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IGNORED

I SANTI NELLE MONETE MEDIEVALI


Risposte migliori

Grazie Giollo per la tua precisazione, a questo punto ti pongo due domande:

Piacenza, a quell'epoca era ritenuta una città lombarda o emiliana?

Trillina? A me risulta che questi nominale compare con l'avvento degli Sforza... (Rif. Rin 1893, Documenti Visconteo Sforzeschi). A tal proposito puoi leggere la discussione "Terlina?", presente nel forum, tra me e Teofrasto.

Per quel che riguarda il grosso invece concordo che sia un Pegione, ma è analogo a quelli di Giovanni Maria Visconti (1402-1412) per quel che concerne il titolo, con Filippo Maria Visconti il titolo dei Pegioni è leggermente più alto.

Il testo da te citato parla di parallelismo con la monetazione milanese, se coniate a Piacenza perchè non coniare il Bolognino? Crema (con Giorgio Benzoni) e Cremona (con Cabrino Fondulo), pur avendo un'influenza "milanese" come moneta di riferimento coniano il Bolognino e non il Pegione, la differenza sostanziale stava nei commerci e nelle città "predominanti".

Se sai darmi una risposta alla prima domanda dopo ti illustro il mio pensiero...

Ciao

P.S. S.Bassiano è il patrono di Lodi e con Piacenza non c'entra nulla.

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S.BASSIANO è il patrono di Lodi e non di Piacenza.

Qualcuno crede che sia di Piacenza perchè cataloga le Monete di Giovanni da Vignate sotto la località emiliana. Sul dritto viene riportato prima Piacenza (è per quello che alla moneta viene assegnata questa zecca) mentre sul rovescio compare prima S.Bassiano e poi S.Antonino.

Se i santi sono così importanti perchè non è stata classificata sotto la zecca di Lodi? Fino a fine '800 lo era, poi fu cambiata durante la compilazione del CNI.

E' vero che S. Bassiano è il protettore di Lodi ma alcune fonti specificano che le monete del Vignate sono state battute a Piacenza. Allego il testo relativo a Giovanni da Vignate tratto da un recente volume sulla zecca di Piacenza:

Nel 1409[1] Piacenza si trovava occupata da truppe francesi rimaste a presidiare la città dopo il ritorno a Genova del governatore francese Giovanni Le Maingre, detto il Bouciquault. In seguito ad accordi con il comandante delle truppe Antonio di Hostendum, che prevedevano il versamento di una ingente somma di denaro necessaria al pagamento delle truppe, il signore di Lodi, Giovanni da Vignate, ottenne la consegna della città e lo sgombero delle truppe francesi. Il 16 settembre del 1412 venne stipulato un patto fra Filippo Maria Visconti, duca di Milano, e Giovanni da Vignate che riconosceva a questi il titolo di signore di Lodi e Piacenza. Nel 1413 Giovanni da Vignate ebbe un ruolo importante nelle trattative fra l’imperatore Sigismondo di Lussemburgo e Giovanni XXIII per l’organizzazione di un concilio ecumenico per mettere fine allo scisma di occidente (tale concilio si tenne a Costanza dal 1414 al 1418). Per questo motivo, l’imperatore concesse al Vignate (6 marzo 1413) il titolo ereditario di conte di Lodi e del territorio circostante con conferma e ampliamento dei privilegi concessi da Federico Barbarossa alla città. L’imperatore Sigismodo calò in Italia nell’ottobre del 1413 e si trasferì a Lodi per l’incontro con Giovanni XXIII. Giovanni da Vignate consegnò all’imperatore per un anno, come residenza e base di appoggio, la città di Piacenza. Tuttavia, dopo appena pochi mesi, mentre l’imperatore si stava trasferendo a Roma e approfittando della esigua presenza di forze imperiali, Filippo Arcelli si impossessò di Piacenza (20 marzo 1414) e Filippo Maria Visconti provvide a imprigionare il Vignate e a nominare un suo podestà.

