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santini

approfondimento Il Re e la collezione

Risposte migliori

santini

Nella sezione estero, parlando di monete coniate dal presidente Roosevelt, era venuta fuori la sua passione per i francobolli, e si erano viste foto che lo raffigurano tutto contento a sollazzarsi col suo album.
Chiedo: esistono fotografie anche per Vittorio Emanuele con la sua collezione numismatica???

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Littore

Chiedo: esistono fotografie anche per Vittorio Emanuele con la sua collezione numismatica???

Da quel ceh ne so io, non mi risulta: il re era piuttosto schivo, intorverso e sono veramente poche le foto in cui Vittorio Emanuele viene ritratto nella sua dimensione privata (ad es. con in braccio il nipote), sempre nella sua unforme, da generale prima e da maresciallo dell'Impero in seguito.

E' una regola quasi generale:per i monarchi, manifestare le proprie emozioni in pubblico o mettere nella pubblica piazza la vita privata è un "grave" segno di debolezza.

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ggpp The Top

Posso chiederti qual'è la discussione?

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petronius arbiter

La discussione è questa

Dalla foto che puoi vedere nel topic segnalato, le poste monegasche hanno tratto un francobollo commemorativo che, in mancanza di meglio (cioè delle foto di VEIII), allego :rolleyes:

petronius :)

post-206-0-10754300-1318266515_thumb.jpg

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santini

Ma almeno foto d'epoca della sola collezione si hanno?

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piergi00

C'e' il Corpus dove e' contenuta una buona parte delle monete della collezione personale del Re

Foto di Vittorio Emanuele III con i suoi monetieri , non mi risultano esistere , in compenso sono apparse piu' volte vignette e caricature su questo tema

Modificato da piergi00

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piergi00

Ecco alcuni esempi :

post-116-0-09781800-1318338926_thumb.jpg

post-116-0-62124400-1318338933_thumb.jpg

post-116-0-25098300-1318338940_thumb.jpg

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petronius arbiter

il re era piuttosto schivo, intorverso e sono veramente poche le foto in cui Vittorio Emanuele viene ritratto nella sua dimensione privata (ad es. con in braccio il nipote)

Eccola qua

post-206-0-55370300-1318346232_thumb.jpg

Come si vede, anche in questa occasione, che dovrebbe essere gioiosa, il Re non perde il suo attegiamento un pò burbero, a riprova di quel carattere introverso già ricordato da Littore.

petronius.

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santini

Carine le vignette.

L'ultima (di epoca fascista) irride anche Mussolini, e difatti è stata sequestrata.

Certo, confrontate alle vignette di oggi............................... sono acqua fresca, anche se era pur sempre il Re.

Quella sul gabinetto Salandra è eccezionale.

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viganò

Buongiorno a tutti.

Il titolo di questa discussione inviata a due considerazioni, entrambe molto amare.

La Collezione Reale ha patito i ben noti pericoli ed oggi è - diciamo così - mal gestita.

Il Re è ancora sepolto ad Alessandria d'Egitto, lontano dalla Patria e dimenticato; quasi non fosse parte della nostra storia, nel bene e nel male.

Forse aveva ragione quel tale che, riferendosi all'Italia, disse che non lo considerava un paese povero bensì un povero paese.

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collezionistabari

Buongiorno a tutti.

Il titolo di questa discussione inviata a due considerazioni, entrambe molto amare.

La Collezione Reale ha patito i ben noti pericoli ed oggi è - diciamo così - mal gestita.

Il Re è ancora sepolto ad Alessandria d'Egitto, lontano dalla Patria e dimenticato; quasi non fosse parte della nostra storia, nel bene e nel male.

Forse aveva ragione quel tale che, riferendosi all'Italia, disse che non lo considerava un paese povero bensì un povero paese.

Sante parole...

60 anni di Repubblica e ormai la maggior parte della gente parla del Regno come se fosse stato il periodo più buio e tempestoso (soprattutto a causa del Fascismo) della nostra storia. I Savoia (coloro che hanno unito questo paese, ricordiamocelo) sono visti di cattivo occhio se non odiati...

