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dabbene

Piemonte
ZECCA DI ALESSANDRIA

86 risposte in questa discussione
Supporter

Inviato (modificato)

Vorrei parlare della zecca di Alessandria e di una sua moneta , il denaro imperiale piccolo, moneta che poi vi farò vedere.

Alessandria è una di quelle zecche di cui si hanno poche notizie, risultano solo tre monete in epoca medievale,tutte estremamente rare,per i mezzi grossi del secolo XIII abbiamo per Varesi una rarità R5, per l'imperiale piccolo (secolo XIV) abbiamo un R2 , per Biaggi per i mezzi grossi R5 e R4, per il denaro imperiale piccolo R3.

Partirei con qualche osservazione riportate dal nuovo libro sulle zecche della Travaini di Luca Gianazza sull'argomento per inquadrare di cosa stiamo parlando.

Attualmente non si hanno notizie di un diploma di concessione del privilegio di zecca ; Gianazza ritiene che l'ipotesi più probabile di autorizzazione ad emettere monete è che sia stata data da Federico I , anche se non viene esclusa anche la possibilità di una iniziativa autonoma comunale durante i periodi di lotta con l'Imperatore.

Della zecca di Alessandria si sa e non si sa, anzi da quello che leggo sono più i dubbi e i punti interrogativi che le certezze.

Di certo furono coniati due rarissimi mezzi grossi in argento riportanti al diritto in leggenda FREDERICVS IPRT ( imperator ) e al rovescio quello della città ALEXANDRIA.

Per il fatto che in questi esemplari è riportato il nome della città, molti hanno ritenuto un'emissione dopo il 1197.

Alessandria che con Federico I aveva il nome di Cesarea , prende il suo nome attuale solo alla morte di Enrico VI nel 1197 con la conseguenza di riportarlo anche sulla moneta.

E' interessante , e questo sarà motivo di riflessione, che nel XIII-XIV secolo in Alessandria la moneta di conto era il denaro tortonese e negli atti pubblici è nominata di solito la moneta pavese, mai quella di Alessandria.

Una fase successiva di coniazione l'abbiamo tra il XIII e il XIV secolo : venne emesso un denaro piccolo imperiale e di questo vorrei spero anche insieme ad altri occuparmi.

Per il momento mi fermerei qui, di certo di Alessandria non si sono occupati in molti, ma qualche importante contributo c'è , del Promis, per esempio e di Cunietti-Cunietti A. in RIN 21,1908 : loro cercheranno o proveranno di capire cosa c'è dietro a questa coniazione di breve durata e pare non molto numerosa ; parleremo di loro,vedremo ovviamente il denaro imperiale piccolo e qui mi aspetto la collaborazione di un amico, cercheremo se riusciremo di fare qualche congettura in più insieme.

Modificato da dabbene
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ciao Mario,

per il momento allego questo link dove si può vedere un esemplare di denaro piccolo imperiale:

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Inviato (modificato)

Perfetto l'amico sei tu, la moneta la si può gia' vedere così, poi nei prossimi post arriveranno le nostre , cercheremo qualche commento , e se avro' tempo cercherò domani di continuare questa storia numismatica trascurata,ma che offre molti spunti e stimoli,

un saluto,

Mario

Modificato da dabbene

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Come viene riportato sul CNI, sono monete difficilmente in buono stato di conservazione, come ulteriore visione

post-18626-0-25580200-1327141143_thumb.j

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Buongiorno a tutti,

raccolgo l' invito di Mario e posto il mio esemplare di denaro piccolo imperiale.( siamo già a quota due!!):

evidenti segni di ribattitura

D/ +......ANDRIA, croce nel campo contorno perlinato

R/ ... T R V...S, busto frontale mitrato

peso:0,42 g.

diametro: 12,5 mm - 14 mm

Mi fa molto piacere poter approfondire la storia della zecca di questa città in quanto è in questa provincia che sono nato, Tortona.

Passiamo al denaro:

Quando entrai in possesso della moneta ammetto che non avevo la minima idea di cosa si trattasse!

