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minerva

Il mistero dei simboli

Risposte migliori

minerva

"Conosci te stesso" è il saluto che il dio Apollo rivolge alla lettura di chi entra nel suo santuario di Delfi ed è l'invito alla conoscenza di cui egli è il custode. Il bene a cui si è invitati si fonda sulla natura dell'esistenza umana e dell'essere del mondo; esso è inscindibile dal bello che altro non è che la natura in sé perfetta e giunta alla completa realizzazione della propria essenza. Ogni moralità presuppone quindi il discernimento, la conoscenza ed il rispetto della giusta misura. Etica e bellezza sono un'unica cosa come anche Apollo è in un'unica e medesima persona sapiente, istitutore di ordine e di diritto nonché musico e tutte queste perfezioni sono solo le differenti rifrazioni della stessa luce: la conoscenza.

Nella vita dell'uomo e nel mondo, la musica di Apollo è la grande educatrice, origine e simbolo di ogni ordine e del contegno interiore ed esteriore proprio del saggio.

Apollo in persona aveva eletto i più grandi saggi dell'antichità e li aveva riuniti nel numero a lui sacro e quindi il 7.

Secondo il vaticinio dell'oracolo delfico, un tripode d'oro rinvenuto in mare durante la pesca doveva andare al più saggio dei Sette. Trovato il tripode, esso venne assegnato a Talete di Mileto che, essendo di indole umile, lo donò ad un altro dei Saggi, ma nemmeno questo si ritenne degno di tanto onore fino ad assegnarlo al successivo e così il tripode passò da uno all'altro finchè non verrà consacrato ad Apollo stesso che è il vero maestro di saggezza.

Il tripode, quindi, è simbolo di Apollo così come lo è il delfino da quando i Cretesi vennero condotti dal dio che aveva assunto le sembianze dell'animale marino fino a Delfi. Fu la riconoscenza dei Cretesi ad edificare qui il tempio di Apollo Delfinio in cui il dio parlerà all'umanità intera, ai re come al più misero del popolo.

L'immagine del delfino è presente anche nelle monete romane imperiali e lo troviamo iconograficamente sia fermo che in movimento e spesso è associato al tripode delfico come nel seguente denario di Vitellio:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...25&Lot=1545

La legenda ci spiega che l'imperatore era stato uno dei "XV viri" preposti alla sorveglianza delle cerimonie dei sacrifici.

Una composizione iconografica simile la possiamo rintracciare anche in un denario dell'imperatore Tito (RIC 128), ma la legenda è differente:

http://www.wildwinds.com/coins/ric/titus/RIC_0128.5.jpg

Il delfino è anche simbolo di Nettuno visto che nella mitologia greca uno di questi animali avrebbe favorito le nozze tra il corrispettivo Poseidone ed Anfitrite.

Troviamo così il delfino nelle mani di Nettuno in monete di Augusto, Caligola, Vespasiano, Adriano ed altri imperatori successivi.

Sempre alla stessa associazione simbolica rispondono le raffigurazioni di un delfino attorcigliato ad un'ancora navale e troviamo questa immagine in monete di Augusto e dei Flavi:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...359&Lot=580

Potrebbe essere interessante ed utile, oltre che divertente, provare a leggere la simbologia delle monete imperiali ed invito chi volesse ad aggiungere ciò che potrebbe essermi sfuggito circa il simbolo del tripode e del delfino. Il prossimo simbolo che si potrebbe trattare è l'aquila ed invito i più volenterosi alla ricerca dei significati di questa allegoria ancora oggi presente nell'iconografia legata al potere. Enrico :)

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Fratelupo

Il delfino è il coraggioso soccorritore nel pericolo: un salvatore per i naufraghi, una guida per le anime nell'oltretomba; un amico dell'uomo fin dall'antichità. Per i Cretesi i delfini trasportavano i morti sul dorso alla loro dimora nell'oltretomba; per gli Egizi era attributo di Iside, la protettrice dei defunti, capace di risuscitarli.

Delfo poi, nacque dall'unione di Poseidone sotto forma di delfino e di Melanto. Arione (figlio di Poseidone e Demetra), gettato in mare dai Corinzi, venne salvato immediatamente da un delfino soccorritore, che lo portò sano e salvo in Grecia.

La funzione salvatrice per l'uomo del delfino è arrivata anche nel Cristianesimo, simbolo di trasformazione spirituale dell'uomo; ma anche nel Mitraismo si trova questa caratteristica. Attributi che sopravvivono per tutto il Medioevo e anche in età moderna...

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minerva

Grazie, Fratelupo, per le interessanti notizie che nel caso dei delfini trasportatori di naufraghi o di persone in genere trovano riscontro nella monetazione greca ed in particolare in quella di Taranto con Taras. Enrico :)

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minerva

Il simbolo sotteso all’aquila è quello della regalità e nei conii delle monete romane imperiali essa rappresenta non solo il potere assoluto, ma anche l’Impero. La dignità regale che la qualifica ancora oggi nel suo nome di animale deve la sua origine all’associazione che di essa si fece a Giove tanto che la troviamo, sempre nelle monete, abbinata anche al fulmine, altro attributo del padre degli dei.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...349&Lot=454

L’aquila è spesso associata anche al ramo di lauro che è anch’esso un elemento di distinzione riservato all’Imperatore romano; troviamo l’origine di quest’altro simbolo in Plinio che tramanda di quando Livia era promessa sposa di Augusto. Un giorno ella era seduta all’aperto ed in grembo le cadde dal cielo una gallina candida che un’aquila aveva lasciato cadere illesa. La gallina stringeva nel becco un ramo d’alloro ricco di bacche che gli aurùspici prescrissero di piantare e custodire religiosamente. Da tale rametto nacque un boschetto di lauri che fornì corone a tutti i cesari romani.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...201&Lot=458

Altri elementi figurativi che ritroviamo accostati all’aquila sono: il globo che indica il potere sul mondo, la palma che indica la vittoria e l’immortalità, la prua di una nave che esplicita l’orgoglio della forza navale di Roma.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...37&Lot=1934

Un’ulteriore iconografia che ritroviamo incisa sulle monete e che ci permette di accedere alle credenze religiose degli antichi romani è quella della Consacrazione. I Romani credevano che durante la cerimonia di consacrazione dell’Imperatore, un’aquila si levasse dalle fiamme del ceppo funerario per condurre l’anima fra gli dei. La testa dell’augusto la osserviamo al dritto senza corona e quella delle auguste è velata. Al rovescio vi è l’aquila che spesso è in volo con la figura dell’imperatore sul dorso.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...359&Lot=715

L’aquila rappresenta Giove così come il pavone allude a Giunone e la civetta a Minerva e queste sono le divinità della Triade Capitolina:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...201&Lot=368

Altro impiego iconografico che si fa dell’aquila è nella simbologia militare visto che insegne e decorazioni la prevedevano per significare la forza di Roma e la devozione a Giove.

Sui sesterzi che Saragozza (Caesaraugusta) dedicò a Caligola troviamo un’aquila adagiata su un fulmine al centro di due stendardi e lo stesso tipo lo si ritrova nelle monete con la legenda COL A PATR(ensis) coniate durante l’impero di Claudio e Nerone.

In alcune monete di Vitellio troviamo la FIDES EXERCITUM, che indica la fedeltà dell’armata, accompagnata da un’aquila con il fulmine.

La CONCORDIA EXERCITUM presenta ugualmente un’aquila che stringe tra gli artigli la saetta. Aquila e fulmine sono presenti anche in monete con la legenda: PRINCEPS JUVENTUTIS.

