioni di peso degli esemplari di diverse monetazioni medioevali, mi sono trovato a rimuginare sul concetto di “tolleranza”, di cui avevo letto in passato qualche riferimento e - credo - anche qualche accenno in documenti d’epoca… che però non riesco più a rintracciare e localizzare! So che per i pezzi di valore (sicuramente le monetazioni auree, credo anche per i pezzi argentei “grossi” di XIII secolo) i controlli erano piuttosto accurati ed in effetti - a meno di tosature o mancanze di tondello - la variabilità dei pezzi che vedo abitualmente mi sembra piuttosto contenuta… …ma che dire delle serie di denari, che nel XII secolo erano ancora l’unico nominale e quindi dovevano avere ancora un discreto potere d’acquisto e valore, ma erano comunque ormai sviliti rispetto ai denari di XI secolo e prodotti in quantità sufficientemente grandi da non poter permettere chissà quale “controllo qualità”…? Ecco, quel che chiedo è se ricordate documentazione coeva in cui vi sia qualche riferimento alla “tolleranza” per varie serie di denari comunali, ed eventualmente agli ordini di battitura (anche se immagino sia documentazione disponibile solo per monetazioni di epoca successiva)…. Grazie in anticipo a chi vorrà intervenire! Cita
mangiafuoco Inviato 19 Febbraio #2 Inviato 19 Febbraio Buongiorno, argomento interessante. La convenzione monetaria del 1254 tra alcune città dell'area lombarda è un documento molto interessante in cui sono riportati i pesi e le quantità d'argento che i diversi nominali dovevano avere, ma non ricordo se sono previsti dei limiti di tolleranza. Un documento molto interessante è il capitolato di zecca del 1400 per la produzione di nuove monete di Gian Galeazzo Visconti, un vero e proprio spaccato sul lavoro in zecca. Li sono indicati per ogni moneta anche le tolleranze. E' però effettivamente più tardo. Cita
Ulpianensis Inviato ieri alle 11:45 Autore #3 Inviato ieri alle 11:45 (modificato) Grazie, @mangiafuoco… effettivamente finora non sono riuscito a trovare altro… che questo: Sur la taille des denier de Charles I.pdf è un estratto dall’opera di Luis Blancard Essai sur les monnaies de Charles I comte de Provence, del 1868… …in realtà è relativo al terzo quarto del XIII secolo… ed è di area francese… Tuttavia mi sembra un punto di partenza… Riporta le tolleranze per i pesi dei denari tornesi provenzali di Carlo I d’Angiò: una specie monetaria di una certa circolazione, ma pur sempre denari in biglione di fine XIII secolo… l’interesse ad una certa costanza di peso mi sembra piuttosto evidente, dato che viene dettato un margine di tolleranza di al massimo il 10-12% - in più o in meno - del peso legale (di circa 0,99 g), con una quota di denari presentanti uno scarto massimo dal peso legale non superiore - per ogni lotto - al 5%. Modificato ieri alle 20:00 da Ulpianensis Cita
Ulpianensis Inviato 4 ore fa Autore #4 Inviato 4 ore fa (modificato) Queste due pagine vengono invece dalla Mémoire sur les variations de la livre tournois depuis le règne de Saint Luis jusqu’a l’établissement de la monnaie décimale di Natalis De Wailly, del 1857… De Weilly 12.pdf De Weilly 13.pdf In questo stralcio, De Wailly fa riferimento ad un documento già citato in un sua opera precedente che proprio non sono riuscito a rintracciare e di cui perciò non mi è possibile fissare ulteriori coordinate: dal contesto in cui è inserito il riferimento, sembra che possa riferirsi al XIV secolo o comunque a prima del 1407, anno a cui risale invece un documento citato poco dopo. Ebbene, parlando di moneta in biglione tagliata secondo legge a 220 pezzi al marco, si parla di una “tolleranza” tale per cui fossero consentiti pezzi tagliati fino a 196 al marco all’estremo superiore di peso e fino a 244 al marco all’estremo di peso inferiore… Considerando il marco di riferimento per la produzione monetaria dei re di Francia nel periodo in questione, cioè il marco di Troyes, pari a circa 244,75 g, parliamo per quella specie monetaria di un peso legale di circa 1,11 g e con variabilità tollerata dall’autorità emittente tra circa 1,00 g e circa 1,25 g, cioè di nuovo un 10% (in meno) - 12% (in più) circa… Modificato 4 ore fa da Ulpianensis Cita
Ulpianensis Inviato 1 ora fa Autore #5 Inviato 1 ora fa Ora, in area italiana non ho altre notizie se non ciò che riportava @mangiafuoco… In mancanza di documenti “istituzionali”, mi chiedo quanto i documenti materiali analizzabili al giorno d’oggi siano a priori attendibili… Certo che, a guardare una tipologia molto comune ed abbondantemente presente nel circuito commerciale come i denari genovesi, la tentazione di valutare cosa si può trarre dall’esame della documentazione materiale, mi verrebbe… potrebbero essere presi come campione “significativo” per una valutazione esemplificativa? ovviamente, bisognerebbe considerare le emissioni di un periodo circoscritto, per non incorrere nel confondente di una progressiva svalutazione… tra quelli che ho visto risalenti ai primi sessant’anni circa di produzione (fino all’inizio del Duecento, facili da riconoscere perché privi di interpunzioni nella faccia occupata nel campo dalla croce), i pesi mi sono sempre sembrati molto “raccolti”, “ad occhio” e memoria per lo più entro un +/- 0,10 g rispetto ad un ipotetico peso mediano di circa 0,80 g… diciamo entro un +/- 10-15% di scarto massimo… Cita
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