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      Aggiornamento   15/10/2017

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L. Licinio Lucullo

Denario anonimo

Risposte migliori

L. Licinio Lucullo

Una ricostruzione cronologica

(sintetizzato da http://www.lamoneta.it/topic/18390-la-datazione-dellaes-grave/page-3)

I primi didrammi da 7,3 g (Cr. 13), furono coniati furono coniati sempre a Napoli (piuttosto che a Metapontum, come sostenuto dal Crawford) attorno al 280, in discreta quantità (esistettero almeno 15 conii di D/ e 20 di R/). L'introduzione del didracma d'argento nel sistema monetario romano, collocata cronologicamente dal B. e dal Gr. intorno al 335, e dal Cr. prima al 280-276, poi, con cronologia rialzata, intorno al 312, fu la naturale conseguenza dei frequenti contatti commerciali intrattenuti da Roma con le città greche dell'Italia meridionale, come testimonia la costruzione, negli stessi anni, della via Appia, che collegava più facilmente Roma colla Campania. Le colonie greche dell'Italia meridionale erano abituate ai sistemi monetari e ponderali greci, basati sulla circolazione della moneta d'argento di peso e diametro ridotto, facile da maneggiare e pratica da gestire. La moneta di bronzo fusa, impiegata nei commerci interni e con le città etrusche e centro-italiche, non poteva competere, nei mercati dei centri magno-greci, colla piccola moneta coniata d'argento. Fu proprio alle zecche meridionali, come Capua e Neapolis, che Roma si appoggiò per coniare le prime serie di didrammi in argento a suo nome, e da ciò si giustifica la qualifica di queste monete come "romano-campane". Tutti i soggetti iconografici utilizzati, fatta eccezione per il tipo della lupa con i gemelli, sono di derivazione ellenica, così come è greco il sistema ponderale in base al quale sono stati tagliati i diversi nominali. Oltre alla serie in argento, composta da didracme e dracme, fu coniata una serie in bronzo con doppie litre, litre o mezze litre, e un'unica serie d'oro, il cosiddetto "oro del giuramento" dalla scena rappresentata, con due diversi nominali il cui peso è rapportato alla serie d'argento. I ripostigli dimostrano che i didrammi circolarono a lungo nella Magna Grecia, ma non a Roma, dove invece circolavano i cosiddetti quadrilateri, ovvero lingotti di aes signatum emessi dallo Stato romano. È verosimile che il primo (con legenda POMAIΩN) risalga all'epoca dei primi contatti con l'ambiente greco-campano, nel 326; poiché tuttavia uno reca l'elefante, sconosciuto ai Romani prima del 280 (quando furono definiti "buoi di Lucania"), non possono essere molto anteriori a questa data. Se interi, hanno infatti un peso piuttosto costante (circa 1,5 kg) e, quindi, furono emessi in un arco di tempo abbastanza contenuto. Subito dopo o parallelamente ai quadrilateri comparve anche l'aes grave da 327,46 g (288 scrupoli). Il sistema continuava ad essere monometallico e basato sul peso, ma per la prima volta veniva esplicitato il valore. La circolazione fu rivolta soprattutto verso le regioni interne (mentre le monete coniate saranno rivolte verso le regioni di influenza greca); alcune città di frontiera (Ariminum, Luceria) successivamente emisero monete sia fuse che coniate.

Con la vittoria su Pirro (276) Roma si trovò quasi padrona della Magna Grecia e dovette cambiare politica monetaria, comprendendo che per una città greca battere moneta era segno tangibile di indipendenza politica. Proibì quindi alle città sconfitte (Taranto, Metaponto, Heraclea, Velia) di coniare monete; mantenne le monete di Napoli (affiancate, per ragioni logistiche, da quelle coniate a Taranto, senza tuttavia apporre il proprio nome) e di altre città (Cales, Suessa, Teano); introdusse, per supplire alla carenza di circolante, i nuovi didrammi con ROMANO da 7,2 e 7,1 g (rispettivamente Cr. 15, emessa al più tardi nel 275 e Cr. 20), cui si affiancarono vari nominali in bronzo sullo standard ponderale di Napoli[1]. Queste monete continuano a essere rinvenute soprattutto nell'Italia meridionale e solo molto sporadicamente anche nel Lazio. Roma quindi impose, di fatto, la propria moneta, dando tuttavia alle popolazioni magnogreche l'illusione che nulla fosse cambiato.