Spero che l’argomento susciti un qualche interesse e che possa rivelarsi utile alla lettura dei messaggi di cui le monete erano vettori in tutto l’Impero. Ritengo che al simbolo dell’aquila possa seguire un ulteriore approfondimento del significato del fulmine che spesso è associato a Giove…chi ha notizie è il benvenuto! Enrico :)

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skubydu
Il simbolo sotteso all’aquila è quello della regalità e nei conii delle monete romane imperiali essa rappresenta non solo il potere assoluto, ma anche l’Impero. La dignità regale che la qualifica ancora oggi nel suo nome di animale deve la sua origine all’associazione che di essa si fece a Giove tanto che la troviamo, sempre nelle monete, abbinata anche al fulmine, altro attributo del padre degli dei.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...349&Lot=454

L’aquila è spesso associata anche al ramo di lauro che è anch’esso un elemento di distinzione riservato all’Imperatore romano; troviamo l’origine di quest’altro simbolo in Plinio che tramanda di quando Livia era promessa sposa di Augusto. Un giorno ella era seduta all’aperto ed in grembo le cadde dal cielo una gallina candida che un’aquila aveva lasciato cadere illesa. La gallina stringeva nel becco un ramo d’alloro ricco di bacche che gli aurùspici prescrissero di piantare e custodire religiosamente. Da tale rametto nacque un boschetto di lauri che fornì corone a tutti i cesari romani.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...201&Lot=458

Altri elementi figurativi che ritroviamo accostati all’aquila sono: il globo che indica il potere sul mondo, la palma che indica la vittoria e l’immortalità, la prua di una nave che esplicita l’orgoglio della forza navale di Roma.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...37&Lot=1934

Un’ulteriore iconografia che ritroviamo incisa sulle monete e che ci permette di accedere alle credenze religiose degli antichi romani è quella della Consacrazione. I Romani credevano che durante la cerimonia di consacrazione dell’Imperatore, un’aquila si levasse dalle fiamme del ceppo funerario per condurre l’anima fra gli dei. La testa dell’augusto la osserviamo al dritto senza corona e quella delle auguste è velata. Al rovescio vi è l’aquila che spesso è in volo con la figura dell’imperatore sul dorso.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...359&Lot=715

L’aquila rappresenta Giove così come il pavone allude a Giunone e la civetta a Minerva e queste sono le divinità della Triade Capitolina:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...201&Lot=368

Altro impiego iconografico che si fa dell’aquila è nella simbologia militare visto che insegne e decorazioni la prevedevano per significare la forza di Roma e la devozione a Giove.

Sui sesterzi che Saragozza (Caesaraugusta) dedicò a Caligola troviamo un’aquila adagiata su un fulmine al centro di due stendardi e lo stesso tipo lo si ritrova nelle monete con la legenda COL A PATR(ensis) coniate durante l’impero di Claudio e Nerone.

In alcune monete di Vitellio troviamo la FIDES EXERCITUM, che indica la fedeltà dell’armata, accompagnata da un’aquila con il fulmine.

La CONCORDIA EXERCITUM presenta ugualmente un’aquila che stringe tra gli artigli la saetta. Aquila e fulmine sono presenti anche in monete con la legenda: PRINCEPS JUVENTUTIS.

Spero che l’argomento susciti un qualche interesse e che possa rivelarsi utile alla lettura dei messaggi di cui le monete erano vettori in tutto l’Impero. Ritengo che al simbolo dell’aquila possa seguire un ulteriore approfondimento del significato del fulmine che spesso è associato a Giove…chi ha notizie è il benvenuto! Enrico :)

Ciao questa associazione la trovi sui bronzi siciliani con zeus eleutherios al diritto e fulmine + aquila o chicco al rovescio.

qualcuno sà se c'è un testo che spieghi il significato dei vari simboli??

grazie

sku

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gpittini

DE GREGE EPICURI

Io finora avevo attinto notizie indirette da testi di mitologia (ad es. C.Kerényi: Gli dei e gli eroi della Grecia), ora però ci sono diversi studi di taglio archeologico-filologico-numismatico:

-M.Caccamo Caltabiano, La tradizione iconica come fonte storica, ed. 2006 Flz; o anche: Il significato delle immagini. Codice e immaginario nella moneta antica.

-F.Catalli, D.Manconi, Le immagini del potere; il potere delle immagini, 2005.

-D.Castrizio, L'elmo quale insegna del potere, LIN, Reggio Calabria, 2007.

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Arka

Ogni epoca ha la sua simbologia. Lo studio dei simboli è una materia affascinante. Io non ho una lista di libri da consigliare, come ha ottimamente fatto Pittini (il Kerenyi è fondamentale per la mitologia antica, anche se il Graves è di più facile lettura), ma consiglio di far attenzione nelle letture, nelle immagini, sulle monete, guardando dipinti o strutture architettoniche (i portali delle chiese medioevali ad es.) a tutti i simboli che vi compaiono. Si scopre così un mondo affascinante e pieno di sorprese. Un esempio curioso è la sirena... Per gli antichi mezza donna e mezzo volatile, per noi mezza donna e mezzo pesce. Penso che la nostra sirena derivi dal mostro Scilla rappresentato con mezzo corpo di pesce nelle chiese altomedioevali tra i demoni...

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minerva

“C’è un’isola sul fianco della Sicilia, vicino a Lipari, nelle Eolie, che è sede di Vulcano e si chiama Vulcano. E’ un’isola coronata di rupi alte e fumanti ed è scavata sotto da profonde caverne simili a quelle di Etna: bruciate dalle fucine dei Ciclopi, assordate dai rimbombanti colpi dei magli sulle incudini che echeggiano lontano, mentre stridono le masse di metallo dei Càlibi ed il fuoco nelle fornaci anela. Scese qui dall’alto cielo Vulcano. Nella grande caverna i Ciclopi: Sterope, Bronte e Piracmone, nude le membra immani, lavoravano il ferro. Le loro mani forgiavano un fulmine, levigato già in parte, uno di quelli che Giove in quantità scaglia da tutto il cielo sulla terra.

Congiunto avevano tre raggi di pioggia, tre di grandine, tre di splendente fuoco e tre di vento alato: vi aggiungevano adesso terrificanti bagliori, gran fragore, spavento, l’ira con le sue fiamme”. Con queste suggestive immagini dell’VIII Libro dell’Eneide, Virgilio ci descrive le fucine in cui i fulmini venivano forgiati e levigati per Giove e ritroviamo nelle monete l’immagine di un fulmine che iconograficamente ci appare come un complicato “marchingegno” meccanico pronto per essere lanciato:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...349&Lot=389

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...350&Lot=295

Sempre nell’iconografia numismatica imperiale troviamo Vulcano che alla presenza di Minerva assembla sull’incudine il fulmine:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...290&Lot=163

Come si era accennato trattando dell’immagine dell’aquila, anche il fulmine è un attributo iconografico e simbolico di Giove e questo già fin dall’antica tradizione dell’iconografia numismatica greca come giustamente ci ha ricordato Skubydu.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...=362&Lot=36

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...362&Lot=156

E’ questa associazione simbolica della saetta con il padre degli dei che verrà utilizzata per comunicare, dagli imperatori romani, messaggi di potere attraverso le monete.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...37&Lot=1932

Al dritto di questo asse fatto coniare da Tiberio in onore di Augusto troviamo il fulmine vicino al ritratto e la legenda DIVUS AUGUSTUS PATER. Il significato sotteso è quello della divinizzazione di Augusto che viene associato ad una sorta di “Giove romano” che era stato in grado di fondare con il potere un nuovo regno per gli uomini e gli dei: l’Impero.