Come abbiamo avuto modo di precisare in una nostra precedente nota[2], di Giovanni da Vignate si conoscono solamente due nominali, emessi dalla zecca di Piacenza verosimilmente nel breve periodo compreso fra la conferma da parte dell’imperatore Sigismondo dei privilegi concessi da Federico Barbarossa (ivi compreso il diritto di battere moneta) (6 marzo 1413) e la consegna della città all’imperatore in occasione della sua venuta in Italia (ultimi mesi del 1413). Il CNI classifica le due monete genericamente come grosso (nn. 1-5) e denaro (nn. 6-9). Nel 1442 Giovanni di Antonio da Uzzano annotava al cap. 74 "Delle leghe di moneta d'ariento saggiate in Firenze”della sua “Pratica di mercatura”[3]: "... Ambrogiani si battono a Piagenza tengono per libra once 6. den. 7 e mezzo" (pari a 526‰). Pur se posteriore di quasi trent’anni, questa tariffa non può che riferirsi alla moneta di Giovanni da Vignate, in quanto gli unici altri “grossi” piacentini sono quelli dell’ultimo periodo dell’età comunale e quelli di Galeazzo I Visconti, battuti più di un centinaio di anni prima e a titolo superiore ai 900 ‰ .

Il “grosso” di Giovanni da Vignate circolava quindi a Firenze al pari degli ambrogini di Milano con un contenuto in fino analogo a quello dei contemporanei pegioni milanesi e conseguentemente doveva avere il valore nominale di un soldo e mezzo (18 denari imperiali), valore di grida dei pegioni di Milano fin dall’epoca di Bernabò e Galeazzo II Visconti (1354 – 1378). Dato il parallelismo con la monetazione milanese, il frazionale doveva essere una trillina,tipologicamente simile a quella battuta a Milano da Giovanni Maria Visconti dal peso di 0,7 – 0,8 grammi e dal titolo di 152 ‰. Il suo valore nominale era quindi pari a 3 denari e non a un denaro come riportato nel CNI.

[1] ANDREOZZI 1997a, pp. 26-33; ANDREOZZI 1997b, pp. 101-105.

[2] FUSCONI 2005, pp. 42-47.

[3] UZZANO 1442, pp. 188-189.

Buongiorno Giollo2,

ciò che scrivi è vero, però dimentichi di segnalare che nella cd. "Lista Camaiani", databile a circa il 1420, viene citato e descritto un "Uno grosso da Lodi, che à da uno lato il segno del ducato a questo llo modo di sopra, e dall’altro lato àne uno scudo con mezzo lione di sopra e di sotto con due liste, e vale s. 2 den. 6".

In effetti non c'è nessuna fonte che ci assicura che le monete del da Vignate siano state coniate Piacenza...

A proposito della terlina poi, non è così certo che questa moneta avesse il valore di tre denari e neppure che avesse quel dato nome, poiché a quanto pare non esistono documenti del periodo che citino tale nominale.

A risentirci, Teofrasto

Modificato da teofrasto
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Ciao Gaff977,

San Bassiano non c'entra nulla con Piacenza, ma nemmeno Sant'Antonio centra nulla con Lodi...

I due santi vengono qui utilizzati per indicare visivamente e concretamente le due città sulle quali il da Vignate estendeva la propria signoria.

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Ciao Gaff977,

San Bassiano non c'entra nulla con Piacenza, ma nemmeno Sant'Antonio centra nulla con Lodi...

I due santi vengono qui utilizzati per indicare visivamente e concretamente le due città sulle quali il da Vignate estendeva la propria signoria.

Ciao Gaff977,

San Bassiano non c'entra nulla con Piacenza, ma nemmeno Sant'Antonio centra nulla con Lodi...

