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marmo87
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Queste sono le uniche due tipologie di alfonsino minuto coniate a nome di Giacomo II d'Aragona nella zecca di Bonaria. Fino agli anni '80 attribuite alla zecca di Villa di Chiesa, furono poi riclassificate dallo studioso Crusafont nella zecca di Bonaria, colle attualmente inglobato nella città di Cagliari e suo quartiere residenziale. 

Le due tipologie sono entrambe in mistura e si distinguono per la legenda al dritto e al rovescio: 

Mir 5 : D/ IACOBVS ARAGON  ;  R/ ET SARDINIE REX

MIR 6 : D/ IACOBVS DEI GRA  ; R/ ARAGONUM REX

La tipologia aragonum rex é estremamente più rara e secondo lo studioso Mariano Sollai é coniata in un periodo antecedente, precisamente tra il 1325 , anno in cui arrivò sull'isola lo zecchiere Michele Ros e il 1326, anno in cui Pisa cedette definitivamente i diritti sull'isola agli Aragonesi. Infatti prima di tale data era ancora incerta la sorte delle armi e solo successivamente all'annessione ufficiale Giacomo II assunse anche il titolo di re di Sardegna.

Con l'alfonsino d'argento, dal valore di 18 alfonsini minuti e coniato nella zecca di Villa di Chiesa si chiudono le emissioni monetali del primo re aragonese della Sardegna.

20180203_212911.jpg

20180203_212739.jpg

Edited by anto R
Aggiunto tag regionale
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Zecca di cui si parla poco. Nella recente bibliografia vi è un accenno nell'opera della Travaini:

Baldassarri, M., Bonaria, in travaini, l., (A cura di), Le zecche italiane fino all’Unità. (2 voll.). Roma 2011, I, pp. 534-535.

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questa zecca è presente nel volume in corso di preparazione sulle monete aragonesi in sud Italia,

edizioni D'Andrea

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Anch'io ho poca documentazione sulla zecca di Bonaria.. Questa é una buona occasione per acquistare i testi da voi citati.. Se qualcuno vuole aggiungere qualcos'altro su questa zecca sarebbe graditissimo.. Intanto dico qualcosa in più sulle monete in allegato.. Ho il bilancino scarico ma come peso a quanto ricordo siamo sui 0,7 g per la Mir 5 e 0,6 g per la Mir 6 con un diametro rispettivamente di 14-16 mm e di 13-14 mm. Il peso teorico  come descrive minuziosamente il Sollai rispecchia quello dei denari barcellonesi, ovvero 0,709 g (0,177 g di argento fino e 0,531 g di rame con un titolo del 25%). Gli alfonsini sono così chiamati dal nome del figlio di Giacomo II, Alfonso IV, che allora aveva pieni poteri sull'isola. Venivano quindi ricoperti da una argentatura che nell'esemplare Mir 5 é ancora ben visibile. 

Furono battuti tra il 1325 e il 1327, anno in cui a Giacomo succedette il figlio. Lo studioso Enrico Piras afferma che in un solo anno si arrivò a coniare oltre 1500000 esemplari. 

Per quanto riguarda la rarità, Piras attribuisce R al Mir 5 e R2 al Mir 6, mentre Sollai attribuisce R al Mir 5 ed R3/R4 al Mir 6. Io sarei più propenso ad attribuire NC al Mir 5, in quanto é di frequente riscontro nelle aste, anche se non sempre in buona conservazione e argentatura e R3 al Mir 6. 

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  • 2 weeks later...

Provo a vedere se magari trovo qualcosa sulla zecca di Bonaria nei miei libri, ma non è una Zecca sulla quale si è scritto tanto, anche perchè le informazioni credo nono siano molte.

Per ora carico una foto del colle di Bonaria visto dal Castello di Cagliari.

SAM_80081.thumb.JPG.21c82dbec04debd9f9a785963b7db1c5.JPG

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Il 4/2/2018 alle 12:54, santone dice:

questa zecca è presente nel volume in corso di preparazione sulle monete aragonesi in sud Italia,

edizioni D'Andrea

Spero che questo libro veda al più presto la luce e che possa entrare nella mia piccola biblioteca, visto che non sono molti i libri che trattano di monetazone Sarda e sopratutto Medievale.

