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IGNORED

Tessera per la teriaca


pozleo

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Salve

Nella discussione ‘Il fascino discreto dei gettoni di piombo’ ho presentato nei post # 77, # 69 e # 61 il mio pezzo della spezieria “Testa d’oro” ritagliato dal rispettivo coperchio del bossoletto.

Ieri mi sono aggiudicato un tappo sigillo ‘completo’ della stessa spezieria, e in attesa del suo arrivo ho voluto anticipare una delle varie ipotesi sulle origini del nome “Testa d’oro”, nel caso qualcuno ne possa aggiungere altre.

Scrive il Dian:

Una testa formata di rame laminato, dorata e circondata di alloro, oggi ancora (siamo nel 1900, ndr) appesa fuori della spezieria a piedi del ponte di Rialto, rappresenta l’antichissima insegna della Testa d’oro (ad signum capitis aurei). Forse con essa si voleva ricordare qualcuno di quegli antichi iniziatori della medicina araba o greca e con molta probabilità, essendo spezieria triacante, uno degli autori dei tanti decantati composti che facevansi a Venezia, di Andromaco o di Mitridate.

apollonia

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A Mestre si trova la farmacia ‘Alla Testa d'oro’, con il nome della spezieria che fino a qualche anno fa era insediata sul Ponte di Rialto, nel centro di Venezia.

La foto dell’insegna dell’attuale farmacia di Mestre è in allegato.

Secondo un’altra ipotesi sulle origini del nome “Testa d’oro”, sembra che così si sia autonominato proprio uno speziale veneziano quando, in concomitanza dell’esigenza di appesantire il ponte di Rialto per stabilizzarlo, propose di costruirvi sopra dei negozi, primo fra tutti la sua farmacia. “Go na testa de oro”, esclamò orgoglioso dell’idea che aveva avuto.

apollonia

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Stamani è arrivato il tappo sigillo che avevo preannunciato al post # 101.

Venezia, XVII sec. Tappo sigillo in piombo della teriaca (25,88 g, diametro minimo 38mm, massimo 41 mm).

D/ (da h 6 in senso orario): TERIACA FINA ALLA TESTA DORO IN VENEZIA – Testa ornata d’alloro e drappi a d., piccolo leone alato nel campo a d.

R/ Blank

apollonia

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Supporter

Ho trovato descritto questo tappo sigillo della spezieria all’insegna della ‘Testa d’oro’ (battuto in una diversa asta precedente) che ho messo a confronto con il mio. Entrambi misurano ca 40 mm di diametro ma differiscono principalmente per la scritta e per l’immagine raffigurata nel campo a destra.

Sul mio (a sinistra) la scritta è (da h 6 in senso orario): TERIACA FINA ALLA TESTA DORO IN VENEZIA. Ben evidente il piccolo leone alato nel campo a destra.

Sull’altro la scritta è (da h 3 in senso orario): ALLA T-STADORO · IN · LA TESTA – TERIACA. La raffigurazione nel campo è tutt’altra cosa del piccolo leone alato che pur si legge nella didascalia allegata al pezzo.

Anche il colore (e verosimilmente il materiale) è diverso.

E’ probabile che il secondo sia un reperto proveniente da un’area di esportazione della teriaca veneziana (Turchia, valle bassa del Danubio, Grecia, Mar Egeo, Mar Nero, ecc.). La fattura e lo stile fanno ritenere che si tratti di una copia prodotta in loco sul modello del tappo sigillo autentico di Venezia.

Altri pareri in merito alla questione sono ben accetti.

apollonia

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  • 2 settimane dopo...

x la teriaca "al Ponte"...

Non penso sia il ponte dell' Arsenale... ma più probabile quello delle Guglie, nel Sestiere di Cannaregio.

Se non ricordo male un coperchio simile è già stato postato in qualche discussione... (... e qualcuno di noi ce l'hà nella collezione!)

...a memoria la farmacia identificata portava comunemente la denominazione "AL PONTE"...