I due santi vengono qui utilizzati per indicare visivamente e concretamente le due città sulle quali il da Vignate estendeva la propria signoria.

Ciao Teofrasto, mai parlato di S.Antonio, ho scritto S.Antonino nel mio post...

Il mio riferimento era al fatto che la moneta in questione veniva catalogata sotto Piacenza perchè sul dritto compare prima la scritta PLAC e poi quella di LAVDE. Ho fatto semplicemente fatto notare che sul rovescio, invece, compare prima S.Bassiano (Lodi) e poi S.Antonino (Piacenza), quindi ho illustrato i miei dubbi riguardo al fatto che sia stata coniata nella provincia emiliana.

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Buongiorno Giollo2,

ciò che scrivi è vero, però dimentichi di segnalare che nella cd. "Lista Camaiani", databile a circa il 1420, viene citato e descritto un "Uno grosso da Lodi, che à da uno lato il segno del ducato a questo llo modo di sopra, e dall’altro lato àne uno scudo con mezzo lione di sopra e di sotto con due liste, e vale s. 2 den. 6".

In effetti non c'è nessuna fonte che ci assicura che le monete del da Vignate siano state coniate Piacenza...

A risentirci, Teofrasto

Bellissimo l'articolo presente sulla Rin del 2006, consiglio a tutti di leggerlo, però a mio giudizio è sbagliata la datazione, per assumere un valore così alto doveva esser passato un bel pò di tempo... Secondo me dovrebbe essere datato verso la fine del 1400.

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Grazie Giollo per la tua precisazione, a questo punto ti pongo due domande:

Piacenza, a quell'epoca era ritenuta una città lombarda o emiliana?

Trillina? A me risulta che questi nominale compare con l'avvento degli Sforza... (Rif. Rin 1893, Documenti Visconteo Sforzeschi). A tal proposito puoi leggere la discussione "Terlina?", presente nel forum, tra me e Teofrasto.

Per quel che riguarda il grosso invece concordo che sia un Pegione, ma è analogo a quelli di Giovanni Maria Visconti (1402-1412) per quel che concerne il titolo, con Filippo Maria Visconti il titolo dei Pegioni è leggermente più alto.

Il testo da te citato parla di parallelismo con la monetazione milanese, se coniate a Piacenza perchè non coniare il Bolognino? Crema (con Giorgio Benzoni) e Cremona (con Cabrino Fondulo), pur avendo un'influenza "milanese" come moneta di riferimento coniano il Bolognino e non il Pegione, la differenza sostanziale stava nei commerci e nelle città "predominanti".

Se sai darmi una risposta alla prima domanda dopo ti illustro il mio pensiero...

Ciao

P.S. S.Bassiano è il patrono di Lodi e con Piacenza non c'entra nulla.

A mio avviso Piacenza almeno fino all'età farnesiana faceva parte sicuramente dell'area monetaria lombarda e in diverse occasioni si è anche trovata sotto la diretta dominazione Milanese. Probabilmente i rapporti con Milano erano più stretti di quelli di Cremona o Crema, fatto sta che non mi risulta sia mai stato coniato il Bolognino. Sull'identificazione dello spezzato del Vignate come una trillina, in mancanza di documenti chiari (come ha giustamente evidenziato Teofrasto) si possono fare solo delle ipotesi.

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Buongiorno Giollo2,

ciò che scrivi è vero, però dimentichi di segnalare che nella cd. "Lista Camaiani", databile a circa il 1420, viene citato e descritto un "Uno grosso da Lodi, che à da uno lato il segno del ducato a questo llo modo di sopra, e dall’altro lato àne uno scudo con mezzo lione di sopra e di sotto con due liste, e vale s. 2 den. 6".

In effetti non c'è nessuna fonte che ci assicura che le monete del da Vignate siano state coniate Piacenza...

A proposito della terlina poi, non è così certo che questa moneta avesse il valore di tre denari e neppure che avesse quel dato nome, poiché a quanto pare non esistono documenti del periodo che citino tale nominale.