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santini

Buongiorno a tutti.

Il titolo di questa discussione inviata a due considerazioni, entrambe molto amare.

La Collezione Reale ha patito i ben noti pericoli ed oggi è - diciamo così - mal gestita.

Il Re è ancora sepolto ad Alessandria d'Egitto, lontano dalla Patria e dimenticato; quasi non fosse parte della nostra storia, nel bene e nel male.

Forse aveva ragione quel tale che, riferendosi all'Italia, disse che non lo considerava un paese povero bensì un povero paese.

Sante parole...

60 anni di Repubblica e ormai la maggior parte della gente parla del Regno come se fosse stato il periodo più buio e tempestoso (soprattutto a causa del Fascismo) della nostra storia. I Savoia (coloro che hanno unito questo paese, ricordiamocelo) sono visti di cattivo occhio se non odiati...

Forse i Savoia, dopo aver avallato una dittatura ventennale e gettato il paese allo sbando nel pieno di una invasione, dando vita a una lunga e dura guerra civile, -Vittorio Emanuele fuggì col governo, mentre, ad esempio, in Danimarca il Re divenne capo della resistenza pacifica all'occupatore nazista-stavano bene dove erano, in Svizzera.

Tornati in Italia, il padre, già iscritto alla P2, è stato protagonista di episodi giudiziari non di certo "regali", il figlio ballerino si è aggiunto all'orda di persone che rendono la nostra TV PUBBLICA una delle peggiori al mondo.

Non è che i Savoia siano odiati, ma a queste condizioni, non si può certo essere, a mio dire, dei simpatizzanti per la causa monarchica.

Ripeto, avevano ragione i costituenti: un aspirante-re in una repubblica è fuori posto quando è onesto -si veda il caso di Umberto II-, nocivo quando criminale.

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collezionistabari

Sicuramente il figlio non è proprio un "figliol prodigo" ma nei Savoia non esiste solo VE IV e Emanuele Filiberto...

Anche quanto fatto da Vittorio Emanuele III non ha scuse. Ha sbagliato a non cacciare da subito Mussolini, ma il Regno era tormentato da una profonda crisi sociale ed economica e sappiamo tutti come Mussolini è riuscito a trovare consensi sia dal popolo che dai ricchi industriali... Se VEIII avesse cacciato il Duce nei suoi "anni d'oro" chissà come sarebbe andata, ma sono sicuro che i cittadini non l'avrebbero presa bene. Il Fascismo è si colpa di VEIII, ma non solo sua c'è anche il popolo italiano di mezzo...

Modificato da collezionistabari

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santini

Sicuramente il figlio non è proprio un "figliol prodigo" ma nei Savoia non esiste solo VE IV e Emanuele Filiberto...

Anche quanto fatto da Vittorio Emanuele III non ha scuse. Ha sbagliato a non cacciare da subito Mussolini, ma il Regno era tormentato da una profonda crisi sociale ed economica e sappiamo tutti come Mussolini è riuscito a trovare consensi sia dal popolo che dai ricchi industriali... Se VEIII avesse cacciato il Duce nei suoi "anni d'oro" chissà come sarebbe andata, ma sono sicuro che i cittadini non l'avrebbero presa bene. Il Fascismo è si colpa di VEIII, ma non solo sua c'è anche il popolo italiano di mezzo...

Di certo.

Ma quando in Inghilterra, negli anni Trenta della Grande Depressione, i fascisti di Oswald Mosley marciarono su Londra seguendo l'esempio mussoliniano, il Governo e il Re non esitarono a far sparare loro contro.

Le tensioni sociali rimasero, ma una dittatura fu facilmente evitata.

Inoltre, quando dici che i Savoia unirono l'Italia hai ragione solo in parte.

Fu infatti sotto preciso ordine di Carlo Alberto che a Genova l'esercito sparò contro i repubblicani mazziniani.