Quel busto mitrato e la scritta S. PETRVS mi avevano confuso un pò!

Ecco quindi la prima domanda:

Non è strano che in una zona geografica, non proprio sotto l' influenza dello Stato Pontificio, appaia in maniera così forte questo simbologia?

(croce da un lato e dall' altro, immagine di San pietro con relativa legenda).

Inoltre mi sembra che anche iconograficamente il busto del santo rimandi ad alcune emissioni di Ponte della Sorga(vedi come esempio il link)

http://www.mcsearch.info/search.html?search=similar%3A71464&view_mode=1#3.

intanto vi saluto sperando di aver dato un piccolo contributo!

post-5274-0-03715300-1327143905_thumb.jp

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Inviato (modificato)

No , tu dai un grande contributo,già postando questa moneta siamo già a 4 , poi arriveranno anche le mie ( vorrei questa discussione portarla avanti a piccoli passi così ce la godiamo di più e poi magari permettiamo a qualcuno o che ha notizie o monete di intervenire e dare un apporto ).

Parli di San Pietro che è fondamentale per Alessandria perchè è il Patrono della città e il titolare della Cattedrale ; nel 1170 ad Alessandria venne costruito il primitivo Duomo dedicato a San Pietro nell'odierna Piazza della Libertà.

In realtà assomiglia l'esemplare di Ponte della Sorga, siamo sotto la zecca Papale in territorio francese, sarebbe da studiare meglio e vedere se c' è qualche relazione ; per il momento mi sono procurato " La zecca Papale di Ponte della Sorga ( Contado Venesino ) " di E.Martinori, ma lo devo leggere.

Il primo che affronta l'argomento Alessandria è come spesso accade Domenico Promis : il Promis parte da un'analisi storica del momento che credo sia molto importante conoscere e anche un pò decifrare.

Vediamo di riassumere qualche aspetto che ci possa servire nell'analisi : Alessandria sembra terra di conquista nel XIII secolo ,passa di mano in mano, Carlo I D'Angiò Conte di Provenza, Il Marchese di Monferrato che poi si allantona e ritornato sei anni dopo viene fatto prigioniero dai cittadini.

Nel 1292 diventa col nome di Capitano del Popolo Signore Matteo Visconti Vicario Imperiale in Lombardia che tiene la città sino al 1302.

Alessandria riacquista l'indipendenza e si mette sotto la protezione del Re Roberto d'Angiò, per poi tornare ancora ai Visconti, poi mandare via di nuovo i Visconti e diventare città guelfa ,finchè finalmente giura fedeltà nel 1348 a Luchino Visconti Signore di Milano, epoca in cui la zecca cessò di funzionare.

E' dentro questi cenni storici contorti e contrastanti che si devono anche trovare le risposte sulla zecca di Alessandria e sul denaro piccolo imperiale, quindi sembrerebbero semplici cenni storici ma da qui dovremo partire per l'analisi di tutto, questo è sicuro.

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Prima di arrivare alla visione e all'analisi delle monete, qualche dato ancora e poi cercheremo di capire che moneta è questo imperiale piccolo di Alessandria su cui cercheremo di concentrarci e che zecca fu quella Medievale di Alessandria,le domande saranno un pò queste.

Qualche dato ancora : in che periodo viene datata la moneta ? Cunietti ipotizza un periodo tra il 1290 ( termine della dominazione di Alessandria da parte di Guglielmo Longospada marchese di Monferrato ) ed il 1348 ( inizio della dominazione viscontea) in un momento comunque di grande autonomia della città.

Luca Gianazza conferma denari imperiali con un ( ? ) in mistura nella prima metà del XIV secolo.

