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gigi1961

ma sono mai state ritrovate dai ripostigli ... ?

Risposte migliori

gigi1961

Sono sempre Gigi1961 che prosegue la propria polemica su alcune monete " dubbie " ! Pongo a tutti i Numismatici ( e se qualcuno lo sa batta un colpo ) il seguente quesito : lo Statere del Giuramento ed il Mezzo , i XXXX Assi , il Leoncino di Populonia , la Libella ed altre rare e costose monete da dove provengono ? Conoscete il loro ritrovamento sul campo anche in anzianissimi ripostigli documentati sulla letteratura numismatica o sono venute tutte da collezioni anche molto famose , cioè a mio avviso comparse dal nulla ... Perchè il ritrovamento sul terreno non sempre ma è in buona maniera espressione di " autenticità " , la provenienza da collezioni a mio avviso è più dubbia ... ( chi le mai ha viste provenire dai " visceri della terra " ... ) . Grazie mille

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legionario

Un interessante articolo di Alberto Campana pubblicato su Panorama Numismatico (n. 123 e 124 del 1998) analizza le emissioni d’oro con la scena del giuramento, soffermandosi sull’autenticità del pezzo da XXX assi.

Gli aurei del giuramento conosciuti sono tre: due di una prima emissione (l’aureo di 6 scrupoli o statere e l’aureo di 3 scrupoli o mezzo statere) seguita da una seconda emissione, di un solo tipo (aureo di 4 scrupoli), di dubbia autenticità.

Partendo dai dati del Bahrfeldt “Die Römische Goldmünzenprägung”, dai dati del Crawford con l’aggiunta degli esemplari provenienti dai cataloghi d’asta si può apprendere che:

- gli esemplari noti dell’aureo di 6 scrupoli (statere RRC 28/1 – 29/1) sono 25. Solamente un aureo (e la nota è evidenziata dal Campana) proviene da un ripostiglio noto (SNR 1910 pag. 297). Gli altri esemplari provengono tutti da ex collezioni (gran parte si trovano nei musei).

- Gli esemplari conosciuti dell’aureo di 3 scrupoli (mezzo statere RRC 28/2 – 29/2) sono 17. Sono tutti di provenienza da ex collezioni (dove è stato possibile accertarla).

- Esiste poi un aureo da 4 scrupoli che si differenzia dalle altre due emissioni per la presenza del segno di valore XXX.

Se ne conoscono solo 4 esemplari:

- al Museo Nazionale Romano (ex collezione Piccione)

- al Vaticano, Biblioteca Apostolica (ex collezione Sibilio)

- al British Museum di Londra (ex collezione Blacas)

- all’asta Nac 5 del 1991 lotto n. 250 (ex collezione Haeberlin). Unico in mani private.

Quest'ultima moneta è stata rigettata come falsa sia per l’aspetto metrologico sia per il modesto rilievo delle figurazioni dal baron D’Ailly, dal Grueber, dalla Cesano, dal Crawford. (I tre pezzi non sembrano in diretto rapporto tra di loro: le tre monete da 6 – 4 – 3 scrupoli non sono concepibili in una serie omogenea, come sono le serie romane, dunque il peso da 4 scrupoli deve essere considerato estraneo. Poi è atipico che solo in una serie c’è il segno di valore).

A favore della sua autenticità il Garrucci, il Thomsen, il Mattingly, la Breglia e l’Haeberlin.

Una recente indagine di carattere chimico-fisico non distruttiva sulle monete (Botrè – Fabrizi "La monetazione aurea nella Roma Repubblicana – RIN 1994-1995), ha evidenziato che la composizione della lega aurea di una moneta da XXX assi è diversa da quella usata per coniare l’oro del giuramento (statere e mezzo statere), ma quasi coincidente con quella usata per coniare le monete della serie marziale, specialmente per il minore titolo in oro e per la maggiore impurezza in argento.

Da questi nuovi dati, per Alberto Campana le due ipotesi per risolvere il problema dell’autenticità della moneta da XXX assi sono:

- "la moneta fu coniata subito prima dell’oro marziale e quindi in tempi e luoghi diversi da quelli dell’oro del giuramento, utilizzando un approssimativo ed erroneo piede ponderale (128 scrupoli anziché 120), subito abortito.