P.s. Complimenti anche per il libro di Carlo V.

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Belle queste cartoline.... mi fanno venire in mente che abbiamo altre 5 importanti zecche medioevali in Sardegna, una presente proprio nel quartiere di Castello, arroccato nell'omonimo colle e fotografato nell'ultima immagine mostrata da @4mori. Anche Cagliari come Roma, Lisbona e Istanbul è città di 7 colli, di cui 2 sono stati sede di zecca.

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9 ore fa, 4mori dice:

Spero che questo libro veda al più presto la luce e che possa entrare nella mia piccola biblioteca, visto che non sono molti i libri che trattano di monetazone Sarda e sopratutto Medievale.

P.s. Complimenti anche per il libro di Carlo V.

grazie,

per il libro suglia aragonesi spero che venga pubblicato entro il 2018

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Ho guardato i libri in biblioteca, e la Zecca di Bonaria è una di quelle che in Sardegna non viene accettate da tutti gli studiosi, infatti il Piras nel libro "Le monete della Sardegna, 1996" riferisce che M. Crusafont i Sabater in suo studio ha provato l'esistenza della Zecca di Boniaria con lo studio di documenti dell'Archivio della Corona D'Aragona a Barcellona, accettando in pieno lo studio e anche lui attribuendo le due tipologie dell'Alfonsino Minito a Bonaria, Angelo Castellaccio nel libro "Economia e monete nel Medioevo mediterraneo, 2005" invece sostine una tesi contraria e controbatte lo studio del Sabater sulla esistenza della Zecca di Bonaia, appuntando su vari aspetti dello studio stesso, che vanno dagli Zecchieri alla produzione totale delle monete, concludendo che in questa Villa si siano recati gli zecchieri di Villa di Chiesa per redere conto all'Infante Alfonso e che in tale posto non sia mai stata attiva una Zecca, nell'ultima opera di Lucia Travaini "Le Zecche Italiane fino all'Unità, 2011" alla voce Bonaria, (scrive di questa zecca Monica Baldassarri) raccontando la storia della Villa stessa, poi fa presente lo studio di Crusafont ed elenca in quali opere questa zecca sia stata edita, con le conclusioni degli autori dei vari libri, lasciando al lettore una maggiore ricerca sull'argomento.

A mio parere le obiezioni che il Castellaccio fa sullo studio di Crusafont sono molto fondate e quindi questa zecca potrebbe anche non essere mai esistita e visto che lo stesso Infante Alfonso aveva indicato Villa di Chiesa come l'unica Zecca che in Sardegna avrebbe potuto operare, e così in teoria fù fino all'apertura della Zecca di Cagliari con concessione Reale, ma d'altro canto per voler contrastare il potere economico che i Pisani del Castello avevano nel luogo fece sì che gli si costruisse una villa con mura e che quindi anche l'impianto di una Zecca per la produzione di moneta minuta che servisse alle compravendite giornaliere potrebbe essere stata necessaria propio per contrastare il potere economico Pisano e quindi rendere la moneta Pisana non più accettabile, introducendo un gran numero di monete Catalane atte a minare la solidità dei commerci del Castello, quindi come anche tante altre volte nella storia il nemico non si combatte solo con la spada.

Purtroppo non sono riuscito a reperire lo studio del Crusafont e quindi a leggere quello che tale studioso ha scoperto ed esposto nel suo studio, comunque la bibliografia sull'argomento non è troppa e di difficile reperimento anche per farsi una vera e propia idea, quindi per ora rifaciamoci alle conclusioni che fanno di queste due monete coniate a Bonaria.

Complimenti @marmo87 per le due monete, sono veramente belle e le impronte molto visibili, entrambe le legende leggibili, splendidi esemplari di monete Sarde, fano tornare indietro nella storia a quel periodo travagliato che fu la conquista della Sardegna da parte Catalano-Aragonese.

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Grazie @4mori , io credo corretta l'attribuzione alla zecca di Bonaria, anche se non ne sono certo per entrambe le tipologie.. 