Varesi - Imperiale piccolo - Comune nel secolo XIV - R 2

Elio Biaggi - Monete e zecche Medievali Italiane - Denaro imperiale piccolo - Comune sec. XIV - R 3

Viene riconfermato il dato da Elio Biaggi in " Le antiche monete piemontesi "

Ma tornamo al Promis,il Promis riferendosi ai mezzi grossi, dice che questo è sicuramente posteriore ai precedenti , intanto perchè non c'è più il nome dell'imperatore, dallo stile che indica un'epoca più recente, e l'attribuisce alla prima metà del XIV secolo, cioè nella fase in cui alternativamente in Alessandria c'erano o gli Angioini, i Torriani o i Visconti.

Ma qui arriviamo già a una importante affermazione e viene dal Promis, ovviamente sarà poi, messe tutte le carte sul tappeto, da analizzare e commentare : il Promis parla della grande rarità delle monete alessandrine ed il fatto che negli statuti e documenti dell'epoca non viene mai menzionata la moneta alessandrina, ma bensì la moneta pavese, tortonese o semplicemente si parli di imperiali, fa pensare e ritenere al Promis , come d'altronde capitò anche ad altre città in verità, CHE ALESSANDRIA BATTE' MONETA PER PURA E SOLA OSTENTAZIONE.

Qui abbiamo la prima importante ipotesi su questa monetazione, ma non è il momento di tirare alcuna conclusione vedremo insieme cosa dicono su tutto questo i Cunietti che sono quelli che esaminano meglio e più a fondo questa moneta e questa zecca un pò misteriosa.

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Inviato (modificato)

RIparto da Luca Gianazza, anche lui ritiene che nel corso del XIII e XIV secolo in Alessandria la principale moneta di conto era il denaro tortonese; negli atti pubblici è spesso nominata anche la moneta pavese,l'imperiale, ma mai quella alessandrina.

Questo è un altro punto da tenere in grande considerazione.

Cunietti- Cunietti A. in "La zecca di Alessandria ",1908, analizzano la monetazione e la zecca di Alessandria.

Tralascio le considerazioni che fanno sui mezzi grossi e mi dedico alla terza moneta, l'imperiale piccolo , viene descritta così :

" Questa moneta deve essere di parecchi anni posteriore alle precedenti; e da non comparire più in essa il nome dell'imperatore, dall'effigie del Santo protettore della città con il suo nome all'intorno e dalla paleografia, sembra essere stata coniata verso la fine del XIII secolo o il principio del XIV secolo ".

I Cunietti ricordando i vari accadimenti avvenuti nella città nel periodo, ritengono che Alessandria ebbe il privilegio di battere moneta in un momento in cui recuperò la libertà e potè tornare a decidere autonomamente con un governo repubblicano.

E fu tutto questo in un periodo di autonomia e prima del ritorno dei Visconti nel 1348, momento in cui cessò la zecca.

Abbiamo visto prima che il Promis, ma anche il Brambilla sostengoln la tesi che Alessandria battè moneta per pura ostentazione.

I Cunietti invece sostengono che le monete di ostentazione sono sempre auree o monete di maggior conto del nostro denaro imperiale piccolo e spesso capita anche che queste coniazioni avvengano in altre zecche o da chi pur avendo più o meno il diritto, non aveva una propria officina.

E allora appiamo l'ipotesi del Cunietti suffragata dalla rarità di queste monete, che queste furono battute in numero esiguo per i continui momenti di guerra della città o perchè essendo stata sottomessa Alessandria ai Visconti , questi abbiano ritirato le monete alessandrine per fonderle con le proprie.

Purtroppo documenti al riguardo non ci sono , quindi dovremo basarci su queste supposizioni o su altre ancora.

Abbiamo anche una terza ipotesi quella di Bissati,il quale asserisce che la zecca di Alessandria non ci fu e basa questa supposizione sul fatto che nell'atto di Costanza non era accennata alcuna concessione di battere moneta ad Alessandria, o comunque se Alessandria coniò lo fece per abuso, non avendone avuto il diritto.

D'altronde anche il fatto che il privilegio di battere moneta fu data da Federico I non trova riscontri in nessun diploma, quindi anche questa è pur sempre un'ipotesi, accreditata, ma ipotesi ; come un'ipotesi quella di Cunietti che nelle varie lotte della città, Alessandria ebbe la possibilità ad un'iniziativa autonoma di coniazione.