Domiziano giungerà a farsi raffigurare, in un sesterzio, come Giove con il fulmine in mano mentre riceve una corona dalla Vittoria (RIC 403).

Sempre a significare il potere assoluto dell’Imperatore è votata l’iconografia del trono con sopra, in orizzontale, un fulmine; troviamo tale iconografia in denari di Vespasiano, Tito (RIC 23b, C. 314) e Domiziano (RIC 24). Il trono rappresenta la sede di Giove.

Che il fulmine rappresenti il padre degli dei o il favore che egli avrebbe accordato ad un suo eletto lo testimonia anche l’iconografia di monete di Tito e Domiziano che rappresentano la dea Minerva con il fulmine in mano e quindi vicaria del padre che in lei riponeva un gioioso orgoglio che si ritrova cantato nell’Iliade allorchè si tratta della sua nascita: “Io canterò di Pallade Atena, la dea augusta, glaucopide, sempre saggia, inflessibile, pura vergine, gagliarda protettrice della città, sempre prudente … che Zeus medesimo, Signore della prudenza, ha partorito dal suo santo capo tutt’armata splendente d’oro. Si scossero gli dei alla sua vista, quand’ella balzò fuori dal capo immortale dell’egioco Zeus agitando il giavellotto acuto; il grande Olimpo tremò sotto il peso della glaucopide, tutt’intorno rintronò profonda la terra e mugghiante si gonfiò il mare sollevando le oscure onde; sulla riva si riversarono i flutti salsi; il potente figlio di Iperione fece lungamente sostare i cavalli solari, finchè la vergine Pallade Atena si tolse finalmente dalle spalle l’armatura divina; Zeus, Signore di prudenza, gioì” (Iliade, XXVIII).

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...346&Lot=135

Giove con la folgore lo troviamo associato alla legenda: IUPPITER CUSTOS

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...359&Lot=558

ed in monete con la legenda: CONSERVATORI PATRIS PATRIAE in cui vediamo inciso Giove che tiene la sua mano protettrice, armata di fulmine, sulla testa dell’Imperatore.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...167&Lot=475

Nel tempo, poi, il simbolo del fulmine arriverà ad essere associato anche alla legenda: PROVIDENTIA DEORUM e l’iconografia prevederà un leone con la folgore fra le fauci

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...362&Lot=133

ed alla legenda JUPITER PROPUGNATOR

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...75&Lot=2453

Il prossimo simbolo sarà il caduceo. Enrico :)

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minerva

Il dio latino Mercurio non è altro che il greco Ermete che “fra tutti gli dei è il migliore amico degli uomini ed il più ricco dispensatore di doni” (Aristofane, Pace, 393 sg.). La sua natura è libertà, forza e destrezza oltre che saggezza, prontezza ed arte occulta. Ermete è il messaggero tra gli dei e gli uomini ed il suo ruolo è spesso quello dell’interprete tanto che ancora oggi nella parola “ermeneutica” ritroviamo Ermes legato al significato di interpretazione dei significati nascosti. Questa astuta ed affascinante divinità, però, dona anche felicità all’uomo tanto che i greci definivano “hermaion” un uomo fortunato.

I doni che provengono da Ermes sono il potente risultato della sua magia che Omero ci permette di intendere originarsi dalla sua “bacchetta meravigliosa d’opulenza e dovizia, d’oro a tre foglie, che ti proteggerà da ogni male”.

Proviene da Ermes il guadagno, sia quello atteso che quello imprevisto, e sempre suoi doni sono il colpo di fortuna e l’occasione propizia. Ermes, principalmente, è l’araldo degli dei e conduce i loro messaggi agli uomini; di questi poi ne accoglie le preghiere per destinarle alle varie divinità. Per adempiere a tale ruolo percorre velocemente grandi distanze “ed ha calzari dorati che gli permettono di sorvolare i mari e le immense terre con lo spirare dei venti” (Iliade, 24, 340 sgg.). E’ per questo il protettore dei viandanti ed oltre ai calzari alati ha anche il copricapo del pellegrino.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...347&Lot=268

Principalmente è la guida dei viandanti solitari e quando la notte o il pericolo rendono vulnerabile l’uomo alla paura, Ermes compare di sorpresa ad aiutare generosamente con la sua scorta miracolosa e a donare la sensazione di sentirsi protetti da una presenza benevola.

Essendo un dio scaltro e disinvolto è anche il protettore dei ladri e degli ingannatori: l’attributo che palesa questa sua indole è il mantello che rende invisibili e che lo elegge a divinità della notte e dei sogni; “egli medesimo si chiama guida dei sogni, ragion per cui dopo un sogno ci si ricorda di lui e gli si tributano onori” (Apollonio Rodio, 4, 1731).

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...359&Lot=696

Il caduceo che insieme ai sandali alati ed il cappello da viandante è il simbolo distintivo di Mercurio, consiste in una bacchetta magica da araldo. Intorno ad essa si attorcigliano simmetricamente ed in senso inverso due serpenti che hanno orientate le teste una di fronte all’altra. In alcune raffigurazioni troviamo anche il caduceo con due ali sulla punta e nelle tradizioni più antiche, al posto dei serpenti, si possono trovare due nastrini.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...366&Lot=272

La bacchetta dai poteri strepitosi fu un dono di Apollo al fratello per ricambiare con essa i regali della cetra e del flauto che fu Ermes ad inventare. La leggenda narra che quando Mercurio giunse in Arcadia, trovò due serpenti che si mordevano a vicenda finchè il dio non gettò la sua bacchetta grazie alla quale essi trovarono l’accordo. Troviamo in questo aneddoto e nella particolare identità mitologica della divinità, il significato del simbolo che è un segno di concordia: il veleno della guerra viene placato ed annullato mediante le parole di pace.

Ermes, infatti, è anche maestro d’eloquenza ed in Esiodo (Opere, 79) è colui che dona la voce a Pandora. Tra le qualità di araldo, inoltre, aveva una voce così potente da aver guadagnato la vittoria in una gara con Stentore che a sua volta possedeva un timbro pari a quello di cinquanta uomini e lo si sentiva a miglia di distanza; ancora oggi utilizziamo l’espressione di “voce stentorea”. Tale araldo dei guerrieri greci perse la vita proprio per essere uscito perdente dal duello con Ermete (Iliade, 5, 785).

Nella monetazione imperiale il caduceo è largamente presente ed è sempre associato a messaggi di concordia, pace, abbondanza ed auspicio di buona sorte. Lo riscontriamo in monete di Augusto, Tiberio, Nerone, Vespasiano, Tito, Domiziano, Nerva, Traiano e Postumo.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...361&Lot=424

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...359&Lot=575

Il caduceo tra le due cornucopie indica la concordia.