Colla Prima Guerra Punica (264-241) il didracma subì, in tutta la Magna Grecia, una svalutazione. A differenza delle guerre pirriche, le città della Magna Grecia si allearono con Roma (la flotta fu allestita da Napoli, Taranto e Locri); si interruppe quindi la produzione delle monete campano-tarentine e ripresero le emissioni a nome di Taranto, Thurium e Crotone, mentre l'Urbe emetteva didrammi da 6,6 g con ROMANO e ROMA (Cr. 22, 25, 26, 27)[2]. Il sostegno economico e materiale assicurato dai Greci a Roma spiega il perfetto allineamento tra la moneta d'argento romana e quella magno greca. Per la circolazione verso l'interno continuò l'emissione di fusi, ora basati sull'aes grave di 286,52 e 272,88 g (rispettivamente 252 e 240 scrupoli, quest'ultimo detto anche "osco-latino"). L'ultima emissione alla fine della Prima Guerra Punica sembra essere la Cr. 35, basata sull'asse di 240 scrupoli (che quindi andrebbe fatta risalire nel tempo rispetto alla cronologia di Crawford)..

Tra il 242 e il 225 (data della battaglia di Telamone) Roma fu coinvolta nella guerra contro i Celti. Furono allora introdotti l'aes grave semilibrale di 120 scrupoli (136,44 g, a partire da Cr. 38), con cui crollò il sistema monometallico valutato a peso, cominciando la moneta bronzea ad assumere connotati fiduciari; le emissioni bronzee coniate, che sostituirono quelle fuse; il quadrigato (ancora un didracma di 6,6 g), grazie alla ragguardevole affluenza di argento conseguente alla sconfitta di Cartagine (bottino militare, penali pagate dai Cartaginesi e miniere sarde); l'aureo del giuramento, che potrebbe quindi ricordare l'alleanza tra italici e mercenari, contro il nemico sceso dal nord[3].

I sistemi ponderali romano e siceliota erano originariamente disomogenei, rispettivamente basati sullo scrupolo (1/288 di libbra romana = 1,137 g) e la litra (originariamente 1/5 di dracma attica = 0,875 g). La litra subì, tuttavia, successive riduzioni per effetto del deprezzamento del talento siceliota, che nel V secolo valeva 12 tetradrammi attici[4], nel IV 12 didrammi corinzi e agli inizi del III 6 didrammi italici (o stateri) di 7,8 g (calanti a 7,7-7,5 g). Poiché un talento valeva 120 litre, la litra scese a 0,39 g[5]. Al tempo di Pirro lo statere scese a 7,3 g; i primi didrammi romani avevano questo peso, pari a 6,5 scrupoli (7,39 g)[6]; non circolarono in Sicilia ma solo nella Magna Grecia. Durante la Prima Guerra Punica lo statere scese a 6,6 g; i quadrigati avevano questo peso, pari a 6 scrupoli (6,82 g), ed ebbero grande diffusione in Sicilia grazie alle truppe romane ivi stanziate. Per il bronzo siceliota si diffuse inoltre una nuova unità di misura, il chalkos, originariamente una moneta di 1/8 obolo). Allo scoppio della Seconda Guerra Punica Siracusa emise numerosi nominali con base ponderale oscura[7]; è possibile che le monete in argento fossero conteggiate in scrupoli, a seguito degli stretti rapporti con Roma[8]. Forse Ierone II, per fare fronte alle spese di guerra, introdusse una complessa riforma monetaria collegando lo scrupolo (mutuato dall'argento romano) al chalkos (originario del bronzo greco); se questo è vero, ne deduce che la litra era ormai precipitata a 0,227 grammi e, di fatto, veniva chiamata chalkos. Ieronimo, successo a Ierone nel 214, reintrodusse la litra di 0,85 g per ripristinare l'antico splendore e l'autonomia di Siracusa; inoltre, il conseguente didracma da 10 litre (8,5 g), rispetto al precedente di 6 scrupoli (6,82 g) e al quadrigato (6,6 g), gli permetteva una posizione più avvantaggiata anche se più onerosa nel reclutamento di mercenari. Si perse così il collegamento fra l'argento siceliota e quello romano[9].