Tante ipotesi, poche certezze, le certezze sono queste monete di cui vi prometto parleremo e di questa ipotetica zecca che forse ci fu veramente, alla prossima.

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Ci fu una zecca in Alessandria ? Cunietti porta un contributo a favore ricordando che in Alessandria c'era una casa contigua al ghetto ed appartenente alle monache Orsoline, la quale da tempo immemorabile era nominata " la casa della zecca ".

La casa fu demolita per l'attuazione del piano regolatore fatto da Napoleone I ; la scoperta di cosa servisse forse questa casa fu fatta nel 1767 dalla marchesa Teresa Cuttica di Cassine, donna di cultura ed amante delle cose antiche.

La stessa ritrovò un bassorilievo di terracotta esistente sull'alto della parte esteriore della casa.

In esso sono scolpite tre figure nude , tre fabbri, due dei quali battono sull'incudine la moneta uno di fronte all'altro ed il terzo più indietro assiste o aiuta il lavoro.

Sufficiente per dimostrare una zecca ufficiale ? O una zecca precaria non autorizzata ? O magari nulla di tutto ciò.

Quindi le domande sono molte : ci fu una zecca ufficiale o no ? La moneta fu prodotta in altra zecca vicina ? Fu una zecca di pura ostentazione ?Fu una una zecca che produsse poche monete perchè rimase aperta per poco tempo, per la difficoltà a reperire il metallo e per le continue lotte ?O le monete sono poche perchè ritirate o rifuse dai Visconti ?Fu una zecca per diritto o per abuso o non ci fu proprio e le monete furono prodotte altrove, d'altronde i costi per mantenere una zecca, per poche monete erano ingenti ?

Questa è solo qualche domanda , ma gli interrogativi possono essere molti altri ; di certo mancano i documenti , e dovremo ragionare per supposizioni, probabilmente più di una.

Quando esamineremo poi le monete vedremo se ci sono somiglianze con altre, quelle di Ponte Della Sorga , denari in argento risultano dal Martinori partire dal 1340 circa, quindi epoca ritengo troppo tarda per influenzare queste monete, ma potremo anche guardare o cercare nelle monetazioni attigue,tortonese,pavese,milanese che fu quella che ebbe più rapporti con Alessandria.

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Il bassorilievo ,dall'articolo del Cunietti, in terracotta sull'alto della parte esteriore della casa Cuttica di Cassine in Alessandria detta la casa della zecca con i tre fabbri al lavoro.

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Il CNI ne cataloga dell'imperiale piccolo 4 tipologie da N°. 4 al 7, che qui vi riporto per vedere le leggende e anche i pesi.

Le differenze importanti sono nelle leggenda del S PETRVS con più o meno punti e anche x.

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Variante 7 del C.N.I.

post-18626-0-90060100-1327254913_thumb.j

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Grazie Mario per il lavoro!!

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Vediamo allora le due mie monete,che dovrebbe essere la prima un C.N.I. 5, però Lollone e chi sta seguendo controllate, ha una strana anomalia nel peso do 0,67 gr. che non è in linea coi pesi di riferimento,è superiore ,e ha i punti prima e dopo la prima S e dopo l'ultima S,bell'esemplare per il tipo monetale ( non è che ci fosse oltre agli imperiali piccoli o mezzi imperiali anche qualche imperiale dal peso doppio , anche se non risulterebbe in nessuna fonte ? )

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Inviato (modificato)

Il secondo putroppo sbrecciato ,però lascia vedere bene i fondamentali e anche il grosso delle leggende , peso 0,38 gr. ( qui dobbiamo però considerare la sbrecciatura ), è forse il più interessante perchè dovrebbe essere il CNI variante 6 perchè si vede bene la x dopo la S, diametro per la prima 14 mm., per la seconda 13 mm.

A questo punto sarebbe bello vedere i quattro esemplari ravvicinati o confrontarli per vedere le varianti, diametro,peso e caratteristiche, poi magari verrà fuori anche qualche altro esemplare.