- Oppure, più verosimilmente la moneta è un falso eseguito intorno alla metà del XIX secolo rifondendo monete d’oro di cattiva conservazione della serie marziale, molto più comune. Infatti nel secolo scorso non era assolutamente possibile rilevare con metodi chimici d’analisi di allora le piccole differenze nella composizione della lega che è invece oggi possibile determinare con accuratezza. E’ interessante rilevare che i 4 esemplari noti furono tutti immessi sul mercato antiquario entro la seconda metà del XIX secolo e nel frattempo non sono usciti nuovi esemplari."-

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Per i primi due aurei invece?

Nessun autore ha mai avanzato dubbi sulla loro autenticità.

E’ ormai assodato invece che gli aurei del giuramento (da 6 e 3 scrupoli) sono da associarsi alla prima emissione del quadrigato (pur nelle discordanze della cronologia). Sono evidenti le affinità stilistiche (per alcuni esemplari è evidente l’opera di uno stesso incisore – nota di Laura Breglia “La prima fase della coniazione romana dell’argento” ); la stessa tipologia del D/; l’uguaglianza del peso (il quadrigato d’argento o didramma pesava 6 scrupoli, il mezzo quadrigato o dramma pesava 3 scrupoli).

E’ possibile che queste due monete d’oro siano completamente inventate e non facciano parte del sistema monetario romano? La cosa è abbastanza inverosimile.

Le monete che appaiono sul mercato sono sempre le solite: sia per lo statere che per il mezzo statere sono appena 5 o 6 i pezzi in mano ai privati che di tanto in tanto cambiano proprietà. La mancanza di ritrovamenti recenti può mettere in dubbio la loro autenticità?

post-4217-1203848015_thumb.jpg

Modificato da legionario

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legionario

Aureo da 2 scrupoli (40 assi)

RRC 44/3 – Sydenham 227 – Bahrfeldt 5

Numero dei coni conosciuti: D/ = 6 ; R/ = 5 (dati del Crawford)

Nel 1987 nella zona di Akragas, presso Agrigento, fu scoperto un ripostiglio con 34 pezzi da LX assi, 2 pezzi da XXXX assi e 16 pezzi da XX assi.

M. Cacciamo Caltabiano “Le prime emissioni dell’oro marziale romano: il tesoretto di Agrigento 1987” – Quaderni Istituto Archeologia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina, 5 (1990) pag. 1 – 17.

(per i due pezzi da XXXX asssi: n. inventario 1181 peso 2,24 e n. inventario 1182 peso 2,12)

Numero degli esemplari conosciuti: 13 (partendo dallo studio del Bahrfeldt si sono aggiunti gli esemplari di Agrigento).

Ultima apparizione in asta: NAC 45 del 02 aprile 2008 lotto n. 5 http://www.sixbid.com/nav.php?p=viewlot&sid=27&lot=5

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legionario

Litra (o Libella) RRC 28/5.

Numero dei coni conosciuti: D/ = 1 ; R/ = 1 (dati del Crawford)

Numero degli esemplari conosciuti: forse 8.

Leonardo Corradi in un articolo pubblicato su Monete Antiche n. 22 del 2005 parla di questa moneta apparsa nell’asta CNG.

http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...ID=111&Lot=1336

rimasta invenduta, poi aggiudicata l'anno successivo:

http://www.cngcoins.com/Coin.aspx?CoinID=85050

Traducendo le note a margine della moneta esitata:

-“Questo pezzo eccezionalmente raro è stato, non correttamente, chiamato litra, un termine greco per una moneta siciliana, che non dovrebbe essere stato adoperato nella monetazione romana. Il più plausibile e, probabile, termine romano per questa unità è libella un nome che descrive 1/10 di asse, taglio reso celebre da Varrone “Libella la decima parte della moneta denario, che valeva un asse del peso di una libbra, ed era piccola d’argento”.

