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Grosso matapan di Pietro Gradenigo


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Tempo fa ho preso questo bel grosso attirato dalla conservazione più che splendida.

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VENEZIA, Pietro Gradenigo (1289-1311), Grosso

Ag; 2,11 gr; 21 mm

D/ . PE . GRADONICO . DVX . S . M . VENETI

a sin. il Doge stante frontale che regge il vessillo; a destra San Marco stante frontale che regge il Vangelo

R/ Cristo seduto in trono frontalmente; sopra IC-XC

Rif: CNI VII 10 var.; Papadopoli 2, tipo 6

Ma oltre i dettagli "tecnici", cosa ci racconta una moneta ?

Se avete tempo e pazienza... ecco una storia basata su fatti veri di cui ho rimaneggiato qualche dettaglio...

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Il fasciame scricchiolava sotto i colpi sferzanti del vento di maistro e la furia del mare in tempesta. L'equipaggio cercava in tutti i modi di non far rompere la cecarola, la vela quadra inferita sopra una verga di fortuna usata proprio durante le tempeste.
La vela bastarda era tutta imbrogliata all'antenna mentre la vela di prora era stata strappata dalla forza del vento e sventolava all'impazzata. Il tentativo di passare dall'andatura di dosso a quella di buono non era andato a buon fine vista la forza del vento.

Dai banchi di voga si poteva udire un coro supplichevole:

“Padri di noi, ki star in syelo, noi voliri ki nomi di ti star saluti.
“Noi volir ki il paisi di ti star kon noi, i ki ti lasar ki tuto il populo fazer volo di ti na tera, syemi syemi ki nel syelo...


Nel mentre un tremendo schiocco dal gioco a poppavia ed il posticcio sembrava essersi staccato in parte tanto che i remi affornellati in quella parte si muovevano disordinatamente come cavalli impazziti in procinto di spezzare le catene.

“Dar noi sempri pani di noi di cada jorno, i skuzar per noi li kulpa di noi, syemi syemi ki noi skuzar kwesto populo ki fazer kulpa a noi...”

Un'ondata spaventosa s'infranse sul cassero di poppa, squassando le assi delle piccola scosagna in cui Nicolò stava anche lui pregando, ma a modo suo. Poi si decise a scendere nella stiva al centro della galea. Con un piccolo coltello incise alla base dell'albero di maestra una griglia con delle lettere all'interno:


S A T O R

A R E P O

T E N E T
O P E R A
R O T A S

Il quadrato magico, amuleto per combattere non solo malattie ma tenere lontano i pericoli di incendi e tempeste.

Tornando verso la sua piccola cabina incrociò alcuni calafati, intenti a verificare la tenuta della chiglia e da sopra si poteva udire la cantilena della preghiera in lingua franca.

“Non lasar noi tenir katibo pensyeri, ma tradir per noi di malu...”

Le speranze di raggiungere Bonifacio erano sempre più esigue.

“Amen.”

Ogerio, capitaneus et comitus, stava nel suo ufficio di scrivano e rigirandosi nelle mani una moneta sospirava pensando a quale sarebbe stato il suo destino. La punizione divina per quanto fatto anni prima si stava finalmente scagliando su di lui ed i suoi uomini ?
La moneta era un matapan di Venezia con il doge e San Marco da un lato ed il Cristo in trono dall'altro. Era solo frutto dell'immaginazione o il Salvatore aveva un'aria crucciata ?
Ogerio fissò il calamaio, l'interno del quale era nero come l'abisso che lo stava aspettando.
Si decise, prese una piuma. La intinse nell'inchiostro di galla ed iniziò a scrivere la sua confessione, confidando di poter almeno salvare la sua anima.

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“ + nel nome di Cristo, amen. Io, Ogerio di San Pietro dell'Arena, capitano e comites, cittadino di Genova, scrivo e confesso le mie azioni malvagie perpetuate ai danni di inermi cittadini veneziani nell'anno del Signore milleduecento e novantacinque, nel giorno di San Lorenzo, sulla rotta da Palermo a Messina. Io ed il mio equipaggio sul panfilo San Giacomo, incrociammo una tarida veneziana all'incirca a mezzodì. Credendo si trattasse di una nave nemica l'approcciammo, pensando di fare un buon bottino. Quelli della tarida ci dissero che erano cittadini veneziani ma gli altri capitani ed io volevamo controllare che non ci fossero merci dei nemici di Genova. Presentammo la documentazione che ci autorizzava a tale azione.

I veneziani non vollero saperne dicendo che la loro bandiera copriva il carico e noi insistevamo che volevamo solo le merci dei nemici di Genova e dicendo queste cose tenevamo pronti i balestrieri.

Non vollero farci salire a bordo e nemmeno mandare tramite una barca la documentazione della tarida con l'elenco delle merci. Ci dissero che sì avevano merci dei norsti nemici ma che dovevamo andarle a prenderle con la forza.