A risentirci, Teofrasto

Ciao Teofrasto,

con l'Antonio da Uzzano :... Ambrogiani si battono a Piagenza tengono per libra once 6. den. 7 e mezzo" (pari a 526‰)

per lo meno siano 1 a 1.

Modificato da giollo2
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A mio avviso Piacenza almeno fino all'età farnesiana faceva parte sicuramente dell'area monetaria lombarda e in diverse occasioni si è anche trovata sotto la diretta dominazione Milanese. Probabilmente i rapporti con Milano erano più stretti di quelli di Cremona o Crema, fatto sta che non mi risulta sia mai stato coniato il Bolognino.

Il riferimento al Bolognino era dato dal fatto che Piacenza poteva avere anche un'influenza emiliana nei suoi commerci, era nel "calderone" delle probabilità. A mio giudizio, leggendo i documenti dell'epoca non mi sembra che Piacenza abbia rapporti più stretti con Milano rispetto a Crema a Cremona.

Sull'identificazione dello spezzato del Vignate come una trillina, in mancanza di documenti chiari (come ha giustamente evidenziato Teofrasto) si possono fare solo delle ipotesi.

Non mi sembra di aver detto qualcosa di diverso, ho semplicemente fatto notare che sulle grida milanesi compare per la prima volta con gli Sforza.

Ciao Teofrasto,

con l'Antonio da Uzzano :... Ambrogiani si battono a Piagenza tengono per libra once 6. den. 7 e mezzo" (pari a 526‰)

per lo meno siano 1 a 1.

Potrei farti il goal del 2 a 1, ma prima vorrei una risposta certa sulla regione di appartenenza...

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2 a 1 per chi? Non vorrei farti un assist e poi pentirmene! Scherzi a parte, una risposta certa non so se è possibile, in ogni modo le equivalenze monetarie fra Piacenza e l'area emiliana sono molto scarse: perfino sotto i Farnese il sistema monetario in uso a Piacenza era diverso da quello di Parma! Diverse monete piacentine sono imitazioni di quelle milanesi, le prime monete di Ottavio Farnese per Piacenza sono state emesse dalla zecca di Milano, ...

Purtroppo sono alcuni anni che non mi occupo di questo periodo storico: avrei bisogno di ripassare un pò l'argomento!

Modificato da giollo2
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Questo "scontro" amichevole tra Titani ci appassiona molto :D .

Complimenti per le interessanti argomentazioni che ognuno di voi ha esposto.

Rimaniamo in attesa di sapere che tipo di modifica si dovrà fare o meno.

Cari saluti a tutti

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2 a 1 per chi? Non vorrei farti un assist e poi pentirmene! Scherzi a parte, una risposta certa non so se è possibile, in ogni modo le equivalenze monetarie fra Piacenza e l'area emiliana sono molto scarse: perfino sotto i Farnese il sistema monetario in uso a Piacenza era diverso da quello di Parma! Diverse monete piacentine sono imitazioni di quelle milanesi, le prime monete di Ottavio Farnese per Piacenza sono state emesse dalla zecca di Milano, ...

Purtroppo sono alcuni anni che non mi occupo di questo periodo storico: avrei bisogno di ripassare un pò l'argomento!

2 a 1 per chi? Non vorrei farti un assist e poi pentirmene! Scherzi a parte, una risposta certa non so se è possibile, in ogni modo le equivalenze monetarie fra Piacenza e l'area emiliana sono molto scarse: perfino sotto i Farnese il sistema monetario in uso a Piacenza era diverso da quello di Parma! Diverse monete piacentine sono imitazioni di quelle milanesi, le prime monete di Ottavio Farnese per Piacenza sono state emesse dalla zecca di Milano, ...

Purtroppo sono alcuni anni che non mi occupo di questo periodo storico: avrei bisogno di ripassare un pò l'argomento!

