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FlaviusDomitianus

Elpis controparte greca della Spes

Risposte migliori

FlaviusDomitianus

L’asse di Vespasiano postato ieri da Gianfranco, con al rovescio per l’appunto la Spes, mi ha fornito lo spunto per parlare un po’ di monete provinciali che hanno al rovescio l’Elpis (in greco ελπις) la sua controparte greca.

Come già accennato nella più ampia discussione sulle rappresentazioni allegoriche nei rovesci delle monete, nei rovesci imperiali la Spes è costantemente rappresentata come una giovanissima fanciulla, rivestita di una leggera tunica, che accenna un passo verso sinistra sollevandosi con la mano sinistra la veste e reggendo con la mano destra un fiore.

L’immagine è stata diffusamente adottata lungo il corso dell’impero, soprattutto in prossimità dell’assunzione del potere da parte di un nuovo soggetto, a rappresentare l’aspettativa di buone cose in primo luogo per l’Imperatore, ma anche per tutti i cittadini dell’impero quale benefico effetto di questo evento.

In questo interessante articolo che ho trovato sul web (http://www.forumancientcoins.com/moonmoth/reverse_spes.html) si sostiene che l’immagine della Spes, così come ci viene tramandata dalle monete imperiali, sia nata secoli prima da statue greche denominate Korai (fanciulle), come ad esempio questa esposta al museo dell'Acropoli ad Atene.

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Questa sarebbe solo l’ennesima riprova della straordinaria capacità dei romani di assorbire e metabolizzare, integrandole nella propria, le culture altrui, universalizzandone i simboli all’interno dell’immenso territorio da essi controllato.

Non c’è pertanto da sorprendersi se monete coniate in zecche ubicate ad enormi distanze (specie se rapportate ai tempi) presentino un’iconografia così aderente a quella adottata dalla zecca imperiale.

Come esempio dello standard imperiale posto questo dupondio di Domiziano coniato negli anni 80-81 sotto il fratello Tito (R.I.C. vecchio 168b R.I.C. nuovo 316 R2). La moneta è stata spatinata (non da me, ovviamente oo) ), ma almeno a differenza di altre non mi risulta sgradevole.

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A seguire un esemplare da un assarion e mezzo coniato ad Anazarbos in Cilicia (R.P.C.II 1756) nella quale la Elpis, pur rispettando lo standard, ha un aspetto più rigido, meno leggiadro. Si nota inoltre la singolare presenza di un crescente sopra il capo.

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L'assarion della stessa zecca (R.P.C.II 1748) ha invece un’ immagine più aderente a quella che si vede nelle monete imperiali coeve.

La moneta, che proviene dalla collezione Wagner, ha la peculiarità di essere stata coniata in bronzo piombato).

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L’ultima mia moneta è un diobolo di Alessandria (RPCII 2621), zecca presso la quale il soggetto è stato replicato anche da imperatori molto più tardi. L’immagine dell’Elpis è talmente aderente a quella romana che sembra quasi che la moneta sia stata coniata a Roma.

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FlaviusDomitianus

Per completare la rassegna posto qualche esemplare di epoca più tarda catturato sul web.

La prima è una rara tetradracma di Alessandria coniata dalla famosa regina Zenobia, regina di Palmira, le cui gesta sono state narrate da Illyricum.

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La seconda una tetradracma alessandrina di Salonina, moglie di Gallieno, nella quale si nota una maggiore differenziazione nella figura dell’Elpis: presenza del ramo di palma, maggiore pesantezza della tunica, braccio che regge il fiore più sollevato.

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Sempre Salonina per questo bronzo battuto a Magydos in Panfilia, nel quale si nota una certa goffaggine, evidente segno della decadenza dell’impero.

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Infine tetradracma alessandrina di Massimiano , la cui perfetta conservazione permette di apprezzare l’involuzione stilistica degli incisori rispetto ai loro predecessori del primo secolo.

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