E fu egli stesso a condannare a morte Mazzini e Garibaldi nel 1834.

Come Cavour, infine, i Savoia concepivano le Guerre d'Indipendenza piu' come una guerra espansionistica per gli Stati Sardi che come una vera e propria impresa di riunificazione, tant'è che Vittorio Emanuele mantenne l'ordinale II, quello del Trono Sabaudo, e che lo Statuto del 1848 venne esteso a tutto il neonato Regno d'Italia.

Inoltre durante il Regno si sono combattute le seguenti guerre.

-Guerra austro-prussiana 1866

-Presa di Roma 1870

-Guerra italo-etiopica 1895-96

-Guerra dei Boxer 1899-1901

-Guerra italo-turca 1911-12

-Grande Guerra 1915-18

-Crisi di Corfu' 1923

-Guerra d'Abissinia 1935-36

-Guerra di Spagna 1936-39

-Guerra d'Albania 1939

-Seconda Guerra Mondiale 1940-43

-Guerra Civile Italiana 1943-45

che tante braccia tolsero alla terra e tante vite strapparono al mondo, provocando quindi una certa avversione a posteriori per chi le aveva volute.

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vathek1984

Personalmente ritengo che Umberto II sarebbe stato un ottimo sovrano, ed avrebbe contribuito a rendere più unito il paese. Sicuramente Vittorio Emanuele III commise dei gravi errori, ma erano tempi difficili e gli sarebbe stato rimproverata qualsiasi scelta avesse fatta.....pensate che in Belgio Leopoldo III perse la corona perchè rimase in Belgio sotto l'occupazione nazista e venne tacciato di collaborazionismo, l'esatto opposto!!

Poi certamente, l'unità si compì come espansione del Regno di Sardegna, ma quello era l'unico modo possibile, una repubblica rivoluzionaria guidata dai mazziniani non sarebbe mai stata accettata dalle altre potenze europee e sarebbe stata facilmente abbattuta.

Inoltre il ruolo di Vittorio Emanuele II fu davvero cruciale e spesso oggi non gli viene riconosciuto il giusto merito, basti pensare che Cavour era fermamente contrario all'annessione del sud e Garibaldi non era un fine politico, tale da capire che nel 1862 non era ancora il caso di conquistare Roma......il Re fu molto abile a servirsi secondo convenienza di questi due grandi uomini, mettendoli anche l'uno contro l'altro, nonchè di migliaia di patrioti per arrivare effettivamente all'unità. Lo fece per il proprio tornaconto personale? Certo, ma non solo per quello........ :)

Modificato da vathek1984
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santini

Personalmente ritengo che Umberto II sarebbe stato un ottimo sovrano, ed avrebbe contribuito a rendere più unito il paese. Sicuramente Vittorio Emanuele III commise dei gravi errori, ma erano tempi difficili e gli sarebbe stato rimproverata qualsiasi scelta avesse fatta.....pensate che in Belgio Leopoldo III perse la corona perchè rimase in Belgio sotto l'occupazione nazista e venne tacciato di collaborazionismo, l'esatto opposto!!

Certo, ma oltre a rimanerci, nel Belgio, Leopoldo accondiscese anche all'invasione nazista firmando una resa senza combattere e consegnandosi alle autorità germaniche, al contrario di quel che fece il padre, Alberto II, padre della Regina Maria José, che, durante la Grande Guerra tenne testa per cinque anni ai tedeschi, senza né arrendersi né lasciare il comando delle sue truppe.

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viganò

Buongiorno a tutti.

Con il mio intervento non volevo dare il via ad una discussione di carattere storico, solo in parte afferente alla numismatica. Ciò detto, tuttavia, data l’intima connessione esistente tra Storia e Numismatica e considerando il tono particolarmente garbato di ciascun intervento mi sembra opportuno porre alcune questioni, cercando di seguire l’ordine cronologico dei fatti.