Cercammo di evitare lo scontro armato, ma loro ci risposero con le loro balestre. Cercammo di allontanare il nostro panfilo per evitare d'essere colpiti. Quelli iniziarono a schernirci. Provammo ancora a fargli paura incendiando la nostra caracca, alleggerita di molto carico, ed indirizzandola verso di loro. Ma non servì.

Fu così che iniziammo a compiere una serie di azioni empie e di cui chiedo perdono.

Partimmo all'attacco, anche se loro erano ben armati con fresseti, lamerii, capellini, scudi, lance, spade, balestre e gratatolii.

La battaglia durò fino ai vespri e quando finalmente prendemmo possesso della tarida l'ispezionammo. Vi fu trovato un ebreo di Messina e gli confiscammo i suoi beni. Non solo ma alcuni pescatori di corallo catturati in Corsica e messi ai remi del panfilo fuggirono e quelli di loro ricatturati furono incatenati e tenuti a digiuno per giorni.

Che il Signore perdoni la nostra cupidigia che oltrepassò l'amor di Patria.

Anno del Signore milleduecento e novantasette, galea San Martino, indizione quinta, giorno 6 agosto, prima dell'ora terza.”

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E scritte quelle parole posò la piuma e gli occhiali, si tolse l'anello e dopo aver fissato il Salvatore per capire se avesse cambiato espressione lo sguardo fu catturato da un'altra moneta poco distante. Gli occhi ora erano posati sull'imago civitatis di Genova. E Ogerio pianse pensando alle torri, alle arcate, alla sua famiglia che là lo stava aspettando...

post-1677-0-39674800-1370879978_thumb.jp

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Il racconto breve, è una delle forme letterarie piu' difficili , bisogna muoversi in uno spazio limitato, ..ottima scelta e .ottimo l'"aggancio" alla moneta e molto bella ed esplicativa l'immagine !

bello!!

Complimenti

Modificato da profausto
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Grazie, per motivi di studio personale sto leggendo parecchi documenti (le trascrizioni eh... gli originali è ancora dura!) riguardanti la Genova medievale a 360°. Dagli atti notarili tra paziente e medico curante, alle formule magiche di scongiuro, a postille in fondo a pratiche di mercatura sul cosa fare nei vari giorni in base a dove si trova la luna o il sole :D

Interessantissimi i documenti sulla pratica della "corsa" per cui si approntavano navi veloci come i panfili e si scrivevano atti per prestiti in pane per l'avventura. Una vera miniera per l'ispirazione :)

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Grazie, per motivi di studio personale sto leggendo parecchi documenti (le trascrizioni eh... gli originali è ancora dura!) riguardanti la Genova medievale a 360°. Dagli atti notarili tra paziente e medico curante, alle formule magiche di scongiuro, a postille in fondo a pratiche di mercatura sul cosa fare nei vari giorni in base a dove si trova la luna o il sole :D

Interessantissimi i documenti sulla pratica della "corsa" per cui si approntavano navi veloci come i panfili e si scrivevano atti per prestiti in pane per l'avventura. Una vera miniera per l'ispirazione :)

Buon pomeriggio

Complimenti, prima di tutto, per il grosso che hai postato; è veramente un piacere guardarlo. :good:

Poi, per il piacere "faticoso" di legge testi originali della tua Genova, complimenti due volte, perchè quello - forse - è più difficile che catalogare una moneta. Bravo.

Se poi vorrai, di tanto in tanto, scriverci qualche chicca......leggerti sarà un piacere, ne sono sicuro.

saluti

luciano

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Buon pomeriggio

Complimenti, prima di tutto, per il grosso che hai postato; è veramente un piacere guardarlo. :good:

Poi, per il piacere "faticoso" di legge testi originali della tua Genova, complimenti due volte, perchè quello - forse - è più difficile che catalogare una moneta. Bravo.

Se poi vorrai, di tanto in tanto, scriverci qualche chicca......leggerti sarà un piacere, ne sono sicuro.

saluti

luciano

Con fatica sto raccogliendo grossi del XIII secolo e l'idea è scrivere un racconto breve per ogni moneta :)

e poi chissà... :rolleyes:

PS: scusate l'ignoranza ma sul capo del doge è una corona ?

Modificato da fra crasellame
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Buona giornata

Il tuo grosso, @@fra crasellame , trae origine dal primo coniato sotto Enrico Dandolo e questo rimase pressoché immutato nella iconografia, fino all'emissione di quello detto di II° tipo, emesso sotto il dogato di Andrea Contarini (1368 - 1382), quello cioè che vede il doge, non più impresso frontalmente, ma rivolto verso San Marco a sinistra.

Nel grosso di I° tipo non c'è corona o meglio "corno", quest'ultimo apparirà in quello di II° tipo, anche perchè la precipua forma della corona veneziana, appunto il "corno", poteva essere ben apprezzata solamente se vista lateralmente.

La corona dei primi dogi era un berretto basso, floscio e rotondo, nel tempo prese una forma più allungata, simile ad una mitria, ad un altro ancora, floscio, ma separato in due parti, anteriore e posteriore, da un bottone, o da un fiocco, o da un mezzo anello, per poi divenire il caratteristico copricapo che tutti conosciamo.

saluti

luciano

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