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  • 2 mesi dopo...
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Spezierie con l’insegna della Madonna a Venezia

In ‘Cenni storici sulla farmacia veneta’ Girolamo Dian cita la spezieria triacante ‘Alla Madonna di Candia’ in contrada di S. Giustina, così chiamata perché nella chiesa di S. Giustina si venerava un'immagine della Vergine della quale racconta il Gradenigo: « Un divoto sacerdote dona alle Monache di S. Giustina una miracolosissima statua di Maria Vergine, trasportata da Candia con la perdita di quel regno caduto in mano ai Turchi e fu esposta sopra un Altare in Chiesa e si chiama la Madonna di Spagna perché prima che apparisse in Candia era in Spagna stata oltraggiata da barbari. »

L’insegna della spezieria ‘Alla Madonna di Candia’ o di Spagna è questa

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apollonia

(segue)

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Spezierie con l’insegna della Madonna a Venezia (segue)

Tra le ‘Spezierie da Medicine’ che a Venezia erano aperte il 16 luglio 1803, sono citate in una nota del Dian in ‘ Cenni storici della farmacia veneta’ ‘La Madonna’ in campo S. Bartolomio e ‘La Madonna della Salute’ in Borgo loco S. Severo.

Questa è l’insegna della spezieria ‘Alla Madonna’, visibile anche sull’insegna dell’attuale farmacia Morelli, che occupa la stessa sede della vecchia spezieria.

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Qualcuno ha notizie sull’insegna della spezieria ‘La Madonna della Salute’ in Borgo loco S. Severo?

apollonia

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  • 4 settimane dopo...
Supporter

Salve

M'è arrivato il tappo sigillo della spezieria 'Alla Madonna', con Gesù Bambino a sinistra della Madonna come sull'insegna della farmacia Morelli.

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Italia, Venezia, 17° sec. Tappo sigillo in piombo (26,78 g, 42 mm) della teriaca prodotta dalla spezieria ‘Alla Madonna’.

D/ • ALLA SPETIARIA • • MADON[N]A • IN • V Busto a metà della Madonna a destra, con in braccio il Bambin Gesù; S M/T Є sotto, il tutto in ghirlanda con ornamento floreale a ciascun punto cardinale.

R/ Liscio

apollonia

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Salve

M'è arrivato il tappo sigillo della spezieria 'Alla Madonna', con Gesù Bambino a sinistra della Madonna come sull'insegna della farmacia Morelli.

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Italia, Venezia, 17° sec. Tappo sigillo in piombo (26,78 g, 42 mm) della teriaca prodotta dalla spezieria ‘Alla Madonna’.

D/ • ALLA SPETIARIA • • MADON[N]A • IN • V Busto a metà della Madonna a destra, con in braccio il Bambin Gesù; S M/T Є sotto, il tutto in ghirlanda con ornamento floreale a ciascun punto cardinale.

R/ Liscio

apollonia

Ciao apollonia

complimentoni, è tenuto benissimo...considerata la morbidezza del metallo, l'iconografia è sorprendentemente intatta, dopo tanti anni, è un miracolo.

Ottimo acquisto :good:

Saluti

luciano

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Ciao Luciano e grazie dei complimenti.

Come tentativo la daterei nella prima metà del XVII secolo.

La sigla S M sotto le immagini con un piccolo particolare tra la S e la M che può essere un Leone di S. Marco a sinistra, potrebbe collegare il tappo sigillo con la medaglia tessera in AE fusa ‘Alla Madonna’ (Voltolina, n. 920) che raffigura il Leone di San Marco sul diritto e la data 20 ottobre 1633 al rovescio.

apollonia

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Ciao Giampiero

Come sai io non colleziono questi stupendi tappini; è indubbio però che sono intrinsecamente legati alla cultura veneziana. La teriaca è Venezia e quindi entra di diritto nei miei interessi.

Ragiono a voce alta (e forse faccio dei voli pindarici, ma tant'è :pardon: ).

