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  1. Vel Saties

    Sette soldati romani rinvenuti in un pozzo.

    Pubblicazione originale: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0333440 Multidisciplinary study of human remains from the 3rd century mass grave in the Roman city of Mursa, Croatia Abstract During excavations in 2011, a peculiar archaeological feature representing a mass grave with seven completely preserved skeletons was discovered at the site of the Roman period city of Mursa (modern-day Osijek, Croatia). The archaeological context and direct radiocarbon dating indicate that the bodies were interred during the mid-3rd century CE. Bioarchaeological analysis shows that all seven individuals are adult males exhibiting numerous pathological lesions (e.g., enthesopathies, injuries). Carbon and nitrogen stable isotopes analysis indicates they had a mixed C3/C4-based vegetal diet with limited amounts of terrestrial animal protein and a very limited marine protein consumption. Ancient DNA analysis shows that individuals from the Mursa mass grave had a heterogenous ancestry. None of them show genetic continuity with the preceding local Early Iron Age population. The presented multidisciplinary analyses of the Mursa mass grave strongly suggest that the studied individuals were Roman soldiers, victims of a catastrophic event occurring as the result of the ‘Crisis of the Third Century’, most probably the battle of Mursa from 260 CE. I resti di sette soldati romani rinvenuti in un pozzo rivelano che potrebbero essere stati vittime della sanguinosa battaglia di Mursa Una ricerca multidisciplinare ha portato alla luce una fossa comune del III secolo contenente scheletri di legionari romani a Osijek, antica città di Mursa, nel pieno della crisi dell'impero romano del III secolo Gli archeologi hanno scoperto una fossa comune di soldati romani nascosta all'interno di un antico pozzo in Croazia. PLoS One (2025) Nel 2011, durante i lavori di costruzione di una biblioteca universitaria, gli archeologi hanno scoperto una fossa comune con sette scheletri in un antico pozzo a Osijek, in Croazia (l'antica città romana di Mursa). Ora, 1.700 anni dopo, in quella che nell'antichità era la prospera Mursa romana, è stata portata alla luce la possibile storia di questi sette soldati romani che furono gettati senza alcuna cerimonia in un pozzo d'acqua. Grazie a uno studio meticoloso pubblicato sulla rivista PLOS ONE, tutto sembra indicare che si tratta di soldati romani caduti nella battaglia di Mursa nel 260 d.C., uno degli episodi più oscuri e sanguinosi della cosiddetta crisi del III secolo nell'era dell'Impero romano. Una scoperta inaspettata sotto le fondamenta di un'università L'antico pozzo romano, catalogato come SU 233/234, ha un diametro di circa due metri e una profondità di tre. Oltre a rappresentare una reliquia millenaria, ciò che i ricercatori non si aspettavano di trovare era una fossa comune perfettamente conservata con sette scheletri umani completi, ammucchiati uno sopra l'altro, in diverse posizioni. Alcuni dei corpi giacevano a testa in giù, altri di lato, ma era evidente che tutti erano stati gettati nella cavità in fretta e senza alcun tipo di sepoltura rituale. Chi erano questi uomini? La scienza al servizio del passato Il team guidato dal bioarcheologo Mario Novak, dell'Istituto di Ricerca Antropologica di Zagabria (Croazia), ha utilizzato una vasta gamma di tecniche moderne per scoprire chi fossero i defunti del pozzo. In primo luogo, la datazione al radiocarbonio ha determinato che i corpi furono depositati tra il 240 e il 340 d.C., in coincidenza con il periodo più critico dell'Impero romano: la crisi del III secolo. Non c'erano oggetti intorno a loro tranne una moneta abbandonata, coniata nel 251 sotto l'imperatore Ostiliano (figlio minore dell'imperatore Traiano), il che ha rafforzato la datazione degli scienziati. La posizione esatta del pozzo SU 233/234 durante lo scavo (segnata con un cerchio rosso). PLoS One (2025) Successivamente, le analisi degli isotopi stabili di carbonio e azoto estratti dal collagene delle costole dei resti hanno dimostrato che gli individui avevano seguito una dieta ricca di cereali come il grano e il miglio, con scarsa carne e praticamente nessun pesce. Questa alimentazione è coerente con quanto si sa delle razioni militari romane, in cui la dieta era composta principalmente da cereali come avena, grano e orzo (con un apporto calorico giornaliero di circa tremila calorie), il che indicava già un'identità comune: erano soldati dell'esercito. Perché gettarli nel pozzo? I sette scheletri erano tutti di uomini adulti; quattro di loro giovani (tra i 18 e i 35 anni secondo le stime) e tre di mezza età (tra i 