Ciao Giollo2, mi fa piacere che hai preso la mia battuta in modo scherzoso, era il mio intento, è sempre bello confrontarsi con persone serie, preparate e che apprezzano anche la "simpatia".

Ritornando alla nostra discussione ti posso dire che il grosso (per me è un pegione) in questione è stato coniato con l'argento lombardo dorato che conteneva un fino pari a 630/1000. E' il titolo di 526 dell'Uzzano che mi convince meno, ma sono ancora nel mio "calderone" delle probabilità e sto cercando qualcosa in più per confermare le mie ipotesi.

I dati che ti ho fornito sono arrivati in base ad analisi del metallo e ricerche in biblioteche.

Questo "scontro" amichevole tra Titani ci appassiona molto :D .

Complimenti per le interessanti argomentazioni che ognuno di voi ha esposto.

Mi fa piacere che anche tu hai interpretato in questo modo il nostro dialogo

Siamo sempre 1 a 1 però... Ahaahah

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Ritornando alla nostra discussione ti posso dire che il grosso (per me è un pegione) in questione è stato coniato con l'argento lombardo dorato che conteneva un fino pari a 630/1000. E' il titolo di 526 dell'Uzzano che mi convince meno, ma sono ancora nel mio "calderone" delle probabilità e sto cercando qualcosa in più per confermare le mie ipotesi.

I dati che ti ho fornito sono arrivati in base ad analisi del metallo e ricerche in biblioteche.

I dati delle analisi metallografiche non distruttive che abbiamo effettuato negli anni '90 sembrano confermare quanto dici: infatti per il pegione abbiamo risciontrato un valore di 665 ± 49 mill. su 5 esemplari mentre sullo spezzato 166 ± 13 su 6 esempalri. Dovrei avere il dato anche di un'analisi distruttiva del pegione ma lo devo cercare. Se ti interessa cerco anche i singoli valori delle medie che ti ho indicato.

Modificato da giollo2
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Una domanda ai Titani in gioco. Dove circolava questo grosso?

Arka

Non sono un Titano (probabilmente un topolino), infatti la mia risposta è : this is a good question!

Pur essendo citato in diverse tariffe non credo sia stata una coniazione significativa con elevati volumi; certo, se era sul piede del pegione milanese poteva essere "speso" in un'area piuttosto vasta.

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Ciao Giollo2, innanzitutto grazie per l'aiuto! Nell'analisi non distruttiva da me effettuata (insieme a MASSIMALE) ho riscontrato una media di 750/1000 tra D e R, ma la cosa più interessante è stato il ritrovamento delle tracce di oro nella moneta, che poi mi ha portato a "scovare" il documento con la presenza dell'argento lombardo dorato in quell'epoca.

Non mi fido al 100% delle analisi non distruttive, ma sinceramente mi conforta il fatto che abbia un titolo attorno ai 630, poi non è che le tecniche di quell'epoca poteva essere così precise come lo sono state nei secoli successivi, un minimo di "scarto" in + o in - poteva sempre starci.

Per quel che riguarda la trillina del nostro Giovanni da Vignate se leggi la discussione "Terlina?" trovi il mio pensiero su questo nominale. Se poi ti va di approfondire la questione ci possiamo anche sentire privatamente, perchè, per colpa mia, mi sa che stiamo uscendo dalla discussione dei santi...

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Una domanda ai Titani in gioco. Dove circolava questo grosso?

Arka

Buonasera Arka,

premesso che, vista la brutta fine che hanno fatto, lascerei stare i Titani dove sono (ben altri, se proprio vogliamo definirli così, sono i veri Titani della numismatica) provo a risponderti anch'io, anche se in effetti non è che ci sia tanto da dire.