L’intervento apportatore di fortuna e felicità di Mercurio viene invocato anche in questo splendido sesterzio che ci narra una storia in cui due fratelli vengono celebrati gemelli quando non solo non lo erano, ma probabilmente non erano nemmeno progenie degli stessi genitori.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...283&Lot=495

Il caduceo in mano a Mercurio lo troviamo in monete coloniali di Tiberio, Antonino Pio, Marco Aurelio, Erennio, Ostiliano, Gallieno e Postumo con legenda MERCURIO FELICI

http://www.wildwinds.com/coins/ric/postumus/RIC_0313v.jpg

Ritroviamo rappresentato il simbolo anche in mano a Felicità, Pace, Concordia, Sicurezza e questo per i vari imperatori da Augusto fino a Costantino.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...=362&Lot=63

Mercurio è il compagno di viaggio dell’uomo e l’alleato nelle imprese ardue; non lascia alcuno da solo neppure lungo il tragitto per i Campi Elisi e ritroviamo spesso la sua presenza nella celebrazione del mito di Orfeo ed Euridice

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...=73&Lot=789

Questa associazione iconografica era molto cara agli antichi e la ritroviamo anche nell’eccezionale bassorilievo di Orfeo che è conservato nel Museo Archeologico di Napoli. In questa scultura notiamo con quanta delicatezza Ermes prende la mano di Euridice per ricondurla nell’Ade dopo che Orfeo si è voltato a rispondere alle invocazioni dell’amata: trasgressione che pagò con la disperazione.

post-3690-1235334627_thumb.jpg

Il prossimo simbolo sarà quello del Capricorno. Enrico :)

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piakos

Salve amici, questa discussione è veramente di grande interesse e di rara finezza.

Mi scuso ma preferirei tornare all'inizio della stessa, per completare l'analisi delle massime delfiche, tutte improntate ad un chiaro segno di razionalità.

Le massime erano tre.

Volendo concretizzare le stesse per veicolarle nel senso comune, aggiungerò un breve commento ad ognuna.

1) "Conosci te stesso"!: è un ammonimento che fuori dalla cerchia esoterica può essere semplificato come invito a chiarire ciò che ognuno di noi vuole dalla e nella vita.

2) La seconda massima così ammoniva: "niente di troppo"!, il significato è facilmente decrittabile con: "abbi il senso della misura in tutte le cose", ma per converso è insito anche un altro consiglio: "vivi un po' di tutto"! Questo - se mi permettete - è un suggerimento che - purtroppo - pochi ossequiano, in quanto già si discosta dalla mentalità comune, anche se proviene dall'oracolo di Delfi.

3) "non rispondere per gli altri" è l'ultimo degli ammonimenti dell'oracolo...dal chiaro significato, che in concreto non può e non deve essere rintracciato nei noti costumi omertosi che tanto pervadono il nostro bel paese, ma deve essere letto in questo senso:" lascia che ognuno assuma le proprie decisioni e le proprie responsabilità".

Le tre massime da me riassunte sono state alla base del senso del vivere occidentale, fatto che non può sfuggire ad una qualche riflessione sul tema.

Aggiungo che, la cultura borghese prima e quella post borghese o consumista poi le ha perpetuate, ma anche così travisate:

1) "Devi sapere cosa vuoi fare da grande"!

2) "Non esagerare e stai tranquillo"!

3) " Impicciati dei fatti tuoi"!

Sarà deludente...ma oggi è tutto qui...purtroppo!

Pensate che abisso ci separa dal VII - VI secolo a.C....in peggio!

Siamo regrediti a prima...dei pre socratici.

Ciao a tutti. :)

Piakos

Modificato da piakos

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Arka

Non credo che la società ''borghese'' sia un regresso rispetto ai greci pre-socratici, che personalmente amo molto comunque. Intanto, come tutte le società antiche, era una società classista. Chi era nato bene, stava bene, gli altri si arrangiavano e più male che bene. Le attività preferite dai greci di rango, ovviamente oltre alla guerra, erano l'attività agonistica e l'agorazein. Con quest'ultimo termine si indicava l'andare in piazza a chiacchierare con gli amici. Ovviamente nessuno di costoro lavorava. Il lavoro era considerato un'attività umiliante. E ovviamente c'era chi doveva lavorare anche per loro. Gli schiavi e le donne. Ecco essere donna ai tempi dei greci non doveva essere per niente facile.

Che dire poi delle guerre che finivano con massacri, stupri e vendita come schiavi dei superstiti...

Ecco, siccome, non sono sicuro che sarei nato bene ai tempi dei greci, sono felice di essere nato in questo corrotto mondo borghese, che mi permette di dedicarmi alle mie passioni!

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adriapel

In risposta ad Arka, io credo invece che sarei vissuto bene in una società come quella greca e al contrario non vivo bene questa società borghese e corrotta. Io credo che gli ideali di cultura e di meritocrazia erano sicuramente più sentiti ai tempi dei greci. Riflettiamo comunque come Exechia, Eufronio, Fidia, Policleto, Socrate, Platone Scopa sono tutti nati dalla culla della cultura greca. E' vero che non lavoravano ma formavano le generazioni future alla cultura, all'arte, all'amor di patria. Questo è l'insegnamento dell'antica Grecia ed anche dell'antica Roma, mentre al contrario l'insegnamento della nostra società è completamente l'opposto cioè la non cultura e la cultura dell'ignoranza. Mi scuso comunque di aver dato sfogo in un forum non adatto ma anche la nostra numismatica è un raggio di cultura che sopravvive in questo mondo di ombre.

Un saluto

Adriapel

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Arka

Chiedo scusa a Minerva, perchè la discussione ha deragliato, ma ho bisogno di dire a Adriapel che all'epoca avremmo avuto pochissime monete da collezionare!

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spitz

Bella discussione, complimenti a Minerva, ho letto molto volentieri :)

Ma non dimenticare il bastone di Asclepio !! ;)

Modificato da spitz

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minerva

Grazie Piakos per l'interessante approfondimento sulle massime presenti nel tempio di Delfi e riscontro con piacere che le riflessioni sulla cultura classica hanno suscitato un garbato scambio dialettico circa il nostro guardare al mondo antico dal nostro vivere in un'epoca diversa.

Ringrazio poi Spitz per i complimenti e spero di poter scrivere presto anche di Asclepio e del suo bastone ;) ...per il momento segue un pezzo dell'oroscopo :D

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minerva

L’associazione che solitamente segue alla lettura del nome “Capricorno” è quella dell’omonima costellazione, ma l’origine mitologica della figura che identifica l’asterismo è da ricercarsi nella vicenda della Titanomachia che movimentò gravemente, per dieci anni, le celesti vicende dell’Olimpo.

Esiodo, nella “Teogonia”, ci narra di quando Zeus ebbe a combattere contro i Titani. Dalla sua parte vi erano tutti gli dei dell’Olimpo, i Ciclopi ed i Giganti dalle cento braccia (Ecatonchiri); i Titani erano invece guidati da Crono.

Quando il Titano Tifone tentò di scalare le pendici dell’Olimpo, gli dei ebbero tanta paura che fuggirono terrorizzati in Egitto e si trasformarono in animali per nascondersi meglio. Zeus si trasformò in ariete, Afrodite in pesce, Apollo in corvo, Dioniso in capra, Era in mucca bianca, Artemide in gatto, Ares in cinghiale ed Ermes in un Ibis. Pan, di suo, si presentava già con zampe irsute e zoccoli da animale, il busto umano ed il volto barbuto, terribile e con corna da capra: non fece altro che trasformare la parte inferiore del suo corpo in pesce e nascondersi in un fiume.

Dopo una lunga serie di vicende belliche, Zeus riuscì a sconfiggere anche il mostro Tifone ed a seppellirlo sotto una montagna di fulmini nelle viscere dell’Etna. Il dio Pan, però, aveva contribuito decisamente alla vittoria di Zeus su Tifone ed il premio che Zeus gli accordò fu quello di immortalare nella volta notturna del cielo l’aspetto assunto in Egitto dal dio caprino: il Capricorno che è capra nella parte superiore e pesce in quella inferiore e che viene anche denominato “Aegipan”.