36 e i 50 anni). Con un'altezza media di 1,72 metri (superiore alla media dell'epoca) e una corporatura robusta, le loro ossa presentavano segni di forte usura muscolare, fratture guarite e lesioni alla colonna vertebrale compatibili con anni di allenamento fisico e una vita militare intensa, come ci si aspetterebbe da un legionario romano. Ma la cosa più sorprendente erano le ferite perimortem, cioè quelle subite poco prima della morte. Uno degli uomini, identificato come SK 4, presentava una perforazione completa dello sterno, probabilmente causata da una lancia o da una freccia; un incisivo centrale rotto e un taglio profondo all'omero sinistro, forse causato da una spatha, la spada lunga dei cavalieri romani. Un altro presentava una ferita da taglio all'anca destra, probabilmente ricevuta alle spalle. Il pozzo SU 233/234 durante diverse fasi di scavo, che mostra la posizione degli scheletri. PLoS One (2025) «Le analisi multidisciplinari presentate sulla fossa comune di Mursa suggeriscono con certezza che gli individui studiati erano soldati romani, vittime di un evento catastrofico verificatosi a seguito della ‘crisi del III secolo’, molto probabilmente la battaglia di Mursa del 260 d.C.», spiegano i ricercatori nel loro studio. Inoltre, uno strato di osso nuovo suggeriva che i sette individui avessero probabilmente sofferto di un'infezione delle vie respiratorie inferiori poco prima di morire. «La presenza di una nuova formazione ossea periostica in quella zona dello scheletro è stata utilizzata come prova di malattia delle vie respiratorie inferiori nel registro archeologico», hanno osservato gli esperti. Un esercito multiculturale Una delle scoperte più affascinanti dello studio è stata l'analisi del DNA antico in quattro dei sette individui. I risultati hanno rivelato una grande diversità genetica; ad esempio, uno dei soldati aveva origini mediterranee orientali, un altro nord europee, un altro orientali e un altro ancora centro europee. Tutte queste informazioni confermano ciò che già sapevamo da fonti scritte: che l'esercito romano reclutava soldati da ogni angolo dell'Impero e anche da oltre, compresi i galli e i sassoni. La battaglia di Mursa Gli archeologi collocano questo ritrovamento nel contesto della battaglia di Mursa, combattuta nel 260 d.C. tra l'imperatore Galieno (che mantenne in vita l'impero nel suo periodo più buio) e l'usurpatore Ingenuo, che tentò di strappargli il trono in un momento di grande instabilità politica. Secondo gli storici classici, Galieno non mostrò alcuna clemenza verso i vinti e molti dei soldati furono giustiziati o abbandonati senza sepoltura. Il pozzo di Osijek potrebbe essere una di quelle fosse di punizione. Secondo gli esperti, tutto quadra. https://www.storicang.it/a/i-resti-di-sette-soldati-romani-rinvenuti-in-pozzo-rivelano-che-potrebbero-essere-stati-vittime-della-sanguinosa-battaglia-di-mursa_17645 https://www.stilearte.it/sette-soldati-romani-uccisi-e-gettati-in-un-pozzo-chi-erano-da-dove-venivano-cosa-accadde-in-quelle-ore-gli-archeologi-risolvono-il-cold-case-ecco-coshanno-scoperto/#google_vignette Sette soldati romani uccisi e gettati in un pozzo. Chi erano, da dove venivano, cosa accadde in quelle ore? Gli archeologi risolvono il cold case. Ecco cos’hanno scoperto Quando gli archeologi hanno aperto per la prima volta il pozzo romano identificato con la sigla SU 233/234 nella città croata di Osijek, quel che si sono trovati davanti era qualcosa di inaspettato: sette scheletri completi, uomini morti quasi 1.700 anni fa, silenziosi testimoni di un’epoca di caos e guerra. La loro scoperta, riportata in uno studio pubblicato ora su PLOS ONE (Novak et al., 2025), permette di vedere le conseguenza della crisi del terzo secolo d.C., un periodo in cui l’Impero Romano visse cinquant’anni di instabilità politica, guerre civili e invasioni straniere. Gli scavi del 2011 nell’antica Mursa, l’odierna Osijek, hanno permesso di recuperare scheletri che non erano semplici resti abbandonati: ogni osso raccontava una storia di vita militare, fatica fisica e violenza. La datazione al radiocarbonio li colloca tra il 240 e il 340 d.C., in coincidenza con episodi bellici documentati dalle fonti storiche, tra cui lo scontro tra l’imperatore Gallieno e l’usurpatore Ingenuo intorno al 260 d.C. “Tutto fa pensare a un singolo evento catastrofico”, spiega il dott. Mario Novak, principale autore dello studio. Gli uomini sembrano essere stati gettati nel pozzo subito dopo la morte, come testimoniano la disposizione articolata degli scheletri uno sopra l’altro e la moneta dell’imperatore Ostiliano datata 251 d.C. rinvenuta sul fondo. Ai tempi dell’Impero Romano, l’odierna Osijek, situata nell’est della Croazia, era conosciuta come Mursa. Fondata