La prima di queste monete, citata dal Crawford e dal Sydenham è nella collezione del Museo di Napoli (errore della nota della casa d’asta che indica Milano) (Collezione Santangelo n. 1520) e rimase l’unica finchè un’altra apparve in un asta nel 1984 (Schweizerische Kreditanstalt 2 del 27-28 aprile 1984). Altre 4 apparvero realmente in un recente ritrovamento, mostrando tutte le stesse caratteristiche e comparendo in asta degli ultimi sei anni: The New York sale del 2 dicembre 1999; in Aureo del 19 December 2000; in Antiqva 2 del 4 ottobre 2001 (in allegato la moneta venduta, mancante di un pezzo per la cristallizzazione del metallo) e in NAC 27 del 12 maggio 2004. http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...ucID=84&Lot=206

Il sesto esemplare è in una collezione privata ed è così probabilmente della stessa origine”-.

====================================================

Purtroppo non ho trovato maggiori informazioni o riferimenti su questo "recente ritrovamento".

post-4217-1203854765_thumb.jpg

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legionario

Il leoncino di Populonia

Da un articolo di Roberto Melillo in Quaderno di Studi n. 50 del 2002 del Circolo Numismatico “Mario Rasile”.

-“… Sono le monete contraddistinte da una Testa di Leone volta a destra con le fauci spalancate e lingua pendente, emesse in tre nominali diversi, multipli tra loro:

- da 50 unità (HN Italy 127) http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...AucID=167&Lot=2

- da 25 unità (HN Italy 128) http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...ucID=202&Lot=22

- da 12,5 unità (HN Italy 129).

A questi tre tipi si aggiunge una controversa moneta da 100 unità, conosciuta in un solo esemplare, conservato in collezione privata, del quale possediamo solamente la certezza bibliografica, peraltro risalente agli anni 1932 e 1934. Sulla sua autenticità esistono in proposito i pareri di due diversi studiosi che si rivolgono in direzioni diametralmente opposte, esprimendosi uno a favore ed uno contrario. Infatti, S. Grande ("Sopra una unica moneta aurea etrusca da cento litre - 1932") ritiene autentico il pezzo da 100 unità e ce ne fornisce le caratteristiche metrologiche. Per contro Lorenzina Cesano ("Monete etrusche inventate ed inedite - 1934"), esaminando lo stesso aureo, lo giudica falso e sostiene che è stato creato appositamente per completare la serie. Le motivazioni addotte dalla studiosa sono comunque convincenti e posso dire definitive, anche se si basano soltanto su elementi di carattere stilistico."-

Su questo aureo si è espresso anche Patrizia Petrillo Serafin che, lasciando aperte entrambi le ipotesi, mette in evidenza alcune caratteristiche peculiari del pezzo in argomento. Confermando che entrambi gli studiosi stanno parlando della stessa moneta, come si evince dalle pur scadenti riproduzioni fotografiche visibili nelle rispettive pubblicazioni, evidenzia come entrambi la descrivano in modo difforme (diametro 20 mm e peso 5,90 grammi per il Grande e diametro 18 mm e peso 6,05 grammi per la Cesano). Stilisticamente il primo la considera fior di conio mentre la seconda, invece, rileva evidenti tracce d’usura al dritto e di limatura al rovescio.

Non conoscendo oggi l’ubicazione dell’esemplare, che potrebbe essere sottoposto alle moderne analisi non distruttive (microscopiche, metallografiche e microchimiche) capaci di stabilirne l’antichità, preferisco escluderlo da questa prima serie aurea, per la quale esiste, invece, la certezza di autenticità grazie proprio alla suddetta tipologia di esami. (Petrillo Serafin – Bollettino di Numismatica n. 13 del 1989 pag. 9 - 20)

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quattrino

:o Questa discussione è una miniera d'oro di informazioni :o Grazie infinite Legionario!! :)

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Vitus

Complimenti legionario, articoli illuminanti!

P.S.

La libella postata in allegato è la tua? :-D :-D

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legionario

Giancarlo Alteri in Aes Grave Librale – Catalogo della mostra a Vicenza Numismatica del 1998:

- "Fa parte dell’aes grave romano anche un pezzo, che sta a sé nella serie, che non presenta multipli né sottomultipli:

RRC 37/1 http://www.coinarchives.com/a/lotviewer.ph...cID=80&Lot=1300

D/ Testa frontale di Minerva, con elmo ornato di tre code equine.