Il contributo che provenne da Pan nella battaglia fu quello di terrorizzare con un urlo agghiacciante Delfine, sorella di Tifone, che teneva prigionieri i tendini e le forze che il Titano aveva estratto a Zeus. L’urlo terrificante di Pan permise ad Ermes di rubare alla sconcertata Delfine le forze di Zeus.

Non è un caso che Pan sia stato associato ad uno stimolo terrificante visto che è il suo nome a dare significato al termine “panico”. Fin dal primo momento della sua nascita egli è stato motivo di terrore: la madre lo abbandonò inorridita dalla sua bruttezza; mentre seguiva Dioniso per i boschi si divertiva a spaventare i viaggiatori ed era considerato l’artefice dei rumori notturni. Pan, inoltre, è l’unico dio per cui viene contemplata la morte e Plutarco (Dialoghi Delfici) ci descrive che la notizia di questo evento venne urlato in mare dal timoniere Thamos e da ogni angolo della terra seguirono a tale annuncio urla e gemiti.

Anche le sue statue incutevano il panico e Pausania ci informa che i Galli, mentre saccheggiavano la Grecia, si imbatterono in una scultura che lo raffigurava nel tempio di Delfo e si spaventarono a tal punto che fuggirono inorriditi.

Il Capricorno, quindi, nel mondo classico è allegoria del dio Pan, ma l’origine del simbolo che troviamo celebrato nella monetazione dell’imperatore Ottaviano Augusto ha un’altra fonte che comunque non è aliena da quello che è il segno astrologico.

Il Capricorno compare di frequente sulle monete di Augusto ed anche su gemme incise, paste vitree e gioielli del periodo in cui regnò il primo imperatore: il segno astrologico divenne una vera e propria moda che celebrava Ottaviano. L’origine di tale associazione ce la chiarisce Svetonio (Vita dei Cesari) che scrive dei numerosi presagi che già prima della nascita di Ottaviano fecero prevedere la sua futura grandezza e la sua costante ascesa.

Fra i diversi e significativi prodigi, verso la fine del capitolo XCIV, Svetonio scrive: “Durante il suo ritiro ad Apollonia, Augusto era salito, insieme con Agrippa, all’osservatorio dell’astrologo Teogene. Agrippa lo consultò per primo, ma quando Augusto vide che Teogene gli faceva splendide previsioni, quasi incredibili, si rifiutò ostinatamente di fornirgli i dati relativi alla sua nascita, per il timore e la vergogna di essere considerato di origini oscure. Quando, finalmente, dopo molte preghiere vi ebbe acconsentito, pur esitando, Teogene si alzò dal suo seggio e lo adorò. In seguito Augusto ebbe tanta fiducia nei suoi destini che fece pubblicare il suo oroscopo e coniare una moneta d’argento con il segno del Capricorno, sotto il quale era nato”.

Augusto era molto superstizioso e durante tutta la sua vita investì sempre di una grande considerazione i segni premonitori e le indicazioni dei religiosi preposti alla lettura dei segni del destino. Si prodigò molto anche per la custodia e la consultazione dei Libri Sibillini.

Il Capricorno nei denarii di Ottaviano lo troviamo in monete che presentano legende sia in Greco che in Latino.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...25&Lot=1255

La corona d’alloro che osserviamo sul rovescio del precedente cistoforo allude ad Apollo.

La costellazione verrà riprodotta spesso in occasione di vittorie e trattati di pace e sempre per ricordare che Augusto era stato destinato dalle stelle alla salvezza dello Stato.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...333&Lot=219

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...334&Lot=462

Il Capricorno compare inciso anche su monete di Tiberio e Vespasiano:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...333&Lot=324

tale segno è associato al globo che sappiamo già essere allusivo all’Impero. Il messaggio sotteso è così il periodo di prosperità che l’Imperatore saprà procurare a Roma proprio come fece Augusto.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...327&Lot=699

La cornucopia presente sul precedente aureo rafforza lo stesso messaggio che verrà utilizzato anche da Tito, Domiziano, Adriano ed Antonino Pio:

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...358&Lot=813

Nel precedente sesterzio, il Capricorno è un dono di cui è decorata la mano della Felicità.

Si può riscontrare lo stesso simbolo anche per indicare delle legioni romane che lo avevano adottato per identificarsene. Troviamo tale associazione soprattutto con le monete di Gallieno per le legioni: “Prima Adjutrix”, “Septima Pia” e “Septima Fidelis”.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...334&Lot=684

L’importanza del Capricorno nella cultura romana antica aveva radici molto remote e riscontri nella mitologia etrusca. La tenacia per la conquista di una solida affermazione personale era la caratteristica della bellissima Tanaquilla che oltre ad essere una bellissima e potente donna era anche capace di leggere i segni divini e di trasformarli in desideri personali; faceva ciò allontanando da sé tutti quei significati che l’avrebbero potuta ostacolare nella conquista del potere. Tanaquilla era l’emblema dell’essere nati sotto il segno del Capricorno ed era la moglie di Lucio Tarquinio Prisco: il primo re di Roma che divenne tale proprio grazie alla moglie ed al suo simbolo astrologico che ritroveremo identificare anche il primo imperatore. Prossimamente spero di riuscire a fornire una lettura di vari altri simboli che sono presenti sulle monete di Augusto. Enrico :)

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adriapel

concordo con arka che all'epoca avremmo avuto poche monete da collezionare e probabilmente punte di freccia ed amigdale.

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piakos

Voglio continuare a ringraziare Minerva per gli articoli (che tali sono) pubblicati in questo spazio. Il fatto che a questi sia conseguito uno scambio dialettico tra i lettori mi sembra un buona cosa, a dimostrazione che in un mondo scarsamente o per nulla culturale, qual'è quello odierno, la numismatica è come un vessilo innalzato a segnalare un'isola felice.

Pertanto non credo che le considerazioni che vengono tratte in coda a questi articoli possano essere considerate come un "deragliamento", anzi tali dissertazioni denotano e confortano l'ottimo impegno dell'amico Minerva.

Pertanto colgo l'occasione per ringraziare Adriapel in merito alla sintonia che simpaticamente ha voluto condividere nel suo intervento e, nel contempo, voglio precisare ad Arka da Padova che - ovviamente dopo 1.800 anni - non può esserci paragone tecnico e scientifico tra la società borghese e il mondo Greco. Sarebbe banale sostenere il contrario...che infatti non è stato da me affermato. Ma se parliamo dell'uomo, del suo pensiero, della sua ricerca verso gli interrogativi massimi, della tensione delle idee e del rapporto dialettico...insomma di ciò che è vera ricerca della conoscenza, oltre l'arido scientismo...non vedo come la società borghese e, maggiormente quella post borghese, possano far balenare nuova luce nell'Ade che le circonda.

Ed ecco perchè sostengo la valenza del forum come strumento cognitivo che, quando alcuni utenti si esprimono al meglio, acquisisce prezioso valore culturale...:evento oggi sempre più raro. Sarebbe un bene se gli Amministratori del Forum se ne rendessero conto al punto di favorire tale potenziale, oltre la mera crescita del numero degli utenti. A me sembra invece che, al riguardo, vi sia scarso impegno...o sottovalutazione, in quanto la cosa viene lasciata alla sporadica iniziativa degli utenti. Anche se posso afferrare od intuirne i motivi...vorrei sottolineare che - alla fine - la qualità è l'unico valore aggiunto che paga più dei sondaggi e dei numeri.