Poi a parte l'analisi sulle monete, rimangono la sfilza di domande che mi sono fatto prima e che non dico debbano trovare una risposta precisa, ma bisognerebbe razionalizzare le varie ipotesi in campo , così sappiamo come impegnare il tempo libero :D .

post-18626-0-04807300-1327267166_thumb.j

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sperando che serva, allego le foto dei quattro esemplari.

Domani magari si può fare un confronto .

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Perfetto , direi che si può incominciare a dire qualcosa , sarebbe interessante recuperare il peso del quarto pezzo, con l'anomalo peso del mio che mi fa pensare a una coniazione anche di imperiali, che però non risulterebbero, la differenza con gli altri mi sembra eccessiva.

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ho chiesto il peso a Blackrunner ma mi ha gentilmente risposto che non ha modo di misurarlo.

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Allora vediamo dall'esame delle monete quello che vedo ,anche dalle fonti che abbiamo, C.N.I. compreso un peso medio dell'imperiale piccolo che varia da circa 0,32 a 0,45 e tre delle nostre monete si assestano in questa fascia.

Poi c'è la moneta da 0,67 gr. ; Gianazza nel libro delle zecche parla "di coniazione di denari imperiali ( ? ) "il punto interrogativo mette qualche dubbio, sarebbe interessante sentire un suo parere sull'argomento.

Sulle varianti vedo la mia sbrecciata come C.N.I. 6, l'altra mia si inserisce, peso a parte, nel C.N.I. 5,non vedo bene le altre due la tua forse è un 4, però aspetto una tua conferma.

Si potrebbe anche vedere meglio i cerchi ,i busti mitrati sembrano omogenei.

Incomincio con qualche piccola osservazione come se parlassimo tra di noi, poi spero sempre nel parere di qualche altro, a volte uno coglie anche dall'esterno del problema dei particolari che uno che la vede tutti i giorni non riesce a cogliere, quindi qualunque osservazione è ben accetta.

Sembra una moneta dell'identità sicuramente, viene fuori da un momento di autonomia cittadina, il nome della città, il Santo Patrono,il suo busto mitrato,la croce che richiama i simboli cristiani, si stacca da ogni padrone o imperatore che sia : è una moneta che rappresenta la città , i suoi cittadini.

E' una moneta povera, molto povera,quindi escluderei subito la motivazione di moneta di pura ostentazione,casomai è una monetina fatta fatta con mezzi precari che urla l'autonomia della città, questo si mi sembra.

Alessandria in un momento magari anche di solo qualche anno di autonomia vuole dimostrare di esistere ed essere indipendente,forse fu così.

E' probabile, vista l'eseguità dei pezzi rinvenuti che fu fatta per un breve periodo,probabilmente minore di quello indicato comunemente; poche risorse economiche, poco metallo,il tutto come dice credo giustamente il Cunietti in un periodo di lotte e guerre alternate per la città.

Si ispirano nel fare questa moneta a qualche altra moneta ? I Visconti che vanno avanti e indietro c'entrano ? I fabbri erano locali o coniatori professionisti venuti da fuori ,magari dalla terra di un conquistatore ?

E questa zecca, che zecca fu ?Se dobbiamo prendere per buona l'ipotesi del Cunietti con la casa della zecca in Alessandria, che poi alla fine è l'unica prova che abbiamo in mano,che zecca fu ? Probabilmente di breve durata, precaria, con pochi mezzi e le monete lo dimostrerebbero, forse si pensò all'inizio su un imperiale e poi si ripiegò sul denaro piccolo per necssità e pochi mezzi, il progetto fu interrotto e ridimensionato per poi bloccarsi.

Storie che nella monetazioni medievale ritornano e un pò si assomigliano.

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Inviato (modificato)

L'idea che incomincio a farmi di questa moneta è quella di una moneta povera, nata in una zecca tra l'ufficiale e il precario, voluta per affermare un momento di autonomia del popolo,pochi mezzi, poco metallo,probabilmente in un periodo di tempo limitato e poi interrotta la produzione da qualche contrattempo, tipo un evento bellico o difficoltà a mantenere in vita una zecca per una sola moneta che sicuramente aveva un corso più o meno locale.