Nel frattempo, a Roma, il quadrigato iniziava a degradare (in termini di peso, titolo e stile). Dopo la disfatta di Canne e la morte di Ierone (216) una grave crisi militare ed economica si riflettè anche sulla monetazione; i quadrigati si svilirono enormemente e le monete di bronzo calarono rapidamente di peso, con una sequenza dracmaticamente rapida, dal piede di 120 scrupoli a quelli di 96 scrupoli (trientale, forse già nell'estate 215), 72 scrupoli (quadrantale) e infine di 48 scrupoli (piede sestantale). Difficile dire se sia stata reale svalutazione o crescente fiduciarietà. Visto il precipitare della situazione in Sicilia (divenuta il principale fronte militare, con conseguente dispendio di risorse per le truppe e il foraggio), fu attuata una radicale riforma monetaria anche nell'argento: dapprima (forse nel 216/215) si introdusse, per mantenere l'aggancio col sistema duodecimale, il vittoriato, una dracma da 3 scrupoli (3,41 g), col tipo del Giove romano beneaugurante (in chiara contrapposizione a Zeus Eleutherios, "della liberazione dallo straniero", adottato da Ieronimo); nel 215 o dopo l'uccisione di Ieronimo (marzo 214) fu emesso il Denario di 4 scrupoli (4,54 g), agganciato quindi alla vecchia dracma di Ierone[10], con tipi militari (Roma elmata / Dioscuri protettori dell'esercito). L'asse nel frattempo si era attestato a valori sestantali (48 scrupoli, seppur con ampie oscillazioni); l'ancoraggio al sistema sestantale fu comunque solo un pretesto in quanto bene si prestava a una chiara definizione metrologica. È probabile che il talento (6 scrupoli d'oro) corrispondesse in quel momento a 12 denarî; Roma emise infatti gli aurei marziali del valore di 60 assi (3 scrupoli), 40 assi (2 scrupoli) e 20 assi (1 scrupolo). A dimostrazione di questa datazione, a Morgantina, negli strati "sigillati" dalle distruzioni del 211[11], sono stati trovati, oltre a monete siracusane di Ierone II, di Ieronimo e della V Democrazia (214-211), pochi denarî (tutti delle prime fasi di emissione e di alta conservazione), un aureo marziale da 20 assi (in altissima conservazione) ed alcuni quadrigati (poco più consunti). Nel 211, quindi, denarî e aurei marziali facevano la loro prima comparsa[12].

Il piede sestantale non rimase a lungo in vigore: già nel 212, poco prima della conclusione dell'assedio di Siracusa, si affermava il piede onciale (con asse di 24 scrupoli)[13], anche per una maggiore maneggevolezza. L'oncia ora pesava 4,55 grammi e i Romani poterono ricavare molte uncie di tale peso tagliando a metà i comuni bronzi ieroniani con Poseidone/Tridente di modulo largo. Il Denario diminuì contemporaneamente a 3,5 scrupoli (3,96 g) e quinario, sesterzio e vittoriato non furono progressivamente più coniati. Verso la fine del III secolo nelle province il piede scese al livello semionciale, come attestano i bronzi coniati a Vibo Valentia e Copia dopo la fondazione (rispettivamente 193 e 192). Erano ormai monetine fiduciarie, con peso variabile, garantite dall'aggancio a Denario e talento (di 120 assi).