Grazie a tutti per l'attenzione. :)

Piakos

Modificato da piakos

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Arka

E' vero che il mio discorso si basava soprattutto su aspetti materiali, ovvero il necessario per vivere e il superfluo per divertirsi, delle due società prese in considerazione e la mia preferenza resta sulla nostra. Tuttavia, e ribadisco il mio amore per gli antichi greci (i romani molto meno), anche dal punto di vista culturale non credo che siamo messi così male come potrebbe sembrare. Intanto la percentuale di coloro che fanno cultura è in ogni caso superiore alle epoche precedenti. La massa non ha mai fatto cultura, neanche ai tempi dei greci. Chi lo faceva era sempre un'elite che poteva permetterselo, sia economicamente che culturalmente. La famosa democrazia greca comprendeva si e no il 20 % della popolazione e forse esagero. Gli altri semplicemente non contavano. Nelle altre civiltà antiche andava anche peggio. Oggi si scrive e si legge enormemente di più e la nostra conoscenza è sicuramente più grande che in tutti i tempi. E' vero che ci sono realtà come il Grande Fratello ma non tutti i giovani sono così. Personalmente conosco moltissime persone che hanno una cultura vastissima e con le quali passo momenti molto proficui e piacevoli.

E' vero che in Grecia, ma forse bisognerebbe limitare il discorso ad alcune città, dal 600 al 330 a.C. si sviluppò una civiltà che pose le basi per la nostra civiltà occidentale. Fu un miracolo e tutti noi dvremmo essere grati a questi nostri antenati. Ma anche noi abbiamo fatto cose meravigliose e, spero, continueremo a farle. Riferendomi al titolo della discussione, come simbolo adotterei il sole che ogni mattina sorge e ci illumina tutti!

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Paleologo

Quanto sono affascinanti i miti greci! Di quello narrato da Minerva si conosce un'altra versione, riportata da Roberto Calasso nel suo splendido libro "Le Nozze di Cadmo e Armonia", in cui Tifeo (o Tifone), mostro dalle cento braccia e cento teste, tenta di conquistare l'Olimpo e prende prigioniero lo stesso Zeus, ma Zeus riesce a sconfiggerlo con l'aiuto del fenicio Cadmo, che distrae il titano con il suono della sua musica. Cadmo, giunto in Grecia alla ricerca della sorella Europa che era stata rapita dallo stesso Zeus in forma di toro (indovinate dove si vede questa scena?), viene ricompensato avendo in sposa Armonia, figlia di Ares e Afrodite, e fondando la città di Tebe di cui sarà re. Cadmo diviene dunque simbolicamente il salvatore dell'armonia tra cielo e terra, ma questo avviene per l'ultima volta in occasione delle sue nozze, cui partecipa tutto l'Olimpo: la sua stessa casa reale si estinguerà tragicamente e poco dopo tutta la generazione degli eroi, per volere di Zeus, sarà sterminata sotto le mura di Troia.

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minerva

E' veramente molto bella e suggestiva la versione del mito riportata da Paleologo che ringrazio sinceramente. Per Platone, il mito ha la capacità di preparare il cammino al raggiungimento di verità a cui la ragione non riesce a pervenire e la questione che il mito di Cadmo pone è quella dell'estinzione degli eroi che evidentemente erano già rari nell'antica Grecia :rolleyes:

Il mito di Europa viene ricordato anche nelle monete romane imperiali coloniali ed in particolare con Gordiano III

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...45&Lot=2002

Enrico :)

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baraonda

bellissima e piacevolissima discussione complimenti a minerva e a tutti gli altri intervenuti.

starei ore a leggere i vostri post..............ma rischio il "divorzio"

alla prossima discussione e ancora complimenti.

luca

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minerva

Scrive Svetonio che quando il Senato si riunì per onorare la morte di Augusto, un senatore avanzò la richiesta di nominare “Saeculum Augustum” l’intero arco di tempo in cui Ottaviano fu imperatore di Roma.

E’ la storia che consente a noi moderni di comprendere a fondo il significato più autentico di questa onorevole dedica che va ricercata nella svolta epocale che Augusto era stato in grado di assicurare dopo i terribili anni delle Guerre Civili. Gli anni governati dal primo imperatore furono caratterizzati da pace e sicurezza; ordine, disciplina e prosperità furono il vanto di Roma.

Non fu semplice per Ottaviano il compito di gestire il potere di un Impero tanto esteso, ma vi riuscì in maniera magistrale. Fra i vari elementi che hanno contribuito a tale esito ci fu quello che Paul Zanker definisce il “potere delle immagini”; esse suggerirono alla società romana la forma di un mito imperiale e statale: “un mito capace di filtrare la realtà stessa e di produrre per intere generazioni la certezza di vivere nel migliore degli Stati possibili e nella pienezza dei tempi” (P. Zanker, Augusto e il potere delle immagini, Bollati Boringhieri).

Le monete non furono esentate dal compito di comunicare messaggi utili al potere ed alla politica di Augusto ed oggi ci permettono di ripercorrere le varie fasi di quella che si può definire la continua ascesa dell’Imperatore.

La comparsa di Ottaviano sulle scene di Roma fece scrivere a Cicerone (Phil. 13, 11, 24) che il ragazzo “doveva tutto al suo nome” intendendo con ciò l’uso lungimirante che egli seppe fare della parentela con Giulio Cesare. “Possa ottenere gli onori e la posizione di mio padre, che rivendico” sono le parole che, di Augusto, Cicerone ci riporta (Att. 16, 15, 3) quando nell’anno 44, in occasione di un’assemblea popolare, il giovane all’eloquio fece seguire un gesto rivolto alla statua del dittatore assassinato.

E’ in questo periodo che ritroviamo sistematicamente sulle monete il simbolo della cometa o “Sidus Iulium” che è da leggersi come un vero e proprio simbolo di un preciso messaggio: se Cesare era il “Divus Iulius” ne conseguiva che Augusto fosse il “Divi filius” e tutto questo non era altro che una candidatura al potere assoluto. Le monete, inoltre, non rimanevano isolate nella trasmissione del messaggio visto che ad esse si concertavano l’architettura, la scultura e la poesia. L’astro della Gens Iulia “brilla come luna tra le stelle migliori” scrive Orazio (Carm. 1, 12, 46-48) ed a lui fanno riscontro sia Virgilio che Plinio oltre allo storico Plutarco che ci narra della cometa che illuminò le notti successive alle idi di Marzo.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...183&Lot=368

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...110&Lot=411

Il culto di Cesare divenne religione di Stato ed altri simboli furono impiegati per rafforzare il messaggio della sacralità della Gens Iulia come quello di Venere ed Enea che la leggenda voleva essere i capostipiti della famiglia.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...25&Lot=1222

La continua allusione a Cesare è sottesa anche al seggio con corona che si rifà all’episodio in cui si sfiorò l’incoronazione regale del dittatore

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...25&Lot=1143

La legenda recita: CAESAR DIC(tator) PER(petuus). Il risultato che seguì a questa propaganda fu quello di palesare un altro aspetto che Augusto ebbe in grande considerazione per tutta la sua vita: la successione ereditaria al potere imperiale.

