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Scudo d'oro di Alessandro VIII: falsi in asta?


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Giov60

Mi ha sempre affascinato la monetazione pontificia Barocca, tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII. Oggi mentre guardavo alcune immagini numismatiche di tale periodo mi sono reso conto che c'era qualcosa che non andava. Un esemplare passato recentemente (ma non troppo) in asta era anomalo ...
Ma andiamo per ordine. La moneta viene classificata come molto rara o rarissima ed è lo scudo d'oro di Alessandro VIII 1690, con al R/ i busti iugati di S. Pietro e S. Paolo, MIR 2079, peso 3.29-3.35 g. Posto di sotto l'immagine di un esemplare apparentemente scevro da dubbi di autenticità, esitato da Ira & Larry Goldberg nel 2012, classificato MS61.

Continua (...)

 

Goldberg 04043.jpg

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Giov60

E passiamo ad una prima moneta incriminata: esitata in asta Ranieri 14 del 2019. La moneta è coniata su un tondello irregolare, di peso eccedente (viene riportato 3.51 g): già questo potrebbe essere sufficiente ad allarmare oltremodo, dato che è difficile ipotizzare un errore del genere in zecca.
Tuttavia i dubbi più seri emergono dall'impronta che è grossolana e non rapportabile alla delicata incisione originale. Il bordo presenta una perlinatura irregolare su entrambe le facce; al D/ i campi dello stemma papale posti sotto l'aquila appaiono differenti (quasi un "acquazzone" separato dalla banda obliqua anzichè i delicati motivi araldici della codifica del colore)  e molti particolari appaiono impastati ed abbozzati (vedi ad esempio il "cordame" anzichè i "cordoncini" originali che si snodano ad abbellire la cornice che circonda lo scudo sagomato); anche al R/ molte differenze tra cui capelli e barba pesantemente incisi, il collo taurino di S. Pietro, i profili dei volti non corrispondenti, la puntinatura sul girocollo di S. Pietro sostituita da un tratteggio,ecc. Un lettering grossolano sia al D/ che al R.

Ora si deve tener conto che l'originale è certamente ottenuto da lamina coniata con cilindri rotanti (o basculanti) ed è perfettamente circolare in quanto fustellato successivamente. Questa moneta invece sembra quasi coniata a martello, ma non presenta ribattiture o schiacciature, se non sul contorno. E' dunque possibile che si tratti di un falso non recente, ottenuto copiando ma non clonando la moneta, e tramite coniazione. E questa è certamente l'ipotesi più convincente. Tuttavia le differenze troppo evidenti con l'originale fanno anche porre un'altra ipotesi.
Escludendo il falso coevo (in oro e sovrappeso ... impossibile!) va considerato che proprio in quell'anno 1690 la zecca romana passava dalla gestione del Mastro Paravicini a quella di B. Granello (contratti novennali). Esistevano vari incisori, e se la moneta, per la sua finezza, sembra rapportabile a Giovanni Hamerani, non si può escludere l'opera dei fratelli Travani, Giovan Pietro e Antonio; anzi non si può del tutto escludere un secondo conio meno raffinato, magari approntato in fretta (ed in modo non convenzionale) durante il periodo dell'avvicendamento degli zecchieri per eventuali obblighi contratti dal Mastro decadente (Paravicini).

 

Falso Ranieri 00629.jpg

Edited by Giov60
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ZuoloNomisma

In attesa di pareri, posto altri tre esemplari in buona conservazione, giusto per allenare l'occhio sui riscontri evidenziati da Giovanni.

In ordine:

-Bolaffi 35, peso 3.38 g.

-Varesi 69, peso 3.35 g.

-Bertolami 5, peso 3.35 g.

6536387.jpg

3362158.jpg

1265688.jpg

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