La teriaca era un prodotto che non riguardava esclusivamente i privati. La Serenissima vagliava le spezierie che potevano prepararla e venderla, certificava l'uso degli ingredienti codificati e la quantità necessaria alla preparazione, sovraintendeva a tutte queste varie e necessarie fasi mediante funzionari pubblici.

Detto questo, è lecito supporre che la Serenissima non si limitasse al controllo sul preparato, ma anche al contenitore?

Io credo di si. Da quello che ho potuto verificare in altri contesti, Venezia è sempre stata molto attenta alla sua immagine; in questo caso si trovava ad avere un prodotto di eccellenza che andava per il mondo...può essere che trascurasse gli aspetti esteriori della teriaca? Mhhh!

Fatti salvi alcuni aspetti iconografici, propri della spezieria che vendeva il suo prodotto, abbiamo visto in questa ed altre discussioni, quanto siano simili talune iconografie poste sui tappi, con quelle ufficiali della Repubblica, negli stemmi incisi nei marmi, nelle tele dei quadri e nelle monete...il leone stante/andante o in moleca, la Madonna con Gesù in braccio.... non credo proprio siano un caso.

Se è vero che questi tappi dovevano avere caratteristiche "gradite" alla Signoria, a chi era demandata la loro fabbricazione?

Può essere che chi preparava il conio per la stampa dell'immagine del tappo, non fosse un "privato", ma un dipendente dello stato.....e se fosse un intagliatore che aveva lavorato o lavorava in zecca?

Tornando a noi, è interessante la sigla S M che dici essere alla base dell'immagine. Io vedo bene solo la M.....la S non è così chiara per me.

Può essere che siano solo le iniziali di San Marco, oppure indichino le iniziali di chi ha preparato il conio? Come fossero le iniziali che il massaro apponeva sulle monete?

Non lo so, però intendo verificare queste iniziali.

Se ho scritto castronerie ed alcuni dubbi che ho espresso a "voce alta", sono già stati vagliati e risolti, per favore fermami subito. :blum:

Buona serata

luciano

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Inviato (modificato)

La triaca era ambitissima. Chi aveva amici o parenti a Venezia cercava in tutti i modi di farsela spedire.

Ecco due esempi da Grosio in Valtellina:

Nel 1689 Giuseppe Robustelli chiede a Giacomo Rodolfi, emigrato a Venezia, "una fasa, conforme si usa e due pettini ma de quelli boni per uso di casa mia e una bussola di triacha ma un pocho grande" .

Nel 1715 Maddalena Besseghini, abitante a Venezia, informa il fratello Giacomo di aver spedito "due bosoli di triacha ... et anco due nose muschiate una per mia sorella e una per mia cugnata".

Come si nota il contenitore è sempre un bossolo, evidentemente cilindrico, che richiedeva la chiusura ermetica fatta con i bei tappi che abbiamo visto. Vi saluto Pozleo

Modificato da pozleo
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Ciao Luciano

Hai fatto benissimo ad esporre "a voce alta" i tuoi dubbi più che legittimi e ad alimentare così la discussione.

Per ora cerco di dimostrare l'esistenza della sigla S M con questa scansione. Poi vedrò di rispondere per quanto ne so alle domande molto pertinenti che ti sei posto.

apollonia

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Ciao Giampiero

nel frattempo ho cercato nell'elenco dei massari della zecca di Venezia che c'è qui nel forum se, a cavallo del 1600 - 1700 c'era un massaro che aveva adottato le sigle SM, ma purtroppo non ho trovato nulla.

C'è da dire che l'elenco dei massari è tutt'altro che completo; tanti sono i massari che ancora non conosciamo ed altrettante le sigle che li dovrebbero rappresentare.....quindi molta incertezza.

Ad ogni buon conto, sempre che SM non significhi San Marco, se iniziali sono, c'è stato un "artista" che si è firmato!