Era consuetudine dell’aristocrazia romana far risalire la propria dinastia ad eroi o divinità greche ed un’origine greca della propria famiglia era non solo motivo di vanto, ma risultava fondamentale per legittimare origini nobili. Anche l’identificazione con divinità non veniva considerata una bizzarria e non può essere motivo di sorpresa se Marco Antonio si considerò, nel tempo, prima la personificazione Ercole e poi quella di Dioniso. “Quando Antonio entrò in Efeso, donne vestite da baccanti, uomini e fanciulli vestiti da satiri e da Pan lo guidarono attraverso la città, ove non si vedeva altro che edera e tirsi ed arpe e zampogne e flauti, mentre il popolo inneggiava a lui come Dioniso Benefico e Soave” (Plut., Ant. 24).

Se Antonio preferì le mollezze dionisiache, Augusto interpretò il ruolo del favorito di Apollo e fu proprio la competizione con l’amante di Cleopatra a metterlo nella condizione di questa scelta che celava messaggi politici ben precisi. Era fin dall’epoca del felice Silla, infatti, che Apollo ed i suoi simboli (il tripode, la Sibilla, la cetra, la sfinge) erano stati incisi sulle monete come auspicio di un futuro migliore. Sia Plinio (Nat. Hist. 37, 1, 10) che Svetonio (Aug. 50) testimoniano che mentre Antonio si presentava in Oriente come il nuovo Dioniso, Ottaviano usava come sigillo personale l’immagine della Sfinge, simbolo del “regnum Apollinis” profetizzato dalla Sibilla.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...25&Lot=1246

“La Sfinge è anch’essa Pizia, sacerdotessa e ministra di Apollo” (F. Rella, L’enigma della bellezza, Feltrinelli 2005). L’informatissimo Svetonio ci narra inoltre che Ottaviano sarebbe apparso al “banchetto dei dodici dèi” travestito da Apollo (Aug. 70). La devozione dell’imperatore al dio della legge e della conoscenza, della moralità e della disciplina non si limitò ad aspetti esclusivamente simbolici e risulta significativo il fatto che il tempio di Apollo sia stato fatto costruire proprio accanto alla residenza imperiale ed Ottaviano poteva accedervi direttamente attraverso una rampa esclusiva.

Sempre allo stesso messaggio apollineo è da ricondursi la corona d’alloro che Augusto introdurrà fra i simboli imperiali e che abbiamo già osservato nel cistoforo che porta inciso, al rovescio, il Capricorno circondato dal lauro. Il messaggio simbolico della moneta allude sempre all’auspicio di una nuova era come d’altronde lo fanno le spighe di grano che sono promessa di pace e prosperità.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...63&Lot=2217

A rafforzare il messaggio di Augusto come paladino della moralità apollinea che sarebbe stata affermata anche con la forza compaiono, sempre sulle monete, divinità come Diana e Marte Vendicatore. Fin dalla vittoria su Sesto Pompeo compare Nettuno e poi compariranno spesso la progenitrice Venere, Giove e Mercurio che abbiamo già visto essere garante di pace e prosperità.

Sulle monete di Augusto troviamo raffigurazioni della Vittoria in atteggiamenti tranquilli e la stessa, spesso, siede serena su uno scudo e con le mani in grembo. Ciò indica che l’Impero è in mani sicure; è la circonferenza dello scudo a simboleggiare l’orbe romano.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...339&Lot=135

La rappresentazione dell’aggressività bellica è affidata all’allegoria del toro che rivolge le corna a terra e che è in atteggiamento di partire all’attacco. Il toro rappresenta la forza del Marte romano e l’atteggiamento è quello che Virgilio ci descrive con una bella immagine che sembra illustrarci proprio l’incisione del denario che segue. “Scuote le corna verso le zampe con le quali fa volare in aria la gialla sabbia dell’arena”.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...361&Lot=420

Il simbolo del toro scalpitante verrà utilizzato anche da Vespasiano.

Il prossimo simbolo sarà quello delle bighe e quadrighe di elefanti. Enrico :)

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minerva

Per mantenere raccolti in una sola discussione gli scritti utili allo stesso argomento, rispondo qui all’interessante quesito posto da GPittini nella seguente discussione

http://www.lamoneta.it/index.php?showtopic=40723

Il primo punto da cui partire per studiare i motivi sottesi alle personificazioni di concetti astratti e politici è che la religione romana si distingueva da quella greca per l’assenza di miti cosmogonici fondanti una realtà sacra sottratta al divenire storico. Ciò che veniva sacralizzato dai romani era proprio il divenire storico, attraverso il “fare” ed il “fatto”, ossia attraverso il rito. L’annalistica pontificale mitizzava la storia e storicizzava i miti e lo faceva adempiendo alla procedura corretta ed invariabile che rendeva significativa l’azione rituale; non è un caso che il termine “irritus” indica, in latino, ogni atto nullo, vano e senza conseguenze.

Altro elemento da prendere in considerazione è specifico del culto, sempre rituale, che permetteva di ricorrere a divinità adatte alle varie circostanze anche personali e particolari. Gli dei del culto pubblico subivano infatti, in risposta ad esigenze di ordine privato, notevoli accomodamenti: per esempio Giove, il sovrano degli dei, poteva diventare oggetto di culto e personificazione utile al buon andamento delle attività agricole o alla protezione dei buoi. A tali fini ci si poteva rivolgere alla pletora della “plebs deorum” che attendeva ai vari stadi dell’esistenza ritualizzandola. A titolo di esempio vi era la divinità che permetteva di ritualizzare il momento in cui il bambino mangiava per la prima volta (Potina) così come c’era quella per la mietitura (Messor) o per l’immagazzinamento (Conditor).

La realizzazione della propria persona sul piano religioso si otteneva mediante il culto rivolto ad un dio strettamente personale: il proprio “genius”. Ad esso si sacrificava nel giorno del proprio compleanno ed il termine contiene, nella radice (gen-), il significato di “generare”. Il genius non era solo personale, ma esisteva anche un genio collettivo tipo quello specifico di una legione.

E’ proprio il genio che ci permette di comprendere come si giunse, a Roma, al culto dell’Imperatore visto che nella cultura latina non aveva avuto accesso il concetto di “uomo-dio” che apparteneva all’Oriente. A Roma si aveva il culto del “Genius Augusti” e questo permetteva di rivolgere il rito sacro all’Imperatore vivente o meglio: al suo nume tutelare. La “deificatio” avveniva dopo la morte per mezzo di un atto pubblico del Senato e permetteva di rivolgersi alla memoria dell’Imperatore, ora “divus”, e di dedicargli festività nel “dies natalis”; altro elemento, questo, che richiama il culto del “genius”.

E’ in questo quadro specifico della cultura religiosa romana che si colloca la personificazione delle virtù private e pubbliche che divengono propaggini delle divinità del Pantheon. A queste si aggiungono divinità astratte connesse al culto della personificazione di Roma a cui tributavano onori i generali vittoriosi tanto che tale culto aveva più caratteri politici che religiosi. Le divinità connesse a Roma sono: Victoria, Spes, Aeternitas, Bonus Eventus, Libertas e Pax. Nel caso della Libertas che è in argomento di discussione essa non possiede alcun mito ed è una pura astrazione politica, ma rientra in quei culti che miravano a diffondere un’immagine di inviolabile sacralità del dominio romano. Vale la pena ricordare che l’adesione al culto pubblico era di per sé una professione di lealtà verso lo Stato ed un esercizio dei diritti della cittadinanza romana.