Gli edifici del colle come anche il cimitero monumentale sorgono sopra un'antica necropoli punica. E alcuni anni fa, lavori di scavo nelle vie limitrofi furono interrotti a causa del ritrovamento di antichi edifici medioevali e un concittadino mi ha riferito che furono ritrovate anche diverse monete. 

Queste voci di popolo non aggiungono nulla di concreto alla ricostruzione storica ma sicuramente ci sono ancora tanti lati sconosciuti da svelare... Io purtroppo non ho accesso a queste fonti..

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Certo se si scava in quell'area sicuramente si trovano reperti medievali e non solo, magari una campagna di cavo mirata potrebbe portare prove concrete, ma sicuramente in centro città non è molto fattibile questa ipotesi e quidi bisogna basarsi sulle basi documentali, non si puo escludere con certezza che sul colle sia stata funzionante una Zecca, comunque il fatto che Castellaccio obbietti l'esistenza non aiuta a rafforzare la teoria del Crusafont accettata in pieno dal Piras.

Sarebbe bello avere un parere da R-R, lui sicuramente più adatto ad esprimere un parere data la sua esperienza e professionalità.

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  • 1 year later...

buona serata a tutti voi, @4mori, @santone ci sono poi aggiornamenti sul volume sulla monetazione aragonese nel sud Italia? 

Intanto vi posto il mio alfonsino minuto di Giacomo II:

alf1.thumb.png.aafb48cb23a54662251fc969836199a3.png

Edited by domenico.mura
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Il 22/12/2019 alle 16:07, santone dice:

Ciao,

è in fase di revisione, dovrebbe uscire  in primavera 2020

Splendida notizia, naturalmente sarà un piacere poter acquistare e leggere questa nuova opera, scritta da un cultore della materia.

Aspetto con impazienza questa nuova fatica, che spero arrivi presto nella mia libreria.

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Il 22/12/2019 alle 16:00, domenico.mura dice:

buona serata a tutti voi, @4mori, @santone ci sono poi aggiornamenti sul volume sulla monetazione aragonese nel sud Italia? 

Intanto vi posto il mio alfonsino minuto di Giacomo II:

alf1.thumb.png.aafb48cb23a54662251fc969836199a3.png

Davvero una bella moneta, complimenti, quanta storia racchiude questo tondello, magnifico.

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1 ora fa, 4mori dice:

Davvero una bella moneta, complimenti, quanta storia racchiude questo tondello, magnifico.

grazie mille @4mori , spero di riuscire presto a procurarmi il suo "fratellone" ;)

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7 ore fa, domenico.mura dice:

grazie mille @4mori , spero di riuscire presto a procurarmi il suo "fratellone" ;)

Il "fratellone", l'alfonsino d'argento di Giacomo II, è però coniato in zecca di Villa di Chiesa, moneta tra l'altro di non facile reperibilità, classificata R3.

Le ultime apparizioni in asta, sempre con importanti realizzi:

2 esemplari da Christie's nel 2000

1 esemplare Nac nel 2008 e stesso esemplare nel 2013

Altro esemplare Nac nel 2013

1 esemplare Titano nel 2016

1 esemplare Titano nel 2017

..e una in vendita attualmente da un commerciante

..per un totale di 7 esemplari censiti in commercio in 20 anni, escludendo ovviamente quelli presenti nei testi 

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Una moneta di sicuro interesse, chiamata Alfonsino perché la sua coniazione è stata fatta a Villa di Chiesa, dopo l’autorizzazione dell’infante Alfonso, erede della Corona d’Aragona, che guidava la spedizione in Sardegna, anche se il re era Giacomo II. Dopo la conquista di Villa di Chiesa la guerra contro i Pisani si spostò a Castel di Castro (Cagliari), e qui che nacque sul colle di Bonaria un insediamento Aragonese, dove sorse anche la Zecca nel quale sempre con autorizzazione di Alfonso venne coniato l’alfonsino minuto.