In merito al processo di unificazione italiana, non possiamo dimenticare che questo si sviluppò in un’epoca ancora fortemente influenzata dal Congresso di Vienna, il cui ordine era tutto imperniato sul c.d. “principio di legittimità” delle Dinastie pre-napoleoniche. Ciò vuol dire che solamente una Dinastia “legittima” (ed indipendente dai potentati stranieri) era in grado di operare validamente nel vasto consesso internazionale, sfruttando a proprio vantaggio le divergenze tra le grandi potenze (Prussia, Russia, Francia, Gran Bretagna, Austria-Ungheria) per perseguire un proprio ambizioso progetto. Per mantenere questa posizione era altrettanto necessario preservare l’ordine interno e non mi sembra operazione valida quella di giudicare con i canoni moderni gli atteggiamenti del secolo XIX.

Così fece Casa Savoia. Certamente per interesse dinastico ma penso possiamo tutti condividere il fatto che senza di loro nessuna Unità sarebbe mai stata raggiunta, tantomeno con gli idealismi di un Mazzini ovvero con i progetti tanto teorici quanto decantati di un Cattaneo.

In merito allo Stututo, mi sembra ovvio che alla nascita del Regno d’Italia questo fosse esteso a tutto il territorio. Era la carta fondamentale che, non essendo mai stata rinnegata (anche a duro prezzo), aveva attirato su Torino le simpatie delle elitè pensanti e di quanti avvertivano la necessità di creare uno Stato Italiano unitario e, dunque, era già riconosciuto come un simbolo che andava ben oltre i confini del Regno di Sardegna. Il discorso sul numerale, infine, mi sembra del tutto marginale e, comunque, coerente con la figura di Vittorio Emanuele II; il successivo Sovrano, comunque, non adottò il numerale “dinastico” preferendo chiamarsi Umberto “primo”.

La questione relativa alla figura di V.E III potrebbe riempire interi volumi di storia, tuttavia, per quanto possa sintetizzarsi è solo il caso di evidenziare come il ventennio fascista fu il frutto di una serie di errori degli esponenti parlamentari post- Grande Guerra che non seppero porre rimedio alla situazione di caos creatasi alla fine del conflitto, anzi supportarono il Governo di Mussolini quale restauratore dell’ordine e, quando questi poteva essere allontanato dal potere all’indomani del delitto Matteotti, invece che imbastire una lotta parlamentare si ritirarono sull’Aventino. Il paragone con i fatti inglesi (dove un Governo funzionante c’era…) mi sembra improprio. In tutto questo sistema di “imbelli” il Sovrano poteva certamente osare di più ma l’addebito a Suo carico di ogni colpa sembra storicamente iniquo, non foss’altro per il consenso pressoché totale che il Regime ebbe poi a godere presso la popolazione. Alla prova dei fatti - quando se ne presentò l’occasione – fu comunque il Sovrano a licenziare Mussolini, sebbene ciò è chiaramente omesso dalle ricostruzioni storiche successive influenzate dall’internazionalismo ovvero da un esasperato nazionalismo.

Tralascio le vicende relative all’armistizio poiché renderebbero troppo lungo il mio intervento. Se qualcuno ne vuole discutere, ne parliamo volentieri.

Infine, sia detto senza infingimenti, è sbagliato associare Casa Savoia a V.E. IV. Questi è solamente il figlio del Re e della Regina; con i suoi atteggiamenti e le sue scelte si è posto al di fuori della Casa. E' meglio distinguere la Storia dalla cronaca di quinto ordine.

Scusate se mi sono dilungato…

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collezionistabari

Concordo con quanto detto da Viganò (ho dovuto aguzzare la vista :D ) Soprattutto per l'ultima parte riguardante VE IV. Ho la stessa considerazione del figlio Emanuele Filiberto che si è dato ai "cinepanettoni"....

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vathek1984

Anche io concordo pienamente con Viganò.......tuttavia lo pregherei la prossima volta di scrivere un pò più in grande.......:D

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santini

Buongiorno a tutti.