Saluti

luciano

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Ciao Luciano

Volevo prima di tutto far presente che secondo la didascalia (in inglese) del tappo sigillo, erano due le iniziali individuate sotto la Madonna col Bambino, S M e, più sotto, I €. In effetti, con il pezzo tra le mani, ho potuto verificare che le seconde non erano iniziali bensì quel che restava della preposizione DALLA che collega la fine di SPETIARIA con l’inizio di MADON(N)A della legenda circolare. La scritta completa è quindi (da h 12 in senso orario): • ALLA • SPETIARIA • DALLA • MADON(N)A • IN • V.

Nel lavoro di Ulrich Klein “Weitere Theriak-Kapseln” in SM239 (Settembre 2010) sono illustrati 13 tappi sigillo della spezieria ‘Dalla Madonna’, molti dei quali hanno in esergo le iniziali IH mentre uno ha le iniziali S K e un altro le iniziali S M ai lati di un leoncino. Ebbene, le iniziali IH e SK sono attribuite da Klein, un’autorità in materia, ai titolari delle spezierie. Come sai, l’insegna rimaneva ma la titolarità cambiava, come si può vedere nella documentazione dei passaggi di proprietà nel corso degli anni. Solo nell’ultimo caso, specie per la presenza del leoncino, Klein propende per l’ipotesi che le iniziali fossero di San Marco piuttosto che del farmacista. Ubi maior…

Certo, le iniziali potrebbero essere quelle dell’artista che ha inciso o coniato il sigillo, e se non sbaglio questo è il tuo orientamento in base alle legittime considerazioni esposte nei tuoi “dubbi ad alta voce”. A questo proposito ti dirò cosa scrive il Voltolina nella sua ‘La storia di Venezia attraverso le medaglie’. Ma nella prossima puntata.

apollonia

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Nell’opera citata in precedenza Piero Voltolina prende in esame oltre alle medaglie anche le tessere e i gettoni (esclusi quelli di conto) realizzati a Venezia e nei territori della Repubblica, in particolare quelli alimentari (olio, sale, ecc.), quelli medicinali (teriaca), quelli di presenza emessi dalle Scuole di devozione, e ancora le tessere relative alle Accademie o ai circoli privati.

La prima indicazione che segue la scheda tecnica di un articolo è relativa al suo autore, ma ecco cosa scrive il Voltolina a tale proposito.

Bisogna dire che numerose purtroppo sono le medaglie i cui autori sono rimasti anonimi; il problema va riportato alla scarsa importanza che veniva attribuita dai medaglisti, anche importanti, ad apporre la propria firma o anche una semplice sigla alla propria opera. E’ il caso di Giovanni da Cavino, celebre e fecondo medaglista padovano del Cinquecento, che firmò una sola medaglia, quella per Papa Giulio II.

E’ curioso che questa sia anche l’unica medaglia commissionatagli da un “cliente” estraneo all’ambito veneto; ne emerge l’ipotesi che il Cavino ritenesse superfluo firmare dei lavori che i suoi conterranei avrebbero riconosciuto con facilità. In altri casi le medaglie non venivano firmate perché realizzate all’interno della zecca da oscuri dipendenti, o addirittura perché commissionate dalla zecca stessa ad orafi esterni che non dovevano poi figurare quali autori.

Non desta meraviglia quindi che nella descrizione dei quattro tappi sigillo e della decina di medaglie tessere della teriaca l’autore risulti anonimo e si riconosca solo Venezia come luogo di produzione.

apollonia

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Post # 114

La triaca era ambitissima. Chi aveva amici o parenti a Venezia cercava in tutti i modi di farsela spedire.

Ecco due esempi da Grosio in Valtellina…

Nella farmacia da viaggio di Maria Luigia imperatrice e duchessa di Parma, un bauletto in noce e ottone di manifattura francese, 1810-1814, sono presenti con molti altri farmaci due vasetti di teriaca accuratamente incartati e sigillati che provengono dalla spezieria all’insegna del Gallo di Venezia. Nonostante Parma fosse con Bologna, Modena, Piacenza, ecc. una delle città dell’Emilia Romagna in cui si preparava la teriaca, la nobildonna preferiva rifornirsi da una spezieria veneta. Come si vede dalla foto dell’insegna riportata dal Dian, la spezieria era attiva dal 1728 e apparteneva ad Antonio Mariani.