nel I secolo d.C., Mursa divenne una colonia romana sotto l’imperatore Adriano nel 133 d.C., assumendo il nome di Aelia Mursa. La città si trovava in Pannonia Inferiore, vicino alla confluenza dei fiumi Drava e Danubio, e fungeva da importante centro commerciale e militare. Mursa è celebre, appunto, per due significative battaglie che vi ebbero luogo. La prima, combattuta intorno al 260 d.C., – ed è il nostro caso – vide l’imperatore Gallieno affrontare l’usurpatore Ingenuo. Nonostante la scarsità di dettagli storici, si sa che Gallieno ottenne una vittoria decisiva, consolidando la sua posizione imperiale. La seconda, la Battaglia di Mursa Major del 351 d.C., fu combattuta tra l’imperatore Costanzo II e l’usurpatore Magnenzio. Questa battaglia è considerata una delle più sanguinose della storia romana, con gravi perdite da entrambe le parti, ma con una vittoria strategica per Costanzo II. Oggi, il sito archeologico di Mursa a Osijek offre una testimonianza tangibile del passato romano della regione, con resti di mura cittadine, strutture militari e reperti che raccontano la storia di questa importante città dell’antichità. L’analisi bioarcheologica mostra che tutti e sette erano maschi adulti, di età compresa tra i 18 e i 50 anni, con un’altezza media di 172,5 cm, superiore alla media dei civili dell’epoca. Le loro ossa rivelano anni di combattimenti e sforzo fisico: fratture guarite, segni di stress muscolare e danni alla colonna vertebrale compatibili con addestramento e vita militare. Alcuni scheletri presentavano traumi da combattimento evidenti: ferite da punta, tagli da spada e colpi contundenti, confermando che la loro fine non fu accidentale: morirono per mano nemica. L’intera fossa sembra quindi il risultato di un singolo evento catastrofico, probabilmente un epico scontro di Mursa nel 260 d.C., durante il quale il caos militare e politico della crisi del terzo secolo raggiunse il suo culmine. Cerchiata di rosso, la posizione esatta del pozzo SU 233/234. @ Crediti: PLoS One (2025) Per comprendere meglio le loro vite, gli studiosi hanno estratto il collagene dalle costole e analizzato gli isotopi di carbonio, azoto, stronzio e ossigeno. Questi dati rivelano non solo cosa mangiavano, ma anche da dove provenivano. La dieta era prevalentemente vegetale, dominata da cereali come grano e miglio, con quantità limitate di carne e quasi nessun pesce, coerente con le razioni ufficiali dei legionari romani. I segnali di stronzio e ossigeno indicano che alcuni dei soldati erano originari di regioni lontane: dal Mediterraneo orientale fino alle steppe pontico-caspiche, a conferma di una mobilità straordinaria dei soldati dell’Impero Romano. L’analisi del DNA antico ha completato il quadro: quattro scheletri hanno restituito materiale sufficiente per il sequenziamento, mostrando una diversità genetica notevole. Alcuni portavano lignaggi tipici dell’Europa settentrionale, altri della Grecia o delle coste dell’Asia Minore, altri ancora delle steppe eurasiatiche. Questi uomini erano parte di un esercito cosmopolita, reclutato in base alle esigenze militari dell’Impero, e la loro presenza insieme, caduti nello stesso scontro, testimonia la capacità romana di unire individui di provenienze lontanissime in un’unica unità combattente. La fossa comune di Mursa diventa così un microcosmo dell’Impero Romano: multiculturale, militarizzato, fragile sotto il peso delle proprie ambizioni. Ogni scheletro racconta anni di addestramento, di viaggi, di guerre e di sforzi fisici. Le ferite sulle ossa parlano di battaglie e sofferenze, mentre il DNA e gli isotopi tracciano storie di origini lontane, mobilità e adattamento. In questa prospettiva, il pozzo dimenticato non è solo un deposito di corpi, ma un archivio di esperienze, connessioni e vite interrotte da un singolo evento catastrofico. La deposizione rapida dei corpi, senza rituali funerari, suggerisce un trattamento brutale dei caduti, coerente con resoconti frammentari di guerra civile e invasioni barbariche. L’integrazione di archeologia, genetica e analisi isotopica restituisce a questi soldati una biografia precisa e concreta, trasformando un pozzo dimenticato in una finestra vivida sul cuore pulsante di un Impero in crisi. Come conclude lo studio, “L’analisi multidisciplinare della fossa comune di Mursa rivela il costo umano dei tumulti di Roma del terzo secolo, conservato per millenni nel silenzio di un pozzo”. Riferimento bibliografico: Novak M, Yavuz OE, Carić M, Filipović S, Posth C (2025) Studio multidisciplinare dei resti umani provenienti dalla fossa comune del III secolo nella città romana di Mursa, Croazia. PLoS One 20(10): e0333440. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0333440
  2. grigioviola