Con il mio intervento non volevo dare il via ad una discussione di carattere storico, solo in parte afferente alla numismatica. Ciò detto, tuttavia, data l’intima connessione esistente tra Storia e Numismatica e considerando il tono particolarmente garbato di ciascun intervento mi sembra opportuno porre alcune questioni, cercando di seguire l’ordine cronologico dei fatti.

In merito al processo di unificazione italiana, non possiamo dimenticare che questo si sviluppò in un’epoca ancora fortemente influenzata dal Congresso di Vienna, il cui ordine era tutto imperniato sul c.d. “principio di legittimità” delle Dinastie pre-napoleoniche. Ciò vuol dire che solamente una Dinastia “legittima” (ed indipendente dai potentati stranieri) era in grado di operare validamente nel vasto consesso internazionale, sfruttando a proprio vantaggio le divergenze tra le grandi potenze (Prussia, Russia, Francia, Gran Bretagna, Austria-Ungheria) per perseguire un proprio ambizioso progetto.

Per mantenere questa posizione era altrettanto necessario preservare l’ordine interno e non mi sembra operazione valida quella di giudicare con i canoni moderni gli atteggiamenti del secolo XIX.

Così fece Casa Savoia. Certamente per interesse dinastico ma penso possiamo tutti condividere il fatto che senza di loro nessuna Unità sarebbe mai stata raggiunta, tantomeno con gli idealismi di un Mazzini ovvero con i progetti tanto teorici quanto decantati di un Cattaneo.

Certamente, però è pacifico dire che la Casa dei Savoia non avesse grandi intenti patriottici (lo dimostra il fatto che sia il Re che Cavour non immaginavano di annettersi sì presto le Due Sicilie, anche se i Mille fecero loro molto comodo).

In merito allo Statuto, mi sembra ovvio che alla nascita del Regno d’Italia questo fosse esteso a tutto il territorio. Era la carta fondamentale che, non essendo mai stata rinnegata (anche a duro prezzo), aveva attirato su Torino le simpatie delle elitè pensanti e di quanti avvertivano la necessità di creare uno Stato Italiano unitario e, dunque, era già riconosciuto come un simbolo che andava ben oltre i confini del Regno di Sardegna. Il discorso sul numerale, infine, mi sembra del tutto marginale e, comunque, coerente con la figura di Vittorio Emanuele II; il successivo Sovrano, comunque, non adottò il numerale “dinastico” preferendo chiamarsi Umberto “primo”.

Bisogna però anche dire che lo Statuto lo si era "pensato" per gli Stati Sardi, non certo per quel sud allora saldamente in mano borbonica.

Pensiamoci un attimo: la fondazione di un nuovo Stato (quale il Regno d'Italia fu a tutti gli effetti, ancorché inizialmente proprio considerato una "espansione" degli stessi Stati Sardi) richiede una nuova Costituzione, o almeno emendamenti in considerazione delle modificazioni territoriali, almeno nella mia personale concezione, che forse discosta un poco da quella dell'Ottocentesco medio.

La questione relativa alla figura di V.E III potrebbe riempire interi volumi di storia, tuttavia, per quanto possa sintetizzarsi è solo il caso di evidenziare come il ventennio fascista fu il frutto di una serie di errori degli esponenti parlamentari post- Grande Guerra che non seppero porre rimedio alla situazione di caos creatasi alla fine del conflitto, anzi supportarono il Governo di Mussolini quale restauratore dell’ordine e, quando questi poteva essere allontanato dal potere all’indomani del delitto Matteotti, invece che imbastire una lotta parlamentare si ritirarono sull’Aventino.

Il paragone con i fatti inglesi (dove un Governo funzionante c’era…) mi sembra improprio. In tutto questo sistema di “imbelli” il Sovrano poteva certamente osare di più ma l’addebito a Suo carico di ogni colpa sembra storicamente iniquo, non foss’altro per il consenso pressoché totale che il Regime ebbe poi a godere presso la popolazione.