R/ Toro a destra; in alto caduceo oppure V; leggenda ROMA

La peculiarità di questa moneta risulta anche dall’essere l’unico pezzo fuso librale iscritto al nome di ROMA, l’unico che presenti un’effige frontale, l’unico che porti iscritto il segno del valore con la lettera V = litra, invece di I = asse.

Se ne conoscono una trentina di esemplari, il cui peso medio si aggira sui 278 grammi; in alcuni la testa è perfettamente frontale, in altri un po’ inclinata verso destra, ma quasi tutti si presentano in una forma più o meno artisticamente lavorata. Incerto è il luogo di emissione, incerta pure la data, che seconda varie teorie varia dal 290 al 225 a.C.; se questa particolare moneta dovesse commemorare, come è probabile, la definitiva sottomissione del Samnio, allora la data più sicura potrebbe essere il 290 a.C."-

Altri studiosi vi vedono invece la lettera L per la zecca di Luceria.

Dall’opera di Rudi Thomsen in Early Roman Coinage 1974 riguardo ai ritrovamenti in tesoretti o da siti sporadici abbiamo che di questa particolare ed affascinante moneta è stato rinvenuto un esemplare:

- nel territorio di Modena, via della Secchia (riferimento al Garrucci “Le monete dell’Italia antica” 1885);

- un altro a Roma, a Campo Verano nel 1877 (riferimento Secondina Cesano “Della circolazione dell’aes grave in Italia. Nuovi ripostigli.“ 1913);

- un terzo esemplare trovato durante gli scavi a Velia, in Lucania (riferimento al Garrucci).

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numizmo
Il leoncino di Populonia

Non conoscendo oggi l’ubicazione dell’esemplare, che potrebbe essere sottoposto alle moderne analisi non distruttive (microscopiche, metallografiche e microchimiche) capaci di stabilirne l’antichità, preferisco escluderlo da questa prima serie aurea, per la quale esiste, invece, la certezza di autenticità grazie proprio alla suddetta tipologia di esami. (Petrillo Serafin – Bollettino di Numismatica n. 13 del 1989 pag. 9 - 20)i

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Complimenti a legionario per l'accuratezza delle informazioni.A tal proposito,dove potrei trovare il testo di questo ultimo articolo?

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aemilianus253

Complimenti a Legionario anche da parte mia. Informazioni utilissime, grazie! :)

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legionario
Il leoncino di Populonia

Non conoscendo oggi l’ubicazione dell’esemplare, che potrebbe essere sottoposto alle moderne analisi non distruttive (microscopiche, metallografiche e microchimiche) capaci di stabilirne l’antichità, preferisco escluderlo da questa prima serie aurea, per la quale esiste, invece, la certezza di autenticità grazie proprio alla suddetta tipologia di esami. (Petrillo Serafin – Bollettino di Numismatica n. 13 del 1989 pag. 9 - 20)i

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Complimenti a legionario per l'accuratezza delle informazioni.A tal proposito,dove potrei trovare il testo di questo ultimo articolo?

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Il Bollettino di Numismatica è edito dal Poligrafico di Stato.

Purtroppo non ho mai trovato un indice sia dei libri pubblicati che degli argomenti trattati. Anche sul sito dell'IPZS non da nulla delle edizioni passate.

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cliff
D/ Testa frontale di Minerva, con elmo ornato di tre code equine.

R/ Toro a destra; in alto caduceo oppure V; leggenda ROMA

La peculiarità di questa moneta risulta anche dall’essere l’unico pezzo fuso librale iscritto al nome di ROMA, l’unico che presenti un’effige frontale, l’unico che porti iscritto il segno del valore con la lettera V = litra, invece di I = asse.

Se ne conoscono una trentina di esemplari, il cui peso medio si aggira sui 278 grammi; in alcuni la testa è perfettamente frontale, in altri un po’ inclinata verso destra, ma quasi tutti si presentano in una forma più o meno artisticamente lavorata.

Ho di recente osservato a lungo l'esemplare esposto nel medagliere Capitolino: è impressionante l'altezza e l'espressività del rilievo. A tratti sembra piu' una scultura che una moneta, sicuramente è un pezzo a sè stante,molto misterioso e che si fa fatica a mettere in relazione con la restante produzione dell'aes grave.

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