    Tresor de I'aat (Siria)

    Recentemente mi sono imbattuto in una moneta proveniente da un tesoretto di cui non conoscevo l'esistenza. Si tratta del Tesoro di I'aat, piccolo villaggio (o più probabilmente località, dato che non sono riuscito a localizzarla sul maps) non lontano da Aleppo, in Siria. Il ripostiglio è stato messo in vendita in un'asta del noto negozio francese CGB nel 2005 e poi successivamente disperso, per la quota dei lotti invenduti, negli anni successivi nelle varie sessioni delle aste settimanali della loro boutique. Sulle circostanze della scoperta non si sa molto, i dati riportati nello studio del tesoro a opera di Jerome Mairat sono alquanto scarni: l'insieme proviene da una collezione di numismatico francese che ha acquistato questo gruppo di monete dirattemente in Siria qualche anno prima dello scoppio del primo conflitto mondiale per poi portarle con se in Europa. Negli appunti che accompagnavano queste monete vi era l'indicazione della provenienza e una nota che faceva riferimento alla scoperta da parte di alcuni agricoltori. Non è dato di sapere se le monete erano all'interno di qualche recipiente o sacco. Si tratta di 95 antoniniani di cui sicuramente 91 appartengono a un ritrovamento omogeneo, mentre altri 4 (per stato di usura e datazione) molto probabilmente sono stati inseriti nel lotto ma non ne facevano originariamente parte. I 91 antoninaini sono tutti a nome di Valeriano e Gallieno (con 10 esemplari battuti a nome del figlio Salonino) e appartengono tutti alle due zecche orientali di Antiochia e del secondo Atelier (Samostata?). In particolare le emissioni in questione sono così distribuite: La particolarità della composizione e la sua marcata omogenità pongono alcuni interrogativi a cui purtoppo non è possibile dare risposta: si tratta di un ritrovamento completo? si tratta di una parte accuraratamente selezionata di un ritrovamento più importante? Gli aspetti più salienti di questo ripostiglio sono che tutte le monete dell'Atelier secondario (Samostata) appartengono alle due prime emissioni, mentre le monete della zecca di Antiochia appartengono esclusivamente alla quinta emissione. La presenza di monete a nome di Salonino per entrambe le zecche permettono di fissare un termine post quem per la chiusura del ripostiglio alla primavera del 258 periodo in cui cessò la produzione di monete a nome di Valeriano II a seguito della sua morte. Questa data certa, assieme allo stato di conservazione mediamente elevato dell'insieme (che esclude quindi una lunga circolazione dei pezzi), fa datare la chiusura del ripostiglio (ammesso che esso sia completo o che rispecchi in omogeneità e composizione un insieme più grande) nel corso del 258. L'importanza di questo piccolo ripostiglio sta nell'aver permesso - grazie allo studio comparato delle varie monete presenti - di spostare dalla terza alla seconda emissione dell'Atelier secondario (Samostata) le monete di Salonino senza marche al rovescio il che implica di datare la fine della seconda emissione nel 258 e l'inizio della terza più tardi rispetto quanto si credeva in precedenza. Inoltre la netta prevalenza di monete del secondo atelier orientale (87%) e il luogo di ritrovamento in territorio siriano, fanno dubitare dell'attribuzione di questo atelier alla città di Samostata. Mairat sostiene che il secondo Atelier orientale aveva il compito di emettere sostanzialmente denaro destinato all'esercito e di conseguenza, molto probabilmente, non è da individuare in una grande città quanto piuttosto in un accampamento militare e di considerarlo con buona probabilità come un impianto produttivo itinerante. Per chi volesse approfondire qui c'è il link al catalogo delle monete e allo studio che lo accomapagna a firma di Jerome Mairat: https://flips.cgb.fr/ct02/files/assets/basic-html/page-1.html Mentre questa è la moneta che è entrata nella mia collezione: Antoniniano; 21 mm - 3,5 gr; Zecca: Atelier Orientale II 2a emissione: 256-258 D\ IMP C P LIC GALLIENVS P F AVG R\ PIETAS AVGG Provenienza: Tresor de I'aat, n. 69 Classificazione: RIC 447; Cunetio Hoard n. 849; Tresor d'Eauze1603 (19 ex.); Göbl1684 m (39 ex.)
  3. micheledenardo