[1] La cosiddetta litra (quasi 1/180 di libbra) poteva convivere con l'aes grave per la separazione dei due sistemi, quello fuso per le regioni etrusco-italiche e quello bimetallico (con bronzo fiduciario) per la Magna Grecia. Eemblematica Luceria, città di confine fra le due aree di circolazione, con monete sia fuse che coniate. Sembra quindi errata la definizione di "litra" data da Cr.; ad esempio in Cr. 27/4 si nota una S sopra il Pegaso; si tratta quindi di una semioncia di valore fiduciario.

[2] Non sembra tuttavia corretta la coesistenza nella serie 25 di monete di bronzo fuse e coniate.

[3] Il Cr. data invece queste il quadrigato e l'aureo alla fine della guerra celtica.

[4] È questo il classico talento attico, pari a 60 mine.

[5] Dalle cosiddette "Tavole di Locri", in parte redatte al tempo di Pirro, sappiamo che 5 litre d'argento (1,95 g) venivano cambiate con una imprecisata "litra pesante" di bronzo, forse l'asse librale romano da 327,46 g.

[6] Con una piccola differenza dovuta all'aggio.

[7] La dottrina generalmente computa questa monetazione sulla base di una litra (lievemente ridotta) di 0,85 g, deducendone tuttavia una metrologia anomala.

[8] Es.: nominale Gelone/Biga (6,66 g) = 6 scrupoli (teorico 6,82 g) = didracma; nominale Filistide/Biga (4,55 g) = 4 scrupoli (teorico 4,55 g) = dracma.

[9] Per la prima volta si verificò tuttavia l'equivalenza fra bronzo siceliota (moneta Ieronimo/Fulmine da 1 litra, 8,63 g) e romano (coeva oncia trientale, 9,1 g). Quando l'oncia romana si svalutò al livello quadrantale di 6,82 g, Siracusa emise emesso un bronzo di 6,24 g (Poseidone/Tridente di modulo stretto). Il bronzo siracusano da 1 litra, detta appunto "litra", sarebbe in realtà un chalkos; in effetti, in Sicilia il chalkos fu a un certo punto chiamato anche "onkia".

[10] Anche le monete da 2 e 1 scrupoli (quinario e sestertzio), che circolarono quasi esclusivamente in Sicilia e Apulia, trovano corrispondenza nel sistema di Ierone II.

[11] A Morgantina, presso Enna, intorno al 560 giunsero coloni greci di origine calcidese, forse provenienti da Katane; nel 459 fu distrutta da Ducezio. Nel 396 fu conquistata da Dionisio I e con ogni probabilità rimase sotto l'influenza siracusana; solo dopo il 340 riprese a fiorire. Durante la Prima Guerra Punica rimase saldamente in mano dei siracusani. All'inizio della Seconda Guerra Punica ospitò una guarnigione romana, ma nel 213 Morgantina si ribellò ed acolse lo stratega cartaginese di origine siracusana Ippocrate. Caduta di Siracusa (212) subì un violento assedio romano, a cura del propretore Marco Cornelio Cethego. Nel 211 capitolò e subì violente distruzioni. Per punizione fu ceduta a legionari ausiliari spagnoli, guidati da Moericus. Cessò di esistere intorno al 30.

[12] Infatti sarebbe difficile immaginare la presenza di monete risalenti alla Prima Guerra Punica in un contesto sicuramente riconducibile alla seconda, per di più con assenza di usura. Tuttavia i dati di Morgantina devono indurre necessità di alcuni correttivi alla sistemazione proposta dal Crawford. Se un aureo di 20 assi con quinari e sesterzi era già presente nel 211, esso non poteva risalire allo stesso anno di emissione, ma almeno alcuni anni prima.

