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carlino

2 Denari Carlo I d'Angio' (1266 - 1282)

Risposte migliori

carlino

Apro questa discussione prendendo spunto da una moneta da due denari comparsa nell'asta XXXII di Artemide lotto 341 http://www.deamoneta.com/auctions/view/44/341.

post-6956-0-65587300-1300358120_thumb.jp Dritto

post-6956-0-01743000-1300358135_thumb.jp Verso

Studiandola credo che sia errata l'attribuzione MIR 153, MEC XIV, 654, per i seguenti motivi:

1) Al dritto vi è una luna crescente con sopra il giglio mentre ci dovrebbe essere un grande giglio.

2) Al verso vi sono quattro gigli disposti a croce mentre ci dovrebbe essere una croce con un giglio in ogni campo.

Per questa moneta ho creato una variante nella scheda http://numismatica-italiana.lamoneta.it/moneta/W-CIA/18 dove è descritta la moneta di due denari con giglio su crescente, la variante stà sul verso dove al posto della croce gigliata vi sono quattro gigli disposti a croce.

Mi farebbe piacere avere una vostra opinione

Antonio

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dareios it

Secondo il mio modesto parere, la moneta in questione non è altro che il doppio denaro riportato dallo Spahr al n.46 e stranamente mancante nel MEC. Lo Spahr recita: Doppio Denaro (con giglio sopra crescente) D +K.DEI GRA.REX.SICILIE In campo crescente sormontato da un giglio. R +DVC.APVL'ET PRIC CAP Croce gigliata. M - d.20mm - gr.1,50. Per il denaro tutto come il doppio denaro, ma M - d.16mm - gr.0,50-0,70. Naturalmente non lo troviamo nel MIR perchè la zecca è quella di Brindisi. Riguardo ai 4 gigli del rovescio, sempre secondo il mio parere, sono solo le estremità della croce gigliata. Durante la coniazione, sicuramente il conio era sporco nel centro dove era la croce, per cui non è venuta.

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fedafa

Concordo con Dareios it.

A meno che mi sfugga qualcosa, anche per me si tratta del doppio denaro coniato a Brindisi riportato nello Spahr al n°46 - Cagiati 3 - CNI 47 - Biaggi 495 - D'Andrea/Andreani n° 83.

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carlino

Ok, allora tolgo la variante e metto le immagini come un doppio denaro "Spahr al n°46 - Cagiati 3 - CNI 47 - Biaggi 495 - D'Andrea/Andreani n° 83. " e non ultimo LamonetA W-CIA/18-1 :D

Grazie

Antonio

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fedafa

Ok, allora tolgo la variante e metto le immagini come un doppio denaro "Spahr al n°46 - Cagiati 3 - CNI 47 - Biaggi 495 - D'Andrea/Andreani n° 83. " e non ultimo LamonetA W-CIA/18-1 :D

Grazie

Antonio

Sai Carlino, cerco di mettere tutti i riferimenti a me noti... non vorrei come in passato di essere accusato di utilizzare testi poco noti ai "veri numismatici" :lol: :lol: .

Mettendone tanti mi auguro che il "vero numismatico" ne abbia almeno uno :D :D. Ed in mancanza ora c'è il catalogo Lamoneta ;) .

Modificato da fedafa

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vox79

mi domando come mai nessuno di voi si è posto il problema se sia o meno un doppio denaro.

per me è un denaro battuto su un tondello abbondante e non un doppio.

io ho visto denari pesare anche 1.5 gr battuti su tondelli di mezzi follari normanni .

ma non basta il peso per fare il doppio denaro. i caratteri dei doppi sono più grandi, il cerchio centrale che racchiude l'immagine è più grade ecc. , in analogia a quanto accade per i mezzi .... e anche Carlo d'Angiò ne ha battuti di mezzi :-)

Modificato da vox79

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dareios it

mi domando come mai nessuno di voi si è posto il problema se sia o meno un doppio denaro.

E' vero ciò che dici, ma per esserne certi, bisognerebbe esaminare la moneta tenendola in mano. Lo stesso discorso si potrebbe fare anche per i tarì d'oro siciliani e loro multipli. Si tende però (magari con un pò di faciloneria e ripeto senza avere la moneta in mano) a dare un attribuzione, proprio a seconda dei pesi standard che conosciamo.

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Chuck

Ciao a tutti, a proposito di due denari di Carlo d'Angiò posto questo "REX" che ho in collezione, gr. 1,67, Spahr. 45 (R2), Varesi 155.

post-34490-0-73409900-1365252590_thumb.j

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sicil_rex

Lo stesso discorso si potrebbe fare anche per i tarì d'oro siciliani e loro multipli.

Per i tarì d'oro siciliani il discorso è diverso. Per quanto ne sappia io, la dimensione dei caratteri (ma anche del cerchio lineare) è sempre uguale.

Variano soltanto la larghezza dei tondelli, con relativa iscrizione cufica o pseudocufica, e lo spessore.

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