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Il 28/12/2019 alle 16:27, 4mori dice:

quanta storia racchiude questo tondello

A questo proposito @4mori sto leggendo con molto interesse alcune considerazioni da "storia della moneta in Sardegna" di Lenza (a loro volta riprese dal Forteleoni) sul potere d'acquisto degli alfonsini minuti e d'argento. Ne riporto alcuni brani, dato che queste considerazioni sono a parer mio quanto di più interessante si possa scoprire sulle monete antiche stesse, veramente finestre aperte sulla storia e sulla vita quotidiana di un popolo. Lenza scrive:

"Con riferimento a questo periodo storico, Forteleoni fornisce alcune interessanti notizie sui prezzi vigenti nei mercati isolani per alcuni generi alimentari e sui salari. E' utile richiamarle:

frumento -> denari 0,4 al kg

olio -> denari 3,5 al litro

formaggio -> denari 9,0 al kg

carne di maiale -> denari 5,0 al kg

pecora o montone -> denari 6,0 per un quarto

carne di vacca -> denari 2,5 al kg

carne di bue -> denari 1,7 al kg

... pochi dati che però ... ci consentono di avere un'idea abbastanza precisa di quello che doveva essere -limitatamente al capitolo alimentare- il potere d'acquisto della moneta sarda."

Edited by domenico.mura
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Riguardo ai salari nello stesso periodo, Lenza scrive:

"Una giornata di lavoro di un operaio qualificato, ad esempio di un falegname o di un muratore, veniva remunerata con 3 soldi (36 denari) durante la stagione invernale nella quale la prestazione era di otto ore lavorative e con 4 soldi (48 denari) in quella estiva, nella quale la prestazione era di dodici ore.

In sostanza, il salario medio di un operaio qualificato in Sardegna per tutto il secolo XIV è stato ... pari  a 4,2 denari all'ora.

<<Rapportando i prezzi ... alla paga oraria di 4,2 denari ... restiamo sbalorditi. L'operaio sardo di quel periodo poteva permettersi di nutrire abbondantemente sé e la sua famiglia spendendo meno di un quarto del suo salario!>>

... un raffronto con il livello dei salari e dei prezzi correnti nelle più ricche città degli stati italiani -il cui tenore di vita era certamente tra i più elevati nella stessa Europa- evidenzia un enorme divario a vantaggio della Sardegna per quanto concerne i generi alimentari di più ampio consumo. A metà circa del Trecento un operaio qualificato di Venezia << doveva lavorare tre volte più a lungo di quello sardo per comprare un litro d'olio, ... quattro volte di più per un chilo di carne bovina e cinque volte in più per un chilo di frumento!>>"

Che dire, fantastico no?? Piras in Le monete della Sardegna riporta invece che 2 alfonsini d'argento (cioè 36 alfonsini minuti) erano la paga giornaliera di un operaio del XIV secolo

Edited by domenico.mura
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Nulla cambia nella storia economica, infatti allora come oggi ogni zona era influenzata dal tenore di vita ed è evidente che in un grande centro come Venezia ogni cosa costasse di più, mentre nei piccoli centri come in Sardegna costassero di meno, poi il fatto che un operaio Sardo guadagnasse di più potrebbe essere dovuto al fatto che il commercio in quel periodo storico fosse molto florido, oltre al fatto che all'epoca i denari circolanti a Venezia e quelli circolanti in Sardegna avevano un intrinseco diverso, perchè emessi da autorità emittenti diverse, bisogna sempre pensare in che periodo storico ci si trova e il più possibile ragionare con la testa di quell'epoca, infatti noi con il nostro euro non potremmo mai fare paragoni attinenti al passato, dove la moneta non era solo fiduciaria, come oggi, ma veniva accettata anche per il suo valore intrinseco e per la quantità di metallo prezioso che conteneva.

Oggi navigando su internet ho avuto la fortuna di trovare questa intervista del Prof. Enrico Piras che parla del periodo numismatco medievale Sardo, vi sono anche altri video con una carrellata su tutta la numismatica Sarda.

Una mezzoretta di numismatica insieme ad un grande esperto di monete Sarde che consiglio di vedere a tutti gli appassionati di questa monetazione e non. @domenico.mura @marmo87

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