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apollonia

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Ciao Luciano e a tutti gli amici

Stando quindi a quanto scrive il Voltolina nell’introduzione alla sua opera monumentale, il fatto che i pezzi di cui stiamo discutendo fossero anonimi non comporta necessariamente che gli aspetti, diciamo così, esteriori o iconografici della teriaca fossero trascurati dalle autorità competenti dell’epoca o dai titolari delle spezierie triacanti.

Ho visto che in quel di Venezia i massari erano pubblici funzionari della Repubblica con il compito di sovrintendenti alla zecca. In particolare, erano incaricati di sovraintendere alla stima e alla lavorazione dell'oro e dell'argento che veniva portato in zecca per esser venduto o coniato, assistiti da stimatori e pesatori.

La mia domanda è se anche le monete di metalli diversi dall’oro e dall’argento fossero siglate dai massari.

Idem per le medaglie, perché ho letto che quasi per ogni Osella si riconoscono nelle sigle incise i nomi dei massari di zecca dell'argento sotto i quali esse furono coniate. Ma questo vale anche per le medaglie di bronzo o altro materiale come zinco, piombo, stagno, ecc.?

A proposito di medaglie, qualcuno può spiegare come mai non si trovano medaglie della teriaca non solo di Venezia, ma anche di altre città italiane dove si produceva il medicinale? Nessuna medaglia commemorativa, e nemmeno in occasione di congressi di medicina, farmacia, botanica, ecc. E lo stesso vale per la Francia, la Germania, l’Inghilterra, ecc.

L’unica medaglia che ho trovato a tutt’oggi è quella già postata al # 75 che fa parte della Medallic History of Drugs Series emessa dalla Franklin Mint, raffigurante al diritto un addetto ai lavori che prepara pubblicamente la teriaca in una pentola, con un aiutante che gli indica un ingrediente e sul bancone una vipera la cui carne è una componente essenziale del polifarmaco.

Tra l’altro, procurare questa medaglia è stata una vera e propria impresa. Era in vendita in eBay da un seller dello Iowa che però non spediva in Italia e nemmeno si poteva contattare da qui. Ho dovuto far acquistare l’articolo da conoscenti di amici residenti nel Colorado e poi farlo spedire in Italia. Ora la medaglia è ancora ferma alla dogana di Linate pur avendo inviato da tempo la documentazione per lo sdoganamento. Tutto ciò per una medaglia di bronzo del valore di poco più di 10 €, spese di spedizione escluse. Purtroppo chi l’ha spedita l’ha indicata sulla lettera come ‘moneta da collezione’…

apollonia

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Ciao Giampiero

Per quanto concerne le medaglie, mi astengo dal fare commenti perchè è un mondo che non conosco; per quanto concerne le monete, invece, posso dirti che il panorama è quanto mai variegato e riguarda tutte le monete coniate, di qualsiasi epoca, e di qualsiasi metallo fossero coniate.

Mi spiego meglio:

  • abbiamo le prime monete in argento (i Grossi) marcate con dei punti o segni "segreti", alcuni dei quali sono stati attribuiti ai massari che operavano in quell'epoca, altri sono ancora un mistero;
  • ci sono poi i ducati d'oro - poi zecchini - che non riportano alcun segno o iniziale che possano "svelare" il nome del massaro, però alcune lettere delle legende del diritto o rovescio possono risultare più grandi rispetto alle altre; queste lettere potrebbero rappresentare, secondo alcune ipotesi avanzate, le iniziali del massaro;
  • ci sono anche monete in argento che riportano delle lettere, o simboli - o entrambi (i soldini) - che identificano il massaro di turno;
  • abbiamo anche le monetine di rame (il bagattino con la Madonna e Gesù bambino in braccio) che talvolta riportano le iniziali del massaro, altre volte no...a seconda del periodo di coniazione;

Generalmente, però, le prime monete medioevali e gli spiccioli di rame in genere, anche i più recenti, non portano alcuna indicazione del massaro.