Il pezzo che ho che dimostra che c'è stata anche una coniazione maggiore del denaro piccolo imperiale, probabilmente indica che si partì con un pezzo di un imperiale,( la qual cosa non risulterebbe da nessuna fonte in verità ) , ma la moneta c'è ed è una testimonianza, poi probabilmente si capì che il progetto era troppo ambizioso e le risorse non lo permettevano e si ripiegò sul denaro piccolo con un peso inferiore che poi fu la moneta che in realtà circolò, con pochi esemplari a quanto risulterebbe e per breve periodo.

Però in questa piccola produzione limitata ,ci sono come testimonia il C.N.I. ci sono comunque delle varianti : 4 riportate, basate o sui punti in leggenda e la loro posizione o sulla comparsa delle x in leggenda.

Al momento avremmo un tipo 5, un tipo 6, forse quello di Lollone 4 ; questo dimostrerebbe comunque da parte dello zecchiere la volontà di differenziare e identificare le serie con questi particolari e segni identificativi, questo potrebbe far pensare che comunque una certa produzione comunque fu eseguita e che comunque era prevista.

Non vedo particolari negli altri aspetti tipo il busto di San Pietro, il cerchio,l'ALEXANDRIA è uguale per tutte le monete,però potrei anche non aver scorto o visto bene, aspetto su questo conferme.

L'aspetto che può essere interessante è che gli zecchieri che operarono in questa piccola zecca,forse furono fabbri di zecche vicine o di città con le quali tra le varie lotte Alessandria ebbe rapporti e conflitti.

Non risulterebbero nelle città con le quali si ebbero utilizzi di monete, quali Tortona e Pavia tipi similari, ci sarebbe Milano con i Visconti che imperversavano e qui sarebbe da studiare il S.Ambrogio nimbato milanese,anche se la produzione maggiore di questa tipologia è posteriore, ma qualcosa anche in quel periodo già nasceva anche a Milano, vediamo se qualcuno ha qualche idea in proposito o di altro tipo........

Ovviamente se qualcuno avesse o monete di questo tipo o altre notizie in merito sarebbe interessante conoscerle ,grazie

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Ultima riflessione ,la zecca chiuse col dominio Visconteo al quale dovette sottomettersi nel 1348 ; ma i rapporti coi Visconti in quegli anni furono continui e alternati.

Nella monetazione milanese , se vogliamo vedere cosa succede a Milano, è sotto Azzone Visconti ( 1329 - 1339 ), che compare una moneta che può avvicinarsi alla nostra per iconografia : è un ottavo di soldo , quindi parliamo di un denaro e mezzo , moneta che aveva un peso da gr. 0,78 a 1,0 , ma nella coll. Verri c'è un esemplare da gr. 1,18, la moneta riporta al diritto un busto di Sant'Ambrogio nimbato e mitrato con in leggenda S AMBROSIVS e al rovescio una croce entro cerchio con in leggenda MEDIOLANVM.

Quindi indubbiamente a parte il valore maggiore e l'importanza della milanese , però gli altri aspetti coincidono , il busto del Santo ,la croce in cerchio,il nome della città intorno alla croce nel cerchio, il nome del santo intorno al busto nimbato.

Le coincidenze e le affinità sono quasi totali ; ovviamente non vorrei arrivare a conclusioni affrettate, ma certamente ci può essere la possibilità che la produzione inziò più tardi di quanto sia ritenuto per esempio intorno al 1329, d'altronde è probabile che fu di breve durata e non escluso che qualche fabbro che lavorò per Milano per i Visconti abbia approntato la semplice iconografia riprendendola perchè la conosceva coniando però una tipologia più povera perchè i mezzi e le risorse erano limitate e probabilmente la zecca non si sa fino a che punto fosse poi così ufficiale.