    Gallieno serie zoo (cervo?)

    Un' altra moneta della serie "zoo" di Gallieno. Mi pare che sia un cervo (stag): in quanto le corna sono ramificate, non mi sembrerebbe nè un' antilope nè una capra. Tuttavia non sono ancora riuscito a trovare la moneta nel RIC, nè a stabilirne la datazione.
  4. Ho acquistato di recente alcuni Antoniniani dell' imperatore Gallieno (253-268). La serie è quella denominata "zoo", zecca di Roma, dedicata ad Apollo e Diana. Qui però le mie informazioni si fermano. Sarei interessato ad avere più informazioni possibili sulla serie e su questa moneta in particolare: se c' è un riferimento nel RIC, l' anno di coniazione, etc. Grazie anticipatamente
  5. Illyricum65

    DEO VOLKANO

    Vulcanus Vulcane, impiger deus deumque faber, mea verba audi: magna dis deabusque domicilia in sacro Olympo extrue - - O Vulcano, Dio infaticabile, fabbro degli dei, ascolta le mie parole: costruisci delle grandi residenze per gli dei e per le dee nel sacro Olimpo. – Vulcano (Vulcanus, Volcanus o in arcaico Volkano) è divinità del fuoco terrestre e distruttore. Appartiene alla sfera divina dei tempi arcaici (citato da Varrone). Era collegato al fuoco e alla sua azione e come epiteti aveva Mulciber, Quiesus e Mitis, per scongiurarne l’azione distruttiva. In seguito identificato con il greco Efesto, l’epiteto Mulciber fu interpretato come “colui che addolcisce i metalli nella forgia”. A Roma vi erano molti templi arcaici a lui dedicati. Il principale e più antico santuario di Vulcano a Roma era il Volcanal, situato nell'area Volcani, nell'angolo nord-ovest del Foro Romano, con un'ara e un fuoco perenne. Secondo la tradizione il santuario era stato dedicato da Romolo, che vi aveva posto una quadriga di bronzo, preda di guerra dopo la sconfitta dei Fidenati, e la sua statua con la lista dei suoi successi bellici scritta in greco. Al tempo di Plinio il Vecchio (70 d.c.) nel Volcanale c'era un albero di loto che si riteneva più antico della città stessa e le cui radici si diramavano fin sotto il Foro di Cesare, passando sotto le stationes municipiorum, cioè i locali destinati a riunioni di cittadini delle città principali dell'impero. L'area Volcani era circa 5 m. più alta del Comitium e da essa i re e i magistrati della prima repubblica, prima che fossero costruiti i rostra, si rivolgevano al popolo. I Vulcanalia in suo onore si celebravano il 29 aprile, quando il sole iniziava a scaldare i campi e le creature, e il 23 agosto, quando i granai erano a rischio di incendi per la calura. Venivano creati in onore del Dio dei fuochi, in cui venivano sacrificati pesci o piccoli animali che venivano mangiati sul posto dalla gente. Vulcano era tra gli Dei da placare dopo in grande incendio di Roma nel 64 d.c.. In risposta, Domitian (81–96) edificò un nuovo altare a Vulcano sul colle del Quirinale, aggiungendo un vitello e un cinghiale rossicci ai sacrifici dei Vulcanalia. Un flamen Volcanalis fu preposto al culto del Dio e lo stesso officiava il sacrificio alla Dea Maia, ogni anno alle calende di maggio. https://it.wikipedia.org/wiki/Vulcano_(divinit%C3%A0) Nella Gallia ben presto fu assorbito e assimilato per sincretismo con divinità ctonie che svolgevano funzioni di fabbri divini: uno di questi ad esempio forgiava le armi degli Dei. Talvolta Volcano assorbì anche funzioni svolte da Mercurio. Tutto ciò funge da prologo ad una moneta e quindi a una serie monetale della seconda metà del III secolo, periodo tribolato per l’Impero e soprattutto per chi viveva nell’area gallica. Area dove doveva era di stanza un cospicuo numero di truppe romane. Da qui la richiesta di una enorme massa di monete da utilizzare nei pagamenti degli stipendi militari. La tipologia che ha attirato la mia attenzione è quella seguente...
  6. "Autour des travaux d’Hercule Postume et Gallien." - M. Christol View File Postumo e Gallieno uniti nel mito di Ercole. Submitter Illyricum65 Submitted 27/04/2020 Categoria Monete Antiche  
  7. gpittini