Anche monete di modulo più grosso, in buon argento o lega, come i talleri per il levante e sue frazioni, oppure le "Lirazze", mancano di segni esteriori che possano identificare i massari.

Mi riprometto di essere più esaustivo alla prima occasione in cui ci si vede; per iscritto sarei necessariamente troppo prolisso e tedioso :good:

Saluti

Luciano

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Buona domenica

Grazie all’amico julmin1 ho potuto interpretare correttamente la scritta e il simbolo di questo tappo sigillo già postato al # 104 accanto al mio.

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La scritta (da h 12 in senso orario) è TERIACA . F . ALLA . T-STADORO . IN . TRIESTE – e il simbolo nel campo a sinistra è un’aquila bicipite coronata. Non si tratta quindi della spezieria all’insegna della ‘Testa d’oro’ di Venezia ma della spezieria con la stessa insegna di Trieste, e l’aquila al posto del Leone di S. Marco indica l’appartenenza politica della città all’Austria. Sappiamo dalla storia che a Trieste lo speziale Leonardo Suzzi possedeva nel 1785 una fabbrica di teriaca ad uso di Venezia, coll’insegna alla Testa d’oro per farne commercio negli stati ottomani.

Nel recentissimo contributo di Ulrich Klein in ”NUMMI DOCENT! Münzen – Schätze – Funde. Festschrift für Peter Ilisch zum 65. Geburtstag am 28. April 2012, hrsg. von Gerd Dethlefs / Arent Pol / Stefan Wittenbrink, Osnabrück: Numismatischer Verlag Fritz-Rudolf Künker.” questo tappo è messo a confronto con uno autentico della spezieria triestina, del quale può considerarsi una copia barbarica. Lo stile del pezzo autentico è evidentemente più raffinato, l’aquila bicipite coronata si vede distintamente e nella scritta TERIACA . F . ALLA . TE-TA . D’ORO . IN . TRIESTE – si vede bene la F (abbreviazione di FINA) e l’apostrofo dopo la D. Il titolo del contributo di Klein nella succitata rassegna è ’Theriak-Kapseln und kein Ende’, capsule della teriaca come la famosa canzone di Gino Paoli: Senza fine...

apollonia

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Sorry. Alla seconda riga sotto la foto leggasi 'a destra' invece di 'a sinistra'.

apollonia

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La spezieria triestina ‘Alla Testa d’oro’ con l’aquila bicipite coronata nel tappo sigillo era collegata alla spezieria di Venezia produttrice della teriaca in Rialto, che aveva la stessa insegna ma nel tappo sigillo la scritta VENEZIA invece di TRIESTE e il Leone di S. Marco al posto dell’aquila (vedi il mio tappo sigillo al post # 104).

Nell’insegna della farmacia ‘Testa d’oro’ di Venezia sono in bella evidenza il caduceo alato a sinistra e il bastone di Asclepio a destra.

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Il caduceo o bastone alato del dio greco Hermes (Mercurio per i romani) è uno dei simboli più antichi della storia dell'umanità, comune a civiltà diverse. Esso è usato in Italia come emblema dell'Ordine del farmacisti.

Invece il bastone di Asclepio è l’emblema della classe medica. Inoltre è parte del simbolo internazionale che identifica i servizi di soccorso medico (Stella della vita).

apollonia

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Sono rimasto affascinato da questi ultimi interventi. Sembra quasi una commedia con più atti. E più si và avanti, più si comincia a intravedere un probabile e possibile finale, ma anche con possibili sorprese inattese. Ma ragazzi, vi rendete conto come un tappino quasi insignificante per forma e metallo, magari snobbato dai più, quanta storia racconta?

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