Per quanto posso sapere, l'area di circolazione doveva essere quella dei grossi e dei pegioni di Milano, sul cui piede erano allineate le monete emesse dal da Vigante (a prescindere dalla zecca di produzione, discussa in Bazzini 2006, p. 377 ss.). Sia che siano state battute a Lodi, come sono più propenso a pensare io oppure a Piacenza, come invece ritiene, con argomentazioni a suo favore, Giollo2, in entrambi i casi l'area monetaria di appartenenza era infatti quella lombarda.

Non sono a conoscenza di rinvenimenti della moneta grossa, ma posso dire che sul circuito antiquario parmense non è particolarmente raro trovare in vendita esemplari della cd. terlina. Chiaramente non si può avere la certezza che essi provengano dalla Provincia ma è - purtroppo - assai probabile (lascio a voi "decifrare il "purtroppo").

Comunque, quello che è importante sapere è che, come Piacenza, nel Quattrocento anche Parma e il parmense erano approvvigionati con le monete milanesi, complice l'appartenenza ai domini visconteo-sforzeschi. Non stupisce dunque che le "terline" vignatesche abbiano circolato nel terriorio emiliano. Il fatto poi che sia Uzzano sia il Camaiani abbiano saggiato e valutato la moneta grossa potrebbe voler dire che essa era presente quantomeno sul mercato fiorentino, ma questo è un fatto che resta ancora tutto da dimostrare. Per quanto possa valere, faccio comunque notare che nel Tesoro "Ceccarani" di Perugia, chiuso però all'inizio del '500, il grosso del da Vignate non è presente.

Come il grosso coevo di Pandolfo Malatesta per Brescia, quello del da Vignate è una moneta rara, anche se meno di quella bresciana. Bazzini 2006, p. 383 ipotizza che questo fatto possa essere dovuto all'elevato tenore argenteo della moneta, il quale ne avrebbe causato l'incetta da parte degli speculatori con conseguente uscita dal circuito monetario. Già il titolo riportato da Uzzano di 526 millesimi era più alto rispetto ai contemporanei pegioni di Milanesi e di per sé poteva corroborare l'ipotesi sopraccennata; ma ora che la prova distruttiva fatta da Crocicchio e Fusconi ne ha rilevato un tenore ancora più alto e Gaff977 ha rintracciato all'interno della lega alcune tracce d'oro, "temo" che l'ipotesi a cui ho fatto riferimento possa trasformarsi in una quasi certezza.

Mi si consenta di dire qualcosa anche a proposito dei santi raffigurati sopra la moneta. A proposito di sant'Antonino, mi pare chiaro che l'averlo citato come san'Antonio nel mio post precedente si sia trattato di un banale refuso.

Detto ciò, a vedere come di volta in volta le copie di santi che nei secoli si sono divisi la faccia di una moneta siano stati letti e interpretati dai numismatici, mi sembra di notare che una regola universale e univoca che ne stabilisca l'esatta sequenza di lettura in numismatica non esista. Soprattutto, sembra che non ci sia una regola che consenta di dire con certezza che tra i due, il santo principale sia quello posizionato nel campo destro della moneta. Nei grossi bresciani recanti incisi i santi Faustino e Giovita si legge per primo quello di destra, che è Faustino, perché egli è il santo citato per primo nei martirologi e nella chiesa bresciana a loro dedicata e questo è dovuto al fatto che mentre Faustino era presbitero, Giovita era diacono. Ma non è sempre così agevole capire quale dei due santi effigiati sulla stessa faccia della moneta sia quello più importante (ma su questo punto credo che in realtà siamo noi "moderni" a non saperlo, mentre gli uomini del tempo, tanto per cambiare, dovevano avere le idee molto chiare in proposito). E sopratutto non è sempre vero che il campo di destra è dedicato alla figura principale della composizione. Gli esempi sono diversi: Mantova, Roma, ecc.