Antonino Pio ha dedicato la moneta della discussione del link di sopra alla “Libertas” che viene raffigurata solitamente con una figura femminile che regge un pileo ed uno scettro.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...341&Lot=553

Vespasiano è stato il primo a rendere con un’allegoria l’ “Aeternitas” e da quel momento ritroveremo incisa la stessa immagine molto spesso fino alla fine dell’Impero.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...339&Lot=157

Essa è rappresentata da una figura femminile stante, velata e drappeggiata che reca nelle mani il sole e la luna davanti ad un’ara accesa. L’introduzione di tale allegoria esprime in pieno il desiderio di pace e continuazione dinastica che Vespasiano considerava i fondamenti della sua politica. Altri simboli che possiamo ritrovare legati all’Eternità sono la fiaccola, la fenice, una sfera ed uno scettro.

L’immagine del Buon Evento ce la descrive Plinio che ci narra di una statua colossale che era a Roma e raffigurava un giovane ricco di forza, bellezza e che stringeva nelle mani due mazzi di spighe e papaveri. Sulle monete appare come una figura maschile nuda con una cornucopia di spighe nella mano sinistra ed una patera nella mano destra e con essa versa su un’ara accesa.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...362&Lot=129

La Vittoria è rappresentata in molti modi, ma l’iconografia più frequente la vuole alata con ghirlanda e ramo di palma o globo.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...63&Lot=2315

Il simbolo della Speranza è il bocciolo di un fiore che viene tenuto tra le dita di una figura femminile che avanza e che spesso ha anche una cornucopia. Il bocciolo indica le potenzialità che si spera vengano ad esprimersi positivamente.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...341&Lot=543

La Pace è anch’essa una figura femminile e le sue insegne sono il ramo d’olivo e lo scettro.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...362&Lot=136

Della stessa ci possono anche essere raffigurazioni che richiamano la leggenda di Mercurio che è stata precedentemente trattata e che allude al caduceo che, gettato tra i due serpenti contendenti, produsse l’accordo.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...=362&Lot=63

Le altre varianti possono poi essere della Pace seduta, con cornucopia ed altre tutte facilmente riconducibili al messaggio sotteso.

La prima raffigurazione del “Genius”, invece, la troviamo con le monete di Nerone. Esso è rappresentato come una figura maschile nuda o con mantello, in testa indossa il modio e tiene in mano una cornucopia o una patera.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...=94&Lot=429

L’ultima raffigurazione del Genio è con le monete di Elena moglie di Giuliano. Enrico :)

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minerva

L’immagine sia delle bighe che delle quadrighe di elefanti in numismatica va inserita in quel contesto ricco di solennità e simbolismo che è la cerimonia funebre di un uomo importante e potente qual era l’Imperatore o la sua consorte.

Come già si è visto, ad un imperatore che non fosse incorso nella “damnatio memoriae” era riservato, dopo la sua morte, un posto fra le divinità e tale possibilità era contemplata già in antiche credenze romane che ritroviamo esplicitate sia nel “De Republica” di Cicerone che nei “Saturnalia” di Macrobio. Tali credenze concedevano un posto in cielo e la felicità perpetua a coloro che in qualche modo avessero protetto, aiutato o aumentato la fortuna della Patria.

L’apoteosi di un uomo illustre o benemerito avveniva per proclamazione del Senato che esprimeva solennemente e pubblicamente le formule che ci riporta lo storico Eutropio: “Divus appellatus est; inter divos relatus est; meruit inter divos referri”.

L’iconografia più suggestiva della “Consecratio” la ritroviamo incisa sulle monete, ma vi sono riscontri anche in rilievi e cammei. Gli elementi più rilevanti di tale iconografia sono il carro trainato da elefanti, l’aquila e la pira

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...283&Lot=598

Le legende sono di solito: CONSECRATIO, DIVUS, MEMORIA AETERNA.

Il carro trainato dagli elefanti era chiamato “tensa” ed era il veicolo che normalmente portava in processione solenne, nel circo, i simulacri o i simboli delle divinità. Essa era trainata, solitamente e nelle occasioni liturgiche legate agli dei, da cavalli.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...158&Lot=336

La tensa aveva un tempietto o baldacchino sotto il quale veniva collocata la divinità o, nel caso della “Consecratio”, l’immagine dell’imperatore. L’iconografia può prevedere anche un cavaliere per ogni elefante.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...25&Lot=1702

La quadriga era riservata all’imperatore mentre la biga era per l’augusta ed il messaggio sotteso è quello della donna come la metà dell’uomo. Le monete con tali raffigurazioni sono tutte postume e coniate dai successori al trono.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...358&Lot=263

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...105&Lot=538

La scelta di impiegare gli elefanti in tale iconografia risponde a più motivi. La prima è la solennità che la mole gigantesca di questi animali esercitava sulla suggestione degli spettatori. La memoria dei fasti di Pompeo rimaneva viva nella memoria di Roma e la ritroviamo ricordata anche da Plinio che scrivendo degli elefanti riporta: “A Roma per la prima volta comparvero aggiogati al carro di Pompeo durante la celebrazione del suo trionfo sull’Africa. […] Pròcilo riferisce che (gli elefanti del carro) non riuscivano a passare affiancati attraverso la Porta Trionfale” (VIII, 4). L’animale, inoltre risultava pregiato ed importante rispetto agli altri per la sua rara esoticità e per l’essere la fonte vivente del prezioso avorio.

Plinio fa riferimento al trionfo di Pompeo, ma non era la prima volta che Roma vedeva sfilare i pachidermi; già Manio Curio Dentato, infatti, nel 275 a. C. sfilò a Roma con 4 degli 8 elefanti sottratti a Pirro nella battaglia di Benevento. In tale battaglia, questi animali guadagnarono un altro significato simbolico ed era quello del legame alla famiglia. Si narra, infatti, che la vittoria dei romani su Pirro sia stata favorita dall’uccisione di un cucciolo di elefante che scatenò l’imbizzarrimento della madre che a sua volta suscitò la perdita del controllo di tutti gli altri animali e questa confusione incontrollabile risultò fatale per gli avversari.

L’attributo simbolico più importante, però, è da ricercarsi nelle fonti antiche che lo definivano come l’animale più longevo dopo la cornacchia. Erodoto (IV, 191), Filostrato (Vita di Apollonio di Tiana II 11), Aristotele (Storia degli animali 596 a 12) riferivano che questi animali potevano raggiungere i 200/270 anni di vita. E’ tale proverbiale longevità (Plinio la considera inverosimile e la taccia come derivante dall’ignoranza) che ha fatto di questo animale un emblema di superamento della morte.

Oltre ad essere longevo, veniva anche considerato un animale dalla grande intelligenza ed è per questo motivo che risulta allusivo anche a Mercurio che sappiamo essere preposto ad accompagnare nell’Oltretomba le anime dei defunti.

La raffigurazione di bighe e quadrighe di elefanti le troviamo in monete di Augusto, Tiberio, Caligola, Vespasiano, Tito, Antonino Pio, Marco Aurelio e Lucio Vero.

La solennità che la presenza degli elefanti offriva ai trionfi dei vittoriosi romani ha suggestionato gli artisti e scavalcato i secoli. Un esempio fantastico lo troviamo nelle tavole dei “Trionfi di Cesare” di Andrea Mantegna che oggi si trovano in Inghilterra. Propongo di seguito l’immagine di un’incisione che ci fa apprezzare la maestosa presenza di tali bestie.

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Il prossimo simbolo sarà il bastone di Esculapio, Enrico :)

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