Di certo Vittorio fu un buon monarca, in specie prima della Grande Guerra.

E di certo la colpe non furono sue che in piccolissima parte.

Però una certa complicità con Mussolini l'ha avuta ed è innegabile, qualora fosse stato convintamente antifascista primo sarebbe stato deposto dal Duce in poco tempo, secondo, al precipitar degli eventi avrebbe abdicato salvandosi dinnanzi alla Storia assieme all'onore della Dinastia.

Oltre all'esempio inglese, il primo che mi veniva in mente, potrei citare i fatti della birreria di Monaco.

Alla prova dei fatti - quando se ne presentò l’occasione – fu comunque il Sovrano a licenziare Mussolini, sebbene ciò è chiaramente omesso dalle ricostruzioni storiche successive influenzate dall’internazionalismo ovvero da un esasperato nazionalismo.

Tralascio le vicende relative all’armistizio poiché renderebbero troppo lungo il mio intervento. Se qualcuno ne vuole discutere, ne parliamo volentieri.

Figurati... sarebbe un piacere.

​E non preoccuparti per le dimensioni dei post.

Infine, sia detto senza infingimenti, è sbagliato associare Casa Savoia a V.E. IV. Questi è solamente il figlio del Re e della Regina; con i suoi atteggiamenti e le sue scelte si è posto al di fuori della Casa. E' meglio distinguere la Storia dalla cronaca di quinto ordine.

Ma la gente, di cui si diceva che guarda con disprezzo gli ex Re, identifica il signor Vittorio Savoia (siamo in una Repubblica e lui non è Re, ma semplice cittadino) con la Dinastia, di cui dopo tutto è il capo, anche se disputato.

Scusate se mi sono dilungato…

Cordialmente,

GIULIO.

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collezionistabari

Certamente Casa Savoia mirava, agli inizi, l'espansione del proprio regno ovvero quello di Sardegna. Però l'espansione ottenne parecchi consensi (ricordiamoci i plebisciti popolari per l'annessione di vari stati dell'Italia Centrale al Regno di Sardegna) e dopo la conquista del Regno delle due Sicilie e il plebiscito che riguardò questo per l'annessione dei territori del Sud a quello Sardo Cavour e VEII si resero conto che una Unità d'Italia era possibile eccome... Per quanto riguarda lo Statuto anche a me sembra normalissimo che tutti i territori annessi al Regno di Sardegna avessero la stessa Costituzione.

Ritornando su VEIII ho ammesso io stesso che lui ha delle colpe per quanto riguarda l'ascesa del Fascismo, ma parliamoci chiaro che altro doveva fare? Cacciare Mussolini sarebbe stato un disastro per la reputazione del Re visto che il popolo amava il Duce. Abdicare agli inizi della Guerra sarebbe stato inutile. Nessuno pensava che la WWII si dilungasse per più di un anno (motivo principale dell'entrata in guerra del Regno).

Come ho detto in precedenza se mai dovesse ritornare la Monarchia in Italia VE IV non è l'unico pretendente...

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santini

Certamente Casa Savoia mirava, agli inizi, l'espansione del proprio regno ovvero quello di Sardegna. Però l'espansione ottenne parecchi consensi (ricordiamoci i plebisciti popolari per l'annessione di vari stati dell'Italia Centrale al Regno di Sardegna) e dopo la conquista del Regno delle due Sicilie e il plebiscito che riguardò questo per l'annessione dei territori del Sud a quello Sardo Cavour e VEII si resero conto che una Unità d'Italia era possibile eccome...

Se si parla di plebisciti, il termine stesso sta a significare che furono una farsa; tuttavia ( e sono il primo a condannare certi revisionisti del Risorgimento che mi pare vadano sin troppo di moda) è pur vero che il Re divenne in seguito un convinto assertore della Unità nazionale, con l'invasione della Venezia austriaca del 1866 prima e con quella degli Stati Pontifici del 1870 poi.