[13] Sull'esistenza del piede onciale prima della fine della guerra vd. La Sicilia tra l'Egitto e Roma. La monetazione siracusana dell'età di Ierone II, Messina 1995.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

Altra ricostruzione cronologica

(sintetizzata da Salati e Bassi, Riflessioni sulla cronologia delle prime emissioni romane repubblicane, www. sesterzio. eu)

L'introduzione dell'aes grave di 327 grammi (Cr. 14, 18 e 19) potrebbe essere anteriore ai funerali di P. Valerio Publicola (509) e Menenio Agrippa (493) cui, secondo Livio, la plebe contribuì con (rispettivamente) un sestante e un quadrante, oppure alla Lex Julia Papiria (430) che - riferisce Cicerone - commutò le multe da bestiame in assi (levis aestimatio); dubbî rimangono tuttavia se questi termini indichino unità ponderali o monete. La moneta doveva comunque essere ormai presente a fine V secolo, quando fu riconosciuto lo stipendium ai legionari (durante la guerra contro Veio, forse nel 406). In favore di una datazione "alta" dell'aes grave militano i ritrovamenti di ripostigli, particolarmente numerosi nel territorio corrispondente all'espansione di Roma a cavallo tra il V e IV secolo (centro Italia, soprattutto Lazio) e, invece, del tutto assenti in Sicilia (conquistata durante la I Guerra Punica, 264-241), Sardegna e Magna Grecia. Inoltre, la scelta di tipi zoomorfi è espressione di una religiosità primitiva di tipo naturalistico che avvalora una datazione alta. Infine, una datazione alta evita la sovrapposizione con le emissioni di argento e le connesse, minuscole litre bronzee. A fine IV secolo (vittoria di Anzio, 338-335; istituzione dei duoviri navales, 311; costruzione della via Appia, 312-308), con le guerre contro gli Etruschi e le prime due Guerre Sannitiche, avviene una prima svalutazione a 268 grammi (serie Cr. 21, 24, 25, 26 e 35). Le emissioni cominciano ad essere consistenti. Non è quindi necessario ipotizzare un ricorso alla libra osco-latina. La riduzione semilibrale (a 130 grammi, serie Cr. 38 e 39) va collocata al tempo della terza Guerra Sannitica (298-290). Si hanno prime emissioni in città alleate (forse Capua).

La riduzione trientale (o post-semilibrale) avviene agli inizi del III secolo; contemporaneamente, per le nuove esigenze finanziarie (iniziano in conflitti contro i regni orientali) Roma delega alle nuove colonie (Neapolis, Luceria, Metaponto, Crotone), la coniazione del didracma a legenda "ROMANO", con un volume di emissione limitato (come risulta dagli scarsi ritrovamenti); un'emissione sperimentale, delegata appunto alle colonie, che ricoprì un ruolo di transizione cronologicamente ristretto. Nel 289 viene creata la magistratura dei III viri monetales e la coniazione si sposta in città[1], con i più abbondanti didrammi a legenda "ROMA".