Mi sembra che ho detto forse anche troppo, probabilmente corro un pò troppo, vediamo se qualcuno ha qualche altro spunto, magari completamente diverso o qualche altra idea valutabile.

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Inviato (modificato)

ciao Mario

questo è l' ottavo di soldo:

http://www.bancainte...ipo=6&q_id=8236

ragiono un pò ad alta voce:

da quello che vedo osservando attentamente il denaro imperiale è che la fattura del lettering di quest' ultimo, rispetto all' ottavo di soldo e anche al denaro di Ponte della Sorga, è decisamente meno gotico, eccezion fatta per la E.

Inoltre alcune lettere sembrano essere formate da un singolo punzone e comunque non hanno l' artificiosità tipica di emissioni gotiche.

Potrebbe allora essere che sia da spostare la data di coniazione verso la fine del XIV sec. non addirittura nei primi anni del XV?

D' altro canto potrebbe anche essere che essendo una zecca precaria e con pochi mezzi, lo zecchiere abbia creato il conio velocemente e dando poca importanza allo stile.

Per quanto riguarda il volto del santo rimango sempre dell' idea che assomigli sempre di più a quello del denaro di Ponte della Sorga che non all' ottavo di soldo.

se non rispondete nemmeno a questa provocazione da quattro soldi ... :P :D

Modificato da lollone

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Perfetto Lollone è quello che volevo vedere e che poi conoscevo, la croce mi sembra uguale,i rovesci sono quasi uguali, nel diritto il Santo ha una fisionomia più schematica, semplificata, non c'è l'aureola, ma magari forse era anche voluto, perchè la moneta,intanto è più piccola,quindi ci sono meno spazi,e poi forse è volutamente più semplice, di minor impatto, certo le monete di Sant'Ambrogio sono anche volutamente molto espressive e di richiamo, comunque in generale secondo me ci sono delle affinità, poi ovviamente se ne può parlare,affinità iconografiche, ma anche di tipo di leggende.

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Visto che oltre il buon Lollone, l'unico interlocutore sono io, sempre parlando a voce alta, mi chiedo e vedo sia in Gianazza che in Promis risultare negli statuti e documenti d'epoca sempre menzionata all'epoca o la moneta pavese, o quella tortonese o l'imperiale come termine generico , ma mai la moneta alessandrina.

Questo aspetto mi fa pensare che la moneta cittadina fosse stata coniata giusto per appagare una giusta rivendicazione di autonomia e di identità, una città libera finalmente aveva una sua moneta,moneta povera con pochi mezzi a disposizione,usata probabilmente per i piccoli pagamenti che avvenivano nella zona ; le monete riconosciute, quelle di conto che finivano sugli atti erano però come abbiamo viste altre e questo spiega un pò che tipo di moneta potesse essere.

Sembrano esserci poche monete attualmente in circolazione e vendita, è una moneta che compare molto poconel mercato numismatico, al momento siamo, caro Lollo a 4 ,un pò pochino ,ma magari effettivamente sono molto rare come vengono considerate nei manuali ; spero che magari o qualche possessore di esemplari o di qualche notizia in proposito venga fuori o magari anche da qualche vecchio catalogo d'asta.

Leggendo sempre Gianazza sul libro delle zecche della Travaini risulterebbero degli esemplari sembra in quel di Milano, alle Civiche Conservatorie.

Ho mandato apposita e cortese richiesta al dott. Martini per poterle vedere ed eventualmente fotografarle,perchè sarebbe molto utile e importante per il nostro studio ,oltretutto per un milanese sarebbe anche su appuntamento specifico sarebbe facile, ma al momento non ho ricevuto nessuna risposta.

Speriamo bene,non mi piacerebbe essere raccomandato per una visita così,speriamo e mi auguro di non averne bisogno.

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Inviato (modificato)

http://www.lamoneta....ia/page__st__15

grazie a questo indice ho trovato questa vecchia discussione dove, tra l' altro, c' è la foto di un mezzo grosso di Alessandria.

Modificato da lollone

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