    Questioni chimico-fisiche.

    DE GREGE EPICURI Questo antoniniano un po' malconcio di Gallieno (sole reign) è il pretesto per interrogarmi (e interrogarvi) su alcune questioni di metallurgia che riguardano proprio questo tipo di monete. Al D, GALLENUS AUG. Al rovescio, AEQUITAS AUG con una stella nel campo sinistro; dovrebbe essere il RIC 627, Goebl 1610, della zecca di Antiochia. Quello che si nota, specie al D, è la presenza di varie zone di abrasione, specie sulle parti più prominenti. Nelle zona abrase, il metallo ha un aspetto granuloso, mentre in quelle integre appare compatto e lucido. Le domande che mi/vi pongo sono queste: 1) Le abrasioni sono di origine meccanica (presumibilmente: sfregamento con altre monete, o con diversi oggetti), oppure chimica (permanenza in ambiente umido e probabilmente acido)? Io propenderei per la prima ipotesi. 2) La differenza di aspetto fra le zone integre e quelle abrase si spiega con la differenza del metallo? Mi spiego: molti sostengono che nella coniazione di queste monete l'argento "emerge" in superficie, mentre la parte più interna è lega di Ag e Cu (che in realtà risultano sì mescolati, ma al microscopio sempre distinti); la parte lucida e compatta sarebbe quindi Ag. Però si potrebbe anche pensare che la lucidità-compattezza sia dovuta semplicemente all'effetto meccanico della coniazione. Avete qualche idea?
  8. Alessioildoge

    Zecca asiatica?

    DE GREGE EPICURI Questo Gallieno ha un ritratto davvero insolito; penso che, senza il nome, avrei avuto difficoltà a riconoscerlo. Pesa 2,7 g. e misura 21 mm. Al D: IMP GALLIENUS AUG. Al R: VIC(T)O(RIA) (GER)MAN; la Vittoria sulla sinistra porge una corona a Gallieno, che è a destra e regge un lungo scettro. Il RIC colloca la moneta al 256-257 (regno congiunto) , n. 452, e la attribuisce ad una zecca asiatica. Suppongo che alla zecca sia dovuta la particolarità del ritratto. Ma di che zecca si tratterà?
  9. Andrealb

    Sesterzio di Gallieno

    Ciao a tutti, è la prima discussione che apro, ho letto il regolamento, ma portate pazienza, se commettessi involontariamente qualche violazione, vi prego di segnalarmelo prontamente.... Ho visto nella prossima asta di Rauch, quella del 9 aprile, il lotto 1237, un Sesterzio di Gallieno che viene dichiarato "colorato artificialmente" ("künstlich getönt").... Non so se posso postare la foto o il link, per motivi di copyright, fatemelo sapere.... Gallieno è uno dei miei preferiti per via della riforma dell' esercito, e il sesterzio mi ingolosisce, quello che vorrei chiedervi è: la colorazione può nascondere pecche più gravi (cancro...) ? Si potrebbe decolorare senza danneggiarlo, o, a questo punto, meglio tenerlo com'è ?
  10. salve a tutti vorrei dei pareri per identificare questa moneta. è abbastanza consumata ma alcune parti si vedono ancora. sul diritto si legge (forse) L I E(?) N(M?) U S sul rovescio no saprei sembra ci sia raffigurata una donna con un bastone(?) diametro (nel punto più largo) 19 mm peso 4-5 g. diritto http://imageshack.us.../dsc0081rd.jpg/ rovescio http://imageshack.us.../dsc0083cx.jpg/
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