Dunque, tra Bassiano e Antonino non c'è altro motivo che consenta di stabilire quale dei due venga per primo, se non il fatto che Bassiano fu un vescovo (e come tale è effigiato sulla moneta), mentre Antonino fu - forse - un "semplice" legionario romano.

Pertanto io credo che se si vuole proprio trovare una gerarchia tra le due figure la si deve cercare NON nella zecca di emissione della moneta ma in quella, ben più precisa e vincolante, stabilita dalla Chiesa Cattolica.

Cordialmente, Teofrasto

PS si Giollo2, siamo 1 a 1, ma secondo il mio modesto parere bisogna sempre citare anche le tesi "scomode", se no non si fa un buon servizio alla numismatica :blum:

Modificato da teofrasto
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Una domanda ai Titani in gioco. Dove circolava questo grosso?

Arka

Una domanda ai Titani in gioco. Dove circolava questo grosso?

Arka

Ciao, voglio fare i complimenti a tutti x gli interventi e mi congratulo x la preparazione di questi utenti sul suddetto argomento (ringrazio pubblicamente gaff977 per avermi menzionato) oo)

cos'altro aggiungere...... rispetto a quanto è stato scritto fino ad ora, rispondo ad Arka, che sono stati trovati degli esamplari di grosso oltralpe in passato in germania quindi questo apre altre piste sicuramente interessanti sulla circolazione delle stesse.

Sperando di fare cosa gradita un saluto.

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Come il grosso coevo di Pandolfo Malatesta per Brescia, quello del da Vignate è una moneta rara, anche se meno di quella bresciana. Bazzini 2006, p. 383 ipotizza che questo fatto possa essere dovuto all'elevato tenore argenteo della moneta, il quale ne avrebbe causato l'incetta da parte degli speculatori con conseguente uscita dal circuito monetario. Già il titolo riportato da Uzzano di 526 millesimi era più alto rispetto ai contemporanei pegioni di Milanesi e di per sé poteva corroborare l'ipotesi sopraccennata; ma ora che la prova distruttiva fatta da Crocicchio e Fusconi ne ha rilevato un tenore ancora più alto e Gaff977 ha rintracciato all'interno della lega alcune tracce d'oro, "temo" che l'ipotesi a cui ho fatto riferimento possa trasformarsi in una quasi certezza.

Personalmente non credo che il titolo del pegione "piacentino lodigiano" fosse più alto rispetto ai milanesi. Se devo tenere conto dell'ipotesi dell'Uzzano direi che la moneta in questione possa esser stata coniata durante il periodo di governo di Giovanni Maria Visconti, se invece faccio affidamento (a mio parere più indicativa) a quella di Crocicchio Fusconi la collocazione diventerebbe più difficile (comprenderei anche il primo periodo di signoria di Filippo Maria Visconti).

Stando sempre alle ipotesi bisognerebbe analizzare un grosso (per me sono pegioni) di Brescia, Como, Pavia e Monza dello stesso periodo, e se si dovessero trovare delle tracce di oro si aprirebbero nuovi orizzonti (quelli che credo io) dove si utilizzano diverse tipologie di argento, in base alle città, per poter coniare moneta.

E' un argomento che va approfondito perchè si potrebbero aprire nuovi scenari come la possibilità di una "zecca itinerante" e delle relative "spese di zecca".

Sarò anche ripetitivo ma il titolo di fino di una moneta è importante sia per la collocazione storica sia per l'assegnazione nominale (vedi il mio intervento n.255 in "I primi grossi italiani").

Spero di aver fatto cosa gradita.

Ciao

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Auguri, allora! :rolleyes:

Aspetto con ansia di vedere pubblicati i risultati del tuo lavoro perché, come sai, questo tipo di ricerche mi interessano molto. C'è sempre tanto da imparare...

Ma adesso forse conviene che almeno in questa discussione si riprenda a parlare dei santi sulle monete, dal momento che è "dedicata" a loro.

Cordialmente, Teofrasto

Modificato da teofrasto
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