L'emissione del denario e la contemporanea riduzione sestantale, in accordo con Plinio e Livio (Ep XV), avvengono nel 269-268. Gli assi hanno pesi che vanno dai 45 grammi ai 35-30 grammi, rapidamente calanti (evidentemente nel corso del conflitto con Cartagine si dovette trovare un equilibrio con il rapporto 10:1 stabilito per legge). Il denario entra in scena, quindi, in preparazione del primo conflitto con Cartagine e lo sostiene con l'impressionante volume di emissioni (complessivamente tra denarî, quinari, vittoriati ed emissioni in bronzo si parla di più di 400 varianti), che si confanno ad un periodo di emissione protratto come la Prima Guerra Punica (264-241, la più lunga guerra dell'antichità) che coinvolse centomila fra marinai e soldati. Collocarne l'emissione nel 211, all'indomani della disfatta di Canne, invece risulta forzato: è il periodo di massima crisi, un momento inadatto per "provare" un nuovo e complesso sistema monetario. Inoltre la teoria ribassista, abbassando la data del denario, lascia scoperto tutto il periodo della Prima Guerra Punica che non è stata certo condotta solo con i didrammi, prodotti in quantità limitata, né tantomeno con l'aes grave. Tutte le svalutazioni, poi, si concentrerebbero in soli 4-5 anni, cosa poco credibile. Inoltre, le numerose tipologie delle prime emissioni anonime (ben 73 tipi diversi solo per il denario) risulterebbero compresse in un arco di tempo di pochissimi anni. A favore della teoria ribassista rimangono però alcuni elementi: il reperimento di monete annibaliche frammiste a bronzi semilibrali e la constatazione che i ribelli campani adoperarono una metrologia quadrientale. Nel 217 (all'indomani di Canne) avviene la ritariffazione del denario a 16 assi e la conseguente riduzione onciale, in accordo con Plinio. La sporadica emissione d'oro si potrebbe collocare al termine del conflitto con Annibale, come suggerito da Plinio.

[1] Plinio afferma che populus Romanus ne argento quidem signato ante Phyrrhum regem devictum (nel 275) usus est; potrebbe significare che l'argento di tipo greco non veniva considerato come una vera moneta romana.

Modificato da L. Licinio Lucullo

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Vincenzo

Gentile Licinio,

ti prego di rimarcare che la ricostruizione cronologica, da te inserita nel post 3, è solo una delle tante possibili e neanche quella più veritiera ad oggi.

Grazie.

Vincenzo.

Modificato da Vincenzo

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L. Licinio Lucullo

La data di introduzione del denario è ampiamente discussa, anzi è sicuramente l'argomento maggiormente discusso di tutta la numismatica repubblicana.

Ho qui solo riprodotto due possibili ricostruzioni, una ispirata alla teoria "intermedia" e l'altra a quella "tradizionale", per il semplice fatto che compaiono articolatamente nel nostro forum (anche la seconda, sebbene ne abbia citato la fonte da un altro sito internet).

Modificato da L. Licinio Lucullo

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L. Licinio Lucullo

Mattingly ha proposto che la figura al dritto del denario sia Bellona, non Roma. Questa ricostruzione poggia sulla solida considerazione che un tempio a Bellona fu votato già da Appio Claudio e, come risulta da Plinio, nel 296 era stato già effettivamente consacrato, mentre un tempio a Roma (e quindi una personificazione della città) solamente da Adriano, nel 135 d.C.

Il retro riprende l’iconografia di un octobolo dei Bruzi della fine della guerra contro Pirro (quando essi erano alleati di Roma), ma con impostazione più guerresca (con le lance in resta, anziché la mano alzata). osserva Coarelli (Argentum signatum, 2013), i Dioscuri alludono a un rapporto mitico tra Bruzi e Romani, per l’associazione fra la battagtlia della Sagra con quella del Lago Regillo. L’iconografia del denario può essere interpretata, allora, come una promessa di riscatto rivolta ai cittadini di Locri e quanti altri, come loro, cercavano di resistere alle pressioni belliche di Annibale. Infatti, nel 215 (anno cui Coarelli assegna l’introduzione del denario) Locri aveva deciso di opporsi ad Annibale; convinti da Annone avevano poi capitolato, ma non prima di aver fatto mettere in salvo la guarnigione romana.

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L. Licinio Lucullo

Sulle più antiche serie denariali anonime la Dea Roma veste un elmo (le cui diverse tipologie sono state censite dal Sydenham, The Coinage of the Roman Republic) di tipo attico, con visiera, ali alle tempie e grifone sulla linea mediana. È una creazione atta a connotare la combattività della dea; un esemplare simile (ma con i paraguance) è esposto al Getty Villa di Malibù

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