Per quanto riguarda lo Statuto anche a me sembra normalissimo che tutti i territori annessi al Regno di Sardegna avessero la stessa Costituzione.

A me no.

Se uno scrive una Costituzione, anche modernissima quale era lo Statuto, lo fa per le esigenze dello stato per cui la redige.

Se lo Stato cambia, cambiano le esigenze e deve cambiare la Carta Costituzionale.

E' come se i prussiani, allorquando si fecero padroni di tutta la Germania, nel 1866-71, avessero mantenuto la vecchia Carta, relativa ad una porzione minoritaria del territorio.

Ritornando su VEIII ho ammesso io stesso che lui ha delle colpe per quanto riguarda l'ascesa del Fascismo, ma parliamoci chiaro che altro doveva fare? Cacciare Mussolini sarebbe stato un disastro per la reputazione del Re visto che il popolo amava il Duce.

Amava davvero il Duce?

Alle elezioni del 1921, assieme ai nazionalisti, i fascisti ottennero solo il 14% dei suffragi.

A quelle del 1924, con liberali e popolari di destra, e i primi accenni di regime, il 64%.

Nel '22 non esisteva ancora la macchina del consenso, e le squadracce ancora imperversavano nelle campagne.

Per altro, sempre nel '21, vennero eletti 123 socialisti (a fronte di 35 fascisti e 69 altri nazionalisti), il PSI era il primo partito, coi voti di un milione e mezzo d'italiani.

I fascisti che marciarono su Roma non furono che poche decine di migliaia di scalmanati, l'"amore" per il duce venne molto dopo, quando oltretutto non si poteva fare altrimenti.

Abdicare agli inizi della Guerra sarebbe stato inutile. Nessuno pensava che la WWII si dilungasse per più di un anno (motivo principale dell'entrata in guerra del Regno).

Sarebbe stato comunque troppo tardi, a mio dire.

Se fosse stato schiettamente antifascista avrebbe abdicato subito dopo il delitto Matteotti.

Come ho detto in precedenza se mai dovesse ritornare la Monarchia in Italia VE IV non è l'unico pretendente...

Speriamo di no, in ogni caso.

Tra un Savoia e la disastrata Repubblica scelgo la seconda, anche perché col Re non andrebbe troppo meglio.

Saluti cordiali,

GIULIO.

Modificato da santini
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santini

Poi chiedo un piacere ad un moderatore: dividere in due la discussione, lasciando qui la prima parte, quella che risale a un po' di tempo fa, e spostando in "Storia e archeologia" gli interventi piu' recenti, che sono una bella discussione, ma un pochino off-topic.

Chiedo anche agli altri partecipanti alla disquisizione che cosa ne pensano.

GIULIO

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Saturno

Intervengo in questa interessante discussione, per dire che VE III avrebbe potuto licenziare Mussolini (non ancora il Duce acclamato dalle folle) all'indomani del delitto Matteotti, cioè nel momento in cui il fascismo era molto debole, dopo che alcuni esponenti della cultura italiana se ne allontanarono e ne criticarono la politica "squadrista".

Non fece nulla e col discorso del 3 gennaio 1925, Mussolini instaurò la dittatura, sempre con il silenzio-assenso del Re.

Un altro momento nel quale il Re poteva salvare l'onore della Dinastia e probabilmente il trono, è stato quello della emanazione delle leggi razziali nel 1938,a imitazione di quelle naziste, a cui appose la sua firma, avallando l'infamia della discriminazione degli ebrei e delle altre etnie , ritenute inferiori.

A mio parere , se fosse stato devoto alla Nazione , avrebbe dovuto abdicare, per non macchiare i Savoia (e l'Italia) di un simile infamia, ma prevalse l'interesse dinastico, per timore di un colpo di mano del Duce che probabilmente avrebbe lasciato il trono vacante (stile Franco in Spagna) togliendo di mezzo la monarchia.

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